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	<title>Sicurezza Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
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	<title>Sicurezza Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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		<title>L’Unione Colli del Monferrato spende soldi per l’addetto stampa. E sostenere la protezione civile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2020 14:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>600 EURO PER LA PROTEZIONE CIVILE In questi mesi di difficoltà, abbiamo apprezzato l’impegno della locale protezione civile. I suoi volontari sono intervenuti e intervengono in più situazioni a prestare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/lunione-colli-del-monferrato-spende-soldi-per-laddetto-stampa-e-sostenere-la-protezione-civile/">L’Unione Colli del Monferrato spende soldi per l’addetto stampa. E sostenere la protezione civile?</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>600 EURO PER LA PROTEZIONE CIVILE</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">In questi mesi di difficoltà, abbiamo apprezzato l’impegno della locale protezione civile. I suoi volontari sono intervenuti e intervengono in più situazioni a prestare la loro collaborazione. Mercato, casa della salute, montaggio delle tende per la mensa, chiusura della piazza della chiesa, spesa a casa. Solo per citare qualche esempio.  Persone che non si sono mai sottratte e hanno fatto molto, mostrando uno spirito di servizio che  vale più di mille discorsi. Un insegnamento prodotto con i fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">La pandemia ha evidenziato le debolezze del modo di vivere che è andato affermandosi sempre più negli anni. Paghiamo le sempre minori attenzioni per i più deboli e per chi è in difficoltà. Paghiamo la mancanza di una cultura della prevenzione, considerata troppo spesso, a tanti livelli, compreso quello locale, come un costo inutile. Un’idea da anime belle.</p>
<p style="text-align: justify;">Giusto ringraziare chi si impegna. Va bene auspicare che altre persone si rendano disponibili. Tuttavia, le istituzioni devono dare un esempio concreto e credibile. Non bastano comode dichiarazioni. Il nostro Comune ha messo in bilancio per la protezione civile la “considerevole” cifra di ben 600 euro. Un bilancio fatto a luglio inoltrato, cioè quando già si sapevano i problemi che stiamo vivendo oggi per la pandemia. Con una tale cifra si fa solo finta di far protezione civile. Tutto viene rimesso solo alla buona volontà dei singoli. Per anni, <strong>“Villafranca Domani”</strong> ha chiesto investimenti nella protezione civile. I precedenti governi comunali non ci hanno ascoltato. Negli anni, con investimenti magari contenuti ma continuativi, avremmo potuto avere quello che oggi manca. L’amministrazione attuale, in piena continuità con il passato, ha proseguito sulla stessa linea. In che direzione investire? Siamo a livello locale quindi bisogna essere molto concreti. Conoscere le situazioni di debolezza con un censimento dei bisogni sociali.   Allenare tutti i soggetti potenzialmente utili (Comune, Unione, gruppo della protezione civile, Croce Rossa, alpini, medici) a lavorare insieme in modo coordinato, immaginando scenari di intervento e protocolli di comportamento. Formare i volontari sui rischi che potrebbero dover affrontare e sull’utilizzo di attrezzature ed apparecchiature di base. Ascoltare i loro suggerimenti per decidere insieme le priorità. Gratificarli e incentivarli, in particolare quelli impegnati in attività continuative. Pensare ad una sede, con attrezzature e un mezzo di trasporto. Qualcuno dirà: ma non ci sono soldi. Ma l’Unione Colli del Monferrato, quella tra Villafranca e Baldichieri, presieduta dal sindaco di Villafranca, a settembre, ha deciso di destinare 7 mila euro per pagare un addetto stampa per un anno.  Con quei soldi, si sarebbe potuto comprare qualche attrezzatura utile. Avere un addetto stampa non è un obbligo. E’ una scelta. Poi, non siamo in una grande città. Villafranca e Baldichieri anche insieme sono un piccolo centro. Si è preferito spendere per far bella figura sui giornali e cercare consenso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, ci sarà qualcuno che metterà in dubbio il fatto che l’Unione abbia istituito l’addetto stampa. Pubblichiamo qui sotto il provvedimento.</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/determina-segretario.pdf">Determina del segretario dell’Unione per l’affidamento dell’incarico di addetto stampa</a></strong></li>
</ul>
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		<title>La polizia municipale non esiste più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 14:31:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SI TORNA A VENT’ANNI FA L’1 luglio ha chiuso in via definitiva l’ufficio dei vigili della Valtriversa ed è cessato il relativo accordo per avere la polizia municipale sul territorio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><strong>SI TORNA A VENT’ANNI FA</strong></h2>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">L’1 luglio ha chiuso in via definitiva l’ufficio dei vigili della Valtriversa ed è cessato il relativo accordo per avere la polizia municipale sul territorio di Villafranca e Baldichieri. Non ci sarà più un corpo unito di vigili per tutto il territorio.  Buttato via il lavoro iniziato vent’anni fa da Pasquale Campanile, primo comandante dei vigili della Valtriversa. Da qualche giorno, i due vigili rimasti, il comandante Eusebio Gamba e Fulvio Gagliasso si sono trasferiti a Cantarana. Gamba se ne andrà ad altro incarico. Gagliasso è vicino alla pensione. Vigili azzerati. La Valtriversa dovrebbe tornare ad un paio di unità con nuove assunzioni. Sarà il vigile di paese. Cosa ben diversa dal corpo sovracomunale.</div>
<div style="text-align: justify;">La comunicazione della chiusura del servizio è stata data dal sindaco Anna Macchia durante il consiglio dell’Unione “Colli del Monferrato” dello scorso 8 giugno. Per Macchia e per Forno, sindaco di Baldichieri, sarebbe stata la Valtriversa a recedere dall’accordo. Nessuna spiegazione è stata data sui motivi che avrebbero portato alla rottura. Solo generiche giustificazioni dove i due sindaci si sono auto assolti da ogni responsabilità, dichiarando di aver sempre messo impegno per lavorare con la Valtriversa. Sono stati ammessi, in modo molto generico, contatti con San Damiano e Villanova. Immaginiamo per qualche forma di acquisto di vigili a ore. Contratti che non hanno prodotto esiti, almeno fino ad ora, visto che nulla è stato spiegato al riguardo. Nessun consigliere ha fatto domande. Nessun proposito chiaro per il futuro. Forno ha dichiarato che le due amministrazioni vorrebbero una loro “microstruttura” senza essere legati ad altri enti. Tradotto, vorrebbe dire che i due Comuni potrebbero essere intenzionati ad assumere un vigile quando ci saranno pensionamenti tra il personale ora in servizio. Cosa farà? Il messo comunale? Si torna indietro di vent’anni. Tempi e modalità? Come sempre, nulla. Solo un generico “stiamo lavorando”.</div>
