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	<title>Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
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	<title>Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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		<title>Federico Fornaro spiega Giacomo Matteotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 18:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[I fatti negli altri Comuni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Federico Fornaro è tornato a Cantarana per presentare il suo ultimo libro &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221; (edito da Bollati Boringhieri). L&#8217;appuntamento è stato voluto da &#8220;Villafranca Domani&#8221;, dalla Biblioteca di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Federico Fornaro</strong> è tornato a Cantarana per presentare il suo ultimo libro &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221; (edito da Bollati Boringhieri). L&#8217;appuntamento è stato voluto da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221;</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele</strong>. Purtroppo, questa volta il pubblico è stato modesto. Appena una quindicina di persone. La concomitanza di altre iniziative nella zona non ha favorito le presenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio il Comune di Cantarana, nella persona del sindaco <strong>Roberta Franco</strong>, per la disponibilità e l&#8217;attenzione che ha sempre mostrato verso le nostre proposte. Un grazie anche a <strong>Mario Renosio</strong>, ex direttore scientifico dell&#8217;Istituto per la Storia della Resistenza di Asti, che, dialogando con l&#8217;autore, ci ha accompagnato nel conoscere la figura di Giacomo Matteotti. Renosio ci aiuta nelle nostre iniziative di cultura politica da molti anni.</p>
<p style="text-align: center;">*****</p>
<h4><strong>CHI ERA GIACOMO MATTEOTTI?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giacomo Matteotti</strong> nasce a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio 1885.  Muore a Roma il 10 giugno 1924, rapito e assassinato da una squadra di fascisti. È onorevole e segretario del Partito Socialista Unitario, costituito dopo una scissione del Partito Socialista Italiano al congresso di Roma dell&#8217;ottobre 1922.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;odio fascista contro Matteotti nasce proprio nel Polesine, teatro dell&#8217;alluvione del 1882, la prima grande calamità naturale dell&#8217;Italia unita. Il Polesine è rimasto un territorio povero. Vi regnano miseria, malattie, analfabetismo. Matteotti è odiato perché, pur essendo di famiglia benestante, proprietaria terriera, sceglie di mettersi con i più deboli. È un socialista anomalo oltre a essere un politico molto diverso per la sua epoca. Concreto con i suoi ideali. Non usa mai la retorica, a differenza di Mussolini e del fascismo. Per questo, il dittatore lo ha sempre patito.</p>
<h4><strong>LE SUE IDEE</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>L&#8217;origine del suo impegno politico parte dalla sua comunità</strong></span>. Da quei piccoli Comuni dove si fa eleggere e dove organizza una scuola di politica per insegnare ai compagni di partito come si gestisce un bilancio. Fa politica con competenza, preparando e studiando gli argomenti che deve trattare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">È un pacifista e antimilitarista</span></strong>.  Quindi si schiera contro la guerra per la conquista della Libia e contro l&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nel primo conflitto mondiale. Per Matteotti non esiste la guerra &#8220;patriottica&#8221;. E&#8217; sempre un&#8217;aggressione pagata con sangue e sacrifici dal popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>Crede nella giustizia sociale</strong></span>, da attuare anche con una tassazione progressiva. Per primo, ha una visione politica europeista perché crede che un <span style="color: #3366ff;"><strong>continente fatto di piccole patrie porti in sé il germe della guerra.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">E&#8217; contro il fascismo in modo intransigente</span></strong>. Non si possono fare accordi con chi uccide la democrazia con l&#8217;uso sistematico della violenza. A fine febbraio 1924, pochi mesi prima della sua morte, venne assassinato dai fascisti un candidato socialista alle elezioni politiche, Antonio Piccinini, di Reggio Emilia. Malmenato, appeso a un gancio da macellaio, finito a colpi di pistola e appeso a un albero vicino alla ferrovia come monito per gli operai pendolari che arrivavano con il treno. Nonostante questo, nel seggio gli operai lo votano lo stesso fino a farlo risultare eletto. Uno dei tanti morti di quegli anni, dei quali si è persa memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteotti comprende prima degli altri <span style="color: #3366ff;"><strong>la natura eversiva del fascismo</strong></span> ma capisce i motivi della sua nascita, identificati nelle tensioni del biennio rosso (1919-1920). Lo dice già nel 1921. Non esita a mettersi contro anche quella parte di sindacalismo e di socialisti che non vedevano male l&#8217;idea di un compromesso o, peggio, di una collaborazione con il nuovo regime. Nello stesso tempo, sa che la rivoluzione russa non può essere replicata in Italia, in un contesto totalmente diverso. Le masse vanno preparate e deve crescere la loro consapevolezza. La rivoluzione sono i Comuni che portano nel Polesine acqua e luce per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; moderno perché ritiene che lo Stato debba t<span style="color: #3366ff;"><strong>utelare la legalità e il libero confronto politico</strong></span>. La figura di Matteotti ci fa capire quanto sia pieno di falsità il tentativo odierno di riscrivere la storia del ventennio. Vogliono farci credere che il fascismo sia stato una dittatura da operetta che, alla fine, aveva fatto cose buone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo omicidio è <span style="color: #3366ff;"><strong>un delitto di Stato</strong></span>. Non ci sarà mai la prova regina che indichi con assoluta certezza il mandante. Tuttavia, il processo farsa ai suoi assassini, il tanto denaro e le protezioni che il regime accordò loro nel tempo sono fatti accertati. È evidente che con la sua intransigenza, la sua tenacia e la sua attività parlamentare e di segretario del partito, Matteotti poteva ostacolare il fascismo. Magari con la denuncia di un pesante buco nel bilancio statale e di una possibile maxi tangente a favore di Arnaldo Mussolini per le concessioni petrolifere di estremo favore date alla Sinclair Oil. Con l&#8217;omicidio, il fascismo ha un momento di crisi profonda ma si salva grazie ancora una volta all&#8217;inerzia del Re, sostenuta dal voto di fiducia a Mussolini del Senato. Anche Benedetto Croce dice si al fascismo. Il 3 gennaio 1925, parlando alla Camera, Mussolini pronuncia il suo famoso discorso di arrogante rivendicazione della violenta rivoluzione fascista.</p>
<p style="text-align: center;"><em> *****</em></p>
<p><strong><em>MATTEOTTI: RISCOPRIAMO IL SUO VALORE ETICO E POLITICO</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Credo che il libro di Fornaro vada letto. Le idee di Matteotti, se confrontate con l&#8217;epoca attuale, mettono ancora di più in evidenza la mediocrità della politica di oggi. Dal livello locale a quello più alto. Impegno, militanza, rispetto della cosa pubblica, legalità, rifiuto della guerra, libertà di espressione, mettersi dalla parte dei più deboli per dare a tutti opportunità, una visione di Europa: sono valori che Matteotti ci ricorda. Sono i valori della Costituzione repubblicana. Riscopriamoli. Facciamoli conoscere ai giovani con esempi positivi. Possiamo ancora recuperare? Credo di si ma c&#8217;è sempre meno tempo a disposizione. I sintomi della malattia ci sono tutti. Il disimpegno dalla politica, a partire da quella dei nostri paesi. L&#8217;astensionismo da voto, giustificato con comodo alibi di che tanto sono tutti uguali. I partiti “personali”. A qualsiasi livello, si cercano “leader”. Fanno immagine e tolgono la responsabilità di pensare e di agire. La politica  per fare interessi privati e clientelari, senza moralità. La mancanza di una vera informazione. L&#8217;uso dei social e dei mezzi di comunicazione per &#8220;manganellare&#8221; l&#8217;avversario politico, screditandolo, come ha ricordato durante l&#8217;incontro Daniele Barcaro. L&#8217;economia che governa la politica mentre dovrebbe essere governata dalla politica. La riabilitazione del fascismo che non preoccupa più.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Se la parte buona della società si ritira, lo spazio viene occupato dal peggio.</em></p>
