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	<title>Elezioni Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
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	<title>Elezioni Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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		<title>COMUNALI 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 11:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho preso i risultati delle elezioni comunali di Villafranca e li ho confrontati con quelli dei paesi della Valtriversa che vedevano una sola lista in campo. Per ampliare la zona [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho preso i risultati delle elezioni comunali di Villafranca e li ho confrontati con quelli dei paesi della Valtriversa che vedevano una sola lista in campo. Per ampliare la zona analizzata, ho aggiunto Tigliole e San Damiano. Nella tabella 1, trovate i risultati dei candidati sindaci e le relative percentuali, calcolate anche sull’intero corpo elettorale. Nella tabella 2, il confronto con il 2019 espresso in voti e quanto raccoglie il partito del non voto. Nella tabella 3, le percentuali di affluenza in tutti i paesi della provincia che sono andati al voto. Ho preso i risultati da Eligendo, il portale dedicato del Ministero dell&#8217;Interno.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare subito chiaro che il vincitore delle elezioni è il partito del non voto. L&#8217;affluenza è calata in tutti i paesi, tranne che a Cantarana e Castellero, dove il dato migliora di 2,02 e 4,53 punti.  Villafranca e Tigliole sono i due che accusano il calo maggiore con oltre dieci punti percentuali in meno. Solo i sindaci di San Damiano, Tigliole e Maretto, che nel 2019 avevano un avversario, aumentano i consensi in numero di vo</p>
<p><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2024/07/comunali-2024-confronto-2019-2.pdf"><span style="color: #0000ff;"><strong>tab 1 comunali 2024 confronto 2019 2</strong></span></a></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2024/07/comunali-2024-confronto-2019-voti.pdf">tab 2 comunali 2024 confronto 2019 voti</a></span></strong></p>
<p><strong><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2024/07/Eligendo_-Comunali-Votanti-Provincia-di-ASTI-Primo-turno-Europee-amministrative-e-regionale-Piemonte-8-9-giugno-2024-Ministero-dellInterno.pdf"><span style="color: #0000ff;">tab 3 Eligendo_ Comunali [Votanti] Provincia di ASTI (Primo turno) &#8211; Europee, amministrative e regionale (Piemonte) 8-9 giugno 2024 &#8211; Ministero dell&#8217;Interno</span></a></strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>PERCHE’ NON SI VA A VOTARE?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno obietterà che non andare a votare sta diventando una tendenza sempre più marcata a livello nazionale. Credo sia sbagliato accettare il fenomeno e non farsi domande.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché si rinuncia al voto? Perché non si vota alle comunali, cioè al livello più vicino al cittadino, dove contano molto le persone? Forse, perché si avverte un disagio che si fa sempre più pesante. Partecipo a qualcosa se penso di contare qualcosa. L&#8217;elezione nei piccoli Comuni, e l&#8217;astigiano è fatto quasi solo di piccoli Comuni, si svolge con il maggioritario secco: vince chi prende un voto in più. È un sistema che penalizza in modo notevole il ruolo delle minoranze, spesso rappresentate meno dei voti che prendono. Questo sistema finisce con l&#8217;esaltare il ruolo del sindaco. In campagna elettorale l&#8217;attenzione è sulla sua figura. Dopo, molti poteri sono nelle sue mani. Ne consegue che il ruolo di indirizzo politico del consiglio comunale può risultare molto diminuito. Situazione che può peggiorare in assenza di un’opposizione capace di esercitare la sua funzione di controllo e di proposta. In molti paesi astigiani gli elettori non avevano un’alternativa. Quindi? È logico che siano rimasti a casa. Perché? I motivi possono essere diversi. Non vado a votare se non posso scegliere tra idee e visioni diverse. Se vedo programmi che non mi rappresentano. Oppure se li considero coloriti da belle parole ma senza concretezza. Programmi fatti per essere dimenticati il giorno dopo le elezioni. Non vado a votare se non percepisco la possibilità di un cambiamento. Se non ravviso nei candidati passione, competenze, credibilità, esperienza. Resto a casa se trovo liste costruite con nomi dei quali non comprendo se hanno idee o no perché stanno zitti e non prendono posizione. Magari persone che ritengo usate per portare qualche preferenza, tappare i buchi e non fare ombra. Non vado a votare. Oppure, lascio la scheda in bianco o la annullo. O la rifiuto. Così dichiaro il mio dissenso e la mia insoddisfazione verso l&#8217;offerta politica del momento. Con quale risultato? Se il candidato diventa sindaco aumentando o mantenendo i voti rispetto al precedente mandato, superando comunque la metà del corpo elettorale, potrebbe significare che è stato apprezzato. Anche se la crescita del partito del non voto non dovrebbe mai lasciare tranquilli. Ma andare al governo perdendo voti, senza avversari, con un vistoso aumento dell&#8217;astensione, comprese bianche e nulle, non è una vittoria.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>È COLPA DELLA CITTADINANZA?