<div style="text-align: justify;">I fatti evidenziano in modo chiaro la modestia politica dell’amministrazione di Villafranca nel problema vigili e su come porsi nei confronti della  Valtriversa. Avere o non avere i vigili? Nonostante avesse dichiarato di volerli, il nuovo sindaco non è riuscito a fare alcun concreto passo in avanti.  E’ trascorso più di un anno dalle elezioni. Avrebbe dovuto conoscere il tema visto che aveva fatto anche l’assessore nella giunta Cavalla. Ricucire l’unità politica con la Valtriversa?</div>
<div style="text-align: justify;">Direi che siamo lontani anni luce. Non ci stupiamo. Non c’era mai stato un impegno in tal senso. Solo vaghezza. Non c’è stata alcuna capacità di riconoscere i gravi errori del passato e di cercare un nuovo punto d’incontro per ricominciare. Un articolo comparso sulla Stampa del 26 giugno riporta dichiarazioni di Bruno Colombo, sindaco di Roatto e  presidente della Valtriversa secondo le quali Villafranca avrebbe chiesto l’affitto della sede di regione Pieve, prima data in comodato. Considerato che il patto, quando il servizio era nato, prevedeva che Villafranca mettesse il fabbricato e la Valtriversa ristrutturazione, arredamento e gestione, direi che la mossa dell’amministrazione Macchia sia stata un  espediente per cercare la rottura e dare la colpa alla controparte. Dopo aver perso tanto tempo senza produrre nulla. Lo abbiamo detto fin dal principio che le assunzioni di nuovi vigili, per ricostituire un corpo unito, dovevano essere fatte dalla Valtriversa. Bisognava superare le diffidenze di qualche Comune, cosa possibile solo chiarendo che si voleva tornare insieme con un progetto preciso che mettesse davanti a tutto la sicurezza dei cittadini e del territorio.</div>
<div style="text-align: justify;"><strong><em>Noi abbiamo fatto la nostra proposta con la petizione</em></strong> che ha raccolto 350 sottoscrizioni, via internet e in forma diretta. Nonostante le notevoli difficoltà legate alla pandemia. Un doveroso grazie a tutti coloro che hanno condiviso i contenuti del documento. Chi volesse, può ancora farlo via internet su change.org.</div>
<div style="text-align: justify;">Per anni, nel consiglio comunale e nel consiglio della Valtriversa, prima, e della Colli del Monferrato, dopo la secessione, abbiamo sostenuto che i vigili erano un presidio di legalità. Un valore aggiunto che non doveva essere perso. Non un semplice problema di costi da azzerare: riducendo il personale, vendendo il suo lavoro ad altri paesi, magari lontani dalla nostra zona,  o da coprire con le multe.</div>
<div style="text-align: justify;">Le amministrazioni di Villafranca e Baldichieri se ne sono andate dalla Valtriversa dicendo che, insieme, avrebbero fatto grandi cose. In sei anni, non hanno prodotto risultati concreti in termini di servizi per la popolazione. Non hanno dimostrato alcuna  voglia di adottare politiche uniche sui problemi di zona. Nessun impegno per fondere le due strutture dei Comuni. Ci si è limitati a cambiare il cappello che gli uffici avevano, chiamando qualcosa “unione” invece che “Comune”. Perché? Nessuna volontà di unirsi. Solo far finta di cambiare per portarsi a casa qualche contributo regionale. Ma tutto doveva rimanere come prima. Ognuno nel proprio piccolo municipio. Attaccati all’idea che da soli è bello perché si può rimanere nel proprio isolamento, tirando a campare. Senza idee. Questa vicenda è una sconfitta per tutti i paesi coinvolti. In particolare, per Villafranca.  Nessuna delle due Unioni ne esce bene. Ovviamente, è la nostra opinione. Magari qualcuno preferiscce non avere i vigili. Si sa, non avere controlli può far comodo. Ma ogni scelta ha dei responsabili. Chi sono? Per Villafranca, chi ha governato il Comune in questi anni e in chi lo sta governando. Non è capitata per caso.</div>
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		<title>Cosa possiamo fare per aiutare il nostro territorio a ripartire su basi nuove?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 14:46:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LE SCELTE CHE DIPENDONO DA NOI Stiamo vivendo un momento molto particolare. Un morbo venuto da lontano che non si vede. Tocca anche a noi quello che fino a poco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>LE SCELTE CHE DIPENDONO DA NOI</strong></h3>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Stiamo vivendo un momento molto particolare. Un morbo venuto da lontano che non si vede. Tocca anche a noi quello che fino a poco tempo fa pensavamo potesse capitare solo in zone lontane e arretrate, delle quali, in fondo, non ci importava più di tanto. E’ toccato anche ai nostri paesi. Paura di ammalarsi. Paura per i propri cari. Tutte emozioni giuste. Poi, però, passa più facilmente nelle persone il messaggio che bisogna “riaprire subito” perché interessi economici e comodità fanno più breccia degli inviti alla prudenza. E magari ci sono quelli, per fortuna una minoranza, che fanno la gita fuori porta e se ne vantano su facebook, nella convinzione di essere più furbi.</div>
<div style="text-align: justify;">Stiamo vivendo una crisi che il mondo globale ha portato anche da noi. La supereremo? Si. Ne sono convinto. Qualche segnale positivo sta arrivando. Maggio ci porterà qualche riapertura ma è ancora presto per dire che tutto è finito.  Le attenzioni che in questi giorni stiamo mettendo per evitare il contagio dovranno accompagnarci ancora per del tempo.</div>
<div style="text-align: justify;">Cosa ci insegna questo periodo? Il mondo globale è debole. Conosce solo le logiche del consumo e del massimo profitto. A quale prezzo? Per quelli che vogliono solo guadagnare, il danno sociale e ambientale non importa. Le garanzie e le tutele sono considerate oneri da eliminare per essere competitivi. Le conseguenze? Le abbiamo viste. Impreparazione nell’affrontare l’epidemia, a tutti i livelli. Mancanza di posti in terapia intensiva. Mancanza di strumenti di protezione. Sottovalutazione del problema. Mancanza di medici. Luoghi di lavoro inadeguati.  La fatica nel trovare risorse per consentire a tutti di fare la spesa. Prezzi folli per mascherine, guanti o disinfettante. La pretesa, sostenuta da diversi e accettata passivamente da molti, che bisogna curare solo chi avrebbe più possibilità di farcela perché gli anziani sono sacrificabili. Salvo poi accorgersi e scandalizzarsi dei tanti, troppi, morti nelle case di riposo. Forse perché  gestite da quel finto sociale  “privato” che, approfittando del disimpegno degli enti locali, si è impadronito del settore e cerca solo di guadagnare più che può con il minimo impegno.</div>
<div style="text-align: justify;">Se chi ha governato, destra e sinistra, si fosse ricordato che la salute è un diritto previsto dalla Costituzione? Credo che oggi staremmo meglio. Invece, abbiamo tagliato risorse alla sanità pubblica per 37 miliardi di euro (fonte “il Fatto Quotidiano” del 5 marzo 2020). Lo stesso presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha ammesso che “la criticità più grande è l’assoluta mancanza di una medicina territoriale”.</div>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>E IL NOSTRO TERRITORIO?</strong></h3>