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		<title>La casa di riposo Santanera a un passo dalla chiusura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 05:57:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La politica mostri volontà e si impegni per trovare una soluzione alla grave crisi della casa di riposo Santanera. È una battaglia che ci deve vedere uniti perché va a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La politica mostri volontà e si impegni per trovare una soluzione alla grave crisi della casa di riposo Santanera. È una battaglia che ci deve vedere uniti perché va a favore dei servizi assistenziali del territorio. Questo hanno chiesto <strong>Fabio Isnardi</strong>, consigliere regionale del PD eletto nello scorso maggio; <strong>Luca Quagliotti</strong>, <strong>Alessandro Delfino</strong> e <strong>Armando Dagna</strong>, segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, durante l&#8217;incontro pubblico, convocato dal Comune, il 9 ottobre scorso. La sala Bordone era piena, come si è visto di rado nella storia del paese: lavoratrici della struttura, parenti degli ospiti e cittadini.  Segno evidente che le notizie di prossima chiusura della casa di riposo hanno suscitato forti preoccupazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quagliotti ha ricordato che il Piemonte è carente di posti letto per l’assistenza agli anziani. Perché chiudere? Considerato che l’ente è una ex Istituzione di pubblica assistenza dove il Comune nomina il consiglio di amministrazione. Poi ha citato la positiva soluzione della crisi della casa di riposo di Rocchetta Tanaro con il sostegno del sindacato e la possibilità di coinvolgere Finpiemonte come garante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bruno Colombo</strong>, sindaco di Roatto e presidente della Valtriversa, Unione che raccoglie i Comuni di Roatto, Maretto, Cantarana, Monale, San Paolo Solbrito, Castellero e Cortandone, ha chiesto di &#8220;essere coinvolto&#8221; perché siamo davanti a un problema di territorio di cui nessuno lo aveva informato. Presente in sala, anche il sindaco di Cantarana, <strong>Roberta Franco</strong>, e il sindaco di Monale, <strong>Sergio Magnetti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a queste prese di posizione; alle lavoratrici che hanno già ricevuto le lettere di licenziamento per il prossimo 31 ottobre e con coraggio che merita rispetto hanno detto chiaramente di essere state lasciate sole a tenere aperta la struttura; ai parenti che avrebbero saputo della chiusura dai giornali e che non sanno come ricollocare i loro anziani, il sindaco <strong>Anna Macchia</strong> ha promesso che convocherà tutti gli esponenti istituzionali. Incontro poi fissato per il 17 ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo per trovare una soluzione è poco. Pochissimo. Lo hanno ricordato Isnardi e Quagliotti. Serve almeno un anno secondo Dagna. Il commissario del Santanera, <strong>Pietro Endrizzi</strong>, e il presidente della Pro Infantia, <strong>Stefano Amedeo Guslandi</strong>, ente del terzo settore che ha assunto il personale prima alle dipendenze della Kcs, consorzio di cooperative, hanno chiaramente detto che, senza 400 mila euro di nuova liquidità, avrebbero chiuso il Santanera. A cosa servirebbero questi soldi? A tacitare proprio Kcs che avrebbe un credito che, dai giornali, sarebbe di 900 mila euro. Chi li dovrebbe mettere? Sono falliti i tentativi di consegnare la casa di riposo per 30 anni a un gestore privato che si assumesse l&#8217;onere di tutto il debito. Gli imprenditori privati del paese non si sarebbero fatti avanti. Il Comune dice che non può mettere soldi. E allora? Per il commissario e per il presidente di Pro Infantia potrebbe metterli la popolazione con una sottoscrizione. Isnardi ha replicato che diventa difficile chiedere soldi a qualcuno se non gli dimostri di avere un progetto di rilancio credibile della casa di riposo. Personalmente, condivido. Se venisse attuata, sarebbe un obiettivo impossibile da realizzare in pochi giorni. Comunque di un livello molto difficile da raggiungere anche con un progetto. Improponibile senza una chiara idea di futuro. Siamo una zona di piccoli paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">E la Regione? Per <strong>Sergio Ebarnabo</strong>, consigliere regionale di maggioranza, non bisogna creare false aspettative. La Regione darà un aiuto a trasferire in altre strutture gli anziani. Atto, gli ha risposto Quagliotti, che sarebbe comunque un obbligo.</p>
<h4><strong>LA SERATA DEL 9 OTTOBRE E&#8217; SERVITA?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">La serata del 9 ottobre è servita? Se porterà finalmente a una gestione politica della crisi con l&#8217;obiettivo di salvare il Santanera e il suo ruolo di servizio pubblico sarà stata un bene. Nonostante sia stata una scelta fatta in grave ritardo. È servita a informare la popolazione e a chiarire le tante legittime domande sulla vicenda? Poco. Per oltre due anni è mancata una comunicazione alla cittadinanza su come si stesse evolvendo la situazione. Durante la serata sono stati forniti pochi dati senza un adeguato approfondimento. Sono state dette cose già anticipate dai giornali. Allora perché è stata fatta? È una mia opinione: credo sia stata fatta solo per mettere il paese davanti al fatto compiuto che la casa di riposo chiudeva. Poi, lo sviluppo della serata ha costretto il Comune a proporre di rimandare il tema al tavolo della politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno dopo la riunione, dai giornali apprendiamo che Pro Infantia resterebbe fino a fine novembre. Un mese in più ma sempre poco per trovare una soluzione positiva. Perché questa fretta di andarsene? Da quanto emerso nella riunione, Pro Infantia non ha mai detto di avere crediti insoddisfatti. Quindi avrebbe sempre percepito il compenso richiesto. Dall&#8217;assemblea è emerso che la gestione ordinaria oggi sarebbe in equilibrio. Quanto costa oggi Pro Infantia al mese? A quanto ammontano gli incassi mensili delle rette? Ci sono crediti verso l&#8217;Asl per gli ospiti in convenzione?</p>
<h4><strong>LE PROPOSTE DI &#8220;VILLAFRANCA DOMANI&#8221;</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">A cosa è servito il commissariamento? Credo avesse un solo obiettivo: verificare se c’era un privato disponibile a prendersi la struttura e il suo debito e, in caso negativo, portarla alla chiusura. Sono state esplorate strade diverse? Non credo. Già anni fa <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong> evidenziava i pericoli di una crisi e aveva fatto proposte alternative. Eliminare l&#8217;inutile e costosa intermediazione di manodopera fatta dalle cooperative e assumere direttamente il personale. Ricercare collaborazioni con altre case di riposo per arrivare a un consorziamento. Dare risposta ad altri bisogni. Quali? Ospitare disabili. Creare mini alloggi per chi ancora autosufficiente voleva rimanere indipendente ma usufruire dei servizi della struttura. Fornire assistenza domiciliare agli anziani che vogliono rimanere a casa. Aprire i propri servizi alla cittadinanza (ad esempio, infermeria, palestra, pasti, spazi per i medici di famiglia e medici specialistici). Sarebbe servito per diversificare le entrate. Poi, bisognava coinvolgere nella gestione almeno i Comuni della Valtriversa.</p>
<h4><strong>COME SI E&#8217; FORMATO IL DEBITO DEL SANTANERA?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Durante la riunione e sui giornali, è stato ripetuto più volte che il macigno sulle spalle del Santanera sarebbe il debito di circa 1,6 milioni di euro, scoperto dal commissariamento. Da cosa deriva questo debito? È un fatto noto che circa 700 mila euro siano il residuo di un mutuo fatto ad inizio degli anni duemila per finanziare l&#8217;ultima ristrutturazione e poi aumentato per acquistare i fabbricati adiacenti alla sede in via Roma dagli eredi della signora Venturello. Oltre ai terreni compresi nell’eredità. Operazione costata poco più dI 450 mila euro. I fabbricati dovevano servire per un ampliamento della struttura e quindi aumentare le entrate. Peccato che dall&#8217;acquisto siano passati 17 anni. Un progetto completo per la ristrutturazione è stato fatto solo nel 2019: con troppo ritardo e preventivando un investimento tutto da finanziare di tre milioni di euro. Troppo alto per un ente che già allora era fragile. Perché i consigli di amministrazione di quegli anni, sempre nominati dal Comune, non si sono mossi prima e non sono stati sollecitati a farlo? Il resto del debito sarebbe quanto rivendicato da Kcs, consorzio di cooperative subentrato a Socialcoop negli ultimi mesi del 2020, per la gestione dei servizi e del personale. Quanto costava Kcs al mese? Nel 2021 era stata dichiarato il dato di 63 mila euro mensili.  È rimasto quello?  Come è maturato il suo credito? Secondo quanto affermato dallo stesso commissario durante la riunione, Kcs voleva un canone commisurato alla piena occupazione dei posti in struttura anche se in realtà gli ospiti erano molti meno. Pertanto, se ho compreso correttamente, lui stesso avrebbe deciso di pagare a Kcs solo acconti. Non mi è chiaro. Significa che ha tentato di rinegoziare il contratto in essere? Con quali risposte? Perché l’ente ha accettato a suo tempo condizioni che sembrerebbero così onerose? Forse, perché si è trovato solo in piena emergenza per la pandemia. Era proprio il 2020. In quella situazione di crisi, è facile pensare che, da solo, non avesse la forza politica di contrattare. Questo potrebbe anche spiegare perché l’ente pagò per intero le spettanze di Socialcoop che se ne andava. Magari facendo uno sforzo che drenava le sue residue risorse finanziarie in un momento con ospiti ridotti e conseguenti entrate ridotte. Saldare Socialcoop avrebbe richiesto un piano di pagamenti maggiormente dilazionato nel tempo. Ma dopo? Un debito di 900 mila euro non si forma in pochi mesi. Ribadiamolo perché sui giornali e sui social sono anche uscite notizie e considerazioni fuorvianti: la gestione Kcs è iniziata alla fine del 2020. Non prima. Quindi il debito verso questo soggetto può solo essere maturato da allora in avanti. L’ultimo consiglio di amministrazione prima del commissariamento ha assunto iniziative per ridurre le pretese di Kcs? Perché non si sono scelte strade e formule diverse?</p>
