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	<title>Storia Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
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	<title>Storia Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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		<title>Barcaro e Avitabile in &#8220;Prima del nuovo giorno&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 14:27:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come accennato nel precedente articolo, al Parco delle Verne, in occasione del momento dedicato al 25 aprile voluto dai gestori, Daniele Barcaro e Teresa Avitabile hanno proposto una performance teatrale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come accennato nel precedente articolo, al Parco delle Verne, in occasione del momento dedicato al 25 aprile voluto dai gestori, <strong>Daniele Barcaro</strong> e <strong>Teresa Avitabile</strong> hanno proposto una performance teatrale tratta dal corto &#8220;Prima del nuovo giorno&#8221; di Francesco Mistretta. Una quindicina di minuti interpretati con passione e seguiti con attenzione dal pubblico presente.</p>
<p style="text-align: justify;">La protagonista è Angela, partigiana. Siamo nel giorno della Liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; passata la mezzanote. Angela,  poco più che ventenne,  è sola nella sua stanza milanese. Una decina di metri quadrati. Un tavolo, due sedie, una credenza quasi vuota, un piccolo letto nell&#8217;angolo. Suo padre aveva preso quella casa nell&#8217;agosto del &#8217;30, poco prima di sparire, lasciando lei e la madre da sole. La mamma era morta cinque anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Angela spera che tutto sia finito. E&#8217; il momento di ricostruire. Di ricominciare a vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">La fragile porta di ingresso che si apre. Entra un uomo senza far troppo rumore. I due si vedono, Momenti di paura. L&#8217;uomo è vestito di stracci. Sotto i pantaloni luridi, un paio di stivali nerissimi. Angela reagisce al terrore e si lancia verso il tavolo. Dal cassetto estrae una pistola e punta l&#8217;arma verso l&#8217;uomo. &#8220;Non muoverti fascista&#8221; gli grida. L&#8217;uomo replica che la guerra è finita e i fascisti non ci sono più. In pochi attimi, Angela ritorna a quel 16 dicembre, al Teatro Lirico. La folla che aspettava Mussolini per la sua ultima uscita pubblica. L&#8217;arrivo della Muti. Quell&#8217;uomo che comandava quel gruppo di assassini, la stessa persona che aveva davanti, aveva preso il suo Marcello e lo aveva portato via. Quell&#8217;uomo che le aveva creato un dolore così profondo sta li davanti a lei e pretende pietà. Ancora non è possibile perdonare. Violenza e speranza di danno ancora la mano. Gli amici dei nazisti non sarebbero andati via facilmente. Salò lo aveva dimostrato. Bisogna uccidere. La guerra ha una coda molto lunga. Un gesto disperato. L&#8217;uomo si avventa su Angela per disarmarla. Parte un colpo. L&#8217;uomo si accascia per terra. Angela raccoglie la coperta dal suo povero letto e la usa per coprire il corpo di quello che un giorno, molto lontano, era stato suo padre.</p>
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		<title>il 25 aprile e la Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 12:07:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno ho scelto di essere presente al 25 aprile in modo diverso. Silvio Puppo e la sua famiglia hanno organizzato un momento dedicato a questa importante data nello spazio che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;anno ho scelto di essere presente al 25 aprile in modo diverso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Silvio Puppo</strong> e la sua famiglia hanno organizzato un momento dedicato a questa importante data nello spazio che gesticono: il Chiosco delle Verne a Villafranca. Ho accettato volentieri il loro invito a partecipare con un mio breve intervento sull&#8217;eredità morale della Resistenza: i valori contenuti nella Costituzione repubblicana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Barcaro</strong> e <strong>Teresano Avitabile</strong> hanno presentato una performance teatrale tratta dal corto &#8220;Prima del nuovo giorno&#8221; di Francesco Mistretta: un pezzo molto intenso con il dramma umano di un perdono impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo Vaccaneo</strong> ha proposto una sua sintesi degli eventi storici, partendo dalla fine della prima guerra mondiale.</p>
<p>Il tutto unito da un bel pomeriggio di sole e dalla musica dei Mini Ottoni, un gruppo di strumenti a fiato con un repertorio dagli arrangiamenti originali.</p>
<figure id="attachment_4890" aria-describedby="caption-attachment-4890" style="width: 421px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-4890" src="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-300x225.jpeg" alt="" width="421" height="316" srcset="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-300x225.jpeg 300w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-1024x768.jpeg 1024w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-768x576.jpeg 768w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-1536x1152.jpeg 1536w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-560x420.jpeg 560w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-80x60.jpeg 80w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-150x113.jpeg 150w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-696x522.jpeg 696w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-1068x801.jpeg 1068w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-1920x1440.jpeg 1920w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26-600x450.jpeg 600w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-25-at-21.58.26.jpeg 2016w" sizes="(max-width: 421px) 100vw, 421px" /><figcaption id="caption-attachment-4890" class="wp-caption-text">Il gruppo dei Mini Ottoni</figcaption></figure>
