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	<title>Ambiente Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
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	<title>Ambiente Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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		<title>rifiuti: nessun impegno per migliorare la raccolta differenziata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Dec 2021 19:29:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante qualche timido proposito espresso in campagna elettorale, nulla si è visto per il miglioramento della raccolta differenziata. E premiare le buone pratiche che non producono rifiuti? Figuriamoci.  Impensabile in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Nonostante qualche timido proposito espresso in campagna elettorale, nulla si è visto per il miglioramento della raccolta differenziata. E premiare le buone pratiche che non producono rifiuti? Figuriamoci.  Impensabile in un&#8217;amministrazione che non si è mai preoccupata di come diminuire la produzione di rifiuti. Ormai siamo quasi a metà del mandato amministrativo e non si è visto nemmeno un esperimento. Ancora nello scorso gennaio, il sindaco faceva annunci sul liberare il paese dalla plastica. Siamo arrivati a fine anno ma tutto tace. In passato, l&#8217;occasione per presentare le scelte politiche sui rifiuti era la discussione in consiglio comunale sul piano finanziario del servizio, durante l&#8217;esame del bilancio preventivo. Negli anni del mandato Macchia, nulla.   L&#8217;argomento è stato affrontato, per modo di dire,  a fine luglio. In questo mandato amministrativo, le discussioni e gli approfondimenti in consiglio comunale sono inesistenti. Il risultato? Una delibera che non spiega nulla ma si limita a citare norme.  Anche il piano finanziario non spiega nulla. Una tabella con voci molto generiche, senza alcun dettaglio che permetta di capire.  E questa sarebbe la trasparenza? Una delibera di consiglio comunale o di giunta devono essere comprensibili a chiunque.  Ma a Villafranca il Comune non vuole informare. Preferisce la propaganda.</div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;unica novità sarebbe il sacchetto &#8220;viola&#8221; per lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili. Dal 2021 non si pagherà più. Almeno, questa è stata una delle pochissime spiegazioni che sono state date. Perché? E&#8217; una scelta che agevolerà chi produce molti rifiuti. Altro che premiare chi non ne fa.</div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;unico dato chiaro è il totale del costo preventivato per il 2021: € 387.613. Esattamente identico a quello previsto nel piano 2019. L&#8217;ultimo che almeno si capiva.  Cosa ne possiamo desumere? Quello che ho scritto prima. Che non ci sono novità. Tutto è rimasto invariato.  Il costo deve essere coperto per intero dalla relativa tassa. Ma quanti sono quelli che non pagano? A quanto ammontano i crediti del Comune per tassa rifiuti non incassata? Da anni, c&#8217;è una percentuale di evasione significativa e poco o nulla è stato fatto per recuperare quei soldi. Oltre al danno, anche la beffa verso i tanti che si comportano correttamente. Quanti rifiuti si producono nel nostro paese? Secondo il piano finanziario 2019, che ancora aveva la buona abitudine di dare questo dato, 1.069.787 kg  a fine 2018, di cui 204.320 kg di non riciclato. Ora che il dato non c&#8217;è più, ho provato a cercarlo sul sito del Consorzio rifiuti astigiano, che presenta una tabella &#8220;provvisoria&#8221; a fine 2020. Il totale sarebbe salito a 1.288.198 kg, di cui rifiuto urbano per 202.750 kg. Quindi? Rifiuti in aumento, se si considera anche l&#8217;ormai costante diminuzione della popolazione, ma raccolta differenziata in positivo progresso. E questo è tutto merito dei villafranchesi, visto che il Comune non organizza più da anni campagne di informazione e sensibilizzazione.</div>
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		<title>lo scempio di piazza Marconi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Dec 2021 18:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Sette quercie di piazza Marconi sono state capitozzate. Altre due potate in modo pesante. Era la mattina del 29 ottobre 2021. Chi è il responsabile? Il Comune. Un danno rilevante su alberi con oltre trent&#8217;anni di vita. Perché? Nessuna spiegazione è stata data. Nemmeno nel successivo consiglio comunale dell&#8217;11 novembre. Nulla di strano. Questa amministrazione pensa di non dover mai rendere conto. In  piazza Marconi è stato fatto un vero scempio, fermato da una pronta presa di posizione della locale Legambiente che bene ha fatto a bloccare tutto. Quanto ci vorrà per rimediare? Temo anni e molta attenzione nella cura delle piante danneggiate. Forse, il Comune pensava di risolvere così il problema delle foglie che cadono. Se cadono le foglie, eliminiamo gli alberi. E questa sarebbe attenzione all&#8217;ambiente? Questa amministrazione non ha mai avuto l&#8217;ecologia tra le sue priorità. Nemmeno il presunto parco delle Verne mi fa cambiare idea. Come si fa a chiamare parco una zona dove è stato alzato parte del piano di campagna con terreno di riporto, misto a detriti, residui di qualche cantiere? E&#8217; vero che sono stati piantati un centinaio di alberelli. Peccato che siano stati poi lasciati poi in abbandono. Risultato? Direi che in parte significativa non godono buona salute e, come confermato proprio da Legambiente, probabilmente sono morti. Quanto è costato l&#8217;intervento alle Verne? A bilancio c&#8217;è uno stanziamento di 70 mila euro. Mi sembra troppo per un&#8217;area che non è utilizzabile dalla cittadinanza. Se poi aggiungiamo la generale modesta attenzione alle aree verdi, l&#8217;uso di diserbante durante la stagione estiva e la mancanza di pulizia, il quadro diventa desolante. In tema di pulizie, già le foglie hanno il brutto vizio di cadere, che fine ha fatto la spazzatrice comprata dall&#8217;Unione &#8220;Colli del Monferrato&#8221; nel 2017? Credo non abbia mai pulito un solo metro di spazio pubblico. Perché? Un mezzo di seconda o terza mano, andato fin da subito in manutenzione, ma costato circa 10 mila euro, più le spese, direi non andate a buon fine, per tentare di metterla in funzione. Quei soldi potevano essere spesi meglio per interventi di pulizia specifici, magari da appaltare a qualche ditta privata.</div>