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		<title>25 ottobre 2024: Federico Fornaro presenta &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 23:15:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il prossimo 25 ottobre, venerdì, Federico Fornaro torna a Cantarana con il suo ultimo libro: &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221;, edito da Bollati Boringhieri. E&#8217; la biografia del deputato socialista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il prossimo <strong>25 ottobre</strong>, venerdì, <strong>Federico Fornaro</strong> torna a Cantarana con il suo ultimo libro: <strong><em>&#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221;</em></strong>, edito da Bollati Boringhieri. E&#8217; la biografia del deputato socialista assassinato nel 1924 dai fascisti. Dalle pagine di Fornaro esce il ritratto di un politico scomodo e intransigente che il regime voleva eliminare per la sua lavoro di oppositore. Ruolo che sapeva fare &#8220;con un coraggio che mancava a troppi altri&#8221;, come scrisse un foglio clandestino l&#8217;anno dopo la sua morte. Qual&#8217;era il suo pensiero politico? La sua idea di giustizia sociale? Cosa pensava della guerra? Riflessioni molto attuali, in un&#8217;epoca sempre più portata a giudicare il fascismo come portatore di cose buone, dimenticando tutto. Dalla morte della democrazia agli orrori del secondo conflitto mondiale. Fornaro dialoga con <strong>Mario Renosio</strong>, ex direttore scientifico dell&#8217;Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea di Asti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniziativa è stata voluta da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca &#8220;Ezio Pavia&#8221; di Cantarana</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incontro si tiene nella sala consigliare del municipio di Cantarana, con inizio alle ore 21. Ci sarà spazio per domande dal pubblico. Siete tutti invitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio il Comune di Cantarana e il sindaco <strong>Roberta Franco</strong> per la disponibilità e la positiva accoglienza che sempre riserva alle nostre iniziative. Un doveroso ringraziamento anche all&#8217;<strong>Israt di Asti</strong> per la collaborazione che da anni ci accorda.</p>
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		<title>Unioni di Comuni: una storia dimenticata</title>
		<link>https://paolovolpe.it/unioni-di-comuni-una-storia-dimenticata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 18:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Unioni di Comuni che fine hanno fatto? Nelle recenti elezioni comunali, l&#8217;argomento è stato trascurato. Ci torno perché credo sia importante. Credo sia necessario chiedersi se i piccoli paesi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le Unioni di Comuni che fine hanno fatto?</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle recenti elezioni comunali, l&#8217;argomento è stato trascurato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci torno perché credo sia importante. Credo sia necessario chiedersi se i piccoli paesi vogliono condannarsi al declino o vogliono cercare soluzioni dal basso. Alla nostra portata.  Sviluppo non si fa con qualche opera pubblica, magari di dubbia utilità o senza chiedersi il rapporto tra costi e benefici. Tanto magari sono fondi europei. Sviluppo si fa se la Comunità partecipa e decide la costruzione del suo progetto di futuro, accettando gli inevitabili cambiamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Unioni sono nate oltre vent&#8217;anni fa. Non sono mai entrate nella percezione della gente. Molti cittadini non conoscono nemmeno la loro esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune sono nate e morte, come il Pianalto astigiano. Oppure la Colli Del Monferrato, che nelle parole di governava allora doveva essere il meglio del meglio e si è poi dimostrata priva di ogni consistenza. Altre hanno subito secessioni, come la Valtriversa che prima ha visto andarsene Ferrere e poi Villafranca e Baldichieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché sono nate? Lo scopo del legislatore era favorire l&#8217;accorpamento spontaneo e graduale dei piccoli Comuni. L&#8217;Unione è un ente di secondo livello, dove gli amministratori non sono eletti direttamente dai cittadini ma provengono da quelli già eletti nei singoli Comuni, che mantengono la loro autonomia. Nell&#8217;Unione vanno solo alcune funzioni dei Comuni. Quindi dovrebbero essere una palestra per organizzare un unico nuovo modello di gestione sovracomunale che superi quelli che ogni paese si era dato nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando entrare in Unione significava portare a casa sostanziosi contributi regionali e statali, tanti Comuni volevano associarsi. Quando i finanziamenti sono finiti o comunque si sono fortemente ridotti, la musica è cambiata.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Perché?</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Bisognava scegliere di mettersi insieme sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho fatto parte prima del consiglio della Valtriversa e poi dell&#8217;Unione Colli del Monferrato, nata dalla secessione di Villafranca e Baldichieri, sempre come rappresentante dell&#8217;opposizione. In quindici anni, ho visto manifestarsi tutte le difficoltà. Il prevalere dei campanilismi. Mettersi insieme, da molti amministratori, era visto come una perdita di risorse e di potere a favore di altri paesi. Non si ragionava come amministratori di zona ma come &#8220;difensori&#8221; del proprio Comune. La modesta voglia di collaborare era la logica conseguenza. Tra gli stessi sindaci. Non in tutti ma nella maggior parte. I semplici membri del consiglio contavano poco o nulla. Poi, se all&#8217;Unione non ci credevano gli amministratori, era difficile pensare che ci credessero i dipendenti. Poca voglia di cercare strategie comuni sui problemi. Poca attenzione a rendere omogenee le regole. Nessun tentativo di creare nuovi servizi per i cittadini. Nessuna attenzione a coinvolgere e informare i cittadini su quanto si poteva fare o si stava facendo. L&#8217;Unione rimaneva solo il veicolo per avere qualche finanziamento o un fatto amministrativo. Cioè quello che prima veniva fatto dal singolo Comune veniva fatto sotto il nome dell&#8217;Unione ma il risultato non cambiava. Unico tentativo di fare un vero servizio unito: i vigili della Valtriversa, voluto più che altro dalla caparbietà del loro primo responsabile, <strong>Pasquale Campanile</strong>, più che dalla convinzione delle amministrazioni dell&#8217;epoca. Tentativo poi abortito perché i vigili erano considerati solo un costo ma facevano gola le multe che gli autovelox potevano fornire. L&#8217;idea di migliorare la sicurezza con un controllo del territorio fatto da personale locale, preparato e conosciuto dalla popolazione e capace di parlare con i cittadini, non ha mai fatto breccia nella maggioranza degli amministratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho elementi per dire se dal 2019 sia cambiato qualcosa ma non credo. Da cittadino non ho percepito nulla. La Valtriversa dice di aver specializzato ogni municipio a svolgere per tutti i paesi determinate funzioni. Bene. Ma questo era un risultato che si doveva raggiungere anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono sempre stato contrario alla rottura della Valtriversa perché ho sempre sostenuto che i piccoli Comuni, da soli, non hanno alcun futuro. Non hanno alcun peso politico. Hanno pochi mezzi. Mancano di figure professionali importanti nel loro organico. Era contrario alla rottura anche l&#8217;amico <strong>Angelo Benotto</strong>, persona che si è spesa molto nel volontariato e che tanti di voi hanno conosciuto. Era stato l&#8217;inventore del termine e del concetto di Valtriversa perché aveva capito prima di tutti che dovevamo essere popolazione di un territorio più ampio, accomunato dalla storia e da una omogeneità geografica. Lui, a suo modo, aveva messo insieme i paesi in qualcosa che è durato anni: le sagre durante la festa del &#8220;settembre villafranchese&#8221; e il periodico &#8220;Triversa&#8221;, l&#8217;unico vero giornale di informazione che il territorio abbia mai avuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Villafranca è un piccolo Comune, che da anni perde abitanti. Quanto conta un piccolo Comune davanti all&#8217;Asl, al Cogesa, al Consorzio Rifiuti? Per fare qualche esempio. Quale innovazione reale riesce a produrre un piccolo Comune? Nel 1990, con altri piccoli Comuni, senza che esistessero le Unioni, ci eravamo inventati da zero la raccolta differenziata dei rifiuti. I mezzi erano pochi ma c&#8217;era molta voglia di vera politica. E i risultati sono arrivati.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Cosa bisognerebbe fare?</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo, l<strong>e strutture dei singoli Comuni dovrebbero realmente fondersi per intero</strong> e lavorare in un sistema totalmente integrato. Senza quelle inutili spartizioni: qualche ora lavoro per il Comune e qualche altra per l&#8217;Unione. Burocrazie senza senso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli amministratori dovrebbero guardare ai bisogni della zona</strong> perché i problemi non si fermano ai confini del piccolo paese. Come potrebbero farlo? Prima dovrebbero conoscere gli altri paesi. Come sono organizzati i Comuni, quali risorse hanno, le problematiche aperte, quali realtà sociali e di volontariato sono attive. Poi bisognerebbe chiedersi quali sono i bisogni della cittadinanza. Raccogliere proposte con incontri pubblici diffusi con possibilità di dibattito. Magari anche un sondaggio organizzato capillare aiuterebbe molte persone a esprimersi. Democrazia dal basso: quello che ci siamo dimenticati da troppo tempo.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Qualche proposta sui temi?</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Avremmo bisogno di <strong>incentivare le pratiche per non produrre rifiut</strong>i.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Servirebbero più servizi per gli anziani</strong>. Una vera <strong>assistenza domiciliare</strong>. Accompagnamenti alle visite mediche che non siano solo trasporti ma anche capacità di seguire e gestire i bisogni dell&#8217;anziano solo. <strong>Corsi di formazione per badanti</strong>, settore &#8220;grigio&#8221; dove c&#8217;è troppa improvvisazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Casa di riposo e asilo non servono solo al paese che li ospita</strong>: servono anche i Comuni vicini. Se vogliamo che restino servizi sociali reali e non vengano dati al privato che vuole solo guadagnare, e magari per ottenere un guadagno non esita a ridurre la qualità dei servizi, devono essere sostenuti e gestiti con il sostegno di tutti i Comuni della zona.</p>