<p>Di seguito, trovate il testo del mio intervento.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cos’è il 25 aprile?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>È la Festa della Liberazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Da cosa ci siamo liberati?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dal fascismo e dal nazismo che ci avevano gettato nella tragedia della seconda guerra mondiale, costata all’Italia circa 500 mila morti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Liberazione resa possibile anche grazie a tutti quegli uomini e donne che non restarono passivi e scelsero di combattere diventando partigiani. Ridiedero onore e dignità a quell’Italia che aveva iniziato la guerra dalla parte sbagliata.  Quella guerra voluta dal fascismo e dal nazismo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Secondo l’Associazione Nazionale Partigiani, i caduti della Resistenza furono 44700. Cifra che raddoppia se ci aggiungiamo i militari caduti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 in combattimenti contro gli ex alleati tedeschi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli astigiani caduti servendo la Resistenza sono stati 748. Alcuni proprio nelle nostre zone.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Luigi Capriolo: impiccato a qui a Villafranca, al balcone della casa posta davanti alla stazione ferroviaria, sulla piazza che poi gli è stata intitolata.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Faustino Novara: ucciso appendendolo con un gancio da macellaio al balcone dove oggi c’è il ristorante Madama Vigna, a Baldichieri.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Domenico Tamietti: morto durante uno scontro armato a Villafranca, a Case Bruciate.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cosa ci dato la Resistenza?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli uomini e le donne che l’hanno fatta ormai non ci sono più ma ci hanno lasciato una grande eredità morale: quei valori che sono contenuti nella Costituzione della Repubblica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;articolo 3. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che, limitando di fatta la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. È lo Stato che diventa un soggetto attivo nella società per eliminare le disuguaglianze. Un programma politico ancora attualissimo contenuto in una frase.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le differenze sono state eliminate? No, purtroppo. Dopo una stagione di conquiste sociali, dagli anni novanta in poi sono aumentate.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>C’è il lavoro per tutti? No. Abbiamo lasciato che si diffondesse sempre di più il lavoro povero e flessibile. Facciamo finta di non vedere quello in nero. In nome della globalizzazione, abbiamo lasciato che il lavoro andasse in paesi lontani dove “costa meno”. E se l’intelligenza artificiale renderà inutili tanti lavori, una serie classe dirigente dovrebbe pensare a come riorganizzare la società per dare nuove opportunità e tutele. Non ignorare il problema. L’articolo 41 richiama la funzione sociale dell’impresa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Pochi che hanno sempre di più e tanti che hanno sempre meno.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La sanità pubblica per tutti sostituita con quella privata che devi pagare, quindi per quelli che se lo possono permettere. Ma non c’era il diritto alla salute? È nell’art. 32.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’istruzione? Nell’art. 34 c’è scritto che i “capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Quanto costa mandare un figlio fino all’università?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il diritto alla libertà di opinione. È nell’art. 21. È una delle basi della politica sana. Libertà di opinione vuol dire confronto. Nuove idee. Cambiamento. Conoscenza dei fatti per decidere consapevolmente. Tutte cose difficili quando chi fa politica è proprietario dei mezzi di informazione o quando i governi si appropriano della Rai. Nella classifica della libertà di stampa 2025, preparata da Reporter senza Frontiere, l’Italia era al 49° posto. La peggiore del mondo occidentale. Poca informazione libera. Tanta presunta informazione, sia a livello alto, sia a livello locale, che fa propaganda per chi governa. Non siamo ancora riusciti a fare una legge che impedisca le querele temerarie, cioè il sistema più usato per intimidire chi esprime un’opinione diversa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E la pace? L’Italia ricostruita sulla Resistenza ripudiava la guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Come diceva papa Francesco, stiamo vivendo la terza guerra mondiale a pezzi che si sta trasformando in una guerra globale. Ci siamo dentro anche noi perché i soldi per le armi, per finanziare conflitti scellerati che non ci appartengono e dovevano essere risolti con la diplomazia, li troviamo sempre.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non siamo messi bene.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il fascismo non è mai morto. È andato in sonno dopo la guerra ma ora sta tornando. Prima perché non abbiamo mai fatto i conti con i crimini della dittatura e solo pochi dei responsabili hanno pagato. Poi perché nelle crepe di una democrazia dove non si va a votare per indifferenza perché fa comodo pensare che “sono tutti uguali”, passa la convinzione che il confronto di idee è una perdita di tempo. Basta la persona forte al potere. Magari appoggiata dai poteri economici, con un Parlamento ubbidiente e senza il controllo della magistratura.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Torniamo a leggere la Costituzione. Facciamola leggere ai giovani. C’è ancora tanto lavoro da fare per attuarla e abbiamo bisogno di loro.</em></p>
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		<title>Federico Fornaro spiega Giacomo Matteotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 18:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[I fatti negli altri Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Federico Fornaro è tornato a Cantarana per presentare il suo ultimo libro &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221; (edito da Bollati Boringhieri). L&#8217;appuntamento è stato voluto da &#8220;Villafranca Domani&#8221;, dalla Biblioteca di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Federico Fornaro</strong> è tornato a Cantarana per presentare il suo ultimo libro &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221; (edito da Bollati Boringhieri). L&#8217;appuntamento è stato voluto da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221;</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele</strong>. Purtroppo, questa volta il pubblico è stato modesto. Appena una quindicina di persone. La concomitanza di altre iniziative nella zona non ha favorito le presenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio il Comune di Cantarana, nella persona del sindaco <strong>Roberta Franco</strong>, per la disponibilità e l&#8217;attenzione che ha sempre mostrato verso le nostre proposte. Un grazie anche a <strong>Mario Renosio</strong>, ex direttore scientifico dell&#8217;Istituto per la Storia della Resistenza di Asti, che, dialogando con l&#8217;autore, ci ha accompagnato nel conoscere la figura di Giacomo Matteotti. Renosio ci aiuta nelle nostre iniziative di cultura politica da molti anni.</p>
<p style="text-align: center;">*****</p>