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		<title>Premiare chi non produce rifiuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 14:18:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/premiare-chi-non-produce-rifiuti/">Premiare chi non produce rifiuti</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="tdi_1" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_2  wpb_row td-pb-row" >
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<style>.vc_column_text>.td-element-style{z-index:-1}</style><div class="td-fix-index"><h3 style="text-align: justify;"><strong>LA CULTURA DELL’AMBIENTE PULITO</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Nella foto, abbandono di rifiuti in piazza Marconi, nei pressi delle campane del vetro. L’ennesimo pessimo esempio di come si possa sporcare il territorio con gesti stupidi. L’immagine è del 24 maggio scorso. I rifiuti sono stati rimossi nei giorni successivi. Bene. Gli abbandoni di immondizie sono tanti. Troppi. Sono prove di un problema profondo. Ci sono persone, tante, alle quali dell’ambiente non frega nulla. L’importante è fare i propri utili comodi. Come si affronta questo problema? Utile che Gaia (la società che gestisce gli impianti di raccolta rifiuti nell’astigiano) apra tre volte alla settimana l’ecocentro villafranchese. Però ci sorge il dubbio che si poteva far meglio. Perché?  Gaia ha 12 ecocentri in provincia. Nove hanno orari ben più comodi ed estesi del nostro. Il Comune ha provato a contrattare orari migliori, simili a quelli praticati nella maggioranza degli altri ecocentri? E ripristinare il ritiro a domicilio, in particolare per i quantitativi importanti o i materiali difficili da trasportare solo con l’auto? Sarebbero tutti modi per disincentivare l’abbandono. Servirebbero anche vigilanza e sanzioni. Già, ma i vigili possono fare poco. Sono ridotti ai minimi termini per l’incapacità di accordarsi tra i Comuni della zona. Mancato accordo nel quale Villafranca ha una grave responsabilità. Se non ci saranno fatti nuovi, da luglio non li avremo più. Nemmeno per quel poco di oggi. Il cambiamento si costruisce con la cultura dell’esempio. Va promossa e valorizzata l’attività di pulizia dei volontari del “gesto minimo” e di Legambiente.  Da lungo tempo il Comune non fa più azioni adeguate di promozione della raccolta differenziata. Più volte, negli anni, il nostro gruppo aveva chiesto scelte per premiare con una tassa più bassa chi applica buone pratiche per non produrli. L’amministrazione Cavalla si era sempre mostrata insensibile. L’attuale, nel suo evidente immobilismo, non ha dato prova di voler cambiare. O, forse, è senza idee.</p>
</div></div></div></div></div></div><div id="tdi_6" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_7  wpb_row td-pb-row" >
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<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/premiare-chi-non-produce-rifiuti/">Premiare chi non produce rifiuti</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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		<title>I rifiuti che evadono la tassa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2019 14:21:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Cosa notate in queste foto? E’ sempre lo stesso bidone dei rifiuti in giorni diversi. Cambiano i “sacchi neri”. E’ solo un esempio di come il conferimento di sacchi abusivi dei rifiuti che non pagano la tassa comunale sia una pratica esistente e messa in atto senza troppi problemi, nella probabile convinzione che, ad evadere, non si rischi nulla. Infatti, da anni mancano controlli sistematici da parte del Comune. Non ci sono multe. I conti della tassa rifiuti sono chiari. Il Comune ha perso 241 mila euro tra il 2010 e il 2018. Alla fine dello scorso anno, i crediti non incassati erano pari a 278 mila euro. Non c’è solo l’evasione della tassa, attuata con sacchi abusivi o non pagando la relativa cartella. Ci sono anche gli abbandoni indiscriminati sul territorio, come dimostrano le raccolte fatte dai volontari che mettono il loro impegno per tener pulito pezzi di paese. Il problema è complesso. Lo dico da anni. E’ mancata la volontà politica di contrastare l’evasione. Qualcuno aveva più a cuore il facile consenso piuttosto che l’equità tra i cittadini. Una comoda scelta che è andata contro i tanti cittadini che fanno bene la raccolta differenziata. I controlli sono un lavoro che va fatto con costanza.  E’ mancata la voglia di sostenere e promuovere buone pratiche per non produrre rifiuti. Non ci hanno nemmeno provato perché l’idea era lontanissima dal modo di pensare dei precedenti amministratori. Per loro, anche la “casetta dell’acqua” era un problema economico e non un mezzo per aiutare la popolazione a non produrre bottiglie di plastica. Anche informare su come fare la differenziata è un lavoro che richiede tempo e molta costanza. Non basta qualche sporadico manifesto. Non c’è stato alcun tentativo di armonizzare le regole della tassa rifiuti villafranchese con quelle di Baldichieri. Regole e controlli che dovrebbero essere estesi a livello di zona, direi tutta la ex Valtriversa, per non rendere conveniente buttare i rifiuti in un altro paese.  Cosa intende fare la nuova amministrazione? Farà pagare chi non paga e, forse. non ha mai pagato?</p>
</div></div></div></div></div></div><div id="tdi_18" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_19  wpb_row td-pb-row" >
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</div></div></div></div></div></div></p>
