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	<title>Cultura Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
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	<title>Cultura Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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		<title>Barcaro e Avitabile in &#8220;Prima del nuovo giorno&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 14:27:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come accennato nel precedente articolo, al Parco delle Verne, in occasione del momento dedicato al 25 aprile voluto dai gestori, Daniele Barcaro e Teresa Avitabile hanno proposto una performance teatrale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come accennato nel precedente articolo, al Parco delle Verne, in occasione del momento dedicato al 25 aprile voluto dai gestori, <strong>Daniele Barcaro</strong> e <strong>Teresa Avitabile</strong> hanno proposto una performance teatrale tratta dal corto &#8220;Prima del nuovo giorno&#8221; di Francesco Mistretta. Una quindicina di minuti interpretati con passione e seguiti con attenzione dal pubblico presente.</p>
<p style="text-align: justify;">La protagonista è Angela, partigiana. Siamo nel giorno della Liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; passata la mezzanote. Angela,  poco più che ventenne,  è sola nella sua stanza milanese. Una decina di metri quadrati. Un tavolo, due sedie, una credenza quasi vuota, un piccolo letto nell&#8217;angolo. Suo padre aveva preso quella casa nell&#8217;agosto del &#8217;30, poco prima di sparire, lasciando lei e la madre da sole. La mamma era morta cinque anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Angela spera che tutto sia finito. E&#8217; il momento di ricostruire. Di ricominciare a vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">La fragile porta di ingresso che si apre. Entra un uomo senza far troppo rumore. I due si vedono, Momenti di paura. L&#8217;uomo è vestito di stracci. Sotto i pantaloni luridi, un paio di stivali nerissimi. Angela reagisce al terrore e si lancia verso il tavolo. Dal cassetto estrae una pistola e punta l&#8217;arma verso l&#8217;uomo. &#8220;Non muoverti fascista&#8221; gli grida. L&#8217;uomo replica che la guerra è finita e i fascisti non ci sono più. In pochi attimi, Angela ritorna a quel 16 dicembre, al Teatro Lirico. La folla che aspettava Mussolini per la sua ultima uscita pubblica. L&#8217;arrivo della Muti. Quell&#8217;uomo che comandava quel gruppo di assassini, la stessa persona che aveva davanti, aveva preso il suo Marcello e lo aveva portato via. Quell&#8217;uomo che le aveva creato un dolore così profondo sta li davanti a lei e pretende pietà. Ancora non è possibile perdonare. Violenza e speranza di danno ancora la mano. Gli amici dei nazisti non sarebbero andati via facilmente. Salò lo aveva dimostrato. Bisogna uccidere. La guerra ha una coda molto lunga. Un gesto disperato. L&#8217;uomo si avventa su Angela per disarmarla. Parte un colpo. L&#8217;uomo si accascia per terra. Angela raccoglie la coperta dal suo povero letto e la usa per coprire il corpo di quello che un giorno, molto lontano, era stato suo padre.</p>
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		<title>Federico Fornaro spiega Giacomo Matteotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 18:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[I fatti negli altri Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Federico Fornaro è tornato a Cantarana per presentare il suo ultimo libro &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221; (edito da Bollati Boringhieri). L&#8217;appuntamento è stato voluto da &#8220;Villafranca Domani&#8221;, dalla Biblioteca di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Federico Fornaro</strong> è tornato a Cantarana per presentare il suo ultimo libro &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221; (edito da Bollati Boringhieri). L&#8217;appuntamento è stato voluto da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221;</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele</strong>. Purtroppo, questa volta il pubblico è stato modesto. Appena una quindicina di persone. La concomitanza di altre iniziative nella zona non ha favorito le presenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio il Comune di Cantarana, nella persona del sindaco <strong>Roberta Franco</strong>, per la disponibilità e l&#8217;attenzione che ha sempre mostrato verso le nostre proposte. Un grazie anche a <strong>Mario Renosio</strong>, ex direttore scientifico dell&#8217;Istituto per la Storia della Resistenza di Asti, che, dialogando con l&#8217;autore, ci ha accompagnato nel conoscere la figura di Giacomo Matteotti. Renosio ci aiuta nelle nostre iniziative di cultura politica da molti anni.</p>
<p style="text-align: center;">*****</p>
<h4><strong>CHI ERA GIACOMO MATTEOTTI?</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giacomo Matteotti</strong> nasce a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio 1885.  Muore a Roma il 10 giugno 1924, rapito e assassinato da una squadra di fascisti. È onorevole e segretario del Partito Socialista Unitario, costituito dopo una scissione del Partito Socialista Italiano al congresso di Roma dell&#8217;ottobre 1922.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;odio fascista contro Matteotti nasce proprio nel Polesine, teatro dell&#8217;alluvione del 1882, la prima grande calamità naturale dell&#8217;Italia unita. Il Polesine è rimasto un territorio povero. Vi regnano miseria, malattie, analfabetismo. Matteotti è odiato perché, pur essendo di famiglia benestante, proprietaria terriera, sceglie di mettersi con i più deboli. È un socialista anomalo oltre a essere un politico molto diverso per la sua epoca. Concreto con i suoi ideali. Non usa mai la retorica, a differenza di Mussolini e del fascismo. Per questo, il dittatore lo ha sempre patito.</p>