<h4><strong>CHI ERA GIACOMO MATTEOTTI?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giacomo Matteotti</strong> nasce a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio 1885.  Muore a Roma il 10 giugno 1924, rapito e assassinato da una squadra di fascisti. È onorevole e segretario del Partito Socialista Unitario, costituito dopo una scissione del Partito Socialista Italiano al congresso di Roma dell&#8217;ottobre 1922.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;odio fascista contro Matteotti nasce proprio nel Polesine, teatro dell&#8217;alluvione del 1882, la prima grande calamità naturale dell&#8217;Italia unita. Il Polesine è rimasto un territorio povero. Vi regnano miseria, malattie, analfabetismo. Matteotti è odiato perché, pur essendo di famiglia benestante, proprietaria terriera, sceglie di mettersi con i più deboli. È un socialista anomalo oltre a essere un politico molto diverso per la sua epoca. Concreto con i suoi ideali. Non usa mai la retorica, a differenza di Mussolini e del fascismo. Per questo, il dittatore lo ha sempre patito.</p>
<h4><strong>LE SUE IDEE</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>L&#8217;origine del suo impegno politico parte dalla sua comunità</strong></span>. Da quei piccoli Comuni dove si fa eleggere e dove organizza una scuola di politica per insegnare ai compagni di partito come si gestisce un bilancio. Fa politica con competenza, preparando e studiando gli argomenti che deve trattare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">È un pacifista e antimilitarista</span></strong>.  Quindi si schiera contro la guerra per la conquista della Libia e contro l&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nel primo conflitto mondiale. Per Matteotti non esiste la guerra &#8220;patriottica&#8221;. E&#8217; sempre un&#8217;aggressione pagata con sangue e sacrifici dal popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>Crede nella giustizia sociale</strong></span>, da attuare anche con una tassazione progressiva. Per primo, ha una visione politica europeista perché crede che un <span style="color: #3366ff;"><strong>continente fatto di piccole patrie porti in sé il germe della guerra.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">E&#8217; contro il fascismo in modo intransigente</span></strong>. Non si possono fare accordi con chi uccide la democrazia con l&#8217;uso sistematico della violenza. A fine febbraio 1924, pochi mesi prima della sua morte, venne assassinato dai fascisti un candidato socialista alle elezioni politiche, Antonio Piccinini, di Reggio Emilia. Malmenato, appeso a un gancio da macellaio, finito a colpi di pistola e appeso a un albero vicino alla ferrovia come monito per gli operai pendolari che arrivavano con il treno. Nonostante questo, nel seggio gli operai lo votano lo stesso fino a farlo risultare eletto. Uno dei tanti morti di quegli anni, dei quali si è persa memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteotti comprende prima degli altri <span style="color: #3366ff;"><strong>la natura eversiva del fascismo</strong></span> ma capisce i motivi della sua nascita, identificati nelle tensioni del biennio rosso (1919-1920). Lo dice già nel 1921. Non esita a mettersi contro anche quella parte di sindacalismo e di socialisti che non vedevano male l&#8217;idea di un compromesso o, peggio, di una collaborazione con il nuovo regime. Nello stesso tempo, sa che la rivoluzione russa non può essere replicata in Italia, in un contesto totalmente diverso. Le masse vanno preparate e deve crescere la loro consapevolezza. La rivoluzione sono i Comuni che portano nel Polesine acqua e luce per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; moderno perché ritiene che lo Stato debba t<span style="color: #3366ff;"><strong>utelare la legalità e il libero confronto politico</strong></span>. La figura di Matteotti ci fa capire quanto sia pieno di falsità il tentativo odierno di riscrivere la storia del ventennio. Vogliono farci credere che il fascismo sia stato una dittatura da operetta che, alla fine, aveva fatto cose buone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo omicidio è <span style="color: #3366ff;"><strong>un delitto di Stato</strong></span>. Non ci sarà mai la prova regina che indichi con assoluta certezza il mandante. Tuttavia, il processo farsa ai suoi assassini, il tanto denaro e le protezioni che il regime accordò loro nel tempo sono fatti accertati. È evidente che con la sua intransigenza, la sua tenacia e la sua attività parlamentare e di segretario del partito, Matteotti poteva ostacolare il fascismo. Magari con la denuncia di un pesante buco nel bilancio statale e di una possibile maxi tangente a favore di Arnaldo Mussolini per le concessioni petrolifere di estremo favore date alla Sinclair Oil. Con l&#8217;omicidio, il fascismo ha un momento di crisi profonda ma si salva grazie ancora una volta all&#8217;inerzia del Re, sostenuta dal voto di fiducia a Mussolini del Senato. Anche Benedetto Croce dice si al fascismo. Il 3 gennaio 1925, parlando alla Camera, Mussolini pronuncia il suo famoso discorso di arrogante rivendicazione della violenta rivoluzione fascista.</p>
<p style="text-align: center;"><em> *****</em></p>
<p><strong><em>MATTEOTTI: RISCOPRIAMO IL SUO VALORE ETICO E POLITICO</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Credo che il libro di Fornaro vada letto. Le idee di Matteotti, se confrontate con l&#8217;epoca attuale, mettono ancora di più in evidenza la mediocrità della politica di oggi. Dal livello locale a quello più alto. Impegno, militanza, rispetto della cosa pubblica, legalità, rifiuto della guerra, libertà di espressione, mettersi dalla parte dei più deboli per dare a tutti opportunità, una visione di Europa: sono valori che Matteotti ci ricorda. Sono i valori della Costituzione repubblicana. Riscopriamoli. Facciamoli conoscere ai giovani con esempi positivi. Possiamo ancora recuperare? Credo di si ma c&#8217;è sempre meno tempo a disposizione. I sintomi della malattia ci sono tutti. Il disimpegno dalla politica, a partire da quella dei nostri paesi. L&#8217;astensionismo da voto, giustificato con comodo alibi di che tanto sono tutti uguali. I partiti “personali”. A qualsiasi livello, si cercano “leader”. Fanno immagine e tolgono la responsabilità di pensare e di agire. La politica  per fare interessi privati e clientelari, senza moralità. La mancanza di una vera informazione. L&#8217;uso dei social e dei mezzi di comunicazione per &#8220;manganellare&#8221; l&#8217;avversario politico, screditandolo, come ha ricordato durante l&#8217;incontro Daniele Barcaro. L&#8217;economia che governa la politica mentre dovrebbe essere governata dalla politica. La riabilitazione del fascismo che non preoccupa più.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Se la parte buona della società si ritira, lo spazio viene occupato dal peggio.</em></p>