<p style="text-align: justify;">I<strong>ncentivare il volontariato dei singoli paesi a lavorare su progetti comuni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>ricerca di posizioni condivise all&#8217;interno degli enti di rilievo provinciale</strong>. Penso in particolare a Asl, Cogesa, Consorzio Rifiuti, Gaia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>politica urbanistica unica</strong> per evitare che da qualche parte sorgano capannoni dove c&#8217;erano prati e da altre parti ci siano capannoni vuoti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Facilitazioni e incentivi per favorire l&#8217;uso reciproco delle strutture pubbliche</strong> esistenti perché spesso bastano pochi minuti per raggiungere il paese vicino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Regole e tariffe omogenee</strong> perché i cittadini di una zona siano trattati alla stessa maniera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;obiettivo dovrebbe essere gli stessi servizi con la medesima qualità per tutti i paesi che compongono l&#8217;Unione</strong>. Questo va fatto percepire ai cittadini con un&#8217;informazione costante e oggettiva. Accettando anche il confronto con le diverse opinioni. Non con comunicati stampa che. al massimo, sono semplice propaganda interessata. A tale scopo, un sito internet ricco di contenuti e dove ci sia spazio anche per gli interventi dei cittadini sarebbe un primo passo interessante.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Ci vorrà del tempo? </strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Si. Abbiamo perso molti anni e ora servirebbe recuperare. Le spaccature sono stati gravi errori.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>Ci saranno risparmi economici? </strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Credo sia possibile, quando le strutture comunali si saranno effettivamente integrate.  Ma oltre ai possibili risparmi dovremmo considerare quanta quantità e qualità in più avranno i servizi per i cittadini.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>E Villafranca?  Tornerà in qualche Unione? </strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Non si sa. Nessuno ne parla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/unioni-di-comuni-una-storia-dimenticata/">Unioni di Comuni: una storia dimenticata</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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		<title>COMUNALI 2024</title>
		<link>https://paolovolpe.it/comunali-2024/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 11:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho preso i risultati delle elezioni comunali di Villafranca e li ho confrontati con quelli dei paesi della Valtriversa che vedevano una sola lista in campo. Per ampliare la zona [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho preso i risultati delle elezioni comunali di Villafranca e li ho confrontati con quelli dei paesi della Valtriversa che vedevano una sola lista in campo. Per ampliare la zona analizzata, ho aggiunto Tigliole e San Damiano. Nella tabella 1, trovate i risultati dei candidati sindaci e le relative percentuali, calcolate anche sull’intero corpo elettorale. Nella tabella 2, il confronto con il 2019 espresso in voti e quanto raccoglie il partito del non voto. Nella tabella 3, le percentuali di affluenza in tutti i paesi della provincia che sono andati al voto. Ho preso i risultati da Eligendo, il portale dedicato del Ministero dell&#8217;Interno.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare subito chiaro che il vincitore delle elezioni è il partito del non voto. L&#8217;affluenza è calata in tutti i paesi, tranne che a Cantarana e Castellero, dove il dato migliora di 2,02 e 4,53 punti.  Villafranca e Tigliole sono i due che accusano il calo maggiore con oltre dieci punti percentuali in meno. Solo i sindaci di San Damiano, Tigliole e Maretto, che nel 2019 avevano un avversario, aumentano i consensi in numero di vo</p>
<p><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2024/07/comunali-2024-confronto-2019-2.pdf"><span style="color: #0000ff;"><strong>tab 1 comunali 2024 confronto 2019 2</strong></span></a></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2024/07/comunali-2024-confronto-2019-voti.pdf">tab 2 comunali 2024 confronto 2019 voti</a></span></strong></p>
<p><strong><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2024/07/Eligendo_-Comunali-Votanti-Provincia-di-ASTI-Primo-turno-Europee-amministrative-e-regionale-Piemonte-8-9-giugno-2024-Ministero-dellInterno.pdf"><span style="color: #0000ff;">tab 3 Eligendo_ Comunali [Votanti] Provincia di ASTI (Primo turno) &#8211; Europee, amministrative e regionale (Piemonte) 8-9 giugno 2024 &#8211; Ministero dell&#8217;Interno</span></a></strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>PERCHE’ NON SI VA A VOTARE?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno obietterà che non andare a votare sta diventando una tendenza sempre più marcata a livello nazionale. Credo sia sbagliato accettare il fenomeno e non farsi domande.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché si rinuncia al voto? Perché non si vota alle comunali, cioè al livello più vicino al cittadino, dove contano molto le persone? Forse, perché si avverte un disagio che si fa sempre più pesante. Partecipo a qualcosa se penso di contare qualcosa. L&#8217;elezione nei piccoli Comuni, e l&#8217;astigiano è fatto quasi solo di piccoli Comuni, si svolge con il maggioritario secco: vince chi prende un voto in più. È un sistema che penalizza in modo notevole il ruolo delle minoranze, spesso rappresentate meno dei voti che prendono. Questo sistema finisce con l&#8217;esaltare il ruolo del sindaco. In campagna elettorale l&#8217;attenzione è sulla sua figura. Dopo, molti poteri sono nelle sue mani. Ne consegue che il ruolo di indirizzo politico del consiglio comunale può risultare molto diminuito. Situazione che può peggiorare in assenza di un’opposizione capace di esercitare la sua funzione di controllo e di proposta. In molti paesi astigiani gli elettori non avevano un’alternativa. Quindi? È logico che siano rimasti a casa. Perché? I motivi possono essere diversi. Non vado a votare se non posso scegliere tra idee e visioni diverse. Se vedo programmi che non mi rappresentano. Oppure se li considero coloriti da belle parole ma senza concretezza. Programmi fatti per essere dimenticati il giorno dopo le elezioni. Non vado a votare se non percepisco la possibilità di un cambiamento. Se non ravviso nei candidati passione, competenze, credibilità, esperienza. Resto a casa se trovo liste costruite con nomi dei quali non comprendo se hanno idee o no perché stanno zitti e non prendono posizione. Magari persone che ritengo usate per portare qualche preferenza, tappare i buchi e non fare ombra. Non vado a votare. Oppure, lascio la scheda in bianco o la annullo. O la rifiuto. Così dichiaro il mio dissenso e la mia insoddisfazione verso l&#8217;offerta politica del momento. Con quale risultato? Se il candidato diventa sindaco aumentando o mantenendo i voti rispetto al precedente mandato, superando comunque la metà del corpo elettorale, potrebbe significare che è stato apprezzato. Anche se la crescita del partito del non voto non dovrebbe mai lasciare tranquilli. Ma andare al governo perdendo voti, senza avversari, con un vistoso aumento dell&#8217;astensione, comprese bianche e nulle, non è una vittoria.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>È COLPA DELLA CITTADINANZA?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno risponderà: se c&#8217;è una sola lista, è colpa della cittadinanza che non si candida. È ancora un modo banale per crearsi un alibi e non affrontare il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera passione politica, quella che spinge il cittadino a lavorare per tradurre in fatti un&#8217;idea, si alimenta quando tutti si sentono liberi di esprimere il loro pensiero. Quando c&#8217;è libera informazione su tutto quanto accade anche nel municipio di paese. Quando le Istituzioni fanno conoscere il loro lavoro in modo facilmente accessibile e ascoltano i cittadini. Mettendosi al loro fianco per collaborare. Quando le Istituzioni coinvolgono tutti e accettano il dibattito. Quando rispettano il ruolo dei mezzi di informazione. La politica buona si alimenta difendendo tutte le diversità e le persone che si espongono al confronto. Tutte queste condizioni non arrivano per caso. Vanno garantite. È un dovere di chi ricopre ruoli nelle Istituzioni e, in particolare, di chi governa. A prescindere dall&#8217;orientamento politico. A tutela di tutti. Perché oggi si può governare e domani trovarsi all&#8217;opposizione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>SI PUO’ INCENTIVARE LA PASSIONE POLITICA NEI PICCOLI PAESI?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Si. Ne sono convinto da sempre. Come? Non è facile ma credo che favorire l&#8217;informazione e il libero scambio di idee sia fondamentale. Provo a ricordare qualche proposta che avevo già fatto in passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Rendere consultabili a tutti le delibere di consiglio e di giunta in pochi giorni. Scriverle in modo semplice e lineare. Il primo modo per sapere è leggere gli atti.</p>