<h4><strong>LE SUE IDEE</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>L&#8217;origine del suo impegno politico parte dalla sua comunità</strong></span>. Da quei piccoli Comuni dove si fa eleggere e dove organizza una scuola di politica per insegnare ai compagni di partito come si gestisce un bilancio. Fa politica con competenza, preparando e studiando gli argomenti che deve trattare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">È un pacifista e antimilitarista</span></strong>.  Quindi si schiera contro la guerra per la conquista della Libia e contro l&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nel primo conflitto mondiale. Per Matteotti non esiste la guerra &#8220;patriottica&#8221;. E&#8217; sempre un&#8217;aggressione pagata con sangue e sacrifici dal popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>Crede nella giustizia sociale</strong></span>, da attuare anche con una tassazione progressiva. Per primo, ha una visione politica europeista perché crede che un <span style="color: #3366ff;"><strong>continente fatto di piccole patrie porti in sé il germe della guerra.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">E&#8217; contro il fascismo in modo intransigente</span></strong>. Non si possono fare accordi con chi uccide la democrazia con l&#8217;uso sistematico della violenza. A fine febbraio 1924, pochi mesi prima della sua morte, venne assassinato dai fascisti un candidato socialista alle elezioni politiche, Antonio Piccinini, di Reggio Emilia. Malmenato, appeso a un gancio da macellaio, finito a colpi di pistola e appeso a un albero vicino alla ferrovia come monito per gli operai pendolari che arrivavano con il treno. Nonostante questo, nel seggio gli operai lo votano lo stesso fino a farlo risultare eletto. Uno dei tanti morti di quegli anni, dei quali si è persa memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteotti comprende prima degli altri <span style="color: #3366ff;"><strong>la natura eversiva del fascismo</strong></span> ma capisce i motivi della sua nascita, identificati nelle tensioni del biennio rosso (1919-1920). Lo dice già nel 1921. Non esita a mettersi contro anche quella parte di sindacalismo e di socialisti che non vedevano male l&#8217;idea di un compromesso o, peggio, di una collaborazione con il nuovo regime. Nello stesso tempo, sa che la rivoluzione russa non può essere replicata in Italia, in un contesto totalmente diverso. Le masse vanno preparate e deve crescere la loro consapevolezza. La rivoluzione sono i Comuni che portano nel Polesine acqua e luce per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; moderno perché ritiene che lo Stato debba t<span style="color: #3366ff;"><strong>utelare la legalità e il libero confronto politico</strong></span>. La figura di Matteotti ci fa capire quanto sia pieno di falsità il tentativo odierno di riscrivere la storia del ventennio. Vogliono farci credere che il fascismo sia stato una dittatura da operetta che, alla fine, aveva fatto cose buone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo omicidio è <span style="color: #3366ff;"><strong>un delitto di Stato</strong></span>. Non ci sarà mai la prova regina che indichi con assoluta certezza il mandante. Tuttavia, il processo farsa ai suoi assassini, il tanto denaro e le protezioni che il regime accordò loro nel tempo sono fatti accertati. È evidente che con la sua intransigenza, la sua tenacia e la sua attività parlamentare e di segretario del partito, Matteotti poteva ostacolare il fascismo. Magari con la denuncia di un pesante buco nel bilancio statale e di una possibile maxi tangente a favore di Arnaldo Mussolini per le concessioni petrolifere di estremo favore date alla Sinclair Oil. Con l&#8217;omicidio, il fascismo ha un momento di crisi profonda ma si salva grazie ancora una volta all&#8217;inerzia del Re, sostenuta dal voto di fiducia a Mussolini del Senato. Anche Benedetto Croce dice si al fascismo. Il 3 gennaio 1925, parlando alla Camera, Mussolini pronuncia il suo famoso discorso di arrogante rivendicazione della violenta rivoluzione fascista.</p>
<p style="text-align: center;"><em> *****</em></p>
<p><strong><em>MATTEOTTI: RISCOPRIAMO IL SUO VALORE ETICO E POLITICO</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Credo che il libro di Fornaro vada letto. Le idee di Matteotti, se confrontate con l&#8217;epoca attuale, mettono ancora di più in evidenza la mediocrità della politica di oggi. Dal livello locale a quello più alto. Impegno, militanza, rispetto della cosa pubblica, legalità, rifiuto della guerra, libertà di espressione, mettersi dalla parte dei più deboli per dare a tutti opportunità, una visione di Europa: sono valori che Matteotti ci ricorda. Sono i valori della Costituzione repubblicana. Riscopriamoli. Facciamoli conoscere ai giovani con esempi positivi. Possiamo ancora recuperare? Credo di si ma c&#8217;è sempre meno tempo a disposizione. I sintomi della malattia ci sono tutti. Il disimpegno dalla politica, a partire da quella dei nostri paesi. L&#8217;astensionismo da voto, giustificato con comodo alibi di che tanto sono tutti uguali. I partiti “personali”. A qualsiasi livello, si cercano “leader”. Fanno immagine e tolgono la responsabilità di pensare e di agire. La politica  per fare interessi privati e clientelari, senza moralità. La mancanza di una vera informazione. L&#8217;uso dei social e dei mezzi di comunicazione per &#8220;manganellare&#8221; l&#8217;avversario politico, screditandolo, come ha ricordato durante l&#8217;incontro Daniele Barcaro. L&#8217;economia che governa la politica mentre dovrebbe essere governata dalla politica. La riabilitazione del fascismo che non preoccupa più.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Se la parte buona della società si ritira, lo spazio viene occupato dal peggio.</em></p>
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		<title>25 ottobre 2024: Federico Fornaro presenta &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 23:15:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il prossimo 25 ottobre, venerdì, Federico Fornaro torna a Cantarana con il suo ultimo libro: &#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221;, edito da Bollati Boringhieri. E&#8217; la biografia del deputato socialista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il prossimo <strong>25 ottobre</strong>, venerdì, <strong>Federico Fornaro</strong> torna a Cantarana con il suo ultimo libro: <strong><em>&#8220;Giacomo Matteotti &#8211; L&#8217;Italia migliore&#8221;</em></strong>, edito da Bollati Boringhieri. E&#8217; la biografia del deputato socialista assassinato nel 1924 dai fascisti. Dalle pagine di Fornaro esce il ritratto di un politico scomodo e intransigente che il regime voleva eliminare per la sua lavoro di oppositore. Ruolo che sapeva fare &#8220;con un coraggio che mancava a troppi altri&#8221;, come scrisse un foglio clandestino l&#8217;anno dopo la sua morte. Qual&#8217;era il suo pensiero politico? La sua idea di giustizia sociale? Cosa pensava della guerra? Riflessioni molto attuali, in un&#8217;epoca sempre più portata a giudicare il fascismo come portatore di cose buone, dimenticando tutto. Dalla morte della democrazia agli orrori del secondo conflitto mondiale. Fornaro dialoga con <strong>Mario Renosio</strong>, ex direttore scientifico dell&#8217;Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea di Asti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniziativa è stata voluta da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca &#8220;Ezio Pavia&#8221; di Cantarana</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incontro si tiene nella sala consigliare del municipio di Cantarana, con inizio alle ore 21. Ci sarà spazio per domande dal pubblico. Siete tutti invitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio il Comune di Cantarana e il sindaco <strong>Roberta Franco</strong> per la disponibilità e la positiva accoglienza che sempre riserva alle nostre iniziative. Un doveroso ringraziamento anche all&#8217;<strong>Israt di Asti</strong> per la collaborazione che da anni ci accorda.</p>
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		<title>la democrazia in crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2023 13:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza la prima guerra mondiale non ci sarebbero stati fascismo e nazismo.  E&#8217; vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia, è un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/la-democrazia-in-crisi/">la democrazia in crisi</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Senza la prima guerra mondiale non ci sarebbero stati fascismo e nazismo.  E&#8217; vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia, è un fatto che l&#8217;Italia esce dal primo conflitto mondiale debole e prostrata. La violenza è diventata la normalità. La guerra è entrata in tutte le famiglie, come testimoniano i tanti monumenti ai caduti che vediamo nei nostri paesi. Nessun luogo è stato risparmiato. Il primo conflitto mondiale è stato la prima guerra di massa dove un popolo, spesso analfabeta, viene mandato a combattere senza che ne capisse il motivo. La vita non conta. Questo ci dice <strong>Federico Fornaro</strong> nel suo libro <strong>&#8220;Il collasso di una democrazia -L&#8217;ascesa al potere di Mussolini 1919 -1922&#8221;</strong>. Davanti ad un pubblico di una ventina di persone, Fornaro ha presentato il suo ultimo lavoro da storico, dialogando con Mario Renosio, che da poco ha lasciato la direzione scientifica del Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Asti.</div>
<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true"></div>
<div style="text-align: justify;">
<hr />
<p><i>L&#8217;iniziativa è stata promossa da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221;</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele</strong>. Perché l&#8217;abbiamo voluta? Riteniamo il tema proposto da Fornaro molto attuale. </i><i>Una democrazia può collassare? Può morire? Nel suo libro, l&#8217;autore ci dice di si. L&#8217;Italia uscita stremata dalla prima guerra mondiale non sa gestire le sue emergenze e si affida ad una classe politica debole, fuori dal tempo, divisa, incompetente. Classe politica nella quale emerge un nuovo soggetto aggressivo: Benito Mussolini. Un capopopolo nuovo che promette di riportare l&#8217;ordine con la violenza. E l&#8217;Italia borghese ci crede e lo appoggia. Quelli che dovevano essere gli argini a tutela della democrazia si arrendono progressivamente fino allo schianto finale che ci porta a vent&#8217;anni di dittatura. Potrebbe capitare di nuovo? Se la parte buona della società si disimpegna e fa finta di niente di fronte a derive autoritarie, a cosa andiamo incontro? La libertà può morire? A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, proponiamo questa riflessione.<br />
</i></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><i>Un ringraziamento a <strong>Mario Renosio</strong>, che da tanti anni con pazienza e attenzione ci accompagna in questi incontri. Un grazie all&#8217;<strong>Istituto Storico per la Resistenza di Asti</strong> per la collaborazione. Un doveroso grazie al Comune di Cantarana e al sindaco <strong>Roberta Franco</strong> che ci apre sempre le sue porte, mostrando accoglienza e sensibilità alle nostre proposte.</i></div>
<div>
<hr />
</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">C&#8217;era bisogno di un altro libro sulla storia del fascismo? Si. Per provare a restituire la complessità della storia come antidoto ad uno dei mali  del nostro tempo: l&#8217;eccesso di semplificazione che si porta dietro altri rischi, come l&#8217;oblio della memoria e il tentativo attuale di riscrivere la storia del fascismo. Il lento trascorrere del tempo ha portato un presidente del consiglio a descrivere il confino come una sorta di villeggiatura.</div>
<div style="text-align: justify;">Fornaro evidenzia una singolare coincidenza. Il 16 novembre 1919 si svolgono prime elezioni a suffragio universale maschile con il sistema proporzionale. Il fascismo era nato da pochi mesi. Mussolini presenta una sola lista. A Milano, culla del movimento, prende l&#8217;1,5 per cento. Politicamente, è un uomo morto. 16 novembre 1922,  un Mussolini tracotante pronuncia in Parlamento quello che è passato alla storia come il discorso del bivacco. Prende a schiaffi l&#8217;istituzione parlamentare e dice la terrà aperta fino a quando vorrà lui. Cosa è successo perché in tre anni lo scenario cambiasse in modo così profondo? Danno sostegno al governo Giolitti, Salandra, Bonomi, Vittorio Emanuele Orlando, tutti ex presidenti del consiglio.  Danno un sostegno forte Benedetto Croce, Luigi Einaudi. Da la fiducia il sette volte capo del governo dell&#8217;Italia repubblicana Alcide De Gasperi e un futuro presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.</div>