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		<title>la democrazia in crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2023 13:45:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Senza la prima guerra mondiale non ci sarebbero stati fascismo e nazismo.  E&#8217; vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia, è un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Senza la prima guerra mondiale non ci sarebbero stati fascismo e nazismo.  E&#8217; vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia, è un fatto che l&#8217;Italia esce dal primo conflitto mondiale debole e prostrata. La violenza è diventata la normalità. La guerra è entrata in tutte le famiglie, come testimoniano i tanti monumenti ai caduti che vediamo nei nostri paesi. Nessun luogo è stato risparmiato. Il primo conflitto mondiale è stato la prima guerra di massa dove un popolo, spesso analfabeta, viene mandato a combattere senza che ne capisse il motivo. La vita non conta. Questo ci dice <strong>Federico Fornaro</strong> nel suo libro <strong>&#8220;Il collasso di una democrazia -L&#8217;ascesa al potere di Mussolini 1919 -1922&#8221;</strong>. Davanti ad un pubblico di una ventina di persone, Fornaro ha presentato il suo ultimo lavoro da storico, dialogando con Mario Renosio, che da poco ha lasciato la direzione scientifica del Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Asti.</div>
<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true"></div>
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<p><i>L&#8217;iniziativa è stata promossa da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221;</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele</strong>. Perché l&#8217;abbiamo voluta? Riteniamo il tema proposto da Fornaro molto attuale. </i><i>Una democrazia può collassare? Può morire? Nel suo libro, l&#8217;autore ci dice di si. L&#8217;Italia uscita stremata dalla prima guerra mondiale non sa gestire le sue emergenze e si affida ad una classe politica debole, fuori dal tempo, divisa, incompetente. Classe politica nella quale emerge un nuovo soggetto aggressivo: Benito Mussolini. Un capopopolo nuovo che promette di riportare l&#8217;ordine con la violenza. E l&#8217;Italia borghese ci crede e lo appoggia. Quelli che dovevano essere gli argini a tutela della democrazia si arrendono progressivamente fino allo schianto finale che ci porta a vent&#8217;anni di dittatura. Potrebbe capitare di nuovo? Se la parte buona della società si disimpegna e fa finta di niente di fronte a derive autoritarie, a cosa andiamo incontro? La libertà può morire? A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, proponiamo questa riflessione.<br />
</i></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><i>Un ringraziamento a <strong>Mario Renosio</strong>, che da tanti anni con pazienza e attenzione ci accompagna in questi incontri. Un grazie all&#8217;<strong>Istituto Storico per la Resistenza di Asti</strong> per la collaborazione. Un doveroso grazie al Comune di Cantarana e al sindaco <strong>Roberta Franco</strong> che ci apre sempre le sue porte, mostrando accoglienza e sensibilità alle nostre proposte.</i></div>
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<hr />
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<div></div>
<div style="text-align: justify;">C&#8217;era bisogno di un altro libro sulla storia del fascismo? Si. Per provare a restituire la complessità della storia come antidoto ad uno dei mali  del nostro tempo: l&#8217;eccesso di semplificazione che si porta dietro altri rischi, come l&#8217;oblio della memoria e il tentativo attuale di riscrivere la storia del fascismo. Il lento trascorrere del tempo ha portato un presidente del consiglio a descrivere il confino come una sorta di villeggiatura.</div>
<div style="text-align: justify;">Fornaro evidenzia una singolare coincidenza. Il 16 novembre 1919 si svolgono prime elezioni a suffragio universale maschile con il sistema proporzionale. Il fascismo era nato da pochi mesi. Mussolini presenta una sola lista. A Milano, culla del movimento, prende l&#8217;1,5 per cento. Politicamente, è un uomo morto. 16 novembre 1922,  un Mussolini tracotante pronuncia in Parlamento quello che è passato alla storia come il discorso del bivacco. Prende a schiaffi l&#8217;istituzione parlamentare e dice la terrà aperta fino a quando vorrà lui. Cosa è successo perché in tre anni lo scenario cambiasse in modo così profondo? Danno sostegno al governo Giolitti, Salandra, Bonomi, Vittorio Emanuele Orlando, tutti ex presidenti del consiglio.  Danno un sostegno forte Benedetto Croce, Luigi Einaudi. Da la fiducia il sette volte capo del governo dell&#8217;Italia repubblicana Alcide De Gasperi e un futuro presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.</div>
<div style="text-align: justify;">Dalla guerra, l&#8217;Italia esce formalmente come un paese vincitore. Però presto si impone la visione della vittoria mutilata, strumentalizzata dal fascismo a proprio favore. Le tante promesse che rimangono disattese. La guerra causa la rivoluzione russa, con la caduta degli zar. Per la massa dei proletari in Europa e in tutto il mondo era la realizzazione di un sogno. La nascita concreta di uno stato senza classi. Il libro sostiene la tesi che tutta la sinistra italiana, sia pur con diverse intensità, rimane abbagliata dalla rivoluzione russa. Fino al punto di non comprendere il carattere eversivo del fascismo. Non si forma un&#8217;alleanza antifascista. Perché? I liberali fanno lo stesso errore dei conservatori tedeschi con il nazismo. Pensano di istituzionalizzare il fascismo, aprendo le loro liste al movimento. Pensano basti portarlo in Parlamento. La storia andrà in modo assai diverso. I popolari, appena nati, ottengono un 20 per cento nelle urne elettorali. Un risultato straordinario. Vogliono essere la terza via. Ne con i liberali. Ne con i socialisti. Finiranno per appoggiare il fascismo. I socialisti si dividono. La Monarchia si preoccupa di se stessa. Vittorio Emanuele III accetta che sia il fascismo a fare il lavoro sporco contro la sinistra e teme che il duca d&#8217;Aosta gli soffi il posto. Il re sancirà il collasso del sistema rifiutandosi di firmare lo stato d&#8217;assedio per fermare la marcia su Roma. Quella marcia su Roma che viene molto enfatizzata dalla propaganda fascista. Qual è il punto di rottura? L&#8217;autunno del 1920: la stagione dell&#8217;occupazione delle fabbriche dove avviene la vera spaccatura a sinistra, tra riformisti e rivoluzionari sancita poi al congresso di Livorno. Avviene anche la rottura tra il mondo imprenditoriale e agrario con Giolitti e i liberali. Giolitti si rifiuta di intervenire contro l&#8217;occupazione. Gli imprenditori e gli agrari non si sentono più rappresentati e guardano al fascismo come al partito dell&#8217;ordine, contro l&#8217;onda rossa. Fascismo che aveva colto l&#8217;occasione rappresentata da quanto stava avvenendo e aveva abbandonato le sue iniziali velleità rivoluzionarie. Fascismo che vuole colpire soprattutto le conquiste sociali riformiste. Inizia l&#8217;onda nera. Una sorta di controrivoluzione di una rivoluzione che non c&#8217;è mai stata e si porta via la democrazia italiana.</div>