<div style="text-align: justify;">Non voglio dilungarmi in discorsi generali. Mi limito a ricordare che anche qui da noi, a Villafranca, avremmo dovuto imparare da vicende passate. La “casa della salute”: abbandonata per dieci anni e dimenticata dai Comuni della zona. Venne finita e aperta solo dopo una petizione popolare che raggiunse le mille firme e un confronto pubblico con l’allora direttore generale dell’Asl, lda Grossi, alla quale va ancora oggi il nostro ringraziamento per aver accettato il dialogo con la popolazione. Credo l’unico esempio in tutta la provincia. Ora la casa della salute funziona ma fa molto meno di quello che era stato previsto nel progetto originale del 2006. Perché? L’allora giunta regionale leghista decise di tagliare la sanità sul territorio. Venne anche a dircelo a Villafranca davanti ad un pubblico che applaudiva. Era il 29 aprile 2011, invitando tutti a servirsi della sanità privata. E l’allora sindaco condivise che in sanità bisognava pur tagliare da qualche parte.  Tagli che erano iniziati già anni prima. Vi ricordate quando Villafranca aveva la Guardia Medica? Venne chiusa l’1 settembre 2003 nella totale indifferenza del Comune. A metà degli anni ’90 rischiammo di perdere il “distretto sanitario” che allora stava negli scomodissimi e inadeguati locali di regione Pieve. Perché non avvenne? Grazie all’amministrazione comunale guidata da Giovanni Saracco, scomparso pochi giorni fa, che volle, sola, l’acquisto dei locali di via Luotto. Scelta che consentì al paese di tenere i servizi sanitari,  di dare una sede nuova e migliore alla Croce Rossa e poi di avere il 118. Quegli stessi spazi che vennero aspramente criticati dai successivi governi comunali. Anche l’attuale sede della Croce Rossa, accanto alla “casa della salute”, arriva da una proposta fatta alla Regione da “Villafranca Domani” nel 2008 in una pubblica assemblea. Venne raccolta e furono trovati i soldi per realizzarla, ampliando il progetto originale. Perché ho fatto questi esempi? Per dimostrare che quando il Comune ha saputo guardare avanti con scelte coraggiose, ha saputo immaginare quello che mancava, o quando la popolazione ha saputo mobilitarsi (casa della della salute), i risultati sono arrivati. Una comunità locale può costruire il proprio futuro. Senza aspettare solo regali dall’alto sempre più rari per territori deboli come i nostri. Perché fatti di piccoli paesi. La pandemia ci ha ricordato che abbiamo tutti bisogno di una rete di protezione socio sanitaria basata sulla cultura della prevenzione.  Ma tutto questo non si improvvisa. Ci vuole tempo e voglia di fare scelte precise, con l’obiettivo di far crescere il senso e l’importanza dell’agire collettivo. Cosa si può fare nei nostri paesi?</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<ul style="text-align: justify;">
<li>
<div><strong>serve un censimento dei bisogni sociali.</strong> Bisogna conoscere per decidere. Sempre.  Un compito che dovrebbe assumersi il Comune. Di quali servizi la popolazione ritiene di aver bisogno? Quali necessità ha il sistema scolastico locale? Con quale realtà si confrontano gli insegnanti? Le lezioni a distanza funzionano? In casa, quanti hanno un pc e una connessione adeguata? Le organizzazioni di volontariato e i patronati come percepiscono i cambiamenti sociali in atto? Quali richieste di prestazioni sociali arrivano agli sportelli del consorzio Cogesa? Cosa si aspettano gli imprenditore locali? Cosa pensano gli stranieri? Riescono ad integrarsi? Come stanno i tanti anziani che vivono soli? Che difficoltà incontrano le famiglie? Quali sono le aspettative dei giovani? Tante domande che, se proposte in modo organizzato e capillare, potrebbero consentire di raccogliere dati e informazioni utili per indirizzare l’attività nel nostro paese. Un censimento che potrebbe diventare anche di zona. Basterebbe che più Comuni lo volessero. Se l’avesse fatto, il Comune avrebbe potuto lavorare per tempo su un sistema di protezione utile a raggiungere le situazioni più deboli ed a monitorarle in modo costante. Un modo per essere uniti e fare comunità in senso vero. In pratica, creare una banca dati e tenerla aggiornata per scegliere dove investire. Dati che andrebbero diffusi e spiegati per favorire un dibattito sulle decisioni da prendere. Ovviamente, per fare tutto questo bisogna crederci e volerlo. Le persone sono cambiate negli anni. Penso che nessun amministratore oggi possa dire di conoscere veramente il paese;</div>
</li>
<li>
<div><strong>la casa di riposo Santanera.</strong> Potrebbe fornire assistenza domiciliare con personale formato alle famiglie. Ormai, la casa di riposo solo come residenza in struttura non basta più. Serve il sostegno a rimanere a casa. Tante persone lo preferiscono e può costare meno. Qualcuno ha mai cercato di sperimentare un sistema che se occupasse? No. Neanche il Comune che pure avrebbe potuto pensarci, visto che ne nomina il consiglio di amministrazione. <em><strong>L’ente ha un progetto di ampliamento da 40 a 80 posti. </strong></em>Un investimento ancora più rilevante della “casa della salute”. Nascerebbero nuovi posti di lavoro, assai preziosi nella nostra zona. Un investimento che potrebbe portare nuovi servizi a favore dei tanti non autosufficienti e dei disabili. Le persone che sovente non riescono o non possono rimanere a casa. L’ampliamento richiede risorse importanti, circa 3 milioni di euro, che l’Istituto non ha. Villafranca e i Comuni della zona hanno voglia di aiutare il Santanera e investire risorse e competenze in un ente che è il tassello fondamentale di quella rete di protezione sociale che si rivolge all’anziano?  Davanti a questo tema, sul tavolo da tempo, la politica locale fa finta di niente. Anche la nuova amministrazione comunale, ormai in carica da quasi un anno. Il Comune si è mai chiesto di cosa avrebbe bisogno la casa di riposo per fare meglio il proprio lavoro? Si è mai chiesto quali vantaggi ci sarebbero con la gestione diretta del personale da parte dell’ente, eliminando l’inutile intermediazione di manodopera delle cooperative, che si traduce solo in costi aggiuntivi? Si è mai chiesto quanto e cosa potrebbe dare al Santanera per sostenerlo nella prevenzione contro il coronavirus? Non credo proprio. E meno male che fino ad ora non ci sono stati contagi. Grazie alla dedizione di chi vi lavora ogni giorno, con una coscienza che va al di la del semplice dovere di chi porta a casa un modesto stipendio;</div>
</li>
<li>
<div><strong>la polizia municipale.</strong> Perderla sarebbe una grave miopia. Ormai, è ridotta ai minimi termini e le due Unioni, la Valtriversa e la Colli del Monferrato, non hanno fatto alcun passo in avanti per ripristinare un servizio di livello adeguato. Quanti controlli sono stati fatti in questi giorni sulle persone che non rispettano le disposizioni di stare a casa? Credo sia evidente a tutti che ne siano stati fatti pochi. I vigili sono presidio del territorio. Possono essere l’occhio attento verso i cambiamenti e le criticità.  Quelle attenzioni che sono fondamentali per prevenire i problemi. Sono anche le forze che agiscono quando serve. Tutti lavori dove servono esperienza e conoscenza;</div>
</li>
<li>