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		<title>Non diamo per scontato che l&#8217;acqua rimanga pubblica</title>
		<link>https://paolovolpe.it/non-diamo-per-scontato-che-lacqua-rimanga-pubblica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jul 2018 14:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/non-diamo-per-scontato-che-lacqua-rimanga-pubblica/">Non diamo per scontato che l&#8217;acqua rimanga pubblica</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="tdi_28" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_29  wpb_row td-pb-row" >
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<p style="text-align: justify;">Quale futuro per l’acqua nel nostro territorio? Immagino che qualcuno si chiederà: che domanda è? Lo comprendo. L’acqua è una di quelle cose che tanti di noi danno per scontata. Il relativo benessere di cui godiamo ci ha abituato a questo. C’è. Perché preoccuparsene? L’acqua è un argomento di cui si è parlato un po’ nel 2011, all’epoca del referendum che bloccò la privatizzazione di questo importante bene pubblico. Poi? Tutto è tornato nel silenzio, tranne poche e rare situazioni. In generale, nessuno ne parla e la gente non sa o dimentica. A tutti i livelli. Anche quello locale. Però, l’acqua non è scontata. E’ il bene essenziale per la vita. Ne usiamo molta. Ne sprechiamo tanta. Quindi? Garantire l’acqua significa lavorare per il futuro di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">I Comuni possono fare qualcosa? Si. Possono difendere nei fatti il principio dell’acqua bene pubblico. Come? Dalle scelte più semplici, come promuovere ed incentivare l’uso delle “casette dell’acqua”, che favoriscono il consumo di acqua buona a buon prezzo ed evitano l’enorme produzione di bottiglie di plastica dovuta ai supermercati. Alla scelta di obbligare i nuovi edifici o le importanti ristrutturazioni a dotarsi di sistemi per il risparmio dell’acqua e di cisterne per riciclare quella piovana. Fino a vigilare nelle opportune sedi che la gestione dell’acqua non venga svenduta ai privati. Perché non vendere ai privati? Perché il privato si muove solo con la logica di aumentare il più possibile il proprio guadagno. Privatizzare un bene o un servizio pubblico, magari con i favori di una politica compiacente, significa dare ai privati una pesante rendita di posizione. Per l’acqua, deve prevalere la logica sociale di garantirne l’accesso a tutti e la sua qualità. Evitando sprechi, dispersioni, inquinamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Comune cosa fa?</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>La “casetta” dell’acqua c’è dal maggio 2011</strong></em>. Servirebbe qualche attenzione in più per valorizzarla. Grazie all’attenzione dell’ufficio tecnico comunale, l’obbligo del riciclo dell’acqua piovana, scelta che <strong>“Villafranca Domani”</strong> chiedeva già nel 2011, è stato inserito nel regolamento edilizio votato dal consiglio il 26 giugno 2018.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovedì scorso il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il nuovo atto costitutivo dell’Autorità d’ambito per l’acqua, l’ente che governa a livello territoriale la gestione dell’acqua per tutti noi. Ne fanno parte 104 Comuni astigiani, 43 della provincia di Alessandria e 7 della provincia di Torino.  Un bacino di 260 mila persone. Attuale presidente dell’Autorità è Vincenzo Gerbi, ex sindaco di Cantarana, docente universitario e da sempre sostenitore dellì’acqua pubblica. Nella discussione, ho ricordato la necessità che i Comuni prestino attenzione al tema. A partire da come si concretizzerà l’obbligo che i quattro acquedotti che lavorano nel territorio dell’Autorità hanno di fondersi in un unico soggetto entro il 2019. Un unico soggetto che deve rimanere pubblico. Il sindaco Cavalla ha risposto che all’Acquedotto della Piana, dove anche Villafranca è socio, tutti i Comuni sarebbero d’accordo sul fatto che la gestione rimanga pubblica. Ci fa piacere. Lo aveva già detto in risposta ad una nostra interrogazione del settembre 2016. Tuttavia, i timori rimangono. A che punto è il piano di fusione dei quattro acquedotti? Rispetterà la scadenza del 2019? Cosa farà Asti, la raltà più importante? Ricordiamoci che Asti ha già il privato in Asp. Cosa pensano all’Acquedotto del Monferrato e all’Acquedotto della Valtiglione? E fare iniziative che tengano informati e sensibili i cittadini sui vantaggi dell’acqua pubblica? Un piccolo precedente. <strong>“Villafranca</strong> <strong>Domani”</strong> chiese alla giunta comunale un confronto, aperto a tutti i consiglieri e alle associazioni ambientaliste del territorio, con la rappresentante del Comune nel consiglio di amministrazione dell’Acquedotto della Piana. Era proprio il settembre 2016. Il confronto non ci venne accordato. Non vorrei che rivedessimo con l’acqua la stessa manfrina appena subita con i rifiuti: un ripetersi di quanto accaduto con Gaia spa, la società che gestisce gli impianti di smaltimento, che è stata messa in mani private con la vendita del 45% a Iren. Trovarsi sul tavolo un progetto già preparato e sentirsi dire che bisogna approvarlo perché servono soldi e i Comuni non ne hanno. Come potrebbe ripetersi questo scenario? Chi vuole la privatizzazione sa che i piccoli Comuni, e gli astigiani lo sono quasi tutti, soli e divisi contano nulla. Non hanno peso specifico. Se a questo uniamo la paura di dover mettere soldi, scusa sempre utilizzata per bloccare qualsiasi innovazione o giustificare qualsiasi arrendevolezza, credo che le preoccupazioni siano concrete. Per ora, la presenza di Gerbi ai vertici dell’Autorità è una garanzia. Ma, lo ripeto, non commettiamo l’errore di dare tutto per scontato. Su questi argomenti si muovono dinamiche molto complesse, con attori che spesso non si curano di rendere conto delle loro scelte ai cittadini. Serve che i Comuni si uniscano per rafforzare decisioni condivise, con attenzione e competenza, che sappiano contare ai tavoli delle trattative. Mettere insieme gli acquedotti, come giustamente sostiene Gerbi, servirà per avere una struttura più forte, con una capacità progettuale migliore e di lungo respiro. L’unica strada per cercare finanziamenti, ad esempio europei. Chi si candiderà alle prossime elezioni comunali del 2019 dovrà dire cosa pensa su questo tema. Perché il problema sarà nell’agenda delle nuove amministrazioni.</p>