<div style="text-align: justify;">Che lezione possiamo trarre da questo pezzo di storia? Fornaro lo dice chiaramente: la democrazia non esiste in natura. E&#8217; una modalità di governo ma non l&#8217;unica possibile. La democrazia può avere momenti di crisi. Quando ciò avviene. Quando siamo troppo sicuri che, tanto, non potrà mai succedere, è più facile che possa essere aggredita e collassare. Oggi non c&#8217;è stata la guerra mondiale. Il valore della vita è molto più tutelato. Ma viviamo una fase di grande fragilità. I sintomi della malattia? L&#8217;astensionismo. Quando si elegge il governo di una grande regione con meno del cinquanta per cento degli elettori, non c&#8217;è un problema di legittimità formale. C&#8217;è un problema di legittimità sostanziale. C&#8217;è mancanza di fiducia nella democrazia rappresentativa. Chi non va a votare è molto diverso da chi ci va. Oggi chi non va a votare è tendenzialmente un marginale. Basso reddito. Bassa scolarità. Prima vedeva nel partito e nel voto un modo per emergere. Ora non più. L&#8217;altro sintomo è l&#8217;ascensore sociale che non funziona. Oggi non abbiamo più la certezza di dire a nostro figlio che starà meglio di noi. Il progressivo aumento delle disuguaglianze sociali: pochi che stanno sempre meglio e tanti che hanno sempre meno. Se la democrazia non aiuta l&#8217;emancipazione e la crescita non risponde più alla sua funzione fondamentale. Quale rischio corriamo? Il lento scivolamento verso una forma di democrazia apparente, con dentro aspetti autoritari. Ci sono deterrenti? Si. L&#8217;Unione Europea che allora non c&#8217;era. L&#8217;indipendenza della magistratura. La corte costituzionale. Cosa fare? Non sottovalutare ne sopravvalutare. Alzare il livello dell&#8217;attenzione. Con i libri.  Con l&#8217;azione politica. Con l&#8217;importante salvaguardia della memoria. Attività oggi più complessa perché siamo chiamati a farla con la progressiva e normale uscita di scena di quelli che furono i testimoni della Resistenza.</div>
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<figure id="attachment_4751" aria-describedby="caption-attachment-4751" style="width: 551px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class=" wp-image-4751" src="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-300x225.jpg" alt="" width="551" height="413" srcset="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-300x225.jpg 300w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1024x768.jpg 1024w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-768x576.jpg 768w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1536x1152.jpg 1536w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-150x112.jpg 150w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-696x522.jpg 696w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1068x801.jpg 1068w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-265x198.jpg 265w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-600x450.jpg 600w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034.jpg 1743w" sizes="(max-width: 551px) 100vw, 551px" /><figcaption id="caption-attachment-4751" class="wp-caption-text">il pubblico presente in sala</figcaption></figure>
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		<title>Ha senso ricordare il 25 aprile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2022 15:52:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Modesta commemorazione del 25 aprile. Lunedì scorso, pochi minuti al Borgovecchio, presso la lapide a ricordo del partigiano Luigi Capriolo e pochi minuti al cimitero. Nessuna pubblicità all&#8217;evento, a parte il comunicato sul sito del Comune. Nessun impegno. Poche persone presenti. Assenza della Banda Municipale. Neanche un microfono per cogliere il senso delle parole.  Nessuna attenzione alla testimonianza nei confronti della popolazione e  a come fare per comunicarla. Questa amministrazione comunale sembra vivere l&#8217;evento come una fastidiosa  formalità obbligatoria da sbrigare in fretta.</div>
<div style="text-align: justify;">Ha ancora senso celebrare il  25 aprile? Io credo di si. Ma non come è stato fatto a Villafranca lunedì. Come ha ben spiegato il professor Alessandro Barbero, noto storico, le persone che hanno visto quella guerra sono ormai pochissime. Mentre sono tanti, sempre di più, quelli che in famiglia sentono dire che il fascismo, in fondo, ha fatto cose buone. Che non era poi così cattivo. Che i partigiani erano solo ladri. Questa è la malattia del nostro tempo. Bisogna spiegare loro la vergogna delle leggi razziali volute da italiani contro italiani. Le guerre di aggressione. L&#8217;appoggio al nazismo delle camere a gas. Il colonialismo. Il controllo dell&#8217;informazione. La propaganda. Bisogna chiedere loro se avrebbero voluto queste cose. Se avrebbero voluto la vittoria di Mussolini e di Hitler. Bisogna spiegare loro i principi contenuti nella Costituzione repubblicana.  Non è qualcosa che si fa in un attimo o con un post sui social.  E&#8217; cultura. E&#8217; ricerca di un linguaggio adeguato. Un percorso che richiede tempo e determinazione. Esempi. Occasioni di approfondimento. Collaborazione con le scuole. Collaborazione con l&#8217;istituto Storico per la Resistenza di Asti, ente  che il Comune ignora da molti anni.</div>
<div style="text-align: justify;">Qualcuno si chiederà: &#8220;cosa c&#8217;entra il Comune? Non è un suo compito&#8221;. Il Comune c&#8217;entra, eccome. Fa parte delle istituzioni dello Stato nato dalla Resistenza. Chiunque faccia l&#8217;amministratore pubblico, a qualsiasi livello, anche comunale, dovrebbe sentirsi portatore di quei principi e operare per renderli più  forti. Se ci crede. E qui sta il punto.</div>
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<div><em>Ecco come Giovanni Saracco ricorda Luigi Capriolo, il partigiano impiccato a Villafranca il 31.8.1944, nel suo libro &#8220;La Cassina del medich&#8221;:</em></div>
<h5><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2022/04/testiamonianza-giovanni-saracco.pdf"><span style="color: #0000ff;"><em><strong>testimonianza giovanni saracco</strong></em></span></a></h5>
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		<title>Giovanni Saracco: a due anni dalla scomparsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2022 18:15:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due anni fa, il 31 marzo 2020, moriva Giovanni Saracco. Architetto urbanista. Prima consigliere comunale di opposizione e consigliere provinciale nelle liste del Pci. Poi sindaco di Villafranca dal 1990 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Due anni fa, il 31 marzo 2020, moriva Giovanni Saracco. Architetto urbanista. Prima consigliere comunale di opposizione e consigliere provinciale nelle liste del Pci. Poi sindaco di Villafranca dal 1990 al 1999, espressione del gruppo &#8220;Insieme per cambiare&#8221;. Senatore dal 1996 al 2001 per l&#8217;Ulivo di Romano Prodi.</div>
<div style="text-align: justify;">Oltre cinquant&#8217;anni di vita dedicata al servizio del bene pubblico. Senza risparmiarsi. Sempre aperto al confronto con gli altri, rispettoso dell&#8217;avversario. Preparato sui temi. Mai superficiale. Convinto delle idee che aveva maturato. Pronto a difenderle, assumendosi tutte le responsabilità. Ma capace di cercare spazi di compromesso che aiutassero il lavoro da svolgere o l&#8217;obiettivo da raggiungere. Molto concreto. A volte anche molto duro. Efficace.</div>
