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	<title>Economia Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
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	<title>Economia Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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		<title>Sta prendendo forma un’importante novità al Santanera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 09:31:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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<style>.vc_column_text>.td-element-style{z-index:-1}</style><div class="td-fix-index"><h3 style="text-align: justify;"><strong>LA RETE SOCIALE CHE DIVENTA ECONOMIA LOCALE</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Più volte ho sentito la domanda: quale dovrebbe essere la caratteristica principale della Villafranca del futuro? Mi piacerebbe un territorio dove sia piacevole vivere per una ricchezza di servizi alla persona. Servizi che siano occasione di lavoro e quindi di vitalità economica. Servizi che siano anche una rete di protezione sociale, organizzata a sistema locale. Un modo di creare comunità che potrebbe diventare più solido e ampio collaborando con il volontariato attivo. Servizi che siano un valore aggiunto non solo per Villafranca ma anche per tutti i Comuni vicini, che hanno bisogno del nostro paese per dare vantaggi alla loro popolazione come noi abbiamo bisogno di loro per essere più forti e credibili. Un territorio spaccato è un danno per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Utopia? No. Credo sia un progetto realizzabile. Non per il regalo di qualcuno. Serve l’impegno collettivo. Sto parlando di qualcosa che c’è già? No. Ci sono alcuni pezzi che però non sono a sistema. Ognuno fa per conto suo e non parla con gli altri. Chi deve organizzare il sistema? Chi deve dare l’esempio? Chi rappresenta il territorio: i Comuni e le Unioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come farlo nel concreto? Rispondo con un’altra domanda. Credete che la Villafranca di oggi sia quella di venti o trent’anni fa? Personalmente, non penso sia così. Credo sia molto cambiata e siano cambiati i bisogni. Come in ogni famiglia, per scegliere cosa serve bisogna essere preparati e informati. Più volte, <strong>“Villafranca Domani”</strong> ha chiesto al Comune un’indagine organizzata per conoscere i problemi dei cittadini, come li vivono e cosa si aspettano. Richiesta sempre caduta nel vuoto. Forse, è più comodo non sapere.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono giocare un ruolo importante gli enti che da sempre si occupano del sociale di territorio: la casa di riposo e la scuola materna. Due situazioni dove il governo comunale è responsabile delle scelte perché nomina la maggior parte degli amministratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il Santanera, sta prendendo forma un’importante novità. Non voluta dal governo comunale ma maturata nel consiglio di amministrazione, che finalmente ha saputo emanciparsi e guardare più avanti dello stesso Comune. Con troppi anni di ritardo, la casa di riposo sta valutando il recupero dei fabbricati vicini alla sua sede, in via Roma. La proprietà ex Venturello. Un impegno delicato, sia dal punto di vista progettuale, sia per i soldi necessari. Il costo ipotizzato va dai 3 ai 4 milioni di euro. Il finanziamento dovrebbe arrivare da un mutuo bancario. Sarebbe il più grande investimento pubblico nella storia del paese. Potrebbe essere anche più grande della “casa della salute”. Ma, come per la “casa della salute”, la vera sfida non sarà il solo intervento edilizio. Sarà la scelta dei servizi che verranno fatti all’interno del nuovo edificio. Per noi, il Santanera deve diventare un centro di eccellenza che sappia puntare su servizi che ora non ci sono. Le possibilità sono tante. Alcuni esempi. Assistenza e ospitalità a persone disabili. Servizi a domicilio, sia per la cura della persona, sia per attività domestiche, in particolare per chi vive da solo. Attività di medicina ambulatoriale e infermieristica aperte a tutti, in forma integrata con la “casa della salute”. Accompagnamenti a visite. Centro diurno con attività di animazione di qualità. Ci auguriamo che l’ente abbia il coraggio di affrontare questa sfida fino in fondo. Come? Scegliendo un modello di gestione che sappia mantenersi in equilibrio economico. Facendo un’analisi dei bisogni da soddisfare e la conseguente sperimentazione. Costruendo una collaborazione con l’Asl di Asti ancora più profonda. Cercando rapporti da sviluppare con altre Asl. Nella convinzione che un ente pubblico può avere competenze, capacità e professionalità per lavorare bene e salvaguardare la sua autonomia, in difesa di chi è più debole e non con la logica del profitto a tutti i costi. L’esatto contrario di quello che le amministrazioni comunali Padovani e Cavalla hanno sempre desiderato: affidare la gestione a privati. Da una casa di riposo autonoma e pubblica potrebbero arrivare una ventina di nuovi posti di lavoro stabili per personale