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno risponderà: se c&#8217;è una sola lista, è colpa della cittadinanza che non si candida. È ancora un modo banale per crearsi un alibi e non affrontare il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera passione politica, quella che spinge il cittadino a lavorare per tradurre in fatti un&#8217;idea, si alimenta quando tutti si sentono liberi di esprimere il loro pensiero. Quando c&#8217;è libera informazione su tutto quanto accade anche nel municipio di paese. Quando le Istituzioni fanno conoscere il loro lavoro in modo facilmente accessibile e ascoltano i cittadini. Mettendosi al loro fianco per collaborare. Quando le Istituzioni coinvolgono tutti e accettano il dibattito. Quando rispettano il ruolo dei mezzi di informazione. La politica buona si alimenta difendendo tutte le diversità e le persone che si espongono al confronto. Tutte queste condizioni non arrivano per caso. Vanno garantite. È un dovere di chi ricopre ruoli nelle Istituzioni e, in particolare, di chi governa. A prescindere dall&#8217;orientamento politico. A tutela di tutti. Perché oggi si può governare e domani trovarsi all&#8217;opposizione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>SI PUO’ INCENTIVARE LA PASSIONE POLITICA NEI PICCOLI PAESI?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Si. Ne sono convinto da sempre. Come? Non è facile ma credo che favorire l&#8217;informazione e il libero scambio di idee sia fondamentale. Provo a ricordare qualche proposta che avevo già fatto in passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Rendere consultabili a tutti le delibere di consiglio e di giunta in pochi giorni. Scriverle in modo semplice e lineare. Il primo modo per sapere è leggere gli atti.</p>
<p style="text-align: justify;">Trasmettere i consigli comunali in diretta, via web. Farli a ore e in giorni che favoriscano l&#8217;accesso di chi lavora. Durante i consigli, spiegare i provvedimenti a beneficio di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Informare su quali proposte il governo comunale porta negli enti sovra comunali ai quali il Comune partecipa e cosa gli stessi fanno. Costruire proposte condivise con altri paesi per dar loro più forza perché in quegli enti quando si è piccoli si conta poco. Mi riferisco, per esempio, ad Asl, Cogesa, Consorzio Rifiuti, eventuali Unioni. Tutte realtà che condizionano la vita dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Informare su quali politiche vengono attuate dalle persone nominate dal Comune negli Enti e nelle situazioni di interesse pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Prevedere quali saranno gli esiti di una scelta e come verranno gestiti. Se spendo soldi per un’opera pubblica, dovrò valutare prima quanto servirà alla popolazione, quanto costerà mantenerla, come la finanzierò e come verrà gestita.</p>
<p style="text-align: justify;">Agevolare l’utilizzo di spazi per incontri pubblici da parte della cittadinanza che si organizza liberamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispondere alle domande della gente, dando conto del proprio operato, accettando le critiche in modo leale. Come ogni buon politico dovrebbe fare in ogni circostanza.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>VILLAFRANCA HA BISOGNO DI UN’ALTERNATIVA?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Si. Va ricostruita unendo le persone su obiettivi condivisi. Ci sono molti temi che aspettano risposte.  Bisogna organizzarsi e interrogarsi su quali sono i veri bisogni e le aspettative di una popolazione che è cambiata. Dare spazio reale ai giovani che hanno proposte da fare. Credo nel confronto di idee perché, non mi stancherò di ripeterlo, dalle diversità nascono le cose migliori. Se si sente una sola voce e si sceglie la comoda via di isolarsi nei confini del piccolo Comune, ci condanniamo al declino. La continua diminuzione della popolazione dovrebbe far riflettere.</p>
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		<title>Qualche tema per gli eletti alle elezioni comunali del 26 maggio, maggioranza e opposizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 12:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/qualche-tema-per-gli-eletti-alle-elezioni-comunali-del-26-maggio-maggioranza-e-opposizione/">Qualche tema per gli eletti alle elezioni comunali del 26 maggio, maggioranza e opposizione</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="tdi_1" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_2  wpb_row td-pb-row" >
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<style>.vc_column_text>.td-element-style{z-index:-1}</style><div class="td-fix-index"><h3 style="text-align: justify;"><strong>DOVE ERAVAMO RIMASTI</strong></h3>
<div style="text-align: justify;">Le elezioni comunali sono passate. Abbiamo un nuovo sindaco, Anna Macchia, che si è presentata in continuità all’amministrazione uscente e migliora di 86 voti il risultato ottenuto da Cavalla nel 2014. In consiglio comunale alcune novità e diverse conferme. Ottimo il consenso elettorale di Guglielmo Aubert, che potrebbe fargli aspirare alla carica di vice sindaco. Positivo quello di Guido Forneris. Un augurio particolare a loro e a tutti i giovani: non siate portatori passivi di voti, come spesso è capitato in passato, ma soggetti attivi con le vostre idee e il necessario impegno che dovrà essere su più fronti.</div>
<div style="text-align: justify;">Ora ritorna il vero lavoro.</div>
<div style="text-align: justify;">Partendo dalle riflessioni che ho fatto nel consiglio comunale del 17 maggio, l’ultimo del precedente mandato amministrativo, provo ad elencare alcune questioni aperte che reputo significative. Il nostro progetto di paese era e rimane diverso.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Il Comune ha un buon bilancio?</strong> Per l’amministrazione si, perché c’è un avanzo di quasi 778 mila euro. Per noi, il bilancio è fragile. Ci sono 492 mila euro di crediti non ancora incassati. Derivano dalla tassa rifiuti e dalle multe per gli autovelox. Sono crediti che il Comune ha sempre fatto molta fatica ad incassare. Per la tassa rifiuti, l’amministrazione non ha mai voluto negli anni intraprendere una convinta azione di recupero. Nonostante noi la avessimo più volte sollecitata in tal senso perché bisogna avere rispetto di chi ha sempre pagato con regolarità. Prima ha negato il problema. Poi, ha definito il mancato incasso un fatto pressoché inevitabile. Solo recentemente, con tantissimo ritardo, ha avviato un’azione più incisiva, che ha portato al recupero, fino ad ora, di 19 mila euro. Ma al 31.12.2018 i crediti per tassa rifiuti non incassata erano pari a 278 mila euro. E oltre 241 mila euro sono stati cancellati dal bilancio, perdendoli in via definitiva, tra il 2010 e il 2018. Con poco impegno per riportarne a casa almeno una quota. E’ stata persa la possibilità di fare qualcosa in più per il paese. Per chi non può pagare, bisognerebbe sperimentare il baratto amministrativo: lavoro a favore del Comune per saldare il proprio debito. Continuerà l’azione di recupero iniziata negli ultimi mesi? E porre attenzione a chi conferisce in modo abusivo i rifiuti alla raccolta? Cioè non prende i sacchi a pagamento in municipio, danneggiando chi si comporta in modo corretto. Basta guardarsi intorno: i sacchi neri e da supermercato ci sono.</div>