<p style="text-align: justify;">Trasmettere i consigli comunali in diretta, via web. Farli a ore e in giorni che favoriscano l&#8217;accesso di chi lavora. Durante i consigli, spiegare i provvedimenti a beneficio di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Informare su quali proposte il governo comunale porta negli enti sovra comunali ai quali il Comune partecipa e cosa gli stessi fanno. Costruire proposte condivise con altri paesi per dar loro più forza perché in quegli enti quando si è piccoli si conta poco. Mi riferisco, per esempio, ad Asl, Cogesa, Consorzio Rifiuti, eventuali Unioni. Tutte realtà che condizionano la vita dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Informare su quali politiche vengono attuate dalle persone nominate dal Comune negli Enti e nelle situazioni di interesse pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Prevedere quali saranno gli esiti di una scelta e come verranno gestiti. Se spendo soldi per un’opera pubblica, dovrò valutare prima quanto servirà alla popolazione, quanto costerà mantenerla, come la finanzierò e come verrà gestita.</p>
<p style="text-align: justify;">Agevolare l’utilizzo di spazi per incontri pubblici da parte della cittadinanza che si organizza liberamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispondere alle domande della gente, dando conto del proprio operato, accettando le critiche in modo leale. Come ogni buon politico dovrebbe fare in ogni circostanza.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>VILLAFRANCA HA BISOGNO DI UN’ALTERNATIVA?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Si. Va ricostruita unendo le persone su obiettivi condivisi. Ci sono molti temi che aspettano risposte.  Bisogna organizzarsi e interrogarsi su quali sono i veri bisogni e le aspettative di una popolazione che è cambiata. Dare spazio reale ai giovani che hanno proposte da fare. Credo nel confronto di idee perché, non mi stancherò di ripeterlo, dalle diversità nascono le cose migliori. Se si sente una sola voce e si sceglie la comoda via di isolarsi nei confini del piccolo Comune, ci condanniamo al declino. La continua diminuzione della popolazione dovrebbe far riflettere.</p>
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		<title>Bruno Colombo: undici anni alla guida della Valtriversa</title>
		<link>https://paolovolpe.it/bruno-colombo-undici-anni-alla-guida-della-valtriversa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 15:57:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruno Colombo è il sindaco di Roatto. Il suo terzo mandato scadrà nel 2026.  Dal giugno 2013 è presidente dell&#8217;Unione Valtriversa. Anche per questo incarico, il suo mandato scadrà nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Bruno Colombo</strong> è il sindaco di Roatto. Il suo terzo mandato scadrà nel 2026.  Dal giugno 2013 è presidente dell&#8217;Unione Valtriversa. Anche per questo incarico, il suo mandato scadrà nel 2026. L&#8217;Unione Valtriversa è nata oltre 20 anni fa. L&#8217;ente comprende i Comuni di Roatto, Maretto, Castellero, Monale, Cortandone, Cantarana e San Paolo Solbrito. In origine, c&#8217;erano anche Ferrere, uscito nel 2012; Villafranca e Baldichieri, usciti alla fine del 2013.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ho rivolto a Colombo alcune domande circa la sua esperienza nella Valtriversa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei presidente da quasi undici anni. Avevi ereditato una situazione che aveva evidenziato fin dai primi tempi difficoltà. Quale è stato il tuo principale obiettivo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se fare il sindaco mi è piaciuto perché ho avuto la fortuna di avere con me persone positive che partecipavano alle decisioni e alle attività, nell&#8217;Unione l&#8217;impegno è stato più complesso. Ci sono stati momenti anche molto difficili. Ho cercato di tenere insieme personalità e sensibilità molto diverse. Fino ad ora, credo di esserci riuscito. Ho imparato molto e ritengo che il bilancio sia buono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il miglior risultato ottenuto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Unione ha una struttura. Ogni Comune si è specializzato nella gestione di particolari compiti che svolge anche per tutti gli altri. A Roatto gestiamo i tributi. Maretto si occupa del personale. Cantarana si occupa della finanza. Monale della scuola e dei servizi sociali. Cortandone degli acquisti. Castellero della segreteria e del catasto. San Paolo Solbrito si occupa della commissione per il paesaggio e della sicurezza sul lavoro. In questo modo, il personale dei Comuni, che ho potuto conoscere e apprezzare, ha potuto migliorare la sua preparazione e la sua professionalità. Così non abbiamo bisogno di ricorrere a consulenze esterne che altrimenti sarebbero state inevitabili. Nei piccoli paesi, magari con un solo impiegato costretto a fare tutto con conoscenze approssimative, rischi di restare indietro e non seguire i problemi come si dovrebbe. La struttura che ci siamo dati rende più semplici anche le decisioni dei sindaci perché i provvedimenti arrivano sul nostro tavolo istruiti. Ci sono vantaggi anche per la popolazione. Risposte più rapide e le persone sanno dove rivolgersi per le loro necessità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E l&#8217;ufficio tecnico?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche tentativo iniziale, abbiamo preferito che ogni Comune gestisca il suo, anche se c’è collaborazione tra i diversi tecnici. In questo settore sarebbe stato necessario individuare uno o due responsabili dando loro un aiuto con tecnici più esecutivi per fare eseguire i progetti. Purtroppo i Comuni piccoli non hanno una disponibilità economica per avere una struttura organizzata con un numero di ore sufficiente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altri risultati raggiunti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Insieme, gestiamo la partecipazione ai bandi per avere dei contributi. Poi scegliamo se concorrere insieme o ognuno per conto proprio. Ad esempio, abbiamo partecipato al bando per l&#8217;efficientamento energetico degli edifici pubblici. Certo, se avessimo un unico ufficio tecnico potremmo far meglio. Per partecipare ai bandi e avere i contributi, è necessario fare gli investimenti e anticipare i costi. Solo dopo, con la rendicontazione richiesta, avvengono le erogazioni. Sono atti complessi. Una struttura tecnica adeguata renderebbe tutto più facile e veloce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il rammarico più grande?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Avrei voluto un vero corpo dei vigili capace di coprire tutto il territorio, coinvolgendo magari altri paesi fino a Villanova. Alcune amministrazioni hanno ritenuto i vigili solo un peso economico. Gli autovelox sono stati l&#8217;inizio della crisi. Avrei voluto che tutti i Comuni partecipassero alla spesa e che l&#8217;incasso finisse per intero all&#8217;Unione. Un progetto che coinvolgesse tutti allo stesso modo per dare a tutti lo stesso grado di sicurezza e attenzione. Non è stato così. Sono state cercate regole per gestire il lavoro dei vigili impossibili da applicare. È vero nel nostro territorio c&#8217;è una buona presenza dei carabinieri. È vero che ci sono le telecamere. Ma un corpo dei vigili in numero adeguato avrebbe garantito un presidio ancora migliore e maggiore efficienza.  Ancora meglio sarebbe un corpo dei vigili a livello più alto. Magari provinciale o regionale, con gli autovelox tolti alla gestione dei sindaci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi la Valtriversa ha ancora i vigili?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si. Abbiamo due persone che sono alle dipendenze di Torino ma ci danno 5 &#8211; 6 ore alla settimana e una presenza aggiuntiva in caso di necessità particolari. Soluzione che tampona il problema ma è ben diversa da un corpo dedicato al territorio come avrei voluto. Anche per la protezione civile ormai servirebbe un corpo a livelli più alti. Con le regole che arriveranno dalla Regione, non si può fare questa attività, garantendo capacità di intervento, con un volontariato sempre più esiguo di numero. Serve personale che venga pagato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Obiettivi futuri?