qualificato. Fondamentali, in un momento di crisi economica come l’attuale. Sarebbero una bella occasione per festeggiare un primo maggio futuro. Lavoro che diventerebbe una positiva ricaduta sulle attività commerciali e artigianali. Come la “casa della salute” non è di Villafranca ma di tutti i paesi della zona, anche il Santanera è un servizio almeno per tutta la Valtriversa, con la potenziale possibilità di arrivare alla zona di Villanova e San Damiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte asilo, che il Comune sostiene con un’apposita convenzione fin dagli anni novanta, la commissione congiunta che dovrebbe valutare gli sviluppi di una situazione economicamente precaria (il bilancio 2016 evidenziava una perdita di 23 mila euro nonostante il contributo comunale) viene tenuta ai margini e non viene convocata da tempo. Quando si è riunita, è sempre stato dopo nostre sollecitazioni. Perché? A Baldichieri c’è una scuola materna pubblica. Ci si è mai posti l’obiettivo di concordare una collaborazione tra i due enti, magari estendendola anche alla scuola di Monale, per dare insieme una risposta alle difficoltà delle famiglie ed evitare inutili e dannose concorrenze?</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo smetterla con il campanilismo e guardare a servizi di zona? Scelte da fare con chi ci sta sul serio e vuole cambiare.</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 07:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<h2 style="text-align: justify;"><strong>PREMIARE CHI NON NE FA</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Da anni, noi di <strong>“Villafranca Domani”</strong> chiediamo che il Comune premi chi è capace di mettere in atto buone pratiche che servono per non produrre rifiuti. Perché? Il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Non fare rifiuti fa bene all’ambiente dove tutti viviamo. Mostrare concretamente con l’esempio che non produrre rifiuti si può: questo dovrebbe essere, secondo noi, il nuovo impegno del Comune su questo problema. La nostra proposta è stata sempre bocciata dall’amministrazione. Per loro, sarebbe stata uno spreco. Come per il risparmio energetico. Solo lo scorso anno è stata accettata a parole con uno stanziamento simbolico a bilancio di mille euro. Mai utilizzato. Ma su questo non avevamo dubbi. Per fare qualcosa bisogna avere idee e questa amministrazione Cavalla non ha ne ha mai avute in proposito. L’ecologia non è mai stata il suo forte. Anche nel bilancio 2018, stesso copione. L’amministrazione ha messo ancora mille euro per incentivi a disposizione ma nessuna proposta su come utilizzarli. Noi abbiamo chiesto un confronto diretto sul tema, anche coinvolgendo la Legambiente locale, che dovrebbe essere per il Comune un prezioso interlocutore per ecologia ed ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio Legambiente, di sua iniziativa ed a sue spese, ha avviato un programma per incontri formativi dedicati ai ragazzi delle scuole su come non produrre rifiuti. Lo spiega l’amico <strong>Giovanni Damasio</strong>:</p>
<blockquote><p>
<em>Il progetto, organizzato da Legambiente con le scuole di Villafranca e Baldichieri, si chiama ” il Rifiuto questo sconosciuto” e persegue i seguenti scopi:</em></p>
<p><em>&#8211; favorire comportamenti virtuosi attraverso i piccoli gesti quotidiani. Il “gesto minimo”che fa la differenza;<br />
</em></p>
<p><em>&#8211; conoscere il ciclo dei rifiuti per sostenere la conoscenza e il pieno utilizzo della raccolta differenziata. Dare concretezza alle 3R: riduzione, riciclo, riuso. Anche con l’intervento di esperti della Cooperativa Erica;<br />
</em></p>
<p><em>&#8211; portare i ragazzi sul territorio al fine di adottare uno spazio di cui prendersi cura.</em></p>
<p><em>Chiederemo ai ragazzi di realizzare dei cartelloni da collocarsi nei punti più critici per quanto riguarda l’abbandono dei rifiuti.</em></p>
<p><em>Abbiamo chiesto al Comune di Villafranca di incontrare gli alunni per parlare di raccolta differenziata (la prima riunione è avvenuto l’8 marzo scorso) e di aprire l’Ecocentro.</em></p>
<p><em>Saranno interessate le 3 prime della scuola media di Villafranca, le 3 terze elementari di Villafranca e i 90 alunni delle elementari di Baldichieri.</em></p>
<p><em> Gli incontri degli esperti della Coop Erica sono di due ore a cui seguirranno per le 3 medie di Villafranca la visita agli impianti di Gaia spa e per le tre elementari di Villafranca la visita all’Ecocentro.</em></p>