<div style="text-align: justify;">Dalla guerra, l&#8217;Italia esce formalmente come un paese vincitore. Però presto si impone la visione della vittoria mutilata, strumentalizzata dal fascismo a proprio favore. Le tante promesse che rimangono disattese. La guerra causa la rivoluzione russa, con la caduta degli zar. Per la massa dei proletari in Europa e in tutto il mondo era la realizzazione di un sogno. La nascita concreta di uno stato senza classi. Il libro sostiene la tesi che tutta la sinistra italiana, sia pur con diverse intensità, rimane abbagliata dalla rivoluzione russa. Fino al punto di non comprendere il carattere eversivo del fascismo. Non si forma un&#8217;alleanza antifascista. Perché? I liberali fanno lo stesso errore dei conservatori tedeschi con il nazismo. Pensano di istituzionalizzare il fascismo, aprendo le loro liste al movimento. Pensano basti portarlo in Parlamento. La storia andrà in modo assai diverso. I popolari, appena nati, ottengono un 20 per cento nelle urne elettorali. Un risultato straordinario. Vogliono essere la terza via. Ne con i liberali. Ne con i socialisti. Finiranno per appoggiare il fascismo. I socialisti si dividono. La Monarchia si preoccupa di se stessa. Vittorio Emanuele III accetta che sia il fascismo a fare il lavoro sporco contro la sinistra e teme che il duca d&#8217;Aosta gli soffi il posto. Il re sancirà il collasso del sistema rifiutandosi di firmare lo stato d&#8217;assedio per fermare la marcia su Roma. Quella marcia su Roma che viene molto enfatizzata dalla propaganda fascista. Qual è il punto di rottura? L&#8217;autunno del 1920: la stagione dell&#8217;occupazione delle fabbriche dove avviene la vera spaccatura a sinistra, tra riformisti e rivoluzionari sancita poi al congresso di Livorno. Avviene anche la rottura tra il mondo imprenditoriale e agrario con Giolitti e i liberali. Giolitti si rifiuta di intervenire contro l&#8217;occupazione. Gli imprenditori e gli agrari non si sentono più rappresentati e guardano al fascismo come al partito dell&#8217;ordine, contro l&#8217;onda rossa. Fascismo che aveva colto l&#8217;occasione rappresentata da quanto stava avvenendo e aveva abbandonato le sue iniziali velleità rivoluzionarie. Fascismo che vuole colpire soprattutto le conquiste sociali riformiste. Inizia l&#8217;onda nera. Una sorta di controrivoluzione di una rivoluzione che non c&#8217;è mai stata e si porta via la democrazia italiana.</div>
<div style="text-align: justify;">Che lezione possiamo trarre da questo pezzo di storia? Fornaro lo dice chiaramente: la democrazia non esiste in natura. E&#8217; una modalità di governo ma non l&#8217;unica possibile. La democrazia può avere momenti di crisi. Quando ciò avviene. Quando siamo troppo sicuri che, tanto, non potrà mai succedere, è più facile che possa essere aggredita e collassare. Oggi non c&#8217;è stata la guerra mondiale. Il valore della vita è molto più tutelato. Ma viviamo una fase di grande fragilità. I sintomi della malattia? L&#8217;astensionismo. Quando si elegge il governo di una grande regione con meno del cinquanta per cento degli elettori, non c&#8217;è un problema di legittimità formale. C&#8217;è un problema di legittimità sostanziale. C&#8217;è mancanza di fiducia nella democrazia rappresentativa. Chi non va a votare è molto diverso da chi ci va. Oggi chi non va a votare è tendenzialmente un marginale. Basso reddito. Bassa scolarità. Prima vedeva nel partito e nel voto un modo per emergere. Ora non più. L&#8217;altro sintomo è l&#8217;ascensore sociale che non funziona. Oggi non abbiamo più la certezza di dire a nostro figlio che starà meglio di noi. Il progressivo aumento delle disuguaglianze sociali: pochi che stanno sempre meglio e tanti che hanno sempre meno. Se la democrazia non aiuta l&#8217;emancipazione e la crescita non risponde più alla sua funzione fondamentale. Quale rischio corriamo? Il lento scivolamento verso una forma di democrazia apparente, con dentro aspetti autoritari. Ci sono deterrenti? Si. L&#8217;Unione Europea che allora non c&#8217;era. L&#8217;indipendenza della magistratura. La corte costituzionale. Cosa fare? Non sottovalutare ne sopravvalutare. Alzare il livello dell&#8217;attenzione. Con i libri.  Con l&#8217;azione politica. Con l&#8217;importante salvaguardia della memoria. Attività oggi più complessa perché siamo chiamati a farla con la progressiva e normale uscita di scena di quelli che furono i testimoni della Resistenza.</div>
<div></div>
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<figure id="attachment_4751" aria-describedby="caption-attachment-4751" style="width: 551px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-4751" src="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-300x225.jpg" alt="" width="551" height="413" srcset="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-300x225.jpg 300w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1024x768.jpg 1024w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-768x576.jpg 768w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1536x1152.jpg 1536w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-150x112.jpg 150w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-696x522.jpg 696w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-1068x801.jpg 1068w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-265x198.jpg 265w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034-600x450.jpg 600w, https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2023/04/20230414_223034.jpg 1743w" sizes="(max-width: 551px) 100vw, 551px" /><figcaption id="caption-attachment-4751" class="wp-caption-text">il pubblico presente in sala</figcaption></figure>
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		<title>Il collasso di una democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 15:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siete tutti invitati alla presentazione del libro &#8220;Il collasso di una democrazia&#8221; di Federico Fornaro. Questa sera, 14 aprile 2023, alle ore 21, nella sala consigliare del municipio di Cantarana. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Siete tutti invitati alla presentazione del libro &#8220;Il collasso di una democrazia&#8221; di Federico Fornaro. Questa sera, 14 aprile 2023, alle ore 21, nella sala consigliare del municipio di Cantarana. A colloquio con l&#8217;autore ci sarà Mario Renosio, che da poco ha lasciato la direzione scientifica dell&#8217;istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Asti. L&#8217;iniziativa è promossa da &#8220;Villafranca Domani&#8221;, dalla Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221; e dalla Biblioteca di Dusino San Michele. Come sempre, ci sarà spazio per interventi dal pubblico. Un ringraziamento va all&#8217;amministrazione comunale di Cantarana per la disponibilità e per l&#8217;accoglienza che da sempre dimostra verso le nostre proposte. Un altro ringraziamento va all&#8217;Israt di Asti per la preziosa collaborazione. Vi aspettiamo.</div>