<div><strong>la protezione civile.</strong> Quanti investimenti sono stati fatti in questi anni per rafforzare,  ampliare e formare il gruppo locale dei volontari? Nessuno. Vigili e protezione civile, in qualsiasi emergenza, potrebbero essere, con la competenza della Croce Rossa, un sistema integrato che darebbe al Comune, o meglio ad una vera Unione, maggiori capacità di azione e la possibilità di coordinare in modo efficace il contributo del volontariato. In un’emergenza, tutti i componenti di un sistema devono sapere cosa fare e devono essere preparati a farlo. Anche a livello locale, bisogna immaginare scenari e allenarsi ad affrontarli;</div>
</li>
<li>
<div><strong>ripensare gli spazi pubblici.</strong> Come abbiamo già detto, oggi la “casa della salute” fa meno di quanto era stato pensato nel progetto originario. La pandemia ha dimostrato l’utilità della medicina territoriale. Sempre troppo spesso si deve andare in ospedale per visite o esami. O semplicemente per avere ausili. Come potenziare le funzioni di questa struttura? Si possono dare più mezzi all’importante ruolo dei medici di medicina generale?  Perché non incrementare i programmi di prevenzione? E le prestazioni specialistiche dedicate agli anziani, anche con una collaborazione organizzata con la casa di riposo? Il Santanera dovrebbe avere un reparto idoneo ad essere di isolamento e spazi in sicurezza per la lunga degenza che sarebbero utili anche per chi anziano non è.  Cosa farà in concreto il “centro famiglie” del Cogesa, spostato in via Luotto? Saprà svolgere un’attività di consultorio e di formazione a favore mamme? Tutti argomenti che meriterebbero un esame approfondito da parte di una politica locale che dovrebbe aprirsi al dialogo con i cittadini. C’è questa sensibilità a Villafranca e nei Comuni della zona? C’è la voglia di arrivare a interventi condivisi da fare direttamente e a richieste da sostenere, uniti, in Asl? La pandemia ci ha insegnato che le strutture pubbliche non devono essere semplici spazi contenitori ma strumenti versatili, progettati e attrezzati per la flessibilità.</div>
</li>
<li>
<div><strong>la rete internet.</strong> Nel ripensare gli spazi pubblici, potersi connettere alla rete diventa uno strumento indispensabile che dovrebbe essere facilmente accessibile a tutti. Perché sul nostro territorio la connessione è di mediocre livello? Perché bisogna perdere tempo per fare prenotazioni sanitarie allo sportello e ritirare referti quando si dovrebbe far tutto da casa e gli esiti dovrebbero sempre arrivare sempre al medico curante? Perché non sperimentare la telemedicina, magari proprio in casa di riposo? Quante e quali possibilità di miglioramento ci sono negli uffici comunali?</div>
</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA CONSAPEVOLEZZA CRESCE SE LE INFORMAZIONI SONO PUBBLICHE</strong></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">
<div><strong>informare in modo diffuso e comprensibile.</strong> Mettendo a disposizione dati e progetti. Chi governa ha a disposizione le informazioni. Non sono un suo patrimonio. Sono di tutti e quindi vanno rese pubbliche nel più ampio modo possibile, con l’ovvia eccezione dei dati personali sensibili. Non basta l’albo pretorio sul sito internet comunale, dove le delibere vengono pubblicate spesso in ritardo e sono scritte in modo prolisso e burocratico. Servono dossier a tema scritti per far capire a tutti. Organizzati in percorsi guidati. Perché non trasmettere via internet le sedute dei consigli comunali e dell’Unione? Ma bisogna raggiungere anche chi non usa internet. Sono ancora tante le persone che vanno aiutate a superare questo divario, ormai diventato un ostacolo grave.</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;"><strong>Il bilancio sociale.</strong> Condividere nel merito come vengono impegnati i soldi di cui il Comune dispone, accettando un confronto sui risultati, anche se quelli negativi. Favorire momenti di formazione aperti a tutti per chi vuole capire in modo più approfondito come funzionano il Comune e gli enti sovra comunali con le relative responsabilità.  Aprire alla partecipazione  dal basso con tutti i cittadini. I governi comunali di questi anni hanno sempre visto con notevole fastidio il confronto. Anche l’attuale.</div>
</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/cosa-possiamo-fare-per-aiutare-il-nostro-territorio-a-ripartire-su-basi-nuove/">Cosa possiamo fare per aiutare il nostro territorio a ripartire su basi nuove?</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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		<title>Un aggiornamento sul problema della polizia municipale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2020 14:56:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E LA CHIAMAVANO SICUREZZA Il 7 gennaio scorso la discussione tra i Comuni dell’Unione Valtriversa, Villafranca e Baldichieri, circa il futuro di un servizio di polizia locale unito è stata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>E LA CHIAMAVANO SICUREZZA</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Il 7 gennaio scorso la discussione tra i Comuni dell’Unione Valtriversa, Villafranca e Baldichieri, circa il futuro di un servizio di polizia locale unito è stata portata in pubblico. La prima volta nella storia. Merito del presidente della Valtriversa, Bruno Colombo, che ha avuto il coraggio di portare il tema in un consiglio aperto agli interventi dei cittadini. Nonostante la contrarietà di qualche suo collega sindaco. Credo che un po’ di merito vada anche alla petizione che noi abbiamo iniziato a diffondere a fine novembre. Raccolta firme che chiede ai Comuni di lavorare insieme, mettendo la sicurezza della popolazione come priorità e considerando la polizia municipale come fondamentale presidio di legalità.  Perché? Cosa è successo fino ad oggi? Proviamo a riepilogare. Una sintesi per la futura memoria.</p>
<div style="text-align: justify;"><strong>Cosa è successo?</strong></div>
<div style="text-align: justify;">Dall’1.1.2020 è cessato l’accordo in base al quale Villafranca e Baldichieri acquistavano ore di servizio di polizia municipale dall’Unione Valtriversa. Da almeno un paio d’anni si parla di questa scadenza ma le parti non hanno mai raggiunto una nuova intesa. Le amministrazioni di Villafranca e Baldichieri hanno sempre cercato di minimizzare il problema ma, evidentemente, un impegno serio per arrivare ad un nuovo accordo non c’è stato. All’ultimo momento, a metà dicembre 2019, Villafranca e Baldichieri hanno chiesto alla Valtriversa di proseguire nel rapporto ancora con contratto ad ore: 24 ore settimanali di servizio per Villafranca e 7 per Baldichieri.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Cosa ha risposto la Valtriversa?</strong></div>