<p><em>Questo è il programma per quest’anno a cui dovranno seguire altri due anni di iniziative sempre nell’ambito del progetto “il rifiuto questo sconosciuto”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi tempi, volontari hanno pulito spazi del paese da abbandoni di rifiuti. Sono esempi di impegno che meritano sostegno e apprezzamento. Sarebbe utile che i rifiuti raccolti venissero mostrati a tutti, usando i social ed i mezzi di informazione. Per far vedere dove porta l’inciviltà di certi comportamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla nostra proposta di favorire le buone pratiche per non produrre rifiuti è stata fatta l’obiezione che Villafranca farebbe già bene la differenziata. Vero che i risultati villafranchesi sono buoni, anche grazie al fatto che si è partiti all’inizio degli anni ’90, quando la differenziata era una sconosciuta che nessuno faceva. L’allora amministrazione ci aveva creduto e si era impegnata, guardando molto avanti. L’amministrazione Padovani aveva continuato a crederci, puntando sul porta a porta diffuso.  I risultati di oggi non sono un dato di fatto, da prendersi ormai come scontato. La gente cambia. Non è sempre la stessa. E il tempo fa dimenticare. Insegnare a non produrre rifiuti significa andare oltre, lavorando a monte del problema.</p>
</blockquote>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Avremo le luci pubbliche a led?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2018 07:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Da anni, <strong>“Villafranca Domani”</strong> chiede all’amministrazione comunale una precisa scelta politica per un piano organico mirato al risparmio energetico in tutti gli edifici comunali e per l’illuminazione pubblica. Progetto da realizzarsi  ovviamente a lotti. <em><strong>La nostra richiesta è stata sempre bocciata. </strong></em>Per l‘amministrazione, studiare un progetto e sperimentare soluzioni sarebbe stato uno spreco. E come si fa a decidere se non si conoscono situazioni e obiettivi? Nel bilancio 2018, è arrivata una novità: il proposito di sostituire le lampade della pubblica illuminazione con i led. Il costo previsto sarebbe di 120 mila euro, da finanziarsi con l’avanzo di amministrazione. Altri 70 mila euro di investimento sarebbero in agenda per il 2019. Con quali risorse? Si vedrà. Positivo che si sia fatta una scelta importante anche se manca sempre un quadro organico al quale fare riferimento. Chissà come mai ancora lo scorso anno non erano poi così sicuri che i led facessero risparmiare. Prima ci avevano risposto che avrebbero valutato di cedere la gestione della pubblica illuminazione ai privati. Hanno valutato tanto che poi non se ne è saputo più nulla. Un bel cambio di rotta che dimostra come “Villafranca Domani” avesse ragione a chiedere scelte di risparmio energetico.  Ancora nel bilancio preventivo 2018, la bolletta per l’illuminazione pubblica pesa per 90 mila euro. Un po’ meno rispetto al passato ma sempre tanto. Perché la scelta di provare a risparmiare non è stata fatta anni fa? Il Comune avrebbe potuto già goderne i vantaggi. E ammettere di aver sbagliato?</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Per abbassare il costo dei rifiuti, proviamo a non produrli. &#8220;Villafranca Domani&#8221; lo sostiene da anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 08:21:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Come fare per ridurre il costo dei rifiuti? Non produrli. E’ il “rifiuto zero” la nuova frontiera. Andare oltre la raccolta differenziata. Produrre meno rifiuti. O meglio: non produrli. Si può? Si. Non è facile. Bisogna lasciare abitudini consolidate. Dimenticare la comodità dell’usa e getta. Insegnare i comportamenti virtuosi, come utilizzare prodotti alla spina e scegliere quelli con meno imballaggi nello scaffale del supermercato. Sostenere i mercati del riuso per dare una seconda vita ad oggetti che verrebbero buttati. Anche abbandonare i rifiuti sul territorio è un costo. Ambientale perché è un comportamento sbagliato che arrecherà danni per tanto tempo. Lo sapevate che una bottiglia di plastica abbandonata impiega mille anni prima di deteriorarsi? Un costo economico perché per pulire si spendono soldi. Si è parlato di questo sabato 14 ottobre, nell’interessante incontro pubblico promosso dalla Vicaria della Valtriversa a Monale, in collaborazione con il locale circolo di Legambiente. Un vivace dibattito che ha visto come relatore principale Alessandro Cane, rappresentante della cooperativa Erica di Alba, da sempre attiva nella formazione e nei progetti in campo ambientale. Cane è stato presidente della cooperativa fino all’aprile scorso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non produrre rifiuti è quanto noi di “Villafranca Domani” sosteniamo da anni.</strong> Ovviamente, non ci siamo mai illusi che tutto questo sia facile e ottenibile in poco tempo. Il problema rifiuti è complesso. Ha molti aspetti che devono essere considerati insieme. In primo luogo, serve una politica locale che guardi al futuro, capace di premiare e incentivare le buone pratiche utili per non produrre rifiuti. Pratiche che fanno bene all’ambiente e tagliano i costi. Serve mostrare nel concreto che non produrre rifiuti è possibile perché l’unico rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Peccato che tutto questo a Villafranca non venga fatto. Anche la “casetta dell’acqua”, unica vero esempio in tal senso, almeno fino ad ora, viene considerata dall’amministrazione un fastidio e un costo. Non uno strumento positivo che ha evitato di buttare migliaia di bottiglie di plastica nei rifiuti. Si è visto chiaramente in consiglio