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		<title>Ha senso ricordare il 25 aprile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2022 15:52:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Modesta commemorazione del 25 aprile. Lunedì scorso, pochi minuti al Borgovecchio, presso la lapide a ricordo del partigiano Luigi Capriolo e pochi minuti al cimitero. Nessuna pubblicità all&#8217;evento, a parte il comunicato sul sito del Comune. Nessun impegno. Poche persone presenti. Assenza della Banda Municipale. Neanche un microfono per cogliere il senso delle parole.  Nessuna attenzione alla testimonianza nei confronti della popolazione e  a come fare per comunicarla. Questa amministrazione comunale sembra vivere l&#8217;evento come una fastidiosa  formalità obbligatoria da sbrigare in fretta.</div>
<div style="text-align: justify;">Ha ancora senso celebrare il  25 aprile? Io credo di si. Ma non come è stato fatto a Villafranca lunedì. Come ha ben spiegato il professor Alessandro Barbero, noto storico, le persone che hanno visto quella guerra sono ormai pochissime. Mentre sono tanti, sempre di più, quelli che in famiglia sentono dire che il fascismo, in fondo, ha fatto cose buone. Che non era poi così cattivo. Che i partigiani erano solo ladri. Questa è la malattia del nostro tempo. Bisogna spiegare loro la vergogna delle leggi razziali volute da italiani contro italiani. Le guerre di aggressione. L&#8217;appoggio al nazismo delle camere a gas. Il colonialismo. Il controllo dell&#8217;informazione. La propaganda. Bisogna chiedere loro se avrebbero voluto queste cose. Se avrebbero voluto la vittoria di Mussolini e di Hitler. Bisogna spiegare loro i principi contenuti nella Costituzione repubblicana.  Non è qualcosa che si fa in un attimo o con un post sui social.  E&#8217; cultura. E&#8217; ricerca di un linguaggio adeguato. Un percorso che richiede tempo e determinazione. Esempi. Occasioni di approfondimento. Collaborazione con le scuole. Collaborazione con l&#8217;istituto Storico per la Resistenza di Asti, ente  che il Comune ignora da molti anni.</div>
<div style="text-align: justify;">Qualcuno si chiederà: &#8220;cosa c&#8217;entra il Comune? Non è un suo compito&#8221;. Il Comune c&#8217;entra, eccome. Fa parte delle istituzioni dello Stato nato dalla Resistenza. Chiunque faccia l&#8217;amministratore pubblico, a qualsiasi livello, anche comunale, dovrebbe sentirsi portatore di quei principi e operare per renderli più  forti. Se ci crede. E qui sta il punto.</div>
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<div></div>
<div><em>Ecco come Giovanni Saracco ricorda Luigi Capriolo, il partigiano impiccato a Villafranca il 31.8.1944, nel suo libro &#8220;La Cassina del medich&#8221;:</em></div>
<h5><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2022/04/testiamonianza-giovanni-saracco.pdf"><span style="color: #0000ff;"><em><strong>testimonianza giovanni saracco</strong></em></span></a></h5>
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		<title>Giovanni Saracco: a due anni dalla scomparsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2022 18:15:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due anni fa, il 31 marzo 2020, moriva Giovanni Saracco. Architetto urbanista. Prima consigliere comunale di opposizione e consigliere provinciale nelle liste del Pci. Poi sindaco di Villafranca dal 1990 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Due anni fa, il 31 marzo 2020, moriva Giovanni Saracco. Architetto urbanista. Prima consigliere comunale di opposizione e consigliere provinciale nelle liste del Pci. Poi sindaco di Villafranca dal 1990 al 1999, espressione del gruppo &#8220;Insieme per cambiare&#8221;. Senatore dal 1996 al 2001 per l&#8217;Ulivo di Romano Prodi.</div>
<div style="text-align: justify;">Oltre cinquant&#8217;anni di vita dedicata al servizio del bene pubblico. Senza risparmiarsi. Sempre aperto al confronto con gli altri, rispettoso dell&#8217;avversario. Preparato sui temi. Mai superficiale. Convinto delle idee che aveva maturato. Pronto a difenderle, assumendosi tutte le responsabilità. Ma capace di cercare spazi di compromesso che aiutassero il lavoro da svolgere o l&#8217;obiettivo da raggiungere. Molto concreto. A volte anche molto duro. Efficace.</div>
<div style="text-align: justify;">Diceva sempre che la ricerca del meglio in assoluto era nemica del bene possibile. Fai quanto puoi al tuo livello di competenza, senza mai dare nulla per scontato. Fai progredire il tuo pezzo di mondo, guardando ad obiettivi di lungo termine. Non sottrarti all&#8217;impegno civile. Dal suo esempio, ho imparato il senso della vera politica e quanto costi fatica. Ho imparato che la vera politica evita che gli uomini si facciano la guerra.</div>
<div style="text-align: justify;">Personalità complessa ma ricca di contenuti. Potevi condividerli o meno ma non potevi evitare di considerarli.</div>
<div style="text-align: justify;">Così scriveva della politica:</div>
<blockquote>
<div style="text-align: justify;"><i>Si dice che c&#8217;è disgusto tra la gente verso i  partiti e verso la politica in generale. Questo disgusto nasce da un  equivoco. La politica non è ciò che vediamo tutti i giorni in  televisione: incontri tra segretari di partito, oscure dichiarazioni,  linguaggio incomprensibile, noia. Politica è il vivere quotidiano in  mezzo agli altri, sono le nostre esigenze, i nostri problemi: il lavoro,  la scuola, i figli. Ciascuno di noi, come singolo o come gruppo, ha  delle esigenze; politica è far andare d&#8217;accordo queste esigenze con  quelle della collettività, con quelle generali.</i></div>
<div style="text-align: justify;"><i>Una nuova dirigenza deve essere capace di  raccogliere tutto le &#8220;briciole&#8221; di politica che ci sono in ogni nostra  attività per organizzarle in un progetto. Questo progetto deve essere  visibile, ciascuno dove ritrovarci il suo contributo e si deve vedere  che è utile, che cambia le cose nella direzione delle esigenze di chi lo  ha voluto. Questo è il vero modo di fare politica, di esprimere le  proprie necessità e vederle camminare.</i></div>