</div></div><div class="vc_row_inner tdi_7  vc_row vc_inner wpb_row td-pb-row" >
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</div></div></div></div></div><div class="vc_column_inner tdi_13  wpb_column vc_column_container tdc-inner-column td-pb-span6">
<style scoped>.tdi_13{vertical-align:baseline}.tdi_13 .vc_column-inner>.wpb_wrapper,.tdi_13 .vc_column-inner>.wpb_wrapper .tdc-elements{display:block}.tdi_13 .vc_column-inner>.wpb_wrapper .tdc-elements{width:100%}</style><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper" ></div></div></div></div><div class="wpb_wrapper wpb_text_column td_block_wrap td_block_wrap vc_column_text tdi_14  tagdiv-type td-pb-border-top td_block_template_1"  data-td-block-uid="tdi_14" ><div class="td-fix-index"><div style="text-align: justify;">Perché la quota di utile che il Comune riceve da Gaia, la società che si occupa del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, non viene scalata dal costo complessivo a carico dei cittadini? Sarebbe un  modo per premiare, sia pur per una cifra contenuta, chi si impegna a fare la differenziata. Proposta che ho fatto più volte in consiglio comunale mai accettata dall’amministrazione uscente. Per il 2017 erano 9 mila euro.</div>
<div style="text-align: justify;">Se si arriverà ad una nuova convenzione con la Valtriversa per la gestione dei vigili, bisognerà contrattualizzare in modo chiaro e trasparente la gestione delle multe, ora in capo per intero a quell’Unione. In tutti questi anni, il Comune ha visto spesso arrivare in ritardo gli accrediti delle multe incassate. Perché? E, peggio, non ha mai saputo se e cosa venisse fatto per incassare le multe arretrate. Ma lo ha mai chiesto? Credo di no. Serve una maggiore attenzione nella cura delle entrate proprie.</div>
<div style="text-align: justify;">Nessuna soluzione per il problema della quota di multe autovelox da corrispondere alla Provincia in quanto ente proprietario della ex statale 10. È la legge a prevederlo.  La precedente amministrazione ha fatto approvare dal consiglio nel 2015 una convenzione con la Provincia che impegna il Comune a pagare il 30 per cento.  E poi? Il nulla. Per l’allora amministrazione, tutto bene. La Provincia doveva rinunciare ai suoi crediti. Perché? Non si è mai capito. Ma, forse, non ci credevano nemmeno loro, visto che hanno tenuto circa 50 mila euro a riserva per eventuali pagamenti futuri. Comunque, nessun atto di rinuncia della Provincia è mai stato riportato in consiglio. Perché si è arrivati a questo punto? Speravano che la Provincia si dimenticasse? Chi governerà nei prossimi anni dovrà gestire un possibile debito di cui non si conoscono le esatte dimensioni. Non mi sembra un risultato che faccia rimanere proprio tranquilli.</div>
<div style="text-align: justify;">Non sono mai stati rimborsati i 76 mila euro di Ici che il Comune si tiene in cassa dal 2007 e che non gli spettano. 12 anni non sono bastati. È questo l’esempio di correttezza, integrità e trasparenza che ogni grado della pubblica amministrazione deve dare?</div>
<div style="text-align: justify;">Noi avevamo proposto di usare una quota dell’avanzo per abbattere in anticipo il debito. A che scopo? Risparmiare sugli interessi e liberare risorse per altri bisogni. Magari per fare più manutenzioni.</div>
<div style="text-align: justify;">Perché non diffondere i dati del bilancio in modo comprensibile a tutti? Sarebbe un modo per favorire il dibattito, coivolgendo il paese sulle scelte fatte. Sarebbe per tutti più facile valutare i risultati ottenuti e sentirsi partecipi. Dovrebbero farlo anche casa di riposo e asilo. Perché non attivare un corso di formazione per amministratori, aperto a tutti i cittadini che vogliono conoscere come funzionano Comune e Unione? L’ho richiesto per anni ma senza esito.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>QUALE EREDITA’ LASCIA L’AMMINISTRAZIONE USCENTE?</strong></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Quale eredità lascia l’amministrazione uscente?</div>
<div style="text-align: justify;">Un bilancio con evidenti criticità.</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>La rottura della Valtriversa.</strong> Ci siamo sempre opposti a questa scelta voluta dall’amministrazione. Isola il nostro paese rispetto alla zona. E ne stiamo pagando le conseguenze. Come? Con la disdetta della Valtriversa all’accordo per sostenere la spesa della scuola. 12 mila euro di entrate che non ci saranno più. Con la  difficile situazione dei vigili ridotti ai minimi termini. Da mesi, gli amministratori uscenti avevano sul tavolo il tema di come gestire la sicurezza. Nonostante il tempo trascorso, per ora non sono arrivate soluzioni concrete. Poteva essere più facile trovare una soluzione rimanendo uniti. I<strong> vigili sono un presidio fondamentale per la sicurezza di tutti</strong> in una piccola comunità. Sono l’occhio attento sul territorio di cui nessun amministratore potrà mai fare a meno. Magari da integrare con una protezione civile dotata di mezzi, formata e funzionante. La Valtriversa unita poteva consentire a tutta la zona di contare di più nelle scelte provinciali e regionali. Soli siamo piccoli. Contiamo meno di un quartiere di Asti.  