il 25 aprile e la Costituzione

Una Festa della Liberazione diversa al Parco delle Verne

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Quest’anno ho scelto di essere presente al 25 aprile in modo diverso.

Silvio Puppo e la sua famiglia hanno organizzato un momento dedicato a questa importante data nello spazio che gesticono: il Chiosco delle Verne a Villafranca. Ho accettato volentieri il loro invito a partecipare con un mio breve intervento sull’eredità morale della Resistenza: i valori contenuti nella Costituzione repubblicana.

Daniele Barcaro e Teresano Avitabile hanno presentato una performance teatrale tratta dal corto “Prima del nuovo giorno” di Francesco Mistretta: un pezzo molto intenso con il dramma umano di un perdono impossibile.

Paolo Vaccaneo ha proposto una sua sintesi degli eventi storici, partendo dalla fine della prima guerra mondiale.

Il tutto unito da un bel pomeriggio di sole e dalla musica dei Mini Ottoni, un gruppo di strumenti a fiato con un repertorio dagli arrangiamenti originali.

Il gruppo dei Mini Ottoni

Di seguito, trovate il testo del mio intervento.

Cos’è il 25 aprile?

È la Festa della Liberazione.

Da cosa ci siamo liberati?

Dal fascismo e dal nazismo che ci avevano gettato nella tragedia della seconda guerra mondiale, costata all’Italia circa 500 mila morti.

Liberazione resa possibile anche grazie a tutti quegli uomini e donne che non restarono passivi e scelsero di combattere diventando partigiani. Ridiedero onore e dignità a quell’Italia che aveva iniziato la guerra dalla parte sbagliata.  Quella guerra voluta dal fascismo e dal nazismo.

Secondo l’Associazione Nazionale Partigiani, i caduti della Resistenza furono 44700. Cifra che raddoppia se ci aggiungiamo i militari caduti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 in combattimenti contro gli ex alleati tedeschi.

Gli astigiani caduti servendo la Resistenza sono stati 748. Alcuni proprio nelle nostre zone.

Luigi Capriolo: impiccato a qui a Villafranca, al balcone della casa posta davanti alla stazione ferroviaria, sulla piazza che poi gli è stata intitolata.

Faustino Novara: ucciso appendendolo con un gancio da macellaio al balcone dove oggi c’è il ristorante Madama Vigna, a Baldichieri.

Domenico Tamietti: morto durante uno scontro armato a Villafranca, a Case Bruciate.

Cosa ci dato la Resistenza?

Gli uomini e le donne che l’hanno fatta ormai non ci sono più ma ci hanno lasciato una grande eredità morale: quei valori che sono contenuti nella Costituzione della Repubblica.

L’articolo 3. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che, limitando di fatta la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. È lo Stato che diventa un soggetto attivo nella società per eliminare le disuguaglianze. Un programma politico ancora attualissimo contenuto in una frase.

Le differenze sono state eliminate? No, purtroppo. Dopo una stagione di conquiste sociali, dagli anni novanta in poi sono aumentate.

C’è il lavoro per tutti? No. Abbiamo lasciato che si diffondesse sempre di più il lavoro povero e flessibile. Facciamo finta di non vedere quello in nero. In nome della globalizzazione, abbiamo lasciato che il lavoro andasse in paesi lontani dove “costa meno”. E se l’intelligenza artificiale renderà inutili tanti lavori, una serie classe dirigente dovrebbe pensare a come riorganizzare la società per dare nuove opportunità e tutele. Non ignorare il problema. L’articolo 41 richiama la funzione sociale dell’impresa.

Pochi che hanno sempre di più e tanti che hanno sempre meno.

La sanità pubblica per tutti sostituita con quella privata che devi pagare, quindi per quelli che se lo possono permettere. Ma non c’era il diritto alla salute? È nell’art. 32.

L’istruzione? Nell’art. 34 c’è scritto che i “capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Quanto costa mandare un figlio fino all’università?

Il diritto alla libertà di opinione. È nell’art. 21. È una delle basi della politica sana. Libertà di opinione vuol dire confronto. Nuove idee. Cambiamento. Conoscenza dei fatti per decidere consapevolmente. Tutte cose difficili quando chi fa politica è proprietario dei mezzi di informazione o quando i governi si appropriano della Rai. Nella classifica della libertà di stampa 2025, preparata da Reporter senza Frontiere, l’Italia era al 49° posto. La peggiore del mondo occidentale. Poca informazione libera. Tanta presunta informazione, sia a livello alto, sia a livello locale, che fa propaganda per chi governa. Non siamo ancora riusciti a fare una legge che impedisca le querele temerarie, cioè il sistema più usato per intimidire chi esprime un’opinione diversa.

E la pace? L’Italia ricostruita sulla Resistenza ripudiava la guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Come diceva papa Francesco, stiamo vivendo la terza guerra mondiale a pezzi che si sta trasformando in una guerra globale. Ci siamo dentro anche noi perché i soldi per le armi, per finanziare conflitti scellerati che non ci appartengono e dovevano essere risolti con la diplomazia, li troviamo sempre.

Non siamo messi bene.

Il fascismo non è mai morto. È andato in sonno dopo la guerra ma ora sta tornando. Prima perché non abbiamo mai fatto i conti con i crimini della dittatura e solo pochi dei responsabili hanno pagato. Poi perché nelle crepe di una democrazia dove non si va a votare per indifferenza perché fa comodo pensare che “sono tutti uguali”, passa la convinzione che il confronto di idee è una perdita di tempo. Basta la persona forte al potere. Magari appoggiata dai poteri economici, con un Parlamento ubbidiente e senza il controllo della magistratura.

Torniamo a leggere la Costituzione. Facciamola leggere ai giovani. C’è ancora tanto lavoro da fare per attuarla e abbiamo bisogno di loro.

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