<div style="text-align: justify;">Il 7 gennaio, la Valtriversa si è mostrata divisa. Dai rappresentanti di Cantarana, di Castellero e da un consigliere di Cortandone è emersa la visione più positiva, orientata al mantenimento di un servizio unito. Evidente la diffidenza di altri Comuni nei confronti dei due paesi richiedenti, in particolare da parte di San Paolo Solbrito. Sono i danni della secessione dall’Unione voluta proprio da Villafranca e Baldichieri nel 2013.  <strong>Risultato?</strong> La faticosa scelta di mantenere un servizio di polizia con due vigili e il consenso ad aderire in via provvisoria alle richieste di Villafranca e Baldichieri. Tale ultima decisione è stata formalizzata con una delibera della giunta dell’Unione, il successivo 13 gennaio. <strong>Per quanto?</strong> Fino a quando il comandante Eusebio Gamba se ne andrà a San Damiano, Comune presso il quale ha chiesto il trasferimento ancora nello scorso novembre. Trasferimento che potrebbe concretizzarsi nel corrente mese di marzo. In attesa di capire se Villafranca e Baldichieri potranno assumere vigili.<strong> Ma che servizio possono dare realmente i vigili in queste settimane di proroga?</strong> Credo lo stretto indispensabile, visto che sono di fatto meno un vigile e mezzo perché più della metà dell’orario del comandante Eusebio Gamba, ancora oggi, è  ceduto dalla Valtriversa al Comune di Villanova.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Perché Villafranca e Baldichieri dovrebbero assumere vigili?</strong></div>
<div style="text-align: justify;">I vigili della Valtriversa, in origine, erano cinque. Poi, furono ridotti a quattro per un pensionamento. Ora sono rimasti due, a causa di due richieste, accolte, di trasferimento ad Asti e nel torinese. Gamba vuole andarsene a San Damiano. Non credo voglia rimanere a fare il comandante di se stesso. L’ultimo vigile andrà in pensione ad inizio 2021. Di fatto l’azzeramento della polizia municipale: scelta concepita alla fine del 2012 quando la Valtriversa di allora, comprese le amministrazioni di Villafranca e Baldichieri, anche se ora fanno finta di dimenticarsene, decisero, compatte, di vendere il servizio dei vigili ad altri Comuni non membri dell’Unione. Solo perché i vigili erano considerati un costo. Ora la Valtriversa dovrebbe assumere per reintegrare l’organico ma i Comuni attuali hanno visioni divergenti. Per alcuni, i vigili non servirebbero, visto che ci sono già i carabinieri. Quindi, sarebbero sempre solo un costo. Avendo assistito al dibattito, ritengo che non ci sia alcuna fiducia in Villafranca e Baldichieri. Probabilmente, temono che non mantengano gli impegni e che  i vigili, se assunti dall’Unione Valtriversa, rimangano a totale carico della stessa. Durante il dibattito, aprendo ad un mio precedente suggerimento, Gianluca Forno, sindaco di Baldichieri, ha dichiarato di accettare l’idea di un contratto “lungo” con la Valtriversa. Io avevo parlato di almeno vent’anni. La disponibilità, però, non è stata raccolta dalla Valtriversa, che vorrebbe assunzioni fatte dai due Comuni secessionisti. Peccato che Villafranca e Baldichieri “non sanno” se potranno farlo. I Comuni possono assumere in base alla spesa storica del personale. Non avendo più i vigili in organico, non hanno più avuto questa spesa. Hanno dichiarato di aver affidato ad una società privata, che si occupa di consulenza per enti pubblici, il compito di valutare se i loro bilanci hanno il necessario margine. Incarico, che Villafranca ha formalizzato all’inizio dello scorso ottobre, dai contorni piuttosto vaghi e senza una precisa scadenza. <strong>Risultati?</strong> Per ora, nessuno ne parla. Il segretario dell’Unione Valtriversa ha dichiarato, sempre il 7 gennaio al termine del consiglio, che una recente norma di legge potrebbe rimuovere il blocco delle assunzioni. Ma siamo ancora nella totale incertezza.</div>
<div style="text-align: justify;"><b> </b></div>
<div style="text-align: justify;"><b>Che sviluppi ci sono stati dal 7 gennaio ad oggi?</b></div>
<div style="text-align: justify;">Durante l’ultimo consiglio dell’Unione “Colli del Monferrato”, il 30 gennaio, il sindaco di Villafranca, Anna Macchia, ha lasciato intendere che potrebbe esserci la possibilità di un accordo per avere la polizia municipale da San Damiano. Comunque, una dichiarazione generica. Senza nessuna chiarezza sui termini dell’eventuale scelta. La gestione dell’autovelox verrà data alla Provincia di Asti e gli adempimenti amministrativi saranno curati dalla Maggioli, una ditta che fornisce servizi agli enti locali. I costi dovrebbero diminuire, dicono Forno e Macchia.<strong> E perché questa scelta non è stata fatta prima, liberando i vigili da un problema che li ha condizionati per anni? </strong></div>
<div style="text-align: justify;"><b> </b></div>
<div style="text-align: justify;"><b>Come è stato affrontato il problema delle multe non incassate?</b></div>
<div style="text-align: justify;">A cosa mi riferisco? A 1,5 milioni di euro di multe autovelox non riscosse. Sono crediti di competenza di Villafranca (326 mila euro) e Baldichieri (1,287 milioni). Sono crediti relativi al periodo che va dal secondo semestre 2015 al 2018. Un valore importante che non sarebbe prescritto, stando a quanto ha dichiarato Bruno Colombo. Per fortuna. Ma gli amministratori della Valtriversa, di Villafranca e di Baldichieri, in tutti questi anni, <strong>se ne sono mai preoccupati?</strong> Sembra proprio di no. Il tema non è mai stato affrontato nei consigli dell’Unione “Colli del Monferrato”. <b>Solo ora lo scoprono?</b> Quando preparavano i bilanci, sono mai entrati nel merito delle cifre? Conoscevano i bilanci che hanno approvato? Verrebbe ancora da rispondere con un no. Caspita che efficienza. A gennaio i due Comuni hanno affidato con delibere fotocopia ad una società di riscossione privata il recupero delle somme, stimando di incassarne il 30 per cento. La percentuale di compenso per la società sarà dell’8,9. Stimare di perdere il 70 per cento non è poco, al quale bisogna aggiungere le spese. L’incasso potrebbe sempre essere una cifra di un certo significato ma ci sarebbe comunque una perdita importante per le casse comunali, probabilmente aggravata anche dagli anni passati senza agire.  Poi, <b>come verranno gestita la quota di multe che dovrebbe andare alla Provincia in quanto ente proprietario della strada?</b> In passato, lo avevamo chiesto più volte senza avere risposte concrete. E anche oggi questo problema non sembra risolto.<strong> Abbiamo un debito verso la Provincia per quanto maturato in questi anni? </strong> Forse, la risposta a queste domande sta in una possibile considerazione. Da come si sono svolti i fatti, sembra proprio che Villafranca e Baldichieri volevano tenersi i risultati dell’autovelox, senza dividerli con la Valtriversa. <b>Perché?</b> Probabilmente, si erano illusi di avere per le mani un affare molto conveniente che avrebbe reso soldi facili, in prevalenza da automobilisti di passaggio. Cioè senza grandi rischi di una ricaduta negativa di consenso. Ora, forse, si sono accorti che, tenendo conto delle spese di funzionamento, del lavoro necessario e del possibile contenzioso, l’autovelox così conveniente non è.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><b>Quindi?</b></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<ul>
<li style="text-align: justify;">
<div><strong>i Comuni vogliono la sicurezza del territorio?</strong> Dovrebbero dimostrarlo con la voglia di lavorare insieme e con l’impegno a rafforzare gli uomini formati per tale lavoro. Tutti, Valtriversa attuale, Villafranca e Baldichieri, dovrebbero avere il coraggio di ammettere che la vecchia convenzione sulla polizia municipale era sbagliata ed è stata gestita male da tutte le parti in causa. La sicurezza non si può gestire con l’orologio. Si va e si opera dove è necessario, con l’indispensabile flessibilità. Almeno per questo servizio, i Comuni della zona dovrebbero avere il coraggio di ritrovare l’unità, anche per investire nel miglioramento dello stesso e nelle persone. Superare il passato senza guardarsi indietro. Villafranca dovrebbe ammettere che la secessione è stata un grave errore. <b>Ci sono segnali in tal senso?</b> Per ora, nulla;</div>