Essere uniti poteva servire negli enti sovra comunali, come Asl, Cogesa e Consorzio rifiuti per esprimere richieste condivise e farle pesare. Ho sempre pensato che in quegli enti spesso siano i funzionari a governare. Non i sindaci. Quanti sono quelli che partecipano alle assemblee considerando “da approvare” a scatola chiusa tutto quanto viene loro proposto? Credo tanti. Quando si è piccoli, divisi, con strutture modeste, senza adeguate professionalità come sostegno, è difficile conoscere e valutare problemi che hanno una dimensione ben superiore a quella del singolo paese.  Si finisce per approvare “sulla fiducia” e questo non va mai bene per un pubblico amministratore. La Valtriversa  unita poteva produrre migliori e maggiori servizi per i cittadini. Come abbiamo sempre sostenuto, l<strong>‘Unione con Baldichieri si è rivelata una scelta debole</strong> che si è limitata ad aspetti burocratico amministrativi, senza dare reali vantaggi alla popolazione. L’amministrazione non ha mai creduto al modello Unione. Non si è mai assunta il compito di guardare più avanti. Cosa avrebbe dovuto fare Villafranca? Proporre un progetto politico realmente accettabile anche per gli altri Comuni.</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Forti punti interrogativi sul sociale.</strong></div>
<div style="text-align: justify;">Con molti anni di ritardo, troppi, la casa di riposo arriva a progettare il suo ampliamento. Progetto che noi abbiamo promosso e sostenuto. Ma, attenzione, non si tratta solo di un’operazione immobiliare. Anche se molto importante perché comporta un investimento di oltre tre milioni di euro. Abbiamo sempre sostenuto che la casa di riposo debba essere il braccio operativo della politica per l’anziano. Quindi, conta il fatto che rimanga pubblica e dia servizi di qualità ad un costo sostenibile anche per i più deboli. Il progetto porterà a una maggiore capienza per la non autosufficienza. Bene ma dovrebbero essere realizzati al più presto nuovi servizi, come lo spazio per i disabili. Servirebbero anche assistenza domiciliare e i mini alloggi. Se realizzato, l’ampliamento porterà una ventina di nuovi posti di lavoro, di cui il territorio ha un gran bisogno. Ma per realizzare tutto questo il consiglio di amministrazione dell’ente non pò rimanere solo. Serve il convinto sostegno del Comune e delle due Unioni. Valtriversa e Colli del Monferrato. Oltre a scelte coraggiose, come l’assunzione in proprio del personale per risparmiare sui costi.</div>
<div style="text-align: justify;">Per l’asilo, alle prese con difficoltà di bilancio e diminuzione del numero degli iscritti, serve costruire un’offerta formativa e di servizi che convinca le famiglie. Non solo villafranchesi. Non basta dare la colpa al calo demografico. Vuol dire arrendersi. Come per la casa di riposo, il Comune deve sostenere l’asilo e il suo consiglio di amministrazione.</div>
<div style="text-align: justify;">In questi anni è mancato un disegno condiviso  e integrato con il Cogesa, il Consorzio per i servizi socio assistenziali, al quale far partecipare anche casa di riposo, asilo, scuola e volontariato. Bene che si sia arrivati ad una scelta per una parte dei locali di via Luotto, che manterranno la loro funzione pubblica, come da noi più volte richiesto. Verranno dati proprio al Cogesa, ma questo, è solo un pezzo del lavoro che serve.</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Nessuna scelta sul tema del rifiuto zero</strong>, per andare oltre la raccolta differenziata. Il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Il Comune, però, deve crederci e assumersi la responsabilità di sperimentare. Non limitarsi a dire che la grande distribuzione presente sul territorio non sarebbe “interessata”. E’ la grande distribuzione che deve tutelare l’interesse pubblico? E premiare quei commercianti che già attuano buone pratiche per non produrre rifiuti? E incentivare comportamenti che evitino la produzione di rifiuto e favoriscano il riciclo dei materiali?</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Ci auguriamo che con più convinzione si continui sulla strada del risparmio energetico.</strong> La vera opera pubblica del futuro perché può liberare soldi per altri bisogni. Positivo quanto si è iniziato a fare per la pubblica illuminazione ma ricordiamo che noi abbiamo sollecitato per anni un impegno in questa direzione e che la stesso veniva definita dall’amministrazione uno “spreco”.</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Il completamento degli strumenti urbanistici è in ritardo</strong>. Vorremmo veder realizzata la rotatoria sulla ex statale 10 davanti alla ex fornace: opera che noi sollecitiamo da anni, che doveva essere contestuale con gli insediamenti che ci sono stati e nella zona. Sarebbe utile alla sicurezza.</div>
<div style="text-align: justify;">Ci siamo sempre espressi contro <strong>i costi della politica</strong> se questi non sono giustificati da reali necessità di compensare perdite di reddito per adempiere alle funzioni pubbliche. Lo stipendio di sindaco e assessori è costato 40 mila euro all’anno. 200 mila in 5 anni. Con quei  soldi, si sarebbero potute fare cose utili.</div>