<div style="text-align: justify;"><i>Ma una nuova politica ha bisogno di nuovi  strumenti e di un nuovo linguaggio; il linguaggio della politica deve  essere quello che parla la gente comune, quello che parla ciascuno di  noi. Perché se noi capiamo, cresciamo. E se la gente cresce, cresce  anche la sua capacità di produrre politica e non c&#8217;è disamore, non c&#8217;è  più il rifiuto ed il disgusto. Sarà un po&#8217; difficile avendo lasciato  cadere la situazione così in basso. Già mettere la pazienza necessaria  per farsi capire è un gesto importante. Usiamolo come metro di giudizio  tra chi vuole farsi capire e chi no.</i></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><i>&#8220;Tutti i cittadini hanno il diritto di  associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a  determinare la politica nazionale&#8221;. </i></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><i>E&#8217; l&#8217;articolo 49 della Costituzione.</i></div>
</blockquote>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">La figura di Giovanni Saracco meriterebbe uno studio con una conseguente analisi che la consegni alla storia. Senza retorica. Con il contributo di chi lo ha conosciuto e ha lavorato realmente con lui. A beneficio dei giovani, che hanno bisogno di modelli positivi e concreti, e di quanti credono ancora nell&#8217;importanza di studiare le vicende dei nostri luoghi. I suoi scritti e il suo archivio sono materiali fondamentali che dovrebbero diventare patrimonio pubblico. Sono un pezzo di vita e delle radici di questo territorio. Parte del materiale, quella degli anni successivi all&#8217;esperienza nelle istituzioni, è disponibile su <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://www.giovannisaracco.it" rev="en_rl_none">www.giovannisaracco.it</a></span> e su <span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="http://giovannisaracco.blogspot.com/" rev="en_rl_none">http://giovannisaracco.blogspot.com/</a></span></div>
<div style="text-align: justify;">Cosa ha fatto Giovanni Saracco? Grazie al suo impegno e di chi gli è stato vicino, Villafranca fece in quel periodo un deciso salto di qualità, assumendo autorevolezza e diventando punto di riferimento della zona. Il trasferimento della sede Asl nel centro del paese, con l&#8217;arrivo del servizio 118. Il piano regolatore. Forti impegni verso il sociale e a sostegno del volontariato, che non sono mai stati considerati un peso per il bilancio comunale ma investimenti per la qualità della comunità. Impianti di depurazione per la salute dell&#8217;ambiente. La raccolta differenziata dei rifiuti e l&#8217;impegno diretto nel Consorzio Astigiano. Il passaggio pedonale lungo la statale 10. La strada di Bricco Taragno. Le case popolari delle Verne, con l&#8217;acquisizione gratuita dei terreni che oggi si vorrebbero destinare a &#8220;parco&#8221;. Il rifacimento di via Roma e di piazza Marconi. Il recupero del San Giovanni. La sede della biblioteca. E altro ancora. Lascio ancora la parola a lui. Al suo ultimo intervento da sindaco in consiglio comunale. Era il 12 giugno 1999. Cliccate qui sotto per leggerlo:</div>
<div><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2022/04/commiato-saracco-12.6.99.pdf"><span style="color: #0000ff;"><em><strong>commiato saracco 12.6.99</strong></em></span></a></div>
<p style="text-align: justify;">La storia di Saracco non merita di essere dimenticata. Temo, purtroppo, che questo stia avvenendo. O meglio, temo che in buona parte sia già avvenuto. A mio avviso, su di lui e sul suo lavoro c&#8217;è stata a livello locale un&#8217;operazione di &#8220;rimozione&#8221;. Non se parla più da vent&#8217;anni. Silenzio da parte delle istituzioni. Silenzio sui mezzi di informazione. Era troppo scomoda e, forse, molto &#8220;avanti&#8221;.  Metteva in discussione una presunta classe dirigente che credeva di avere il diritto di governare sempre. Per &#8220;diritto di famiglia&#8221;.  Per condizione sociale. Per rendite di posizione acquisite nel tempo. A prescindere dalla qualità del proprio operato. Meglio non disturbare e tornare alla comoda e vuota &#8220;normalità&#8221;. Al &#8220;come si è sempre fatto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Opera Pia S. Elena: l’amministrazione comunale sceglie due nuovi amministratori ma non ha un progetto sociale. E non si confronta con l’opposizione</title>
		<link>https://paolovolpe.it/opera-pia-s-elena-lamministrazione-comunale-sceglie-due-nuovi-amministratori-ma-non-ha-un-progetto-sociale-e-non-si-confronta-con-lopposizione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2017 09:59:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="tdi_1" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_2  wpb_row td-pb-row" >
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<style>.vc_column_text>.td-element-style{z-index:-1}</style><div class="td-fix-index"><h2 style="text-align: justify;"><strong>UN’ALTRA OCCASIONE PERSA</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Il 27 febbraio 2017, Anna Macchia, vice presidente dell’Opera Pia S. Elema, l’ente che si occupa della scuola materna, si dimette dal suo incarico. Tempo prima si è reso vacante un altro posto in consiglio di amministrazione per la decadenza di Luigi Bardoni. Non potendo lasciare oltre l’ente con il consiglio quasi dimezzato, il Comune è costretto a pubblicare un bando per la selezione delle candidature. E’ il 14 marzo. Perché il Comune?  Lo statuto dell’asilo prevede sia il Comune a nominare due dei cinque membri del consiglio. Altri due sono nominati dalla Parrocchia. Uno viene scelto in accordo tra le due istituzioni. Il Comune è responsabile della scelta degli amministratori anche per la casa di riposo, dove nomina l’intero consiglio. Torniamo all’asilo. Entro il 29 marzo, data di scadenza, appena quindici giorni, al bando comunale rispondono in tre: Maria Adelaide Franco, Maria Vigna e Daniele Barcaro. Con una velocità inusuale, 7 aprile, il sindaco risponde a Barcaro comunicandogli che la scelta è caduta sulle altre due candidate. Ha risposto a Barcaro in modo talmente veloce che agli atti, in quei giorni, le nomine fatte ancora non risultano. Il 13 aprile “Villafranca Domani” presenta un’interrogazione dove chiede ragione delle scelte e quali obiettivi sono stati dati alle persone nominate. Cliccate qui sotto per leggerla.