</li>
<li style="text-align: justify;">
<div><b>prendere i vigili da San Damiano o altri Comuni?</b> Scelta possibile. Meglio di niente, dirà qualcuno. Vero ma rischiamo di avere sempre meno qualità. con tutti i limiti di un contratto ad ore. <b>Cosa chiederemo a chi potrebbe fornirci il servizio?</b> San Damiano è una realtà complessa e sicuramente impegnativa. Dubito che potrà fornire una notevole attenzione ad un territorio che per quel Comune è comunque distante. Rischiamo di subire le scelte di una realtà più forte di noi. Potremmo avere un contratto fotocopia di quello con cui la Valtriversa vendeva le ore dei vigili. Rispetto della forma e nessuna preoccupazione circa la sostanza del servizio. Presenze modeste. Tempo perso nei trasferimenti. <b>Dove andranno i villafranchesi che dovranno parlare con i vigili? Fino a San Damiano?</b></div>
</li>
<li style="text-align: justify;">
<div>Se torneremo al vigile di paese, anni di esperienza e di conoscenza del territorio andranno definitivamente persi. Torneremo indietro al messo che fa le notifiche e tiene il gonfalone in qualche cerimonia. Nulla di più. Altro che presidio. <b>Che fine faranno i locali della sede di Villafranca dei vigili? I veicoli acquistati nel tempo? Le attrezzature?</b></div>
</li>
<li style="text-align: justify;">
<div>C<strong>osa farà un nuovo vigile, magari assunto da Villafranca?</strong> Sarà da solo? <strong>Che tipo di professionalità gli si richiederà?</strong> Dubito che una persona sola, inesperta, si voglia assumere particolari responsabilità. Chi glielo farà fare? Lo stesso problema, con buona probabilità, ci sarà in Valtriversa se manterrà due vigili neo assunti. <b>Quale sarà il modello di sicurezza che i Comuni vorranno applicare?</b> Se mai ne hanno in testa qualcuno.</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;">Lavorare per la sicurezza vuol dire avere persone che si dedicano al nostro territorio. Che conoscono gli ambienti. Conoscono la gente. Sono presenti. Hanno la capacità di comprendere cosa cambia nel tessuto sociale e sanno mantenere alta l’attenzione per fare prevenzione. Non servono “sceriffi”. Servono persone attente. Il recente problema dell’ultima festa di leva è un esempio di una situazione dove ci sarebbe stato bisogno dei vigili. Il vigile di paese, da solo, non può far nulla. Servono persone e mezzi che lavorino insieme per un controllo costante, in collaborazione con le altre forze dell’ordine. Senza i vigili o con vigili ad ore solo per fare un po’ di apparenza formale, i nostri piccoli Comuni, già deboli per le limitate strutture, saranno ancora più inermi ed esposti all’infiltrazione ogni forma di criminalità.</div>
</li>
</ul>
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		<title>Firma la petizione per la sicurezza del territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2020 14:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LAVORARE UNITI Cliccando qui sotto, potete accedere alla petizione che abbiamo lanciato a sostegno di scelte per la sicurezza del nostro territorio: http://chng.it/JmFWrqqt Vi chiedo di sottoscriverla. Ringrazio quanti lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry">
<h3 style="text-align: justify;"><strong>LAVORARE UNITI</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Cliccando qui sotto, potete accedere alla petizione che abbiamo lanciato a sostegno di scelte per la sicurezza del nostro territorio:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://chng.it/JmFWrqqt"><strong>http://chng.it/JmFWrqqt</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">Vi chiedo di sottoscriverla. Ringrazio quanti lo hanno già fatto e, fin d’ora, quanti vorranno farlo.</p>
</div>
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		<title>I vigili sono rimasti due</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2019 14:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LA SICUREZZA DIMENTICATA? Lo sapevate che i vigili rimasti in servizio sono solo due?  Il corpo dei vigili della Valtriversa si è dimezzato. In origine, erano quattro. Un trasferimento ad [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>LA SICUREZZA DIMENTICATA?</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Lo sapevate che i vigili rimasti in servizio sono solo due?  Il corpo dei vigili della Valtriversa si è dimezzato. In origine, erano quattro. Un trasferimento ad Asti e una maternità li hanno ridotti. Il problema riguarda Villafranca? Si. Anche se l’amministrazione comunale ha rotto con la Valtriversa, il Comune “acquista” il servizio dei vigili in base ad una apposita convenzione. Un atto complicato ed inadeguato a gestire un servizio che per sua natura deve essere flessibile. Erano già pochi e sono ancora meno. Visto che il loro lavoro è stato venduto anche a Villanova e ad alcuni altri Comuni, è logico pensare che, nonostante la sicura buona volontà degli operatori, il servizio non possa più essere quello programmato. C’è da chiedersi quali difficoltà abbiano dovuto affrontare in questi anni. Probabilmente, tante. Che fine ha fatto la “sicurezza” che gli amministratori hanno sempre vantato? E’ stata dimenticata? Gli amministratori ci hanno pensato per tempo? Se lo hanno fatto, non sono stati capaci di trovare una soluzione. Ci hanno detto che ne stanno parlando. Tra le ipotesi che si farebbero, ci sarebbe dal tornare indietro di vent’anni con il Comune che si riprenderebbe i suoi vigili fino all’evoluzione di un corpo di vigili unico con Villanova. Ipotesi molto diverse e molto distanti che fanno dubitare sui reali obiettivi. Nulla fino ad ora risulta deciso. Nulla verrà deciso visto che fra un mese si vota. Se ne riparlerà dopo le elezioni  del 26 maggio. Tornare ai vigili del Comune sarebbe buttare via l’esperienza di questi anni: l’unica di un servizio unito a livello di zona. I vigili sono sempre stati visti come un problema economico, già nella stessa Valtriversa dove, da solo, votavo contro la scelta di vendere il loro lavoro ad altri paesi. Mentre l’amministrazione villafranchese votava a favore. Gli amministratori dovrebbero considerare i vigili un presidio di legalità. Indispensabile nei nostri piccoli paesi che hanno strutture deboli. Un occhio attento a quello che capita, con la capacità di fare prevenzione contro le attività illegali e gli abusi. In collaborazione con le altre forze di polizia, la protezione civile e i cittadini. Un supporto fondamentale per gli amministratori nelle scelte politiche. Una telecamera non farà mai un tale lavoro. Può essere un mezzo utile per sapere cosa è successo dopo che un problema è avvenuto. Può anche avere un positivo effetto dissuasivo. Ma non sostituirà mai la competenza e la sensibilità nel lavoro di una persona formata e capace. Bene che se ne mettano altre grazie al progetto preparato dall’ufficio tecnico comunale.  Ma preoccuparsi della sicurezza dei cittadini vuol dire tener conto di diversi altri aspetti. <em><strong>Sono anni che lo chiediamo.