<div style="text-align: justify;">Diceva sempre che la ricerca del meglio in assoluto era nemica del bene possibile. Fai quanto puoi al tuo livello di competenza, senza mai dare nulla per scontato. Fai progredire il tuo pezzo di mondo, guardando ad obiettivi di lungo termine. Non sottrarti all&#8217;impegno civile. Dal suo esempio, ho imparato il senso della vera politica e quanto costi fatica. Ho imparato che la vera politica evita che gli uomini si facciano la guerra.</div>
<div style="text-align: justify;">Personalità complessa ma ricca di contenuti. Potevi condividerli o meno ma non potevi evitare di considerarli.</div>
<div style="text-align: justify;">Così scriveva della politica:</div>
<blockquote>
<div style="text-align: justify;"><i>Si dice che c&#8217;è disgusto tra la gente verso i  partiti e verso la politica in generale. Questo disgusto nasce da un  equivoco. La politica non è ciò che vediamo tutti i giorni in  televisione: incontri tra segretari di partito, oscure dichiarazioni,  linguaggio incomprensibile, noia. Politica è il vivere quotidiano in  mezzo agli altri, sono le nostre esigenze, i nostri problemi: il lavoro,  la scuola, i figli. Ciascuno di noi, come singolo o come gruppo, ha  delle esigenze; politica è far andare d&#8217;accordo queste esigenze con  quelle della collettività, con quelle generali.</i></div>
<div style="text-align: justify;"><i>Una nuova dirigenza deve essere capace di  raccogliere tutto le &#8220;briciole&#8221; di politica che ci sono in ogni nostra  attività per organizzarle in un progetto. Questo progetto deve essere  visibile, ciascuno dove ritrovarci il suo contributo e si deve vedere  che è utile, che cambia le cose nella direzione delle esigenze di chi lo  ha voluto. Questo è il vero modo di fare politica, di esprimere le  proprie necessità e vederle camminare.</i></div>
<div style="text-align: justify;"><i>Ma una nuova politica ha bisogno di nuovi  strumenti e di un nuovo linguaggio; il linguaggio della politica deve  essere quello che parla la gente comune, quello che parla ciascuno di  noi. Perché se noi capiamo, cresciamo. E se la gente cresce, cresce  anche la sua capacità di produrre politica e non c&#8217;è disamore, non c&#8217;è  più il rifiuto ed il disgusto. Sarà un po&#8217; difficile avendo lasciato  cadere la situazione così in basso. Già mettere la pazienza necessaria  per farsi capire è un gesto importante. Usiamolo come metro di giudizio  tra chi vuole farsi capire e chi no.</i></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><i>&#8220;Tutti i cittadini hanno il diritto di  associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a  determinare la politica nazionale&#8221;. </i></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><i>E&#8217; l&#8217;articolo 49 della Costituzione.</i></div>
</blockquote>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">La figura di Giovanni Saracco meriterebbe uno studio con una conseguente analisi che la consegni alla storia. Senza retorica. Con il contributo di chi lo ha conosciuto e ha lavorato realmente con lui. A beneficio dei giovani, che hanno bisogno di modelli positivi e concreti, e di quanti credono ancora nell&#8217;importanza di studiare le vicende dei nostri luoghi. I suoi scritti e il suo archivio sono materiali fondamentali che dovrebbero diventare patrimonio pubblico. Sono un pezzo di vita e delle radici di questo territorio. Parte del materiale, quella degli anni successivi all&#8217;esperienza nelle istituzioni, è disponibile su <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.giovannisaracco.it" rev="en_rl_none">www.giovannisaracco.it</a></span> e su <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://giovannisaracco.blogspot.com/" rev="en_rl_none">http://giovannisaracco.blogspot.com/</a></span></div>
<div style="text-align: justify;">Cosa ha fatto Giovanni Saracco? Grazie al suo impegno e di chi gli è stato vicino, Villafranca fece in quel periodo un deciso salto di qualità, assumendo autorevolezza e diventando punto di riferimento della zona. Il trasferimento della sede Asl nel centro del paese, con l&#8217;arrivo del servizio 118. Il piano regolatore. Forti impegni verso il sociale e a sostegno del volontariato, che non sono mai stati considerati un peso per il bilancio comunale ma investimenti per la qualità della comunità. Impianti di depurazione per la salute dell&#8217;ambiente. La raccolta differenziata dei rifiuti e l&#8217;impegno diretto nel Consorzio Astigiano. Il passaggio pedonale lungo la statale 10. La strada di Bricco Taragno. Le case popolari delle Verne, con l&#8217;acquisizione gratuita dei terreni che oggi si vorrebbero destinare a &#8220;parco&#8221;. Il rifacimento di via Roma e di piazza Marconi. Il recupero del San Giovanni. La sede della biblioteca. E altro ancora. Lascio ancora la parola a lui. Al suo ultimo intervento da sindaco in consiglio comunale. Era il 12 giugno 1999. Cliccate qui sotto per leggerlo:</div>
<div><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2022/04/commiato-saracco-12.6.99.pdf"><span style="color: #0000ff;"><em><strong>commiato saracco 12.6.99</strong></em></span></a></div>
<p style="text-align: justify;">La storia di Saracco non merita di essere dimenticata. Temo, purtroppo, che questo stia avvenendo. O meglio, temo che in buona parte sia già avvenuto. A mio avviso, su di lui e sul suo lavoro c&#8217;è stata a livello locale un&#8217;operazione di &#8220;rimozione&#8221;. Non se parla più da vent&#8217;anni. Silenzio da parte delle istituzioni. Silenzio sui mezzi di informazione. Era troppo scomoda e, forse, molto &#8220;avanti&#8221;.  Metteva in discussione una presunta classe dirigente che credeva di avere il diritto di governare sempre. Per &#8220;diritto di famiglia&#8221;.  Per condizione sociale. Per rendite di posizione acquisite nel tempo. A prescindere dalla qualità del proprio operato. Meglio non disturbare e tornare alla comoda e vuota &#8220;normalità&#8221;. Al &#8220;come si è sempre fatto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Italia e l&#8217;astigiano dopo la prima guerra mondiale. Ne parliamo con Mario Renosio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 16:59:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LA STORIA IGNORATA La prima guerra mondiale sconvolse in modo rilevante l&#8217;assetto dell&#8217;Europa. Morirono stati e ne nacquero altri. Cambiarono governi e istituzioni. Da quell&#8217;enorme carneficina che costò all&#8217;Italia quasi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>LA STORIA IGNORATA</strong></span></h2>