comunale. Non solo a Villafranca non si fanno iniziative per non produrre rifiuti. Non vengono nemmeno fatte iniziative di promozione della raccolta differenziata. Sono necessarie? Si. La popolazione cambia. Gente nuova arriva. Altri emigrano. Negli anni sono aumentati gli stranieri. Favorire la formazione di una cultura ambientale è un lavoro continuo. Va fatto coinvolgendo le famiglie e, in particolare, i giovani. Non bastano qualche lontana pubblicità, qualche sporadico manifesto che pochi leggono o qualche burocratica lettera. Qualcuno obietterà: a Villafranca la raccolta differenziata è già su percentuali alte. Ver0. I dati ci dicono che il paese è sull’80 per cento. Un ottimo risultato reso possibile dall’impegno di tutti i villafranchesi che conferiscono correttamente. Un ottimo risultato che ha le sue radici in una cultura costruita a partire dal 1991, quando di differenziata nessuno si preoccupava. L’amministrazione comunale oggi si vanta con ragione dei valori raggiunti. Peccato che allora, quando era opposizione, tuonava contro gli investimenti necessari per impiantare il sistema. Già in quegli anni c’erano stati positivi esempi di raccolta porta a porta. Sperimentazioni che favorirono la decisione del 2008 di renderlo il sistema principale di raccolta, con i risultati che conosciamo. Ora l’errore sarebbe credere che quanto fatto sia sufficiente e che non serva altro, tanto la gente lo sa. Mai dare qualcosa per scontato e vivere di rendita. Si corre il rischio di regredire, come ha ben spiegato lo stesso Alessandro Cane nell’incontro di Monale. Quindi? Ora ci sono le basi per un altro considerevole salto in avanti e puntare al “rifiuto zero”. Può sembrare utopia. Ma è dalle utopie che nascono i cambiamenti significativi. Non era utopia la differenziata nel ’91? Sono scelte che i Comuni possono fare perché sono nelle lore competenze. Come è nelle loro competenze applicare una tassa rifiuti che sia facilmente comprensibile alla gente normale. Concordare sistemi di raccolta e di tassazione uguali almeno in tutta la Valtriversa geografica. Fare controlli efficaci e duraturi nel tempo per sanzionare evasione e abbandono. Nel ’91, con la raccolta differenziata dei rifiuti, riuscimmo a far lavorare insieme più Comuni della zona. Fu la prima vera “Comunità”, fatta da amministratori che ci credevano, senza obblighi o secondi fini. Si può cambiare? Si. I Comuni devono solo volerlo.</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>le bollette dei rifiuti superano i costi. Perché?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 09:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Il Comune realizza un utile dalla tassa rifiuti. Non si può fare ma è così. E’ la stessa amministrazione comunale ad ammetterlo. Il totale complessivo delle bollette 2016 mandate ai cittadini è stato di 379 mila euro. Il totale delle spese sostenute per gestire la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è stato di 324 mila euro. Le bollette hanno superato le spese di 55 mila euro, pari al 17 per cento in più, come dichiarato in modo evidente nella relazione al bilancio consuntivo. La medesima situazione del 2014, quando l’utile fu del 10 per cento, e del 2015, con un extra del 5 per cento. del. In consiglio comunale, abbiamo chiesto spiegazioni e se l’amministrazione aveva intenzione di restituire la differenza ai villafranchesi. La risposta è stata molto evasiva. Secondo lor signori, nel preventivo delle spese non sarebbero stati compresi tutti i costi effettivi. Motivazione non accettabile perché significherebbe che le cifre sulle quali vengono calcolate le tariffe sarebbero soggette a qualsiasi arbitraria interpretazione. La giustificazione dell’amministrazione non sta in piedi anche perché la differenza a favore del Comune è dovuta, per oltre 21 mila euro, a un accantonamento per “spese recupero crediti” mai effettivamente sostenute. Cioé il Comune ha alzato i costi presunti, e quindi aumentato le bollette, sostenendo che avrebbe usato quei soldi per perseguire chi non paga la tassa rifiuti. Nella realtà, nel 2016, non ha fatto nulla di concreto e questo accantonamento non lo ha speso. Nei conti 2017 ha riproposto un nuovo accantonamento per altri 20 mila euro. Fino ad oggi, non ci risultano attività contro chi non paga. E siamo già a fine giugno. Sono anni che denunciamo il problema dei crediti da tassa rifiuti mai incassata. Al 31.12.2016, risultavano crediti in essere per 251 mila euro, dopo averne cancellati in via definitiva 23 mila per prescrizione, che si vanno ad aggiungere ai 198 mila cancellati nei cinque anni precedenti. 