</strong> </em>Esiste o no la volontà di gestire i servizi  insieme agli altri Comuni della zona? In primo luogo, insieme a quelli della Valtriversa. Esiste o no la volontà di costruire un progetto sicurezza inteso come una priorità di zona, insieme agli altri paesi?  Fare scelte insieme non significa cambiare il nome sulla carta intestata e chiamarsi Unione invece che Comune. Significa prendere decisioni omogenee per un territorio più ampio, che superi i confini comunali, tenendo conto delle esigenze complessive e guardando al futuro. Non al vantaggio immediato. La sicurezza non si ferma ai confini del paese. Vale per tutti. Villafranca ha rotto con la Valtriversa per creare una piccola Unione con Baldichieri che non ha prodotto risultati significativi in tal senso, dimostrando di non avere una visione di lungo periodo. Perché? L’amministrazione uscente non ha mai creduto nell’Unione e nell’utilità di essere più grandi. Per fare più cose, magari ad un costo più basso, e contare di più almeno a livello provinciale.  Ha preferito chiudersi nel piccolo. La scelta meno faticosa. Chi si candiderà alle elezioni continuerà l’attuale modo di fare o vorrà cambiare?</p>
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		<title>Attivato il primo lotto del sistema di videosorveglianza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 15:02:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>TELECAMERE Villafranca ha un sistema di telecamere di sorveglianza. Bene. Era ora. Sono solo sei, posizionate con i fondi stanziati nel 2016. Nulla ancora per il secondo lotto con i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>TELECAMERE</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Villafranca ha un sistema di telecamere di sorveglianza. Bene. Era ora. Sono solo sei, posizionate con i fondi stanziati nel 2016. Nulla ancora per il secondo lotto con i fondi del 2017. Ma si sa che i tempi di decisione dell’amministrazione comunale sono sempre molto lunghi. Il nostro gruppo,<strong> “Villafranca Domani”</strong>, chiede che il sistema villafranchese diventi parte di uno più ampio capace di coprire tutti i paesi della ex Valtriversa, con i vigili a fare da coordinatori. Vorrebbe dire più sicurezza per tutta la zona. Noi continuiamo a pensare alla Valtriversa che dovrebbe essere unita e capace di fare scelte condivise. I vigili vanno usati per la loro professionalità. Servono persone che diano valore aggiunto al presidio del territorio. Non persone disperse con i loro servizi venduti ad una ventina di Comuni diversi e molto lontani tra loro. O ridotti a fare gli impiegati.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo anche chiesto che i vigili siano messi fin da subito nella condizione di accedere alle registrazioni direttamente via internet dal loro ufficio. Perché? Quando ci venne annunciata la posa delle telecamere, questa possibilità non era prevista. Avrebbero dovuto recarsi in municipio, chiedere permesso e aspettare un incaricato che li accompagnasse. Abbiamo detto no, troppo complicato e inadeguato. Chi indaga ha bisogno di farlo in fretta quando serve. Dall’amministrazione ci hanno fatto problemi di privacy, poi di tecnologia. Poi che avrebbero valutato. Nel regolamento del servizio di videosorveglianza, approvato lo scorso giovedì dal consiglio comunale, l’accesso dei vigili è stato previsto. Non nella prima bozza presentata ma nella seconda, arrivata solo poche ore prima del consiglio, perché non si sarebbero accorti che il testo non era adeguato alla normativa. Meglio tardi che mai. Quando daranno ai vigili nel concreto l’accesso alle immagini dal loro ufficio? Tentennando un po’, ci hanno assicurato che hanno ordinato alla ditta installatrice di farlo. Ci auguriamo molto presto ma non ne siamo così sicuri.</p>
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		<title>Sta per partire un nuovo sistema di videosorveglianza. Le immagini saranno accessibili alle forze dell’ordine?</title>
		<link>https://paolovolpe.it/sta-per-partire-un-nuovo-sistema-di-videosorveglianza-le-immagini-saranno-accessibili-alle-forze-dellordine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2017 15:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>TELECAMERE E VIGILI I vigili e i carabinieri potranno vedere direttamente le immagini riprese dalle sette nuove telecamere che sono appena state installate e dovrebbero essere attivate a settembre? No. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/sta-per-partire-un-nuovo-sistema-di-videosorveglianza-le-immagini-saranno-accessibili-alle-forze-dellordine/">Sta per partire un nuovo sistema di videosorveglianza. Le immagini saranno accessibili alle forze dell’ordine?</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>TELECAMERE E VIGILI</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">I vigili e i carabinieri potranno vedere direttamente le immagini riprese dalle sette nuove telecamere che sono appena state installate e dovrebbero essere attivate a settembre? No. Nessuna possibilità di accesso da computer nei loro uffici. L’amministrazione comunale non lo avrebbe previsto. Vigili e carabinieri, se vorranno visionare i filmati dovranno recarsi in municipio dell’orario di apertura e chiedere il permesso di farlo. A chi? Come? Ancora non si sa. Lo abbiamo appreso nel consiglio comunale del 27 luglio scorso. Abbiamo replicato che si tratterebbe di un sistema poco efficace. Le immagini vanno viste quando serve. In fretta. E le forze di polizia locale devono poterlo fare senza complicazioni. Anche perché la vicina Cantarana già farebbe così per le sue telecamere. L’amministrazione ha tentato di replicare con timori sui costi e sulla possibilità di danneggiare la privacy delle persone. Abbiamo risposto che riteniamo sbagliato impedire ai vigili di agire in modo rapido. Poi, che telecamere stradali danneggino la privacy si sembra del tutto ridicolo. Finale? Ci “penseranno”. E pensarci prima?</p>
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		<title>Il Comune risponde alla nostra interrogazione sulla tassa rifiuti senza dire nulla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jul 2017 08:42:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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<style>.vc_column_text>.td-element-style{z-index:-1}</style><div class="td-fix-index"><h3 style="text-align: justify;"><strong>PAGA CITTADINO/2</strong></h3>
<div style="text-align: justify;">E’ arrivata la risposta dell’amministrazione comunale all<strong><em>‘</em></strong><em><strong>interrogazione di “Villafranca Domani” sui crediti mai incassati della tassa rifiuti</strong></em>. Dice ovvietà mai messe in discussione da nessuno e, come già fatto in consiglio comunale, rimane evasiva sulle nostre domande.</div>