<p style="text-align: justify;">La prima guerra mondiale sconvolse in modo rilevante l&#8217;assetto dell&#8217;Europa. Morirono stati e ne nacquero altri. Cambiarono governi e istituzioni. Da quell&#8217;enorme carneficina che costò all&#8217;Italia quasi 700 mila caduti, nulla rimase come prima. Per quale motivo siamo entrati in guerra? Come siamo cambiati? La politica come rispose ai nuovi problemi? Ne parliamo stasera con Mario Renosio, dell&#8217;Istituto per la Storia della Resistenza di Asti. <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong> è lieta di averlo ancora una volta ospite e lo ringrazia per la sua preziosa collaborazione. Con Mario, da diversi anni, facciamo un percorso che ha lo scopo di approfondire temi di cui, secondo noi, si parla poco, cercando motivi di riflessione che ci aiutino a capire i problemi di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Siete tutti invitati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/11/6-dicembre-2018-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3920" src="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/11/6-dicembre-2018-2.jpg" alt="6 dicembre 2018 2" width="461" height="615" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Italia e l&#8217;astigiano dopo la prima guerra mondiale. Ne parliamo con Mario Renosio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 08:57:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/litalia-e-lastigiano-dopo-la-prima-guerra-mondiale-ne-parliamo-con-mario-renosio/">L&#8217;Italia e l&#8217;astigiano dopo la prima guerra mondiale. Ne parliamo con Mario Renosio</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="tdi_1" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_2  wpb_row td-pb-row" >
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<style>.vc_column_text>.td-element-style{z-index:-1}</style><div class="td-fix-index"><h3 style="text-align: justify;"><strong>LA STORIA IGNORATA</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">La prima guerra mondiale sconvolse in modo rilevante l’assetto dell’Europa. Morirono stati e ne nacquero altri. Cambiarono governi e istituzioni. Da quell’enorme carneficina che costò all’Italia quasi 700 mila caduti, nulla rimase come prima. Per quale motivo siamo entrati in guerra? Come siamo cambiati? La politica come rispose ai nuovi problemi? Ne parliamo stasera con Mario Renosio, dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Asti. <strong>“Villafranca Domani”</strong> è lieta di averlo ancora una volta ospite e lo ringrazia per la sua preziosa collaborazione. Con Mario, da diversi anni, facciamo un percorso che ha lo scopo di approfondire temi di cui, secondo noi, si parla poco, cercando motivi di riflessione che ci aiutino a capire i problemi di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Siete tutti invitati.</p>
<p><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/6-dicembre-2018-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" td-modal-image alignnone wp-image-264 size-medium" src="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/6-dicembre-2018-2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/6-dicembre-2018-2-225x300.jpg 225w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/6-dicembre-2018-2-600x800.jpg 600w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/6-dicembre-2018-2-150x200.jpg 150w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/6-dicembre-2018-2-300x400.jpg 300w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/6-dicembre-2018-2-696x928.jpg 696w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/6-dicembre-2018-2.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Un grazie a Monale per la manifestazione a ricordo del 25 aprile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2017 15:31:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SERVONO MOMENTI PER CAPIRE Pochi giorni fa, i Comuni della nostra zona hanno ricordato il 25 aprile con la consueta manifestazione congiunta che si è svolta a Monale. Il 25 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/un-grazie-a-monale-per-la-manifestazione-a-ricordo-del-25-aprile/">Un grazie a Monale per la manifestazione a ricordo del 25 aprile</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>SERVONO MOMENTI PER CAPIRE<br />
</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Pochi giorni fa, i Comuni della nostra zona hanno ricordato il 25 aprile con la consueta manifestazione congiunta che si è svolta a Monale. Il 25 aprile rappresenta la vittoria della Resistenza sulla dittatura fascista e nazista.  La sera prima, lunedì 24, il sindaco Sergio Magnetti ha voluto che venisse riproposto il documentario “La guerra in Valtriversa”. Gli anni dopo l’8 settembre ’43 nei nostri luoghi. Vicende tragiche rivissute  dalla viva voce dei testimoni. Persone normali che hanno conosciuto la violenza nella loro vita di tutti i giorni. Il documentario è un lavoro di undici anni fa, nato da una collaborazione tra Mario Benotto, appassionato di ricerca storica locale e bravo a raccontare attraverso le immagini, e il sottoscritto. Lavoro costruito con la partecipazione di un bel gruppo di amici. La serata di Monale, nel salone nei pressi del municipio, ha richiamato più di settanta persone. Diverse erano giovani. Ci sono state domande e la richiesta, accolta da Magnetti, di organizzare una visita guidata che ritorni nei luoghi raccontati nel film. La dimostrazione che fatti di oltre 70 anni fa possono risultate interessanti anche alle generazioni di oggi. Nel suo intervento durante la manifestazione ufficiale, Magnetti ha ricordato che i valori della Resistenza sono ancora più che mai attuali. La libertà conquistata a prezzo di tante vite non è scontata. Smettendo di difenderla, potremmo anche perderla. Ma non ci sono state solo le parole del sindaco. Anche il parroco, durante la messa, ha esposto la sua preoccupazione per la volontà del governo di aumentare le spese militari. Quante cose si potrebbero fare per chi ha bisogno con quei soldi. Renzo Arato ha letto alcune toccanti lettere tratte da “Fiori rossi al Martinetto”, la cronaca del processo farsa con il quale la repressione fascista condannò a morte una parte del comitato militare piemontese, nell’aprile 1944. Perché ho fatto questo breve accenno alla manifestazione di Monale? Perché il sindaco Magnetti e il suo paese meritano un apprezzamento per aver dato contenuti alla celebrazione di una ricorrenza importante. Senza discorsi pieni di retorica o, peggio, di inutili banalità. Nella semplicità del programma, hanno saputo mettere quel coraggio che lascia il segno. Spero che il positivo esempio di Monale abbia un seguito tra i Comuni della “Valtriversa” e della “Colli del Monferrato”. Perdere la memoria collettiva, anche quella più recente, è il primo modo per ripetere errori e tragedie. E perderla è assai facile. La cultura politica è stata relegata in un angolo. Ormai, conta l’immagine del politico, non le idee e la capacità di capire dall’esperienza. Le istituzioni, comprese quelle locali, spesso non sanno dare l’esempio perché chi le governa sovente non sa nulla della storia. I lavori di ricerca e analisi sono frutto dell’iniziativa privata. Non sono sostenuti dai Comuni. I giornali locali non fanno ricerca sui problemi. Si fermano alla superficie, come se tutto capitasse per caso e non avesse legami con le scelte del passato. Il ricordo è limitato a svogliati rituali che servono a poco. Servono momenti per capire. Perché non valorizzare il lavoro di ricerca dell’Istituto storico per la Resistenza di Asti? Ente di cui diversi Comuni sono membri.<em><strong> Vi ricordate quando, pochi anni fa, Villafranca voleva andarsene?</strong></em> Perché non raccontare ai giovani i principi della Costituzione nata dalla guerra partigiana? Forse, qualche amministratore li considera “propaganda politica”? Perché non dare un segnale visibile restaurando le lapidi e le croci che ricordano i caduti dei nostri paesi? Quanti si sono fermati a leggere una volta la targa posta sul luogo dove venne impiccato Luigi Capriolo, alla stazione di Villafranca? Credo pochi. Come potrebbe essere diverso? E’ una lapide che quasi non si vede, posta su un edificio in abbandono.</p>