221 mila euro di perdite in 6 anni. Ci siamo sentiti rispondere che c’è la crisi, che ci sono i “fallimenti” e che una certa quota di evasione sarebbe normale. Tutte giustificazioni generiche, semplicistiche e comunque sempre non accettabili. Perché rinunciare ad un credito senza nemmeno aver mai provato ad incassarlo? Non ci sono dati certi e ufficiali sui motivi dei mancati pagamenti. I tentativi di recupero attuati in passato si sono limitati ad alcune lettere di sollecito che hanno dato modesti risultati. Nessun tentativo di capire in modo oggettivo chi non paga perché è in una situazione di bisogno e chi non paga perché ne vuole approfittare a danno di tutti. Nessun tentativo di sperimentare forme alternative di pagamento, come il baratto amministrativo, cioè  paghi lavorando per il Comune. Fino ad ora, nessuno ci ha ancora spiegato come mai seicento persone tenute a pagare la tassa rifiuti non abbiano ritirato alcun sacco viola nel 2016. Ricordiamo che una quota della tariffa si calcola proprio in proporzione a quanti sacchi viola ritiri in municipio. Più ne prendi, più paghi. Meno ne prendi, meno paghi. L’amministrazione si era accorta di questa anomalia? Ha cercato di capirne i motivi? Spero siano tutte persone che fanno benissimo la raccolta differenziata. Ma se ci fossero rischi di abbandono dei rifiuti? Come dimostrano Legambiente quando fa “puliamo il mondo”, o foto apparse recentemente anche su facebook, l’abbandono esiste. O se ci fosse l’utilizzo di sacchi viola “da supermercato”? Quelli che sembrano i sacchi comunali. O l’amministrazione si è girata dall’altra parte, facendo finta di nulla? Si sa che è più conveniente non disturbare. E’ la scelta più comoda. Facilita il consenso. E il rispetto per chi paga regolarmente? E la tutela delle risorse comunali? Ovviamente, il cittadino onesto e scrupoloso è quello che paga sempre.  Servirebbero premiare la non produzione di rifiuti. Sperimentare forme diverse di raccolta. Ad esempio, ha senso fare il porta a porta nei nostri paesi con mezzi che pesano tonnellate? Si potrebbe far meglio? Con meno inquinamento e più risparmio? Bisognerebbe conoscere le esperienze innovative e provare. Uscire dalla logica perversa del “si è sempre fatto così”. Comunque, il fatto certo è che chi fa il furbo e non paga la bolletta gode dell’alta probabilità di cavarsela senza problemi. Perché? <strong>“Villafranca Domani”</strong> ha presentato un’interrogazione sul tema al Comune, fino ad ora rimasta senza risposta. Cliccate qui sotto per leggerla.</p>
<ul>
<li><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/testo-interrogazione.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’interrogazione presentata da “Villafranca Domani”</a></li>
</ul>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>“Villafranca Domani” presenta un’interrogazione per capire le intenzioni dell’amministrazione comunale sui locali di via Luotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 09:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<p>A febbraio, da questo spazio, <em><strong>proponevo di dare uno scopo pubblico ai locali comunali di via Luotto: la ex sede Asl, 118 e Cri. </strong></em>Locali oggi vuoti che rischiano di rimanere abbandonati. Con evidenti segni di degrado per una necessità di manutenzione che l’amministrazione comunale non si è mai preoccupata di fare negli anni.  Dal Comune non sono arrivate notizie. L’unica attività svolta: una lettera mandata agli “ordini professionali” astigiani per chiedere di divulgare ai loro associati la disponibilità di quegli spazi.</p>
<p><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/lettera-cavalla1.pdf">Lettera Cavalla agli ordini professionali</a></p>
<p>Lettera utile ma con scarse probabilità di produrre risultati concreti. “Villafranca Domani” ritiene che quei locali, voluti e pensati per mantenere e potenziare a Villafranca i servizi sanitari (che altrimenti avremmo perso vent’anni fa) possano diventare un’occasione di rilancio per un centro del paese sempre più povero di attività. Vanno riprogettati e recuperati. Ma questo non si fa a caso. Serve un’idea di futuro dove il Comune deve fare la sua parte per darle un valore pubblico. Magari con qualche possibile collaborazione con la Casa di riposo Santanera che a pochi metri di distanza possiede un altro fabbricato abbandonato da oltre dieci anni. Idea che deve essere costruita coinvolgendo tutti i potenziali utilizzatori, valutando proposte e disponibilità. Sapendo che il momento economico è difficile e che si partirebbe con un notevole ritardo, con tutti i rischi del caso. Il Comune vorrà farlo o preferirà vendere? Il sospetto è che sceglierà la soluzione più semplice: quella che evita di pensare. Vendere. Oggi, probabilmente, svendere. Per capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione comunale, ieri, ho presentato l’interrogazione che riporto di seguito.</p>
<p><em>C</em><em>hiediamo di sapere se l’amministrazione comunale intenda darsi un atto di indirizzo con attività da compiere, momenti di confronto, obiettivi da conseguire e possibilità di trattativa con soggetti privati o pubblici, in modo da definire un progetto di recupero complessivo dei locali di via Luotto e via Roma, prima adibiti a sede Asl, 118 e Cri, oggi vuoti. In particolare, l’amministrazione comunale:</em></p>
<p><em>&#8211; ritiene utile un tale atto per dare orientamenti da seguire all’ufficio tecnico comunale?</em></p>