<ul>
<li><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/17.10.2017-La-Stampa-intervista-Gerbi.pdf">17.10.2017 La Stampa intervista Gerbi</a></li>
<li><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/02_Allegato_Carta_gestioni.pdf">La carta delle gestioni</a></li>
</ul>
</div></div></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/non-diamo-per-scontato-che-lacqua-rimanga-pubblica/">Non diamo per scontato che l&#8217;acqua rimanga pubblica</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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		<title>non diamo per scontato che l&#8217;acqua rimanga pubblica</title>
		<link>https://paolovolpe.it/non-diamo-per-scontato-che-lacqua-rimanga-pubblica-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jul 2018 10:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ACQUA BENE DI TUTTI Quale futuro per l&#8217;acqua nel nostro territorio? Immagino che qualcuno si chiederà: che domanda è? Lo comprendo. L&#8217;acqua è una di quelle cose che tanti di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/non-diamo-per-scontato-che-lacqua-rimanga-pubblica-2/">non diamo per scontato che l&#8217;acqua rimanga pubblica</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>ACQUA BENE DI TUTTI</strong></span></h2>
<p style="text-align: justify;">Quale futuro per l&#8217;acqua nel nostro territorio? Immagino che qualcuno si chiederà: che domanda è? Lo comprendo. L&#8217;acqua è una di quelle cose che tanti di noi danno per scontata. Il relativo benessere di cui godiamo ci ha abituato a questo. C&#8217;è. Perché preoccuparsene? L&#8217;acqua è un argomento di cui si è parlato un po&#8217; nel 2011, all&#8217;epoca del referendum che bloccò la privatizzazione di questo importante bene pubblico. Poi? Tutto è tornato nel silenzio, tranne poche e rare situazioni. In generale, nessuno ne parla e la gente non sa o dimentica. A tutti i livelli. Anche quello locale. Però, l&#8217;acqua non è scontata. E&#8217; il bene essenziale per la vita. Ne usiamo molta. Ne sprechiamo tanta. Quindi? Garantire l&#8217;acqua significa lavorare per il futuro di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">I Comuni possono fare qualcosa? Si. Possono difendere nei fatti il principio dell&#8217;acqua bene pubblico. Come? Dalle scelte più semplici, come promuovere ed incentivare l&#8217;uso delle &#8220;casette dell&#8217;acqua&#8221;, che favoriscono il consumo di acqua buona a buon prezzo ed evitano l&#8217;enorme produzione di bottiglie di plastica dovuta ai supermercati. Alla scelta di obbligare i nuovi edifici o le importanti ristrutturazioni a dotarsi di sistemi per il risparmio dell&#8217;acqua e di cisterne per riciclare quella piovana. Fino a vigilare nelle opportune sedi che la gestione dell&#8217;acqua non venga svenduta ai privati. Perché non vendere ai privati? Perché il privato si muove solo con la logica di aumentare il più possibile il proprio guadagno. Privatizzare un bene o un servizio pubblico, magari con i favori di una politica compiacente, significa dare ai privati una pesante rendita di posizione. Per l&#8217;acqua, deve prevalere la logica sociale di garantirne l&#8217;accesso a tutti e la sua qualità. Evitando sprechi, dispersioni, inquinamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Comune cosa fa?</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.paolovolpe.it/2011/05/13/domenica-15-maggio-2011-inaugurazione-della-casetta-dellacqua/">La &#8220;casetta&#8221; dell&#8217;acqua c&#8217;è dal maggio 2011</a></strong></em>. Servirebbe qualche attenzione in più per valorizzarla. Grazie all&#8217;attenzione dell&#8217;ufficio tecnico comunale, l&#8217;obbligo del riciclo dell&#8217;acqua piovana, scelta che <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong> chiedeva già nel 2011, è stato inserito nel regolamento edilizio votato dal consiglio il 26 giugno 2018.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovedì scorso il consiglio comunale ha approvato all&#8217;unanimità il nuovo atto costitutivo dell&#8217;Autorità d&#8217;ambito per l&#8217;acqua, l&#8217;ente che governa a livello territoriale la gestione dell&#8217;acqua per tutti noi. Ne fanno parte 104 Comuni astigiani, 43 della provincia di Alessandria e 7 della provincia di Torino.  Un bacino di 260 mila persone. Attuale presidente dell&#8217;Autorità è Vincenzo Gerbi, ex sindaco di Cantarana, docente universitario e da sempre sostenitore dellì&#8217;acqua pubblica. Nella discussione, ho ricordato la necessità che i Comuni prestino attenzione al tema. A partire da come si concretizzerà l&#8217;obbligo che i quattro acquedotti che lavorano nel territorio dell&#8217;Autorità hanno di fondersi in un unico soggetto entro il 2019. Un unico soggetto che deve rimanere pubblico. Il sindaco Cavalla ha risposto che all&#8217;Acquedotto della Piana, dove anche Villafranca è socio, tutti i Comuni sarebbero d&#8217;accordo sul fatto che la gestione rimanga pubblica. Ci fa piacere. Lo aveva già detto in risposta ad una nostra interrogazione del settembre 2016. Tuttavia, i timori rimangono. A che punto è il piano di fusione dei quattro acquedotti? Rispetterà la scadenza del 2019? Cosa farà Asti, la raltà più importante? Ricordiamoci che Asti ha già il privato in Asp. Cosa pensano all&#8217;Acquedotto del Monferrato e all&#8217;Acquedotto della Valtiglione? E fare iniziative che tengano informati e sensibili i cittadini sui vantaggi dell&#8217;acqua pubblica? Un piccolo precedente. <strong>&#8220;Villafranca</strong> <strong>Domani&#8221;</strong> chiese