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domenica, 25 Febbraio 2024

28.10.2011: interessante convegno di Legambiente sul futuro del nostro territorio

IL PATRIMONIO DI TUTTI

Il suolo è un bene non riproducibile. Una volta consumato, non si ripristina più. Impermeabilizzare suolo, con il cemento, con le costruzioni, con l’asfalto, porta ad inevitabili scompensi perché l’acqua non trova più il suo scolo naturale. Quanto sta succedendo in Liguria insegna. Questo, in sintesi, quanto emerso lo scorso 28 ottobre 2011 dagli interventi di Marco Devecchi (Osservatorio del paesaggio), Domenico Novara (presidente del circolo Legambiente Valtriversa), Flavia Bianchi (responsabile urbanistica di Legambiente Piemonte) e Agostino Novara (architetto della Regione Piemonte. Responsabile della pianificazione urbanistica). L’occasione è stata una riunione pubblica voluta dalla locale Legambiente dal “paesaggio e ambiente in Valtriversa. Quale futuro?”. Buona la partecipazione di pubblico che ha riempito la gran parte dei posti a sedere della sala Virano di Villafranca.

46 CASE AL GARAVELLO

Punto centrale della serata la descrizione che Domenico Novara ha fatto dell’ipotesi di realizzare 46 case in regione Garavello. La prima notizia su questo tema, che è un po’ di più di una semplice idea, è uscita su questo sito (“il paese di domani” – 31.7.2011). Novara ha ricordato che un terreno agricolo vale circa 2 euro al metro quadrato. Quando diventa edificabile il suo valore sale a 50 euro. Nel caso di Garavello, con un semplice atto amministrativo, verrebbe assegnato al privato costruttore un guadagno di oltre 2,2 milioni di euro. Poi, ha fatto alcune osservazioni che inducono a riflettere. In questo periodo, ci sarebbero a Villafranca molti immobili in vendita: 48 appartamenti, 3o rustici e 17 ville. Questo contando solo quanto proposto dalle agenzie immobiliari e senza tener conto dei privati. Quali vantaggi ci sarebbero dall’aumento della popolazione? Le scuole già mancano di spazio. La zona dovrebbe essere servita con strade, fognature e raccolta rifiuti. Il parcheggio della stazione ferroviaria, visto che siamo un paese di pendolari, avrebbe necessità di un ulteriore ampliamento. Probabilmente, servirebbero più servizi sociali. Quindi, Novara si è chiesto perché costruire ancora. Prima di procedere ad autorizzare quel nuovo insediamento, sarebbe necessaria un’attenta e completa riflessione. Il sindaco Cavalla ha risposto dichiarando che, fino ad ora, non ci sono atti ufficiali presentati in Comune. Ha comunque ammesso che l’amministrazione comunale è stata contattata dal privato. Secondo Cavalla, oggi non ci sono più spazi disponibili per l’edilizia residenziale e bisogna pensare al futuro del paese dei prossimi vent’anni. L’ideale sarebbe una pianificazione urbanistica di zona, quindi non solo comunale, ma, per il sindaco, non si può fare perché gli oneri di urbanizzazione vengono incassati dai singoli Comuni. L’individuazione di zone di espansione dovrà comunque essere fatta nel rispetto dell’ambiente.

PIANTARE ALBERI

Agostino Novara ha ricordato che una legge regionale del 1970 prevede che vicino agli insediamenti industriali vengano messi a dimora alberi per compensare le emissioni nocive in atmosfera. Tutti i piani regolatori lo prevedono ma in pochi casi viene fatto realmente. Non c’è sanzione. Unico modo per averli: il Comune deve obbligare il privato a sottoscrivere una apposita fidejussione. Nella Valtriversa, gli alberi sono stati messi sono all’Ocava di Ferrere. Davanti al Mercatone di Villafranca dovevano esserci ma non sono mai stati messi. Secondo Novara, piantare alberi non è nella cultura delle amministrazioni comunali e dei professionisti. Perché avvengono i disastri ambientali? Spesso, le speculazioni edilizie si fanno sui terreni che costano poco: terreni che hanno problemi. Novara ha ricordato l’esempio di Asti, dove si è costruito sui terreni che subirono l’alluvione nel 1948.

Flavia Bianchi ha evidenziato che prima di decidere di costruire bisogna prima dimostrare che ne esista il reale bisogno e non fare il contrario: cioè giustificare in qualche modo la decisione di costruire. In Liguria non si è voluto valutare per tempo le conseguenze ambientali dell’importante consumo di territorio fatto negli ultimi anni. Poi, ha ricordato un paradosso: oggi abbiamo meno dati sul patrimonio edilizio rispetto al passato. Per questo è necessario fare un attento censimento di quanto esiste.

LA MIA OPINIONE

Al termine dell’interessante serata, c’è stato un po’ di spazio per gli interventi dal pubblico. Replicando a quando detto dal sindaco Cavalla, ho spiegato che non si può dire “mancano terreni disponibili per l’edilizia residenziale” e basta. Prima vorrei sapere a quale tipo di paese pensiamo. Un paese di servizi alla persona? Un paese di seconde e terze case? Un paese che viene usato dai suoi abitanti solo per dormire? Un paese di capannoni vuoti? Credo serva un confronto aperto con la popolazione e le sue richieste. Un confronto che si deve estendere ai professionisti e alle associazioni ambientaliste. Personalmente, sono per un paese dove ci siano servizi alla persona di elevato livello. Dove ci siano le condizioni per stare bene. Dire che mancano terreni edificabili significa solo ripetere la vecchia logica del monetizzare il territorio: i Comuni fanno costruire solo per incassare un po’ di oneri di urbanizzazione. Si decide che bisogna espandere le costruzioni per un determinato valore e in certe zone, poi nelle carte si giustifica questa scelta in qualche modo. Un modo di fare che ha già prodotto danni in passato, anche nelle nostre zone. Sono sempre stato un sostenitore di una unica pianificazione territoriale che interessi tutta la Valtriversa, attraverso un solo ufficio tecnico e un solo piano regolatore. Sono anni che lo dico ma in Valtriversa il tema è sempre stato evitato. Bisogna superare gli inutili campanilismi. Dire che non si può fare perché gli oneri di urbanizzazione vengono incassati dai singoli Comuni è una semplice scusa: bisogna cercare un accordo che metta al centro del nostro sistema di vita l’ambiente. Anche sostenere che l’edilizia porti lavoro è riduttivo. L’esperienza insegna che spesso si tratta di lavoro in nero e sottopagato, dove la fa da padrone il subappalto con prezzi al ribasso che costringono chi lavora, sovente artigiani improvvisati, a fare costruzioni di mediocre qualità. I Comuni dovrebbero sostenere l’edilizia che rende ecologici gli edifici. Trasformare le tantissime case colabrodo che disperdono energia in case a basso impatto ambientale. Dove il proprietario risparmia perché si risparmiano energia elettrica, acqua e calore. In quella direzione ci sarebbe tanto lavoro di qualità.

da sinistra: Agostino Novara, Flavia Bianchi, Marco Devecchi e Domenico Novara
da sinistra: Agostino Novara, Flavia Bianchi, Marco Devecchi e Domenico Novara

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