<div style="text-align: justify;">E riprendere ad <strong>utilizzare il teatro S. Giovanni</strong>? Serve una politica culturale e risolvere il problema dell’impianto di riscaldamento realizzato alcuni anni fa che si è rivelato sbagliato e inadeguato.  Abbiamo sollevato la questione nel 2014 ma si è preferito non fare nulla.</div>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Chi governerà la Provincia di Asti? Domenica 13 novembre si torna a votare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2016 10:14:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Asti]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Domenica prossima ci saranno le elezioni provinciali. Voi direte: ma le Province non sono state abolite? No. Sono state abolite le elezioni provinciali dove i cittadini andavano a votare. Le hanno sostituite con le elezioni fatte dai soli consiglieri comunali.  Già nel 2014 si è votato così. <em><strong>Quella volta furono elezioni finte</strong></em> perché c’era una sola lista frutto dell’inciucio  tra il PD e Forza Italia.  Venne nominato presidente Fabrizio Brignolo, sindaco di Asti, costretto poi a dimettersi in quanto incarico non compatibile con il suo desiderio di fare anche il banchiere.  Per poco più di un anno e mezzo, la Provincia di Asti è stata retta dal vice presidente Marco Gabusi, sindaco di Canelli in quota al centro destra. Quest’anno PD e Forza Italia hanno cercato di ripetere il grande abbraccio ma non ci sono riusciti. Probabilmente, non sono andati d’accordo su come spartirsi i posti. Pertanto ognuno dei due partiti va al voto con la sua lista di riferimento. Il centro destra ripresenta Gabusi. Il PD sostiene Barbara Baino, sindaco di Mongardino. Liste nate nel chiuso delle segrete stanze, con trattative limitate agli esponenti che tirano le fila della politica ufficiale astigiana,  senza il coinvolgimento del territorio formato dai tanti piccoli paesi e dei semplici consiglieri comunali. Consiglieri che non sono nemmeno mai stati informati in questi due anni di quanto la Provincia faceva o dei suoi problemi, salvo apprendere qualche sporadica notizia dai giornali.  In risposta a questo metodo, sbagliato e dannoso, quest’anno è nata una terza lista, “Provincia Civica”, che presenta cinque candidati consiglio provinciale. Per la nostra zona, c’è <strong>Giorgio Brosio</strong>, ex sindaco di Cortandone e attuale consigliere dello stesso Comune. La lista è nata partendo dal basso, aperta a tutti, con una conferenza stampa di presentazione e un incontro pubblico che si è svolto ad Asti. Considerato il pochissimo tempo a disposizione per preparare le liste  (appena un paio di settimane) e la totale mancanza di appoggi organizzati (dietro non c’è alcun partito), “Provincia Civica” non ha il candidato presidente. L’obiettivo è semplice:  portare uno o più consiglieri nell’ente Provincia.  Attraverso il lavoro di chi verrà eletto,  informare i Comuni, in particolare i piccoli, di quanto accade. Raccogliere opinioni e bisogni degli stessi per rappresentarli nel consiglio provinciale che governa settori importanti per tutti.  Strade, scuole, ambiente, rifiuti, pianificazione del territorio, politiche del lavoro, sociale.<strong> “Villafranca Domani”</strong> sostiene “Provincia Civica”. Personalmente, mi auguro  sappia crescere, dopo l’appuntamento con le elezioni, e diventare il primo nucleo di una rete provinciale di amministratori che vogliono cercare insieme soluzioni che servono alla nostra gente. Soluzioni che sappiano far collaborare insieme i Comuni nelle Unioni perché, non nascondiamocelo, non aspettiamoci regali dall’alto. Non arriveranno. Da tempo, i governi centrali tolgono risorse e autonomia agli enti locali. Anche l’attuale. Se vogliamo che la provincia viva, dobbiamo chiederlo a gran voce. Mobilitare gli astigiani. Costruire insieme un progetto che abbia un respiro ampio e concreto. Mettere davanti le necessità delle persone. Smettere di far dipendere il nostro destino da quella classe politica che ha solo pensato ad occupare poltrone ed responsabile della decadenza dell’astigiano. Una rete di amministratori aperta al contributo di chiunque voglia dare una mano vera. Altrimenti, ben che vada, saremo solo periferia di Alessandria o di qualcun altro.</p>
</div></div><div class="vc_row_inner tdi_21  vc_row vc_inner wpb_row td-pb-row" >
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</div></div></div></div></div><div class="vc_column_inner tdi_27  wpb_column vc_column_container tdc-inner-column td-pb-span6">
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<p style="text-align: justify;">Ho letto il programma della lista della Baino. I contenuti sono piuttosto generici. Nel complesso, condivisibili. La Baino si è ben presentata nell’incontro con gli amministratori a Dusino San Michele al quale ho partecipato. Si propone, legittimamente, di governare. Se il voto degli amministratori comunali le darà questo incarico, mi auguro che sappia non farsi usare da quella politica astigiana che alla provincia ha fatto solo danni. Mi auguro che sappia dar conto alla gente del suo operato. Fa solo strano che nella sua lista ci sia chi sostiene il “si” al referendum del prossimo 4 dicembre. Chi sostiene che debba passare la presunta riforma costituzionale e quindi che si debbano abolire le province. Ma si candida a formare il governo di quella astigiana. Fatico a capire.</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Incontro con lo scrittore Gianni Oliva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Oct 2016 09:10:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Asti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/incontro-con-lo-scrittore-gianni-oliva/">Incontro con lo scrittore Gianni Oliva</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="tdi_29" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_30  wpb_row td-pb-row" >