alla giunta comunale un confronto, aperto a tutti i consiglieri e alle associazioni ambientaliste del territorio, con la rappresentante del Comune nel consiglio di amministrazione dell&#8217;Acquedotto della Piana. Era proprio il settembre 2016. Il confronto non ci venne accordato. Non vorrei che rivedessimo con l&#8217;acqua la stessa manfrina appena subita con i rifiuti: un ripetersi di quanto accaduto con Gaia spa, la società che gestisce gli impianti di smaltimento, che è stata messa in mani private con la vendita del 45% a Iren. Trovarsi sul tavolo un progetto già preparato e sentirsi dire che bisogna approvarlo perché servono soldi e i Comuni non ne hanno. Come potrebbe ripetersi questo scenario? Chi vuole la privatizzazione sa che i piccoli Comuni, e gli astigiani lo sono quasi tutti, soli e divisi contano nulla. Non hanno peso specifico. Se a questo uniamo la paura di dover mettere soldi, scusa sempre utilizzata per bloccare qualsiasi innovazione o giustificare qualsiasi arrendevolezza, credo che le preoccupazioni siano concrete. Per ora, la presenza di Gerbi ai vertici dell&#8217;Autorità è una garanzia. Ma, lo ripeto, non commettiamo l&#8217;errore di dare tutto per scontato. Su questi argomenti si muovono dinamiche molto complesse, con attori che spesso non si curano di rendere conto delle loro scelte ai cittadini. Serve che i Comuni si uniscano per rafforzare decisioni condivise, con attenzione e competenza, che sappiano contare ai tavoli delle trattative. Mettere insieme gli acquedotti, come giustamente sostiene Gerbi, servirà per avere una struttura più forte, con una capacità progettuale migliore e di lungo respiro. L&#8217;unica strada per cercare finanziamenti, ad esempio europei. Chi si candiderà alle prossime elezioni comunali del 2019 dovrà dire cosa pensa su questo tema. Perché il problema sarà nell&#8217;agenda delle nuove amministrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolovolpe.it/wp-content/uploads/17.10.2017-La-Stampa-intervista-Gerbi.pdf">17.10.2017 La Stampa intervista Gerbi</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.paolovolpe.it/wp-content/uploads/02_Allegato_Carta_gestioni.pdf">la Carta delle gestioni</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><em><strong><a href="http://www.paolovolpe.it/2011/05/13/domenica-15-maggio-2011-inaugurazione-della-casetta-dellacqua/"><span style="color: #3366ff;"> </span></a></strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Perché &#8220;Villafranca Domani&#8221; ha votato contro il bilancio comunale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jul 2018 07:28:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Asti]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<p style="text-align: justify;" align="justify">Ogni giorno, raccolgo tra le persone incertezza e paura su quello che sarà il futuro delle loro famiglie. Qualche volta mi sento chiedere “cosa possiamo fare?”.  Altre volte mi sento ripetere “tanto non cambia nulla”, “sono tutti uguali”. Domandarsi cosa si può fare è giusto. Credo che ognuno di noi possa, nella vita di ogni giorno, fare qualcosa di utile alla collettività. Piccoli gesti che possono rendere migliore il pezzo di mondo dove uno vive. Impegnarsi nel volontariato. Tener pulito un luogo pubblico. Aiutare una persona che ha bisogno. Gli esempi possibili sarebbero molti. La politica può migliorare la vita delle persone? Si. La politica vera. Quella fatta di impegno, studio, confronto di idee, rispetto reciproco, spirito di servizio, militanza. Quella che vuole gestire i cambiamenti, non subirli, perché vuole l’interesse pubblico, non quello di qualcuno. E cambiamenti sociali e strutturali, capaci di toccare la vita di tutti, ci sono anche nella dimensione locale. La politica vera affronta i problemi concreti. Piccoli e grandi, nei vari livelli di competenza e nei diversi ruoli. Perché c’è bisogno, nel piccolo Comune come al parlamento romano, di una maggioranza ma anche di un’opposizione che proponga e controlli, mentre si candida a diventare a suo volta maggioranza. <strong>“Villafranca Domani”</strong> ha fatto questo e continuerà a farlo. Noi abbiamo idee diverse dall’attuale governo comunale. Lo abbiamo dimostrato negli anni. Di seguito, troverete la mia dichiarazione di voto contro il bilancio consuntivo del Comune. L’ho fatta nel consiglio comunale del 24 maggio 2018. Se vorrete dedicarci qualche minuto, è una sintesi del nostro pensiero e di cosa noi avremmo fatto.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Sappiamo che il momento è difficile. C’è la crisi economica. Sappiamo che lo Stato ha tolto soldi ai Comuni e oggi è molto più difficile avere soldi da spendere di un tempo. Quindi? Cosa si può fare in un piccolo Comune come il nostro? Rimanere spettatori e sperare che qualcuno, non si sa chi, ci regali qualcosa? Oppure, provare scelte che guardino al futuro con logiche diverse? Noi cosa avremmo fatto al posto vostro in questi anni?</p>
<p style="text-align: justify;">Noi avremmo scelto più Unione. Perché? Essere più forti per scelte che mettano a sistema servizi pubblici in un quadro non solo di paese ma di zona. Esercitare un peso maggiore negli enti sovracomunali. Migliorare la produttività dei servizi resi, premiando i dipendenti che lo meritano. In questi anni, voi avete operato in direzione diversa. Consideriamo un errore la spaccatura della Valtriversa. “Cambi di passo” con la Colli del Monferrato, fino ad ora, non ne abbiamo visti. L’organizzazione dell’Unione stenta ancora assumere una funzionalità accettabile, ancora frenata da problemi tecnici e amministrativi che dovevano essere superati da tempo. Pensiamo, ad esempio, al collegamento informatico tra i due Comuni che ancora non funzionerebbe. All’assegnazione e al concreto esercizio delle responsabilità degli uffici. Alla conseguente gestione del personale, con la chiara definizione di nuovi compiti e obiettivi. Alla necessità di uniformare le regole. Quando abbiamo discusso