<p>Ieri era il primo maggio. E riflettere su cosa fare, anche a livello locale, per quel lavoro che non c’è?</p>
<p><em><strong>Nel video, potete rivedere l’intervento di Renzo Arato.</strong></em></p>
<p><iframe loading="lazy" title="MONALE: 25 APRILE 2017" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/FKTho4Bk-Ws?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>un grazie a Monale per la manifestazione a ricordo del 25 aprile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2017 05:24:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SERVONO MOMENTI PER CAPIRE Pochi giorni fa, i Comuni della nostra zona hanno ricordato il 25 aprile con la consueta manifestazione congiunta che si è svolta a Monale. Il 25 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/un-grazie-a-monale-per-la-manifestazione-a-ricordo-del-25-aprile-2/">un grazie a Monale per la manifestazione a ricordo del 25 aprile</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><strong>SERVONO MOMENTI PER CAPIRE<br />
</strong></span></h2>
<p style="text-align: justify;">Pochi giorni fa, i Comuni della nostra zona hanno ricordato il 25 aprile con la consueta manifestazione congiunta che si è svolta a Monale. Il 25 aprile rappresenta la vittoria della Resistenza sulla dittatura fascista e nazista.  La sera prima, lunedì 24, il sindaco Sergio Magnetti ha voluto che venisse riproposto il documentario &#8220;La guerra in Valtriversa&#8221;. Gli anni dopo l&#8217;8 settembre &#8217;43 nei nostri luoghi. Vicende tragiche rivissute  dalla viva voce dei testimoni. Persone normali che hanno conosciuto la violenza nella loro vita di tutti i giorni. Il documentario è un lavoro di undici anni fa, nato da una collaborazione tra Mario Benotto, appassionato di ricerca storica locale e bravo a raccontare attraverso le immagini, e il sottoscritto. Lavoro costruito con la partecipazione di un bel gruppo di amici. La serata di Monale, nel salone nei pressi del municipio, ha richiamato più di settanta persone. Diverse erano giovani. Ci sono state domande e la richiesta, accolta da Magnetti, di organizzare una visita guidata che ritorni nei luoghi raccontati nel film. La dimostrazione che fatti di oltre 70 anni fa possono risultate interessanti anche alle generazioni di oggi. Nel suo intervento durante la manifestazione ufficiale, Magnetti ha ricordato che i valori della Resistenza sono ancora più che mai attuali. La libertà conquistata a prezzo di tante vite non è scontata. Smettendo di difenderla, potremmo anche perderla. Ma non ci sono state solo le parole del sindaco. Anche il parroco, durante la messa, ha esposto la sua preoccupazione per la volontà del governo di aumentare le spese militari. Quante cose si potrebbero fare per chi ha bisogno con quei soldi. Renzo Arato ha letto alcune toccanti lettere tratte da &#8220;Fiori rossi al Martinetto&#8221;, la cronaca del processo farsa con il quale la repressione fascista condannò a morte una parte del comitato militare piemontese, nell&#8217;aprile 1944. Perché ho fatto questo breve accenno alla manifestazione di Monale? Perché il sindaco Magnetti e il suo paese meritano un apprezzamento per aver dato contenuti alla celebrazione di una ricorrenza importante. Senza discorsi pieni di retorica o, peggio, di inutili banalità. Nella semplicità del programma, hanno saputo mettere quel coraggio che lascia il segno. Spero che il positivo esempio di Monale abbia un seguito tra i Comuni della &#8220;Valtriversa&#8221; e della &#8220;Colli del Monferrato&#8221;. Perdere la memoria collettiva, anche quella più recente, è il primo modo per ripetere errori e tragedie. E perderla è assai facile. La cultura politica è stata relegata in un angolo. Ormai, conta l&#8217;immagine del politico, non le idee e la capacità di capire dall&#8217;esperienza. Le istituzioni, comprese quelle locali, spesso non sanno dare l&#8217;esempio perché chi le governa sovente non sa nulla della storia. I lavori di ricerca e analisi sono frutto dell&#8217;iniziativa privata. Non sono sostenuti dai Comuni. I giornali locali non fanno ricerca sui problemi. Si fermano alla superficie, come se tutto capitasse per caso e non avesse legami con le scelte del passato. Il ricordo è limitato a svogliati rituali che servono a poco. Servono momenti per capire. Perché non valorizzare il lavoro di ricerca dell&#8217;Istituto storico per la Resistenza di Asti? Ente di cui diversi Comuni sono membri.<span style="color: #3366ff;"><em><strong><a href="http://www.paolovolpe.it/2010/04/24/65-anni-fa-la-fine-della-guerra-non-bisogna-dimenticare/#more-920" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #3366ff;"> Vi ricordate quando, pochi anni fa, Villafranca voleva andarsene?</span></a></strong></em> </span>Perché non raccontare ai giovani i principi della Costituzione nata dalla guerra partigiana? Forse, qualche amministratore li considera &#8220;propaganda politica&#8221;? Perché non dare un segnale visibile restaurando le lapidi e le croci che ricordano i caduti dei nostri paesi? Quanti si sono fermati a leggere una volta la targa posta sul luogo dove venne impiccato Luigi Capriolo, alla stazione di Villafranca? Credo pochi. Come potrebbe essere diverso? E&#8217; una lapide che quasi non si vede, posta su un edificio in abbandono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri era il primo maggio. E riflettere su cosa fare, anche a livello locale, per quel lavoro che non c&#8217;è?</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Nel video, potete rivedere l&#8217;intervento di Renzo Arato.</strong></em></p>
<p><iframe loading="lazy" title="MONALE: 25 APRILE 2017" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/FKTho4Bk-Ws?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/un-grazie-a-monale-per-la-manifestazione-a-ricordo-del-25-aprile-2/">un grazie a Monale per la manifestazione a ricordo del 25 aprile</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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