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono impegnato direttamente nel progetto &#8220;Monferrato Heritage Unesco&#8221;. Servirà per ottenere fondi europei da usare per uno sviluppo territoriale che segua un filo conduttore ben identificato. Asti è il Comune capofila su un bacino di 52 paesi. Abbiamo creato un sottogruppo che ha come capofila Villanova al quale aderiscono 27 Comuni territorialmente confinanti. Abbiamo scelto di puntare sullo sviluppo del turismo: scelta necessaria per riconvertirci da una impostazione industriale ormai decaduta. L&#8217;intero progetto dovrebbe avere a disposizione 4,3 milioni di euro con l&#8217;aggiunta del cofinanziamento dei Comuni per il dieci per cento. Ogni paese aderente potrebbe avere fondi per un investimento di riqualificazione e abbellimento. In più, una quota dei fondi dovrebbe essere destinata a un investimento comune in mobilità sostenibile: un servizio di biciclette da mettere a disposizione per chi vorrà vivere il territorio in modo ecologico. Tutto dovrebbe arrivare a compimento entro il 2028.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre nella direzione di riconvertire il nostro territorio al turismo, proprio in questi giorni abbiamo firmato la convenzione con la cooperativa Piam per mappare e accatastare un percorso di circa 90 km nelle nostre colline, capace di unire bellezze naturalistiche e architettoniche. L&#8217;iniziativa coinvolge 18 Comuni (Castellero, Albugnano, Capriglio, Cerreto d’Asti, Chiusano, Cinaglio, Cocconato, Cortandone, Cortanze, Maretto, Monale, Montafia, Passerano Marmorito, Pino d’Asti, Roatto, Settime, Soglio, Viale) e cerca l&#8217;incremento di un turismo di qualità che desidera il contatto con la natura.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo già in corso di realizzazione che coinvolge più Comuni per valorizzare e scoprire l’identità paleontologica sul proprio territorio è il Progetto artistico <span style="color: #0000ff; background-color: #ffcc00;"><strong><a style="color: #0000ff; background-color: #ffcc00;" href="https://www.astipaleontologico.it/murales-e-sculture-a-cielo-aperto-prende-forma-lidea-del-distretto-paleontologico/">“Street Art sulle colline del mare” con il coordinamento e supporto del Distretto Paleontologico dell’Astigiano e Monferrato.</a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente l’obiettivo più ambito su cui 28 comuni stanno promuovendo azioni di sostegno sarebbe l’apertura del casello autostradale a Villafranca. Sarebbe il futuro di questo territorio. (<em>nda: da notizie di stampa, i Comuni interessati sarebbero </em><em>Villafranca, Albugnano, Baldichieri, Cantarana, Castellero, Castelnuovo Don Bosco, Capriglio, Cellarengo, Cerreto, Cinaglio, Cisterna, Cocconato, Cortandone, Cortazzone, Dusino San Michele, Ferrere, Maretto, Monale, Montafia, Passerano Marmorito, Piea, Piovà Massaia, Pino d&#8217;Asti, Roatto, San Damiano, Tigliole, Valfenera, Viale).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché la Valtriversa non comunica quanto sta facendo? Il semplice cittadino sul vostro sito internet trova poche informazioni sull&#8217;ente. Sembra che si sia attenti solo a rispettare la forma piuttosto che dare alle persone possibilità di comprendere. Non c&#8217;è attenzione nemmeno dalla stampa locale. Credo che dopo oltre vent&#8217;anni la maggior parte della popolazione non sappia nulla della Valtriversa e non ne comprenda l&#8217;utilità. Non serve un addetto stampa che faccia comunicati di propaganda. Serve entrare nel merito delle scelte per dare il giusto rilievo all&#8217;impegno di chi lavora, sollecitare interesse, dibattito e proposte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, è vero. Al riguardo siamo sempre stati carenti. Non ci siamo mai preoccupati di questo tema e abbiamo sbagliato. Riconosco che la richiesta di sapere cosa facciamo mi arriva anche da altre parti. Credo servano persone preparate sul funzionamento dei nostri Comuni e capaci di spiegare in modo comprensibile a tutti cosa facciamo. Poi, ritengo che questo lavoro richiederebbe anche qualche risorsa economica.</p>
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		<title>Dove eravamo rimasti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2024 15:31:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Video blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho iniziato a scrivere queste righe il 25 aprile scorso. Credo nel significato di questa data. Il giorno della Liberazione dal fascismo e dal nazismo. È ancora attuale ricordarlo? Si. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho iniziato a scrivere queste righe il 25 aprile scorso. Credo nel significato di questa data. <span style="color: #0000ff;"><strong>Il giorno della Liberazione dal fascismo e dal nazismo.</strong></span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>È ancora attuale ricordarlo? </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Si. Ne sono convinto. In tutti gli ambiti della politica, dal più alto al locale, assistiamo alla progressiva riduzione degli spazi di confronto. Non si vuole il dissenso. Non si vogliono domande che disturbano.  La diversità è un fastidio. Va ignorata e combattuta con tutti i mezzi. Anche con gli attacchi personali. Passa la convinzione che il pensiero debba essere &#8220;unico&#8221;.  Un pensiero che viene ripetuto in tante trasmissioni televisive. Nei telegiornali. Sui giornali. Sui siti internet, strapieni di pubblicità, dove la presunta informazione si traduce in comunicati stampa di chi esercita il potere politico, pubblicati in modo acritico.  Sui social, il cui linguaggio, per la stessa natura del mezzo, deve provocare emozione non ragionamento. Poi c&#8217;è l&#8217;autocensura di giornalisti o presunti tali. Professionisti o amatoriali. “Tengono famiglia&#8221; e magari, chissà, qualcuno, dal potente personaggio al più modesto podestà locale, si potrebbe &#8220;arrabbiare&#8221;.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Torna il fascismo? </strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Non quello in camicia nera, che si limita a dare spettacolo in qualche occasione, sempre indisturbato. Torna quello strisciante e diffuso dell&#8217;intolleranza. Di una classe politica scadente e spesso ignorante che si sente padrona. Che quando viene colta in fallo grida al complotto e fa la vittima, lamentandosi che l&#8217;immagine che ha di sé e che vorrebbe far passare al popolo viene alterata, compromessa, veicolata in un modo diverso da quello che sperava. Una classe politica che non conosce la cultura della democrazia. Che rifiuta il confronto. Un fascismo nei fatti che ama la persona sola al comando, uomo o donna che sia. Un fascismo che era solo nascosto e poi, per un po&#8217;, finta opposizione al sistema.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Quali anticorpi dovrebbe avere una sana democrazia?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">Una stampa cane da guardia del potere</span></strong>. Per <strong>Papa Francesco</strong> <em>“La libertà di stampa è fondamentale per sviluppare un assennato senso critico e per imparare a distinguere la verità dalla menzogna e a lavorare in maniera non ideologica per la giustizia, la pace e il rispetto del creato”</em>. Quasi in contemporanea, alla cerimonia per il David di Donatello 2024, riferendosi al ruolo dei giovani artisti, il <strong>Presidente Mattarella</strong> ha detto <em>“devono poter provare, sperimentare, dunque formarsi e crescere. L’ingresso di nuove generazioni produce nuova ricchezza. Esprime libertà, quella libertà da assicurare anche a chi non condivide i nostri gusti, a chi la pensa diversamente”.</em> Due autorevoli voci che hanno fatto un richiamo forte e chiaro in favore della libertà di espressione. L’ultimo indice sulla libertà di stampa mondiale prodotto da <strong>Reporter Senza Frontiere</strong> evidenzia come molti governi e la politica non proteggano il libero lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini a essere informati. Significativo che l’Italia sia retrocessa di cinque posizioni, al 46° posto, in compagnia di paesi problematici dell’est Europa e varie nazioni africane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">Servirebbero corpi sociali intermedi attivi che si dedichino all’impegno civile</span></strong>. Associazioni, partiti, movimenti, sindacati: dovrebbero essere punto di incontro di persone che si guardano in faccia. Persone che discutono e elaborano idee perché animate da volontariato militante. Della stampa abbiamo già detto. Il giornalismo d&#8217;inchiesta si riduce a pochi meritevoli esempi, sovente sotto attacco. I partiti sono spesso comitati elettorali di leader che li considerano un fatto personale. Mettere il nome del capo nel simbolo è sempre un pessimo segnale. Dalla lista per il piccolo Comune alle elezioni europee. Tante associazioni lamentano la crisi del volontariato. I movimenti nascono ma si spengono con troppa facilità. La voce del sindacato si sente sempre più con fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è anche la <span style="color: #0000ff;"><strong>scuola</strong></span>. Ma insegna ancora a pensare? A mettere in dubbio? È ancora capace di dare a tutti gli stessi strumenti e le stesse opportunità per progredire, come vorrebbe la Costituzione <span style="background-color: #ffffff;">repubblicana?</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Cosa si può fare?