il bilancio preventivo, abbiamo ricordato che, proprio in questa sala, sul finire del precedente mandato amministrativo, l’uscita dalla Valtriversa era da voi descritta come il passaggio necessario per saldare il rapporto con Baldichieri e incamminarsi in un nuovo percorso che ci avrebbe reso insieme più forti, senza più i problemi che voi ritenevate creati dagli altri Comuni. Se dopo cinque anni siamo a questo punto, di strada da percorrere ne rimane ancora moltissima. Un’Unione semplice somma di uffici dei due municipi non ci interessa. Fare sempre le stesse cose sotto un nome diverso non cambia nulla, anzi può essere un costo in più. E ci fa perdere tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi avremmo voluto un sistema di welfare locale, con la possibilità a tutti i soggetti che operano nel sociale sul territorio di essere parte di un unico progetto, condividendo informazioni e risorse. Senza inutili concorrenze. Perché? Se ci sono meno risorse dallo Stato, usiamo quello che abbiamo per dare una possibilità ai più deboli e per sviluppare locali servizi alla persona. E’ questo il settore su cui puntare nel futuro per avere nuovi posti di lavoro. Voi avete preferito lasciare inalterato il sistema, magari favorendo le esigenze immediate di singole realtà. Registriamo con piacere che il consulente sul sociale dell’Unione, Vincenzo Soverino, persona sicuramente sensibile e molto motivata, abbia accennato ad una proposta simile alla nostra. Però, vediamo che il Comune non ha speso che in parte i soldi ricevuti per i migranti. Perché? Per il sesto anno consecutivo, non abbiamo speso lo stanziamento per il sostegno alle rette di anziani in casa di riposo. Se non abbiamo richieste, ma non è vero perché nel tempo ci sono state, proviamo a spenderli per i tanti bisogni degli anziani. Non è stato dato il sostegno agli affitti. Mancava il contributo regionale. Formalmente, è corretto. E provare ad autofinanziarlo, vista la modesta entità della spesa (5 mila euro)? Ci giunge voce di alcune centinaia di domande di prestazioni sociali presentate al locale sportello del Cogesa. Sarebbe interessante conoscere cosa chiedono. Per noi e per tutti i Comuni della zona. Come ci porremo se si arriverà alla fusione dei consorzi socio assistenziali? Oggi abbiamo  un consorzio che parla poco con il territorio. Domani, se non troveremo accordi con i Comuni del nord ovest della Provincia, diventeremo ancora più periferia di Asti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci fa piacere vedere che proprio il Cogesa si sia convinto, anche se ancora in modo abbastanza generico e tardivo, sull’utilità per l’economia locale di un recupero dei fabbricati dismessi. Idea che noi sosteniamo da anni, visto che sul territorio abbiamo i locali di via Luotto e della proprietà ex Venturello della casa di riposo. Siamo convinti che il Comune debba fare la sua parte per dar loro nuova vita, favorendo un utilizzo a servizi che diano vitalità al centro del paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi avremmo fatto più ecologia. Il risparmio energetico doveva essere la principale opera pubblica da anni. Oggi, probabilmente, soldi che  spendiamo in bollette avremmo potuto usarli per altre necessità. In tal senso, è senz’altro positivo il potenziale risultato che si potrà ottenere con il prossimo intervento sulla scuola. Positivo che, dopo anni di sollecitazioni cadute nel vuoto, si sia deciso di investire sulla pubblica illuminazione. Avremmo potuto pensarci prima. Il rifiuto che non costa è quello che non si produce ma serve costruire una nuova cultura in tal senso con l’esempio delle buone pratiche possibili. Come ci aspettavamo, nulla è stato fatto con il simbolico stanziamento messo a bilancio. Mentre, come avevamo previsto, non è stato utilizzato lo stanziamento di 20100 euro per il recupero dei crediti dovuti a bollette dei rifiuti non pagate. Come nel 2016. A conferma della nostra convinzione che tale voce sia stata inserita solo per dilatare i costi e porre a carico di chi già paga la bolletta gli oneri di quelli che non pagano. In aggiunta, sono stati cancellati altri 20 mila euro di crediti relativi a bollette non incassate senza che sia stata fatta un’analisi di dettaglio per capire chi non paga, le motivazioni e le possibili soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non concordiamo con la cancellazione dei residui per la quota delle multe che avremmo dovuto dare alla Provincia ai sensi della convenzione approvata da questo consiglio con la delibera n. 21 del 29.4.2015, mai revocata. 68 mila euro relativi al 2015 e al 2016. Non eravamo già d’accordo con la cancellazione di tale voce per il 2017. Non abbiamo trovato alcun atto con la Provincia che giustifichi la vostra scelta. Non abbiamo capito come si sia sviluppato negli anni il rapporto con l’ente proprietario della ex statale 10 e, allo stato attuale, ci sembrava più opportuno mantenere un profilo di prudenza e non esporre il Comune a potenziali rischi di contenzioso. Forse, avete preferito puntare sulla speranza di una Provincia distrutta che prenderà atto di queste scelte senza far nulla? Può darsi che anche voi non ne siate convinti fino in fondo, se mantenete comunque 20 mila euro di avanzo vincolato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non comprendiamo per quale motivo vengano mantenuto a bilancio dal 2007 il residuo dei 77 mila euro pagati da SanPaolo Leasint per errore al nostro Comune. Troppi anni sono passati con una sostanziale inerzia del Comune. Se non sono soldi nostri, restituiamoli. Invocare la prescrizione, magari giuridicamente ammissibile, non è corretto e non è trasparente per una pubblica amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non comprendiamo per quale motivo venga mantenuto a bilancio, dal 1995, il residuo di 15 mila euro per la costruzione di un canile. Sarebbe preferibile valutare se fossero possibili impieghi conformi alla destinazione originaria. In caso negativo, per gli stessi precedenti motivi, restituiamoli alla Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non siamo d’accordo con i costi per indennità della Giunta, che gravano per quasi 40 mila euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerato l’avanzo ottenuto, ci siamo chiesti per quale motivo non valutare l’estinzione anticipata del debito relativo ai locali di via Luotto, da oltre un anno onere del tutto improduttivo, che avrebbe liberato risorse per 28 mila euro annui. Scelta che favorirebbe un recupero più ragionato del fabbricato.