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<h3 style="text-align: justify;"><strong>SCEGLIERE CONOSCENDO</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Almeno 40 persone hanno seguito con attenzione <strong>Gianni Oliva</strong> che ha presentato il suo ultimo libro “Gli ultimi giorni della Monarchia. Quando l’Italia si scoprì repubblicana”. L’incontro, organizzato da <strong>“Villafranca Domani”</strong>,  si è svolto il 23 settembre 2016, nella sala Virano “il portico”. Oliva ha risposto alle domande di <strong>Mario Renosio</strong>, direttore dell’Istituto per la storia della Resistenza di Asti. Nella seconda parte della serata, c’è stato spazio per interventi dal pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché parlare del libro di Gianni Oliva? Ci stiamo avvicinando ad un referendum istituzionale che chiederà a tutti noi una scelta importante. Decidere in un modo o nell’altro non sarà la stessa cosa. Rinunciare al diritto di votare e starsene a casa non è la soluzione. Non lo è mai. In nessuna situazione. Anche se oggi c’è chi vuole far passar il diritto di votare come cosa inutile e fastidiosa. Non votare è la strada che lascia campo libero a qualsiasi esito, di solito il peggiore, perché in politica ogni vuoto viene riempito. Spesso dal peggio. Allora come scegliere con consapevolezza? Come si dovrebbe sempre fare. Senza il fascino degli slogan e delle simpatie di quella politica che fa prevalere l’immagine alla sostanza delle idee. Proviamo a capire cosa c’è alla base dell’attuale Costituzione della Repubblica. E proviamo a capire i vari pensieri politici che l’hanno costruita. Che sintesi hanno messo in atto. Con il prezioso contributo dell’Israt di Asti, già lo scorso anno abbiamo realizzato due momenti che hanno affrontato il ruolo e le idee del movimento partigiano. Il nuovo libro di Oliva ci è sembrata un’occasione importante per affrontare quel delicato momento storico dove l’Italia, appena uscita dalla guerra, doveva trovare un nuovo equilibrio e dove sarebbe dovuta nascere una nuova classe dirigente. Abbiamo in programma un altro momento dedicato alle culture politiche che trovarono la sintesi all’interno della Costituzione attuale. Nella prima parte di novembre, in vista del referendum, cercheremo di organizzare un confronto tra le ragioni di chi pensa si debba votare no e le ragioni del si.</p>
<p style="text-align: justify;">Oliva ha fatto interessanti paragoni con l’attualità. Le dittature dell’epoca moderna conquistano il potere con il consenso, non con la forza. Il nazismo si sviluppa in una Germania con una cultura antica e profonda. Non in una nazione analfabeta. I tedeschi vedono i deportati ma tacciono. Mussolini conquista l’opinione pubblica con il controllo dell’istruzione e dell’informazione. Giovani generazioni che vengono formate nelle scuole nel culto della supremazia e della guerra. Un mondo dell’informazione completamente allineato, i cui effetti erano amplificati dal ruolo di un mezzo potente come la radio. Queste sono le cose su cui interrogarsi. Non bisogna solo fermarsi agli orrori dei regimi totalitari. Bisogna studiare i meccanismi che li hanno resi possibili. Siamo sicuri che anche oggi non ci sia qualcuno che vuole influenzare e distorcere  l’opinione pubblica? Oliva ha ricordato alcuni versi di Bertolt Brecht, che sono un invito a riflettere in un momento in cui il disimpegno per la politica sembra prevalere: <em>“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero aprendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia affronta il referendum tra monarchia e repubblica in modo composto e con grande partecipazione. Vota il 90% degli aventi diritto. Votano per la prima volta le donne: fatto politico importante che segue all’emancipazione del mondo femminile avvenuta durante la prima guerra mondiale quando le donne avevano dovuto sostituire per la prima volta gli uomini al fronte in tante attività economiche. Oggi questi sembrano aspetti lontati dalla vita di tutti i giorni ma non dimentichiamoci, ad esempio, che l’affermazione del ruolo della donna è stata molto lenta in Italia. E, per molti aspetti, non è ancora compiuta. Solo nel 1996 lo stupro è diventato reato contro la persona. Prima era una semplice offesa alla morale pubblica che si poteva sanare con “matrimonio riparatore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli italiani vanno in massa a votare, dicevamo. Danno un giudizio sugli ultimi 20 anni della monarchia collusa con il fascismo e tutta la classe dirigente che lo stesso aveva creato. Un giudizio su una guerra costata morti e distruzione. Su un periodo dove la Resistenza era stata l’unica voce che si era opposta e che ora provava ad essere la nuova classe dirigente. Chi vota repubblica ha conosciuto la guerra e la violenza. Chi vota monarchia, sceglie la conservazione. Gli italiani vanno a votare perché non hanno perso la cultura della democrazia. Era la prima volta dal 1924. La cultura della democrazia non si “esporta”, come abbiamo pensato di fare più volte negli ultimi anni con i danni che conosciamo. Si acquisisce col tempo e con passaggi difficili. La provincia di Asti è una delle quattro settentrionali dove prevale la monarchia con uno scarto di poco meno di 2 mila voti. Fu il sud astigiano a ridurre la differenza scegliendo la repubblica. In Piemonte, anche la provincia di Cuneo è monarchica. A Villafranca vinse la monarchia e alle amministrative il Comune venne conquistato da una lista del “partito dei contadini”.</p>
</div>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>L’opinione di Giacomo Maffé</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2014 12:36:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Ricevo dall’amico <strong>Giacomo Maffé</strong> alcune semplici considerazioni sulla matematica applicata alla politica nazionale. Ovviamente, si riferiscono ai risultati raggiunti dal Partito Democratico alle elezioni europee che vengono usati per giustificare le scelte del governo. Ritengo utile proporvele.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Parecchi insigni matematici hanno scritto bei libri divulgativi nei quali invitano esplicitamente a considerare (con ragione) la matematica come fondamento di ragionamenti quotidiani.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per esempio, ora che si fa un continuo parlare di strepitosi risultati elettorali del 40.8% a differenza di precedenti 25%, se si prova a fare un breve calcolo, si nota che il 40.8% del 52% di un tot, è praticamente uguale al 28.67% del 74% dello stesso tot.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Allora parecchi ragionamenti possono essere messi in discussione e cioè: quali numeri percentuali sarebbe meglio aumentare? E quali non lasciare diminuire considerato invariato il tot?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il tot sono gli elettori.</em></p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Perché noi non voteremo il 12 ottobre…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2014 12:38:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Asti]]></category>