<p><em>&#8211; intende ricercare di possibilità di affitto, commerciali o abitativi, anche frazionando la superficie, attraverso agenzie immobiliari?</em></p>
<p><em>&#8211; sarebbe disponibile a concedere gli spazi, anche in via temporanea e in modo frazionato, ad associazioni di volontariato operanti in paese, con la stipula di apposite convenzioni che definiscano diritti e doveri?</em></p>
<p><em>&#8211; potrebbe ricollocare nella struttura attività, sia comunali, sia future dell’Unione “Colli del Monferrato”, sia dell’Unione Valtriversa o del Cogesa, considerata la sua migliore posizione a vantaggio del pubblico e la scarsità di spazi nel nostro municipio?</em></p>
<p><em>&#8211; ritiene di offrire gli spazi ad aziende o enti che offrono servizi pubblici, sia in attività sul territorio comunale, sia nei Comuni vicini (ad esempio, gas, acqua, patronati sindacali)?</em></p>
<p><em>&#8211; ritiene di sollecitare una ricollocazione nella struttura di studi professionali o servizi alla persona, sia operanti sul territorio comunale, sia in zona (ad esempio, medici, veterinari, commercialisti)?</em></p>
<p><em>Inoltre, chiediamo di conoscere:</em></p>
<p><em>&#8211; se e a quali specifici soggetti sono stati effettivamente proposti i locali, oltre alla Vostra comunicazione agli ordini professionali astigiani del 13 febbraio scorso. A quali condizioni sono state fatte le eventuali proposte?</em></p>
<p><em>&#8211; se allo stato attuale ci sono trattative in corso.</em></p>
<ul>
<li><strong><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/planimetria.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Planimetria dei locali</a></strong></li>
</ul>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Investire nei servizi alla persona: il possibile ruolo della Casa di riposo Santanera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 09:39:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Nel mio ultimo articolo, ho auspicato la nascita di un’economia locale legata ai servizi alla persona. Se la Casa di riposo Santanera attivasse servizi domiciliari lavorerebbe proprio in quella direzione. Sarebbero un’evoluzione importante del modello tradizionale di casa di riposo. Non solo ospitalità in struttura ma dare agli anziani la possibilità di avere assistenza rimanendo a casa loro. Vorrebbe dire diversificare e arricchire l’offerta di servizi, a vantaggio degli anziani e di una maggiore tranquillità economica per l’ente. Offrire una scelta a chi è ancora in grado di rimanere a casa propria e magari non se la sente di spendere o non può spendere una cifra importante per la retta completa. Qualcosa viene già fatto con la preparazione di pasti per gli assistiti dal Cogesa. Ma si potrebbe fare molto di più. Gestione di terapie. Servizi infermieristici. Prelievi. Pulizie. Lavanderia. Aiuto per pratiche amministrative, anche verso i Comuni, magari in collaborazione con i patronati sindacali. Accompagnamenti a visite. Fisioterapia. Consegna di medicinali. Questi sono solo esempi dell’attività che potrebbe essere svolta. Servizi a domicilio che ognuno potrebbe utilizzare in base alle proprie esigenze, in modo flessibile. Con il vantaggio di avere a disposizione personale qualificato. Non il grigio mondo delle badanti, dove si trovano improvvisazione, scarsa professionalità e nessuna tutela contro i comportamenti sbagliati. C on i conseguenti rischi per gli anziani e le loro famiglie. L’anno scorso<strong><em> il Santanera aveva aderito al progetto “case di riposo aperte”</em></strong> voluto dalla Regione. Lo scopo del progetto era offrire servizi domiciliari ad anziani che dovevano rimanere a casa loro ma sarebbero stati ammessi a beneficiare della convenzione regionale, con la tariffa pagata in parte proprio dalla Regione. In pratica, invece di pagare metà della retta all’anziano riconosciuto non autosufficiente e meritevole di sostegno, la Regione punterebbe ad assistere più persone a casa, grazie ai costi inferiori dei servizi a domicilio. Per quanto ci risulta, il progetto regionale sarebbe ancora fermo sulla carta. Come spesso accade in Italia, a tutti i livelli di governo. Si fanno le cose in “teoria”. Per la pratica, ripassare. Quando? Non si sa. Tuttavia, il Santanera potrebbe attuare i servizi a domicilio di sua iniziativa, facendo esperienza con la necessaria sperimentazione. Ovviamente, servirebbe un’adeguata promozione, magari aiutata da una collaborazione dei Comuni, del volontariato, dell’Asl e del Cogesa, che di fatto potrebbero lavorare insieme in rete. Un’altra potenziale collaborazione sarebbe possibile con professionisti privati, medici specialisti ma non solo, che potrebbero aprire lo studio nei locali comunali di via Luotto. Ammesso che quegli spazi vengano recuperati in tal senso. Non sarebbe sufficiente dare servizi domiciliari solo a Villafranca. Bisognerebbe offrirli almeno a tutti i paesi della Valtriversa geografica e del villanovese. Potrebbero nascere posti di lavoro. I Comuni ne ricaverebbero dati sui bisogni della popolazione anziana, in particolare su quella parte che vive sola. Dati importanti per indirizzare le scelte. Avrebbero anche uno strumento per fare prevenzione a favore di un migliore stile di vita dell’anziano e di una riduzione dei rischi connessi. Ad esempio, i possibili incidenti domestici. Il Santanera avrà il coraggio di essere intraprendente e lavorare con questi obiettivi? Per farlo, dovrà rimanere a guida pubblica. Meglio sarebbe se avesse tutto il personale in gestione diretta per una più efficace organizzazione dello stesso. I Comuni, e le Unioni, sapranno sostenerlo?</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Come riutilizzare i locali comunali di via Luotto?</title>