</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Per i motivi che in sintesi esposti, esprimiamo il nostro voto contrario al bilancio consuntivo 2017.</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 07:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<h2 style="text-align: justify;"><strong>PREMIARE CHI NON NE FA</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Da anni, noi di <strong>“Villafranca Domani”</strong> chiediamo che il Comune premi chi è capace di mettere in atto buone pratiche che servono per non produrre rifiuti. Perché? Il rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Non fare rifiuti fa bene all’ambiente dove tutti viviamo. Mostrare concretamente con l’esempio che non produrre rifiuti si può: questo dovrebbe essere, secondo noi, il nuovo impegno del Comune su questo problema. La nostra proposta è stata sempre bocciata dall’amministrazione. Per loro, sarebbe stata uno spreco. Come per il risparmio energetico. Solo lo scorso anno è stata accettata a parole con uno stanziamento simbolico a bilancio di mille euro. Mai utilizzato. Ma su questo non avevamo dubbi. Per fare qualcosa bisogna avere idee e questa amministrazione Cavalla non ha ne ha mai avute in proposito. L’ecologia non è mai stata il suo forte. Anche nel bilancio 2018, stesso copione. L’amministrazione ha messo ancora mille euro per incentivi a disposizione ma nessuna proposta su come utilizzarli. Noi abbiamo chiesto un confronto diretto sul tema, anche coinvolgendo la Legambiente locale, che dovrebbe essere per il Comune un prezioso interlocutore per ecologia ed ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio Legambiente, di sua iniziativa ed a sue spese, ha avviato un programma per incontri formativi dedicati ai ragazzi delle scuole su come non produrre rifiuti. Lo spiega l’amico <strong>Giovanni Damasio</strong>:</p>
<blockquote><p>
<em>Il progetto, organizzato da Legambiente con le scuole di Villafranca e Baldichieri, si chiama ” il Rifiuto questo sconosciuto” e persegue i seguenti scopi:</em></p>
<p><em>&#8211; favorire comportamenti virtuosi attraverso i piccoli gesti quotidiani. Il “gesto minimo”che fa la differenza;<br />
</em></p>
<p><em>&#8211; conoscere il ciclo dei rifiuti per sostenere la conoscenza e il pieno utilizzo della raccolta differenziata. Dare concretezza alle 3R: riduzione, riciclo, riuso. Anche con l’intervento di esperti della Cooperativa Erica;<br />
</em></p>
<p><em>&#8211; portare i ragazzi sul territorio al fine di adottare uno spazio di cui prendersi cura.</em></p>
<p><em>Chiederemo ai ragazzi di realizzare dei cartelloni da collocarsi nei punti più critici per quanto riguarda l’abbandono dei rifiuti.</em></p>
<p><em>Abbiamo chiesto al Comune di Villafranca di incontrare gli alunni per parlare di raccolta differenziata (la prima riunione è avvenuto l’8 marzo scorso) e di aprire l’Ecocentro.</em></p>
<p><em>Saranno interessate le 3 prime della scuola media di Villafranca, le 3 terze elementari di Villafranca e i 90 alunni delle elementari di Baldichieri.</em></p>
<p><em> Gli incontri degli esperti della Coop Erica sono di due ore a cui seguirranno per le 3 medie di Villafranca la visita agli impianti di Gaia spa e per le tre elementari di Villafranca la visita all’Ecocentro.</em></p>
<p><em>Questo è il programma per quest’anno a cui dovranno seguire altri due anni di iniziative sempre nell’ambito del progetto “il rifiuto questo sconosciuto”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi tempi, volontari hanno pulito spazi del paese da abbandoni di rifiuti. Sono esempi di impegno che meritano sostegno e apprezzamento. Sarebbe utile che i rifiuti raccolti venissero mostrati a tutti, usando i social ed i mezzi di informazione. Per far vedere dove porta l’inciviltà di certi comportamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla nostra proposta di favorire le buone pratiche per non produrre rifiuti è stata fatta l’obiezione che Villafranca farebbe già bene la differenziata. Vero che i risultati villafranchesi sono buoni, anche grazie al fatto che si è partiti all’inizio degli anni ’90, quando la differenziata era una sconosciuta che nessuno faceva. L’allora amministrazione ci aveva creduto e si era impegnata, guardando molto avanti. L’amministrazione Padovani aveva continuato a crederci, puntando sul porta a porta diffuso.  I risultati di oggi non sono un dato di fatto, da prendersi ormai come scontato. La gente cambia. Non è sempre la stessa. E il tempo fa dimenticare. Insegnare a non produrre rifiuti significa andare oltre, lavorando a monte del problema.</p>