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<h2 style="text-align: justify;"><strong>NO ALLE FINTE ELEZIONI</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Domenica 12 ottobre, tutti i Consiglieri Comunali dei 118 Comuni astigiani potranno votare il nuovo Presidente della Provincia d’Asti e il nuovo Consiglio Provinciale secondo le nuove norme che hanno trasformato le Province in enti di secondo grado. Noi non parteciperemo al voto. Perché?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>1. Domenica sarà ratificata una lista di persone che non si sa bene cosa andrà a fare. Ancora oggi non sappiamo se questa lista delle “larghe intese” ha un programma condiviso. Non può essere definito un “programma” la generica e tardiva lettera di intenti resa nota dal futuro presidente appena ieri. La politica locale ha un progetto complessivo per il futuro di tutto il territorio, non solo della città di Asti?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>2. Non condividiamo il metodo che ha portato all’individuazione della figura del presidente e dei consiglieri. Quasi 1300 amministratori sono chiamati a ratificare decisioni assunte da pochi che concentreranno ulteriore potere nelle mani di qualcuno. Perché non è stato voluto alcun dibattito trasparente e aperto a tutte le opinioni nei mesi scorsi? Perché una inutile votazione che non da alcun diritto di rappresentanza a chi la pensa diversamente? Dov’è la democrazia?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>3. Poteva essere l’occasione per pensare sul serio ad una riorganizzazione degli Enti Locali della nostra Provincia. Cioè alla vera emergenza istituzionale del territorio astigiano, formato da Comuni tutti troppo piccoli e troppo deboli. Molti nostri amministratori non sembrano consapevoli di questo problema;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>4. Non condividiamo la logica politica che ha portato il Governo a rendere le Province Enti di secondo grado, togliendo ai cittadini la possibilità di scegliere chi le deve governare. Questa non è l’abolizione delle province, tanto usata a livello mediatico, ma solo l’abolizione di un’elezione;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>5. Non comprendiamo se la Provincia potrà fare qualcosa per la gravissima situazione economica in cui si trova l’ente;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>6. Infine, pensiamo sia stato sbagliato chiedere al Sindaco di Asti di occupare anche la posizione di Presidente della Provincia. È la prima volta che un primo cittadino del capoluogo ricopre il ruolo di Presidente della Provincia. È possibile che tra gli altri 117 non ve ne fosse uno in grado di assumersi questa responsabilità? E’ una decisione che renderà inevitabilmente più deboli i territori rispetto al capoluogo, dando potere e peso nelle scelte ad un solo soggetto e a noi non piace l’uomo solo al comando.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ringraziamo Paolo Lanfranco, sindaco di Valfenera e “rappresentante” della nostra zona nella futura amministrazione provinciale per aver voluto incontrare, sia pur all’ultimo momento, i semplici consiglieri comunali.  La nostra non è una presa di posizione contro di lui e vogliamo credere alla sua buona fede.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Noi continueremo a lavorare per il nostro paese, per la Valtriversa e per la nostra provincia. Vogliamo affermare con atti concreti che si deve partire dai bisogni degli astigiani  tutti per arrivare a scegliere gli uomini e le donne da mandare nelle istituzioni. È un errore cedere a quella politica che vuole solo soddisfare le ambizioni personali di pochi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ricordiamo che “Democrazia è partecipazione”, come cantava Gaber.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> <strong>Paolo Volpe</strong>,<strong> Alfredo Castaldo, Lorenzo Salvadore, Umberto Russo</strong> (consiglieri comunali di “Villafranca Domani”), <strong>Giorgio Brosio</strong> (consigliere comunale di Cortandone)</em></p>
</div>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Il 12 ottobre verrà eletto il nuovo consiglio provinciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 12:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Asti]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Il prossimo 12 ottobre, i consiglieri di tutti i Comuni astigiani saranno chiamati a votare per il “nuovo” consiglio provinciale. A dispetto della propaganda, le Province non sono mai state abolite. Sono state abolite le elezioni popolari dei loro organi politici per ridurre il tutto ad una elezione di secondo grado. Su cosa voteremo? Da quanto ci era stato accennato nell’ultimo consiglio comunale, poi confermato dai giornali, per una “lista unica” con a capo il sindaco di Asti, secondo il quale la lista “scommette” sul futuro della Provincia ma… non sa bene cosà andrà a fare. Ha detto proprio così, durante un incontro pubblico, l’unico, organizzato dall’ala Civati del Pd, lo scorso 16 settembre. Cosa possiamo pensare? Che la lista che uscirà per forza vincitrice da questa elezione farsa non avrebbe ancora un programma.  