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Credo che <span style="color: #0000ff;">tutti <strong>possiamo fare qualcosa</strong></span>. Nessuno di noi può cambiare il mondo ma tutti possiamo cambiare qualcosa nel pezzo di mondo dove viviamo. Ricreiamo luoghi di incontro per confrontarci e elaborare idee. Facciamoci domande e pretendiamo risposte da chi comanda, a qualsiasi livello. Informiamoci. <strong><span style="color: #0000ff;">Formiamo una nuova classe politica, preparata e con voglia di innovazione, che rispetti i cittadini, li coinvolga e dia loro conto del suo operato</span></strong>. Diamo una mano a chi si espone. Senza aver paura del confronto, anche duro purché leale. <span style="color: #0000ff;"><strong>Dalle differenze nascono le cose migliori.</strong></span> Chiediamoci cosa serva alle nostre Comunità.  Come le vorremmo nei prossimi anni. Dove siamo disposti a investire. Tutte cose che possono partire dal basso.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Per esempio?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Crediamo nello <strong><span style="color: #0000ff;">sviluppo dei servizi sociali</span></strong> o li consideriamo un costo inutile? Crediamo che debbano essere pubblici o appaltati ai privati? La Comunità locale deve occuparsi dei soggetti deboli? Deve accompagnarli e motivarli a essere attivi nella risoluzione dei loro problemi? L’anziano, il giovane, il disabile, il malato mentale, il disoccupato sono persone che meritano rispetto o un fastidio da evitare?</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo nell&#8217;<span style="color: #0000ff;"><strong>ambiente casa di tutti da difendere</strong></span> o lo consideriamo una risorsa da sfruttare?</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo nella <span style="color: #0000ff;"><strong>cultura</strong></span> e nella <span style="color: #0000ff;"><strong>conoscenza</strong></span> o la consideriamo uno sfizio da benpensanti?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>I nostri paesi</strong></span>, nell&#8217;astigiano sono tutti piccoli, <strong><span style="color: #0000ff;">devono collaborare</span></strong> tra loro per costruire un nuovo ordine amministrativo o rimanere chiusi in un comodo campanilismo?</p>
<p style="text-align: justify;">Valuteremo le <span style="color: #0000ff;"><strong>scelte politiche</strong></span> per la loro concretezza? Per il rapporto tra costi economici, sociali e ambientali  e gli effettivi risultati? Oppure ci limiteremo a prendere per buoni gli annunci da campagna elettorale?</p>
<p style="text-align: justify;">I <span style="color: #0000ff;"><strong>programmi</strong></span>, dai quali fra poche settimane saremo inondati, saranno ancora manifesti di cui gli eletti e cittadini si dimenticheranno il giorno dopo le elezioni o impegni da onorare?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">Come sceglieremo per chi votare</span></strong>? Per simpatia? Per presunta amicizia? Oppure per il contenuto delle sue proposte e la trasparenza del suo comportamento?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">La democrazia non è  un fatto scontato. Non è conquistata per sempre. Se nelle persone prevale l’indifferenza, il sistema si incrina e la democrazia muore.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho apprezzato particolarmente <strong>Roberta Franco</strong>, sindaco di Cantarana, nel suo intervento in occasione della commemorazione del 25 aprile (al fondo, trovate il video). Ha citato <strong>Antonio Gramsci</strong> e le sue parole contro l’indifferenza. Le riporto per intero. Sono state scritte nel 1917 ma sono sempre e più che mai attuali. Parole dalle quali, credo, bisogna ripartire:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="background-color: #ffff00;"><em>Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="background-color: #ffff00;"><em>Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="background-color: #ffff00;"><em>Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="25 aprile 2024 Cantarana" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/FAGHlTJ_atA?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://paolovolpe.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>la democrazia in crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2023 13:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza la prima guerra mondiale non ci sarebbero stati fascismo e nazismo.  E&#8217; vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia, è un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Senza la prima guerra mondiale non ci sarebbero stati fascismo e nazismo.  E&#8217; vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia, è un fatto che l&#8217;Italia esce dal primo conflitto mondiale debole e prostrata. La violenza è diventata la normalità. La guerra è entrata in tutte le famiglie, come testimoniano i tanti monumenti ai caduti che vediamo nei nostri paesi. Nessun luogo è stato risparmiato. Il primo conflitto mondiale è stato la prima guerra di massa dove un popolo, spesso analfabeta, viene mandato a combattere senza che ne capisse il motivo. La vita non conta. Questo ci dice <strong>Federico Fornaro</strong> nel suo libro <strong>&#8220;Il collasso di una democrazia -L&#8217;ascesa al potere di Mussolini 1919 -1922&#8221;</strong>. Davanti ad un pubblico di una ventina di persone, Fornaro ha presentato il suo ultimo lavoro da storico, dialogando con Mario Renosio, che da poco ha lasciato la direzione scientifica del Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Asti.</div>
<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true"></div>
<div style="text-align: justify;">
<hr />
<p><i>L&#8217;iniziativa è stata promossa da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221;</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele</strong>. Perché l&#8217;abbiamo voluta? Riteniamo il tema proposto da Fornaro molto attuale. </i><i>Una democrazia può collassare? Può morire? Nel suo libro, l&#8217;autore ci dice di si. L&#8217;Italia uscita stremata dalla prima guerra mondiale non sa gestire le sue emergenze e si affida ad una classe politica debole, fuori dal tempo, divisa, incompetente. Classe politica nella quale emerge un nuovo soggetto aggressivo: Benito Mussolini. Un capopopolo nuovo che promette di riportare l&#8217;ordine con la violenza. E l&#8217;Italia borghese ci crede e lo appoggia. Quelli che dovevano essere gli argini a tutela della democrazia si arrendono progressivamente fino allo schianto finale che ci porta a vent&#8217;anni di dittatura. Potrebbe capitare di nuovo? Se la parte buona della società si disimpegna e fa finta di niente di fronte a derive autoritarie, a cosa andiamo incontro? La libertà può morire? A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, proponiamo questa riflessione.<br />
</i></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><i>Un ringraziamento a <strong>Mario Renosio</strong>, che da tanti anni con pazienza e attenzione ci accompagna in questi incontri. Un grazie all&#8217;<strong>Istituto Storico per la Resistenza di Asti</strong> per la collaborazione. Un doveroso grazie al Comune di Cantarana e al sindaco <strong>Roberta Franco</strong> che ci apre sempre le sue porte, mostrando accoglienza e sensibilità alle nostre proposte.</i></div>
<div>
<hr />
</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">C&#8217;era bisogno di un altro libro sulla storia del fascismo? Si. Per provare a restituire la complessità della storia come antidoto ad uno dei mali  del nostro tempo: l&#8217;eccesso di semplificazione che si porta dietro altri rischi, come l&#8217;oblio della memoria e il tentativo attuale di riscrivere la storia del fascismo. Il lento trascorrere del tempo ha portato un presidente del consiglio a descrivere il confino come una sorta di villeggiatura.</div>
<div style="text-align: justify;">Fornaro evidenzia una singolare coincidenza. Il 16 novembre 1919 si svolgono prime elezioni a suffragio universale maschile con il sistema proporzionale. Il fascismo era nato da pochi mesi. Mussolini presenta una sola lista. A Milano, culla del movimento, prende l&#8217;1,5 per cento. Politicamente, è un uomo morto. 16 novembre 1922,  un Mussolini tracotante pronuncia in Parlamento quello che è passato alla storia come il discorso del bivacco. Prende a schiaffi l&#8217;istituzione parlamentare e dice la terrà aperta fino a quando vorrà lui. Cosa è successo perché in tre anni lo scenario cambiasse in modo così profondo? Danno sostegno al governo Giolitti, Salandra, Bonomi, Vittorio Emanuele Orlando, tutti ex presidenti del consiglio.  Danno un sostegno forte Benedetto Croce, Luigi Einaudi. Da la fiducia il sette volte capo del governo dell&#8217;Italia repubblicana Alcide De Gasperi e un futuro presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.</div>