</blockquote>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Avremo le luci pubbliche a led?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2018 07:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Da anni, <strong>“Villafranca Domani”</strong> chiede all’amministrazione comunale una precisa scelta politica per un piano organico mirato al risparmio energetico in tutti gli edifici comunali e per l’illuminazione pubblica. Progetto da realizzarsi  ovviamente a lotti. <em><strong>La nostra richiesta è stata sempre bocciata. </strong></em>Per l‘amministrazione, studiare un progetto e sperimentare soluzioni sarebbe stato uno spreco. E come si fa a decidere se non si conoscono situazioni e obiettivi? Nel bilancio 2018, è arrivata una novità: il proposito di sostituire le lampade della pubblica illuminazione con i led. Il costo previsto sarebbe di 120 mila euro, da finanziarsi con l’avanzo di amministrazione. Altri 70 mila euro di investimento sarebbero in agenda per il 2019. Con quali risorse? Si vedrà. Positivo che si sia fatta una scelta importante anche se manca sempre un quadro organico al quale fare riferimento. Chissà come mai ancora lo scorso anno non erano poi così sicuri che i led facessero risparmiare. Prima ci avevano risposto che avrebbero valutato di cedere la gestione della pubblica illuminazione ai privati. Hanno valutato tanto che poi non se ne è saputo più nulla. Un bel cambio di rotta che dimostra come “Villafranca Domani” avesse ragione a chiedere scelte di risparmio energetico.  Ancora nel bilancio preventivo 2018, la bolletta per l’illuminazione pubblica pesa per 90 mila euro. Un po’ meno rispetto al passato ma sempre tanto. Perché la scelta di provare a risparmiare non è stata fatta anni fa? Il Comune avrebbe potuto già goderne i vantaggi. E ammettere di aver sbagliato?</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Per abbassare il costo dei rifiuti, proviamo a non produrli. &#8220;Villafranca Domani&#8221; lo sostiene da anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 08:21:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Come fare per ridurre il costo dei rifiuti? Non produrli. E’ il “rifiuto zero” la nuova frontiera. Andare oltre la raccolta differenziata. Produrre meno rifiuti. O meglio: non produrli. Si può? Si. Non è facile. Bisogna lasciare abitudini consolidate. Dimenticare la comodità dell’usa e getta. Insegnare i comportamenti virtuosi, come utilizzare prodotti alla spina e scegliere quelli con meno imballaggi nello scaffale del supermercato. Sostenere i mercati del riuso per dare una seconda vita ad oggetti che verrebbero buttati. Anche abbandonare i rifiuti sul territorio è un costo. Ambientale perché è un comportamento sbagliato che arrecherà danni per tanto tempo. Lo sapevate che una bottiglia di plastica abbandonata impiega mille anni prima di deteriorarsi? Un costo economico perché per pulire si spendono soldi. Si è parlato di questo sabato 14 ottobre, nell’interessante incontro pubblico promosso dalla Vicaria della Valtriversa a Monale, in collaborazione con il locale circolo di Legambiente. Un vivace dibattito che ha visto come relatore principale Alessandro Cane, rappresentante della cooperativa Erica di Alba, da sempre attiva nella formazione e nei progetti in campo ambientale. Cane è stato presidente della cooperativa fino all’aprile scorso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non produrre rifiuti è quanto noi di “Villafranca Domani” sosteniamo da anni.</strong> Ovviamente, non ci siamo mai illusi che tutto questo sia facile e ottenibile in poco tempo. Il problema rifiuti è complesso. Ha molti aspetti che devono essere considerati insieme. In primo luogo, serve una politica locale che guardi al futuro, capace di premiare e incentivare le buone pratiche utili per non produrre rifiuti. Pratiche che fanno bene all’ambiente e tagliano i costi. Serve mostrare nel concreto che non produrre rifiuti è possibile perché l’unico rifiuto che non costa è quello che non viene prodotto. Peccato che tutto questo a Villafranca non venga fatto. Anche la “casetta dell’acqua”, unica vero esempio in tal senso, almeno fino ad ora, viene considerata dall’amministrazione un fastidio e un costo. Non uno strumento positivo che ha evitato di buttare migliaia di bottiglie di plastica nei rifiuti. Si è visto chiaramente in consiglio comunale. Non solo a Villafranca non si fanno iniziative per non produrre rifiuti. Non vengono nemmeno fatte iniziative di promozione della raccolta differenziata. Sono necessarie? Si. La popolazione cambia. Gente nuova arriva. Altri emigrano. Negli anni sono aumentati gli stranieri. Favorire la formazione di una cultura ambientale è un lavoro continuo. Va fatto coinvolgendo le famiglie e, in particolare, i giovani. Non bastano qualche lontana pubblicità, qualche sporadico manifesto che pochi leggono o qualche burocratica lettera. Qualcuno obietterà: a Villafranca la raccolta differenziata è già su percentuali alte. Ver0. I dati ci dicono che il paese è sull’80 per cento. Un ottimo risultato reso possibile dall’impegno di tutti i villafranchesi che conferiscono correttamente. Un ottimo risultato che ha le sue radici in una cultura costruita a partire dal 1991, quando di differenziata nessuno si preoccupava. L’amministrazione comunale oggi si vanta con ragione dei valori raggiunti. Peccato che allora, quando era opposizione, tuonava contro gli investimenti necessari per impiantare il sistema. Già in quegli anni c’erano stati positivi esempi di raccolta porta a porta. Sperimentazioni che favorirono la decisione del 2008 di renderlo il sistema principale di raccolta, con i risultati che conosciamo. Ora l’errore sarebbe credere che quanto fatto sia sufficiente e che non serva altro, tanto la gente lo sa. Mai dare qualcosa per scontato e vivere di rendita. Si corre il rischio di regredire, come ha ben spiegato lo stesso Alessandro Cane nell’incontro di Monale. Quindi? Ora ci sono le basi per un altro considerevole salto in avanti e puntare al “rifiuto zero”. Può sembrare utopia. Ma è dalle utopie che nascono i cambiamenti significativi. Non era utopia la differenziata nel ’91? Sono scelte che i Comuni possono fare perché sono nelle lore competenze. Come è nelle loro competenze applicare una tassa rifiuti che sia facilmente comprensibile alla gente normale. Concordare sistemi di raccolta e di tassazione uguali almeno in tutta la Valtriversa geografica. Fare controlli efficaci e duraturi nel tempo per sanzionare evasione e abbandono. Nel ’91, con la raccolta differenziata dei rifiuti, riuscimmo a far lavorare insieme più Comuni della zona. Fu la prima vera “Comunità”, fatta da amministratori che ci credevano, senza obblighi o secondi fini. Si può cambiare? Si. I Comuni devono solo volerlo.</p>
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