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/interrogazione-13.04.2017.pdf">l’interrogazione di “Villafranca Domani” del 13.04.2017</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il 27 aprile Cavalla ci risponde. Senza dirci nulla. Parole molto generiche, come sua abitudine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/lettera-cavalla.pdf">la risposta del sindaco Cavalla</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UNA PREMESSA: SERVE UN PROGETTO SOCIALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo noi di <strong>“Villafranca Domani”</strong>, sia l’asilo, sia la casa di riposo sono enti in difficoltà. Vivono problemi diversi. Il Santanera per la possibile importante scelta di mettere mano alla proprietà ex Venturello con dieci anni di grave ritardo. Il S. Elena per deficit economico, possibile riduzione degli iscritti ed evidenti divergenze al suo interno. Entrambi con la difficoltà di costruire una nuova offerta di servizi più sostenibile e più adeguata ai tempi di un paese che cambia. Noi sosteniamo da anni la necessità di un nuovo progetto sociale. Villafranca non è più quella di una volta. Aumentano gli anziani. Diminuisce la natalità. C’è una forte componente di stranieri. Si sta perdendo la voglia di partecipare. Si sentono gli effetti della crisi economica generale. Non conosciamo più la storia dei nostri luoghi. Accettiamo tutto quello che capita senza chiederci il perché. Come se le cause non fossero anche nelle scelte fatte in passato e tutto provenisse da un altro pianeta. Conosciamo i nuovi bisogni delle persone? Quali obiettivi vogliamo darci? A quali decisioni diamo la precedenza? Come spenderemo i soldi disponibili? Sono domande a cui deve rispondere la politica locale.  Se esiste una rete di protezione sul territorio, tutta la comunità è più sicura. Quanto si è fatto fino ad ora mostra ormai i suoi limiti. Questo non vuol dire negare l’impegno di chi ha lavorato con dedizione in passato o sminuirlo. Non vuol dire dimenticare i positivi risultati ottenuti. Tutt’altro. Vuol dire riconoscere la necessità di aggiornare le risposte. Perché ci sono altre difficoltà. Anche gravi e in parte legate a cause a livello nazionale. Nessuno si illude di cambiare le sorti della nazione. Crediamo sia necessario fare quanto può essere nelle possibilità della comunità in cui viviamo. Restare a guardare è un errore. Meglio sperimentare e cercare soluzioni. Con trasparenza. Ovviamente, se si ritiene che il sociale sia una un compito della politica locale. Altrimenti, va bene così e tiriamo a campare, voltandoci dall’altra parte ogni volta che viene tolto un servizio e le persone sono sempre più sole. Quindi, per noi, Enti e volontariato devono lavorare insieme in modo coordinato e programmato, su obiettivi condivisi, decisi cercando di raccogliere al meglio tutte le idee. Non ognuno per conto proprio. Per riuscire, serve la regia del Comune. Il luogo dove si dovrebbero fare le scelte. Con un Comune determinato a fare poi un passo in più, verso una strategia di zona, insieme ad altri Comuni. Non chiuso nel singolo campanile. Chi viene nominato negli enti deve conoscere il progetto ed essere disposto a lavorare per realizzarlo. Per poi rendere conto del suo operato,<a href="http://www.paolovolpe.it/2014/06/14/cambiano-i-criteri-per-le-nomine-dei-rappresentanti-del-comune-negli-enti-accolte-le-proposte-di-villafranca-domani/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong> <em>come deciso dallo stesso consiglio comunale nel 2014 su nostra proposta</em>.</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda del S. Elena è stata l’ennesima prova di come l’amministrazione comunale non abbia la visione di un progetto sociale e non voglia il confronto di idee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’OPINIONE DI “VILLAFRANCA DOMANI”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">All’inutile risposta di Cavalla, il sottoscritto, Alfredo Castaldo, Giovanni Damasio e Lorenzo Salvadore, i quattro consiglieri di “Villafranca Domani”, hanno replicato con la lettera che troverete di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Vostra risposta alla nostra interrogazione sulle recenti nomine nel consiglio di amministrazione dell’Opera Pia S. Elena non ci fornisce nessun reale chiarimento. Nomine fatte cercando persone che abbiano esperienze “in ambito amministrativo e gestionale”? Questo è quanto Voi affermate. Cosa vuol dire? Non c’è alcuna visione di futuro in tutto questo. Chi gestisce una qualsiasi entità, sia essa una ditta privata, un’associazione, un ente, deve avere per prima cosa una visione strategica di come orienterà le scelte della struttura di cui ha la responsabilità. Non averla significa condannare la realtà che si amministra a perdere capacità di esprimere valore. A diventare sempre meno rilevante. Se poi le nomine sono fatte da un livello politico, è ovvio che gli indirizzi sui quali operare sono responsabilità della politica. In questo caso, dell’amministrazione comunale. Quindi, prendiamo atto che la Vostra scelta è quella di fare l’ordinaria amministrazione e poi si vedrà. Perché non si è voluto alcun dibattito aperto a tutti i contributi sul ruolo dell’Opera Pia S. Elena? E’ stato evitato con la banale scusa di una “mera disattenzione”. La stessa “disattenzione” già capitata in altre analoghe situazioni. E leggere gli atti che la Vostra stessa amministrazione approva? Voi avete a disposizione una struttura. I consiglieri di opposizione solo la loro buona volontà.