		<link>https://paolovolpe.it/come-riutilizzare-i-locali-comunali-di-via-luotto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 09:46:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Con il trasferimento delle attività Asl nella “casa della salute”, i locali comunali di via Luotto sono rimasti vuoti. Non è una novità. Si sapeva. Pur con tutte le difficoltà dovute alla lunghissima storia della “casa della salute”, un po’ di sana programmazione da parte del Comune avrebbe richiesto di lavorare per tempo a possibili utilizzi diversi dell’ex distretto sanitario. Non è stato fatto. Perché? Probabilmente, nell’amministrazione comunale c’è chi pensa da anni di vendere. Nel “piano delle opere pubbliche”, l’atto formale il Comune deve adottare per fare la previsione dei futuri interventi, la vendita è già prevista. Da parte nostra,<strong> “Villafranca Domani”</strong> ritiene che quei locali abbiano le caratteristiche giuste per diventare un “polo” di servizi nel centro del paese. Proprio quello di cui c’è bisogno per ridare a via Roma una nuova possibilità di vita. I locali si prestano per ospitare ambulatori medici, uffici, studi professionali, riunioni e corsi. Un uso multiplo che potrebbe accontentare più necessità, richiamando un flusso stabile di pubblico. E questo solo per fare qualche esempio. Ci fa piacere aver constatato che, nell’amministrazione comunale, almeno il sindaco Cavalla dichiari di  muoversi con questo scopo. Cosa servirebbe per una possibile buona riuscita dell’idea? Il Comune dovrebbe farsi carico del progetto di riutilizzo dei locali. Organizzare i necessari lavori di sistemazione. Aiutare gli operatori interessati a superare eventuali difficoltà tecniche o burocratiche. Mirare ad una ragionevole sintesi tra tutte le diverse esigenze per cogliere una buona occasione di rilancio anche economico, con vantaggi per negozi e bar della zona. Se Villafranca e tutti i Comuni della Valtriversa geografica non vogliono rassegnarsi ad essere paesi dormitorio, devono ricostruire una propria economia territoriale. Investire per la nascita di attività di qualità. Secondo noi, un’opportunità sarebbero proprio i servizi alla persona, pubblici e privati, inseriti in un ambiente curato a misura d’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E IL MUTUO?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se il progetto andasse in porto, Il Comune potrebbe avere il vantaggio di recuperare almeno una parte dei 28 mila euro che spende ogni anno per il mutuo stipulato nel 1997 per l’acquisto dei locali. Spesa prima coperta dall’affitto pagato dall’Asl e dalla Croce Rossa. Mutuo che scadrà solo nel 2031. Voi vi chiederete: perché il mutuo è ancora così lungo? Nei 2003, il Comune lo ha rinegoziato, allungandolo.</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>198 mila euro di bollette rifiuti cancellati dal bilancio comunale in cinque anni perché giudicati non più esigibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jun 2016 09:52:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/198-mila-euro-di-bollette-rifiuti-cancellati-dal-bilancio-comunale-in-cinque-anni-perche-giudicati-non-piu-esigibili/">198 mila euro di bollette rifiuti cancellati dal bilancio comunale in cinque anni perché giudicati non più esigibili</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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<h3><strong>RISPETTO PER CHI PAGA</strong></h3>
<p>Voglio darvi un dato ulteriore sul tema della tariffa rifiuti mai incassata dal Comune. <em><strong><a href="https://paolovolpe.it/index.php/2016/05/21/il-baratto-amministrativo-per-pagare-i-debiti-con-il-comune-il-consiglio-dellunione-colli-del-monferrato-approva-la-nostra-proposta-di-prepare-un-regolame/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come ho scritto il 21 maggio scorso</a>,</strong></em> l’amministrazione comunale ha deciso di cancellare 79 mila euro di crediti, giudicandoli non più esigibili. Cioè persi in via definitiva. Sapete quanti sono i crediti per mancato incasso delle bollette dei rifiuti cancellati dal Comune negli ultimi cinque anni: ben 198 mila euro. Una perdita rilevante senza che siano state messe in atto in tutto questo tempo azioni realmente capaci di rendere meno gravoso il danno. Sono anni che <strong>“Villafranca Domani”</strong> evidenzia il problema. Con la mancanza di soldi di oggi di cui soffrono i Comuni e la generale crisi economica, non ci possiamo più permettere oneri di questo genere. Poi, bisogna portare un concreto rispetto a quanti pagano regolarmente. Il nostro gruppo ha fatto da anni le sue proposte. A breve, chiederemo la convocazione della commissione sociale dell’Unione “Colli del Monferrato” per iniziare a lavorare sul progetto del “baratto amministrativo” e vedremo se le amministrazioni comunali di Villafranca e Baldichieri avranno la reale volontà di sperimentare questo sistema.