Perché non c’è stato alcun vero ed approfondito dibattito, aperto a tutti, sul tema? Perché tutto è rimasto chiuso tra i sindaci? Perché una “lista unica”? Il clima da “larghe intese” nazionali ha fatto scuola anche ad Asti? Siamo al “pensiero unico” in versione locale? Perché si riduce tutto ad un problema di posti da occupare? Non sarebbe meglio prima capire cosa si vuol fare e poi scegliere le persone adatte? Su cosa lavoreranno i membri del nuovo consiglio provinciale? A difendere il loro campanile? Prospettiva preoccupante, perché non c’è alcun progetto di territorio, e una brutta pagina per la democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Con una interrogazione presentata il 12 settembre,<strong> “Villafranca Domani”</strong> ha chiesto al sindaco Cavalla se si stesse concretizzando quella che allora era l’ipotesi della lista unica, chi sarebbe stato il candidato per la nostra zona e su quale programma la lista intendeva impostare il proprio lavoro. Cavalla ci risponde confermando che si andava per  una sola lista, scelta che l’amministrazione condivide; che i candidati in pista sono due: il sindaco di Baldichieri, Gianluca Forno, e quello di Valfenera, Paolo Lanfranco; che il programma non c’è ancora perché la lista si sta formando.</p>
<ul>
<li><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/provincia-interrogazione-9.2014-risposta-cavalla.pdf">Provincia: la risposta di Cavalla alla nostrai interrogazione</a></li>
</ul>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>La lettera di Accasto con le dimissioni per ora “respinte” per mancanza dei requisiti formali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2014 12:42:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Come avevo già anticipato, le<em><strong> dimissioni da consigliere comunale di Antonio Accasto</strong></em> non sono state ritenute valide perché la presentazione è stata fatta senza i necessari requisiti formali previsti dalla legge. Comunque sia, il problema rimane. Se un consigliere comunale si dimette o vuole dimettersi, ci sono difficoltà, politiche o personali. E il problema dell’amministrazione villafranchese non sembra risolto perché non risultano sviluppi ulteriori. Se cliccate qui sotto, trovate la lettera di Accasto, “ricomparsa” nell’archivio comunale: ritengo che le motivazioni si commentino da sole. C’è anche la burocratica risposta di Cavalla, che da sola non basta a sgombrare il campo dalle difficoltà e non sembra fatta per “trattenere” il collega.</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/Dimissioni-Accasto.pdf">La lettera di Accasto e la risposta di Cavalla</a></strong></li>
</ul>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Accasto presenta le dimissioni, per posta, da consigliere comunale</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Aug 2014 12:45:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Il gruppo di maggioranza perderà uno dei suoi esponenti più conosciuti? Forse si. Forse no.  Il 7 agosto, il giorno dopo l’ultimo consiglio comunale, Antonio Accasto ha presentato le dimissioni da consigliere, come risulta dal protocollo del Comune. Tutto chiaro? Non proprio. Accasto ha dato le dimissioni per posta: sistema che non sarebbe considerato formalmente valido. Il consigliere che vuole dimettersi deve farlo recandosi personalmente al protocollo del Comune o mandando la sua decisione con atto autenticato. Probabilmente, è per questo che, almeno fino ad ora, non è stato convocato il Consiglio per la sostituzione con il primo dei non eletti. Comunque, l’incertezza rimane. Se un consigliere vuole dimettersi, un problema c’è. Politico o personale. Non conosciamo le motivazioni che Accasto avrebbe dato. Abbiamo chiesto di vedere la lettera ma questa non risulterebbe depositata agli atti: fatto anomalo e non corretto.</p>
<p style="text-align: justify;">Accasto è al suo secondo mandato. Nel primo aveva ricoperto il ruolo di assessore. Dopo le elezioni di maggio, Cavalla non lo aveva confermato nel ruolo.  Forse, a causa del negativo risultato elettorale? Era arrivato ultimo degli eletti con 33 preferenze (42 in meno rispetto al 2009).</p>
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		<title>Casa della salute: risposte burocratiche e nessuna chiarezza sui tempi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 12:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Apprendiamo dai giornali che il ministero della salute ha scritto al sindaco villafranchese per garantirgli che sarebbe “in corso di perfezionamento il decreto dirigenziale per l’ammissione al finanziamento” relativo ai soldi che mancano per finire la casa della salute. Soldi che verranno dati alla Regione ma quando non si sa. Risposta burocratica che dice nulla di concreto ad una lettera del sindaco a Renzi, oh perbacco, fatta solo per essere usata nella campagna elettorale per le elezioni comunali. Soprassediamo sul fatto che quanto scrive il ministero sia stato passato prima ai giornali  e non dato ai consiglieri comunali, anche a quelli brutti e cattivi dell’opposizione. Esiste la posta elettronica, se qualcuno non l’avesse notato. Il rispetto istituzionale non ha mai fatto parte del bagaglio dei nostri amministratori di maggioranza. Lo sappiamo. Mentre la ricerca del consenso facile e dell’immagine sono sempre state le loro principali preoccupazioni. Mi piacerebbe vedere attenzione su un fatto di cui nessuno parla: quali servizi verranno messi all’interno della casa della salute? Come “Villafranca Domani” sono anni che facciamo questa domanda, ottenendo silenzio o risposte evasive. Il fabbricato, che già mostra i segni dell’abbandono, presto o tardi, verrà anche aperto. Ma se ci metteranno dentro quanto ora è nel distretto sanitario di  via Luotto, o magari qualcosa di meno visto che siamo in epoca di tagli un po’ alla volta, che vantaggio ci sarà per la gente del nostro paese e per il territorio? Nessuno. Per questo, crediamo che tutti i Comuni e le forze sociali debbano mobilitarsi e chiedere con forza un incremento dei servizi socio sanitari territoriali ad Asl e Regione. Qui la Valtriversa unita sarebbe stata fondamentale.</p>
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