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cercare una sintesi in avanti tra tutti i contributi possibili avrebbe significato dare più forza all’Opera Pia S. Elena e sostenerne il ruolo in uno scenario complessivo che sta mutando profondamente. Il paese sta cambiando. Cambia la popolazione. Cambia il tessuto sociale. Probabilmente, cambiano le esigenze educative. C’è una forte diminuzione del tasso di natalità. La popolazione diminuisce. Aumentano i problemi economici delle famiglie. Ci giunge notizia che sarebbe possibile una consistente riduzione dei bambini iscritti al prossimo anno scolastico. Confermate? Sono stati fatti confronti con esperienze di altre scuole nei Comuni vicini? Sono state cercate collaborazioni? Esiste sul territorio dell’Unione “Colli del Monferrato” una scuola materna pubblica che può offrire alle famiglie un servizio gratuito. Scuola pubblica con la quale sarebbe utile concordare un “sistema integrato”, proprio nell’ambito dell’occasione politica offerta dall’Unione “Colli del Monferrato”. Vogliamo o non vogliamo diventare un unico territorio? Il consiglio di amministrazione ha avuto evidenti problemi, visti i posti che si erano resi vacanti. Chi ricopriva il ruolo di vice presidente si è dimesso. Differenti vedute che non hanno trovato una composizione? L’amministrazione comunale cosa ha fatto davanti alle divergenze? La commissione di verifica sulla convenzione con il Comune continua ad essere tenuta ai margini della situazione. Scelta che assume un ruolo rilevante perché la commissione viene gestita di fatto dalla Giunta: un ruolo che non le compete, non previsto dalla vigente convenzione. Gestite la commissione come un fatto solo formale. Senza alcuna intenzione di darle sostanza, come dimostra la Vostra scelta di rinviarne la convocazione “a data da destinarsi”. Il bilancio dell’ente è in grado di reggersi, visto che nel 2015 chiudeva in disavanzo? Nell’unica riunione di commissione fatta, avevamo appreso che anche il 2016 sarebbe stato in disavanzo. Il dato è confermato? Ritenete possibili forme di collaborazione tra il S. Elena e la Fondazione Santanera? Ogni realtà organizzata che vuole vivere e crescere in un contesto sempre più difficile deve impegnarsi per uscire dal proprio tradizionale ambito di attività e lavorare in rete. I soldi pubblici messi dal Comune dovrebbero servire sia ad aiutare realmente le famiglie più bisognose, sia a sostenere progetti educativi innovativi che diano la qualità necessaria per essere competitivi in un mondo che non è più quello a cui eravamo abituati.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La relazione prevista della delibera del Consiglio comunale n. 20 del 5.6.2014 vale per l’operato di “tutti” i nominati. Non solo per quelli nell’Opera pia S. Elena. Il fatto che anche questo impegno sia caduto nel dimenticatoio dimostra come il Consiglio comunale sia considerato un organo di ratifica di decisioni già prese, non il momento più alto e democratico di dare forma al futuro della nostra comunità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le nostre valutazioni sono di merito politico sul metodo che è stato usato per affrontare il problema. Non sulle singole persone. Metodo che non condividiamo perché le scelte erano già state da Voi decise prima di pubblicare il relativo bando. E’ evidente da come si sono svolti i fatti. A cosa serve pubblicare un avviso di ricerca di candidati nella sezione “bandi di gara e contratti” del sito internet comunale? Quanti pensate lo abbiano visto? In un clima di sfiducia generale come l’attuale, il problema oggi è far crescere la cultura di porsi al servizio degli altri e del proprio paese. Compito che spetta alla politica vera che vuole essere aperta e rispettosa delle diverse opinioni. Compito che richiede tempo, fatica e sperimentazione. Con questa vicenda, abbiamo perso un’altra occasione.</em></p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Villafranca: incontro con Gianni Oliva e Mario Renosio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 09:15:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi, venerdì 23 settembre 2016</strong>, a Villafranca, incontro pubblico con lo storico Gianni Oliva. Alle ore 21, nella sala Virano “il portico”, Oliva presenterà il suo ultimo libro “Gli ultimi giorni della monarchia. Giugno 1946: quando l’Italia si scoprì repubblicana”. L’autore risponderà alle domande di Mario Renosio, direttore dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Asti. Nella seconda parte dell’incontro, ci sarà spazio per le domande dal pubblico. La serata è organizzata dal gruppo consigliare “Villafranca Domani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da diversi anni dedichiamo una nostra iniziativa alla cultura politica, ponendo attenzione alla storia dell’astigiano e del nostro territorio. Preziosa e positiva è sempre stata la collaborazione dell’Israt di Asti. Quest’anno vogliamo tornare sui contenuti della Costituzione repubblicana. Inizieremo dal contesto storico in cui la Costituzione sarebbe poi nata. Dal clima di quel periodo. Quale eredità storica lasciava la guerra? Quali erano le responsabilità della monarchia? Per questo ci è sembrata una buona occasione l’ultimo libro di Oliva, scrittore che ha sempre dimostrato la capacità di spiegare la storia in modo avvincente. Le domande dal pubblico potranno approfondire le radici della Costituzione. Nei primi giorni di novembre svilupperemo il tema fino all’attualità. Abbiamo in programma un dibattito confronto sul referendum istituzionale per comprendere nel merito le ragioni del si e le ragioni del no.</p>
<p style="text-align: justify;">Gianni Oliva ha dedicato la sua attività di storico allo studio dell’ottocento e del novecento italiano. Nei suoi libri ha esaminato le vicende della seconda guerra mondiale, i suoi nodi non risolti, il ruolo e le responsabilità dei Savoia. Oliva ha avuto anche incarichi politici: è stato consigliere e assessore regionale nella giunta Bresso.</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Un grazie a chi si impegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 09:40:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Un doveroso ringraziamento a tutti i volontari che hanno lavorato per la buona riuscita della festa della scorsa settimana. Vininvilla, la “notte viola”, il ritorno del Giraffentreffen, il concerto della Banda municipale: un bell’insieme di opportunità animate dal lavoro e dalla passione di tante persone.  Un grazie a tutti quelli che lavoreranno alle Sagre astigiane.</p>
<p style="text-align: justify;">L’impegno del volontariato si può diversificare su tanti fronti. Feste che animano il paese. Attività sportive. Il lavoro per rispondere con una solidarietà concreta ai tanti bisogni sociali. La cultura nelle sue molteplici forme. Il lavoro per garantire un’informazione completa. La difesa dell’ambiente e di ogni essere vivente. La protezione civile. La voglia di metterci la faccia per una politica onesta che dia al territorio una visione di futuro. E su questo impegno si costruisce una vera comunità.</p>
</div></div></div></div></div></div>
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