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/198-mila-euro-di-bollette-rifiuti-cancellati-dal-bilancio-comunale-in-cinque-anni-perche-giudicati-non-piu-esigibili/">198 mila euro di bollette rifiuti cancellati dal bilancio comunale in cinque anni perché giudicati non più esigibili</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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		<title>il “baratto amministrativo” per pagare i debiti con il Comune. Il Consiglio dell’Unione “Colli del Monferrato” approva la nostra proposta di prepare un regolamento per dare concretezza a questo strumento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 May 2016 10:03:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/il-baratto-amministrativo-per-pagare-i-debiti-con-il-comune-il-consiglio-dellunione-colli-del-monferrato-approva-la-nostra-proposta-di-prepare-un-regolame/">il “baratto amministrativo” per pagare i debiti con il Comune. Il Consiglio dell’Unione “Colli del Monferrato” approva la nostra proposta di prepare un regolamento per dare concretezza a questo strumento</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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<p style="text-align: justify;">La crisi economica e la perdita di reddito, sovente unite alla precarietà del lavoro o alla sua perdita, mettono famiglie e persone in difficoltà. A livello dei nostri paesi, è possibile fare qualcosa per aiutarle?  Noi di <strong>“Villafranca Domani”</strong> crediamo di si. Come? Creando una rete locale di protezione sociale e usando gli strumenti a disposizione. Nessuna pretesa di fare miracoli. Fare quello che è possibile perché stare fermi e indifferenti è la peggiore delle scelte. In concreto? Nell’ultimo consiglio dell’Unione del 12 maggio, abbiamo proposto che venga preparato un regolamento per l’utilizzo del “baratto amministrativo”. Cos’è? La possibilità di lavorare per il Comune per pagare tributi locali arretrati. Se utilizzato, questo strumento consentirebbe a chi non ha potuto pagare le tasse locali per difficoltà economiche di onorare il proprio debito. Con dignità. Senza inutili “carità”. Il debito pagato in cambio di ore lavorate. Un modo per favorire la partecipazione attiva delle persone con difficoltà al bene della collettività, impiegandole in lavori temporanei che il Comune spenderebbe soldi a far fare. In pratica, il municipio rientrerebbe di crediti difficilmente recuperabili. A Villafranca c’è questo problema? Si. Ad esempio, la tariffa rifiuti non pagata è particolarmente importante. Lo sosteniamo da anni. A fine 2015, i crediti non riscossi erano pari a 225 mila euro, per quanto accumulato dal 2006 in avanti. Nel bilancio consuntivo, l’amministrazione comunale ha deciso la cancellazione di parte di tali crediti, per 79 mila euro, giudicandoli non più esigibili, facendola passare quasi per un banale fatto amministrativo. Quindi, 79 mila euro persi. Perché? Nonostante il vicesindaco sostenga che a Villafranca ci sia un mancato pagamento nella normalità, noi continuiamo a pensare che non pagare la tariffa rifiuti non sia normale e che i soldi persi siano un danno per i cittadini che pagano con regolarità. Il Comune deve pagare a sua volta la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Se non porta a casa i soldi delle bollette, deve prendere quanto manca da altre entrate, sottraendo risorse ad altre necessità del paese. E poi ci dicono la classica scusa che non ci sono soldi. Il Comune ha fatto qualcosa per incassare questi crediti? Secondo noi, poco o nulla. Qualche generico invito via lettera, in forte ritardo rispetto agli anni in cui i crediti sono maturati, serve a poco.  Il “baratto amministrativo” sarebbe un modo per mostrare solidarietà pratica a chi vuole essere corretto e per capire chi vuole soltanto evadere, che deve essere perseguito con i mezzi a disposizione. Il “baratto” è una nostra proposta da tempo, sempre ignorata dall’amministrazione. Ora, il consiglio dell’Unione ha accettato di incaricare la commissione sociale di preparare un progetto per il suo utilizzo, previsto anche da una legge statale del 2014. Siamo soddisfatti che si sia finalmente aperta una possibilità. In commissione faremo le nostre proposte per regolare nella pratica l’uso di questo strumento.   Vedremo se l’Unione e le amministrazioni di Villafranca e Baldichieri avranno la reale volontà di sperimentare una novità, già adottata da altri paesi dell’astigiano, o se preferiranno rimanere ferme.</p>
<p style="text-align: justify;">Cliccando qui sotto, troverete il testo completo della nostra proposta.</p>
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