<div style="text-align: justify;">Dalla guerra, l&#8217;Italia esce formalmente come un paese vincitore. Però presto si impone la visione della vittoria mutilata, strumentalizzata dal fascismo a proprio favore. Le tante promesse che rimangono disattese. La guerra causa la rivoluzione russa, con la caduta degli zar. Per la massa dei proletari in Europa e in tutto il mondo era la realizzazione di un sogno. La nascita concreta di uno stato senza classi. Il libro sostiene la tesi che tutta la sinistra italiana, sia pur con diverse intensità, rimane abbagliata dalla rivoluzione russa. Fino al punto di non comprendere il carattere eversivo del fascismo. Non si forma un&#8217;alleanza antifascista. Perché? I liberali fanno lo stesso errore dei conservatori tedeschi con il nazismo. Pensano di istituzionalizzare il fascismo, aprendo le loro liste al movimento. Pensano basti portarlo in Parlamento. La storia andrà in modo assai diverso. I popolari, appena nati, ottengono un 20 per cento nelle urne elettorali. Un risultato straordinario. Vogliono essere la terza via. Ne con i liberali. Ne con i socialisti. Finiranno per appoggiare il fascismo. I socialisti si dividono. La Monarchia si preoccupa di se stessa. Vittorio Emanuele III accetta che sia il fascismo a fare il lavoro sporco contro la sinistra e teme che il duca d&#8217;Aosta gli soffi il posto. Il re sancirà il collasso del sistema rifiutandosi di firmare lo stato d&#8217;assedio per fermare la marcia su Roma. Quella marcia su Roma che viene molto enfatizzata dalla propaganda fascista. Qual è il punto di rottura? L&#8217;autunno del 1920: la stagione dell&#8217;occupazione delle fabbriche dove avviene la vera spaccatura a sinistra, tra riformisti e rivoluzionari sancita poi al congresso di Livorno. Avviene anche la rottura tra il mondo imprenditoriale e agrario con Giolitti e i liberali. Giolitti si rifiuta di intervenire contro l&#8217;occupazione. Gli imprenditori e gli agrari non si sentono più rappresentati e guardano al fascismo come al partito dell&#8217;ordine, contro l&#8217;onda rossa. Fascismo che aveva colto l&#8217;occasione rappresentata da quanto stava avvenendo e aveva abbandonato le sue iniziali velleità rivoluzionarie. Fascismo che vuole colpire soprattutto le conquiste sociali riformiste. Inizia l&#8217;onda nera. Una sorta di controrivoluzione di una rivoluzione che non c&#8217;è mai stata e si porta via la democrazia italiana.</div>
<div style="text-align: justify;">Che lezione possiamo trarre da questo pezzo di storia? Fornaro lo dice chiaramente: la democrazia non esiste in natura. E&#8217; una modalità di governo ma non l&#8217;unica possibile. La democrazia può avere momenti di crisi. Quando ciò avviene. Quando siamo troppo sicuri che, tanto, non potrà mai succedere, è più facile che possa essere aggredita e collassare. Oggi non c&#8217;è stata la guerra mondiale. Il valore della vita è molto più tutelato. Ma viviamo una fase di grande fragilità. I sintomi della malattia? L&#8217;astensionismo. Quando si elegge il governo di una grande regione con meno del cinquanta per cento degli elettori, non c&#8217;è un problema di legittimità formale. C&#8217;è un problema di legittimità sostanziale. C&#8217;è mancanza di fiducia nella democrazia rappresentativa. Chi non va a votare è molto diverso da chi ci va. Oggi chi non va a votare è tendenzialmente un marginale. Basso reddito. Bassa scolarità. Prima vedeva nel partito e nel voto un modo per emergere. Ora non più. L&#8217;altro sintomo è l&#8217;ascensore sociale che non funziona. Oggi non abbiamo più la certezza di dire a nostro figlio che starà meglio di noi. Il progressivo aumento delle disuguaglianze sociali: pochi che stanno sempre meglio e tanti che hanno sempre meno. Se la democrazia non aiuta l&#8217;emancipazione e la crescita non risponde più alla sua funzione fondamentale. Quale rischio corriamo? Il lento scivolamento verso una forma di democrazia apparente, con dentro aspetti autoritari. Ci sono deterrenti? Si. L&#8217;Unione Europea che allora non c&#8217;era. L&#8217;indipendenza della magistratura. La corte costituzionale. Cosa fare? Non sottovalutare ne sopravvalutare. Alzare il livello dell&#8217;attenzione. Con i libri.  Con l&#8217;azione politica. Con l&#8217;importante salvaguardia della memoria. Attività oggi più complessa perché siamo chiamati a farla con la progressiva e normale uscita di scena di quelli che furono i testimoni della Resistenza.</div>
<div></div>
<div>
<figure id="attachment_4751" aria-describedby="caption-attachment-4751" style="width: 551px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-4751" src="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-300x225.jpg" alt="" width="551" height="413" srcset="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-300x225.jpg 300w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1024x768.jpg 1024w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-768x576.jpg 768w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1536x1152.jpg 1536w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-150x112.jpg 150w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-696x522.jpg 696w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1068x801.jpg 1068w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-265x198.jpg 265w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-600x450.jpg 600w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034.jpg 1743w" sizes="(max-width: 551px) 100vw, 551px" /><figcaption id="caption-attachment-4751" class="wp-caption-text">il pubblico presente in sala</figcaption></figure>
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		<title>Il collasso di una democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 15:40:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siete tutti invitati alla presentazione del libro &#8220;Il collasso di una democrazia&#8221; di Federico Fornaro. Questa sera, 14 aprile 2023, alle ore 21, nella sala consigliare del municipio di Cantarana. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Siete tutti invitati alla presentazione del libro &#8220;Il collasso di una democrazia&#8221; di Federico Fornaro. Questa sera, 14 aprile 2023, alle ore 21, nella sala consigliare del municipio di Cantarana. A colloquio con l&#8217;autore ci sarà Mario Renosio, che da poco ha lasciato la direzione scientifica dell&#8217;istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Asti. L&#8217;iniziativa è promossa da &#8220;Villafranca Domani&#8221;, dalla Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221; e dalla Biblioteca di Dusino San Michele. Come sempre, ci sarà spazio per interventi dal pubblico. Un ringraziamento va all&#8217;amministrazione comunale di Cantarana per la disponibilità e per l&#8217;accoglienza che da sempre dimostra verso le nostre proposte. Un altro ringraziamento va all&#8217;Israt di Asti per la preziosa collaborazione. Vi aspettiamo.</div>
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		<title>Il futuro del Santanera e del S. Elena interessa al Comune?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2022 00:33:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 30 aprile, il consiglio comunale si è riunito per discutere il bilancio di previsione per il triennio 2022 &#8211; 2024. Discutere? A Villafranca ormai non si discute più. Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Sabato 30 aprile, il consiglio comunale si è riunito per discutere il bilancio di previsione per il triennio 2022 &#8211; 2024. Discutere? A Villafranca ormai non si discute più. Il consiglio comunale è una semplice e svogliata formalità di una maggioranza che è appiattita sulle volontà del sindaco. L&#8217;opposizione non c&#8217;è più. Poco tempo per quello che dovrebbe essere l&#8217;atto fondamentale di indirizzo delle politiche comunali. Poco tempo, quasi tutto dedicato alle opere pubbliche che l&#8217;amministrazione spera o presume di poter fare. E gli enti che si occupano di sociale?  Solo un brevissimo e superficiale accenno nelle comunicazioni. Cosa è stato detto? Circa la casa di riposo, c&#8217;è il commissario che starebbe lavorando e avrebbe parlato con Asl e Cogesa. Notizia che dice praticamente nulla. Direi che è solo normale parlare con Asl e Cogesa. Nessuno si è chiesto con quale esito. Nessuno ha domandato, dopo un mese di commissariamento, come stia evolvendo la situazione. Nonostante il commissariamento sia stato voluto dal Comune, rimasto inerte di fronte alle difficoltà dell&#8217;ente. Quali valutazioni ha maturato il commissario? Che decisioni ha preso? E&#8217; stata definita una strategia? Quanti ospiti ci sono? Ne sono arrivati di nuovi? Che livello di qualità ha il servizio offerto? Quali sono  i rapporti con la cooperativa Kcs che fornisce il personale? C&#8217;è stato un rientro almeno parziale dal debito nei confronti di Kcs? A quanto ammonta il debito attuale dell&#8217;ente? C&#8217;è stato un confronto con il sindacato? Ci saranno iniziative per ridare un&#8217;immagine di affidabilità all&#8217;ente, dopo la distruzione della sua credibilità ad opera dei comunicati stampa comunali nello scorso inverno e le dimissioni di tre membri del consiglio di amministrazione?</div>
<div style="text-align: justify;">E il S. Elena? Qualche parola per dire che il sindaco ha incontrato il consiglio di amministrazione dell&#8217;ente. La situazione economica non sarebbe &#8220;così critica&#8221;. Nessun dato è stato fornito. Meglio non spiegare nulla. Abbiamo solo appreso che Il Comune avrebbe &#8220;girato&#8221; al S. Elena 83 mila euro. Detto in questo modo si potrebbe anche intendere che tutto va bene e che il Comune si sarebbe impegnato moltissimo. Non è così. Il Comune paga al S. Elena un contributo annuo in base ad una convenzione  vigente, con varie modifiche, dagli anni novanta. Circa 25 mila euro. L&#8217;accordo scadrà a giugno 2025. E il resto? Non risultano altri contributi comunali.  Probabilmente, i soldi derivano da contributi statali e regionali, compresi i ristori per il covid, che il Comune riceve e che deve obbligatoriamente dare al S. Elena. Soldi che avrebbero solo coperto le perdite per le rette non incassate a seguito delle chiusure imposte dalle misure contro la pandemia.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
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