<div style="text-align: justify;">Il Comune restituirà ai cittadini i maggiori costi previsti nella bolletta rifiuti rispetto a quelli reali? Sembra proprio di No. Perché? Leggiamo che gli uffici “sono a procedere ad effettuare il conguaglio positivo o negativo solo al momento in cui si abbia una situazione definitiva degli incassi dell’esercizio”. Quando? La risposta non lo dice. Chissa come mai. Secondo noi, il conguaglio andrebbe fatto quando si sia fatto tutto il possibile per recuperare l’evasione di chi non ha pagato, al massimo entro i termini legali della prescrizione del credito.  Dal 2014 in avanti, la relazione al bilancio consuntivo, approvata dall’amministrazione comunale, ha sempre fornito un dato chiaro: il Comune emette bollette per un importo superiore alle effettive spese. Leggono quello che loro stessi approvano? E’ ovvio che chi non paga diventa un costo in più per chi paga. Capita in qualsiasi azienda. Ma solo dopo che si è fatta ogni azione utile per far pagare tutti quanto devono. Un imprenditore non emette una fattura a carico di un cliente per poi dimenticarsi dello stesso se non paga. Attua tutte le forme di pressione che gli sono possibili. E’ sempre ovvio che il Comune deve continuare a raccogliere i rifiuti. L’imprenditore privato può smettere di servire il cliente debitore. Proprio per questo spetta al Comune il dovere morale di attuare azioni decise nei confronti dell’evasione, anche per evitare di perdere autorevolezza. Ne ha già così poca. Ogni posizione andrebbe esaminata con criteri e interventi precisi perché tutti siano trattati allo stesso modo. Azioni che potrebbero comprendere l’offerta di lavori sociali a pagamento del debito per chi è onesto ma ha difficoltà a pagare per provati problemi economici. Rimane un dubbio: non sarà mai che perseguire chi non paga le tasse non porti a quel consenso facile sempre desiderato in municipio? La tassa rifiuti riguarda tutti. Non è legata alla proprietà della casa. Pagare per smaltire i rifiuti prodotti è un fatto di educazione e senso civico. Quindi, la potenziale evasione può essere più diffusa e in tutti i livelli sociali.</div>
<div>
<h3 style="text-align: justify;"><em><strong>COSA SI E’ FATTO?</strong></em></h3>
<div style="text-align: justify;">Quali attività sono state fatte per contrastare l’evasione, chiedevamo nella nostra interrogazione? Ecco la risposta. L’ufficio finanziario avrebbe provveduto ad “esaminare tutte le posizioni” e ad “inviare un ulteriore sollecito” per chiedere di regolarizzarle con la “rottamazione” delle cartelle esattoriali possibile qualche mese fa. Contemporaneamente, “si è iniziato a valutare” (sottolineo: iniziato. Il nostro gruppo ha sollevato il problema nel 2012) quali fossero le posizioni per le quali un’azione di recupero del credito sarebbe conveniente. In sintesi, il Comune avrebbe detto agli interessati di usare una sorta di condono e avrebbe iniziato a riflettere sulle potenziali posizioni recuperabili. L’invito a farsi condonare sarà anche stato mandato. Non ci risultano approfondite attività di esame delle singole posizioni. Chi le avrebbe fatte? Con quali mezzi di indagine? Con quali modalità? Gli interessati sono stati convocati in municipio? Qual’è la soglia utile per considerare un credito non recuperabile? L’amministrazione non lo dice ora e non lo ha mai detto prima. Dopo più di cinque anni abbiamo ora “iniziato a valutare”? Consentiteci di essere molto perplessi. Ora scopriamo da quanto ci viene risposto che tutta questa presunta attività avrebbe richiesto un impegno di personale quantificato in 15 mila euro. Cioè la metà del costo di un dipendente. Vorrebbe dire che un dipendente avrebbe lavorato sei mesi per mandare via un po’ di lettere e fare un’attività di valutazione dalle caratteristiche quanto mai vaghe. Per questa presunta attività, nel bilancio 2017 è stata ancora prevista la spesa di 21600 euro sotto la voce “recupero crediti”. Stessa scelta del 2016. Verranno fatte altre indagini ed attività più incisive? Silenzio. O si useranno quei maggiori costi messi a carico dei cittadini onesti per dire che un impiegato lavorerà altri sei mesi per mandare un po’ di lettere? Il buon senso ci dice che la tesi sostenuta dal Comune non sta in piedi. E’ solo la via più semplice per far pagare chi già paga.</div>
<div style="text-align: justify;">Come si intende distinguere tra effettiva evasione di cui vuol fare il furbo e bisogno economico? Nessuna risposta. Per l’amministrazione comunale, il mancato incasso deriverebbe da “aziende fallite o cessate con il titolare o soci irreperibili” e da “singoli cittadini privati anche stranieri che si sono trasferiti in altre località o anche all’estero”. E chi lo stabilito? Con quale tipo di indagine? Per sentito dire? Non si può perseguire chi non ha pagato e si è trasferito in un altro Comune? Dobbiamo rassegnarci all’idea che l’evasione ci sarà sempre e quindi tanto vale lasciar perdere? Perché questo sembra il messaggio dell’amministrazione, come confermato dai 221 mila euro di crediti per tassa rifiuti cancellati dal bilancio in sei anni. Tutte perdite. Derivano tutte da fallimenti o da emigrati fuggiaschi? Quali iniziative, veramente incisive, ha fatto l’amministrazione per non perdere quei crediti?  Sorge spontanea una conclusione: oggi, chi non paga non rischia nulla.</div>
</div>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Opera Pia S. Elena: l’amministrazione comunale sceglie due nuovi amministratori ma non ha un progetto sociale. E non si confronta con l’opposizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2017 09:59:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Il 27 febbraio 2017, Anna Macchia, vice presidente dell’Opera Pia S. Elema, l’ente che si occupa della scuola materna, si dimette dal suo incarico. Tempo prima si è reso vacante un altro posto in consiglio di amministrazione per la decadenza di Luigi Bardoni. Non potendo lasciare oltre l’ente con il consiglio quasi dimezzato, il Comune è costretto a pubblicare un bando per la selezione delle candidature. E’ il 14 marzo. Perché il Comune?  Lo statuto dell’asilo prevede sia il Comune a nominare due dei cinque membri del consiglio. Altri due sono nominati dalla Parrocchia. Uno viene scelto in accordo tra le due istituzioni. Il Comune è responsabile della scelta degli amministratori anche per la casa di riposo, dove nomina l’intero consiglio. Torniamo all’asilo. Entro il 29 marzo, data di scadenza, appena quindici giorni, al bando comunale rispondono in tre: Maria Adelaide Franco, Maria Vigna e Daniele Barcaro. Con una velocità inusuale, 7 aprile, il sindaco risponde a Barcaro comunicandogli che la scelta è caduta sulle altre due candidate. Ha risposto a Barcaro in modo talmente veloce che agli atti, in quei giorni, le nomine fatte ancora non risultano. Il 13 aprile “Villafranca Domani” presenta un’interrogazione dove chiede ragione delle scelte e quali obiettivi sono stati dati alle persone nominate. Cliccate qui sotto per leggerla.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/interrogazione-13.04.2017.pdf">l’interrogazione di “Villafranca Domani” del 13.04.2017</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il 27 aprile Cavalla ci risponde. Senza dirci nulla. Parole molto generiche, come sua abitudine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/lettera-cavalla.pdf">la risposta del sindaco Cavalla</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UNA PREMESSA: SERVE UN PROGETTO SOCIALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo noi di <strong>“Villafranca Domani”</strong>, sia l’asilo, sia la casa di riposo sono enti in difficoltà. Vivono problemi diversi. Il Santanera per la possibile importante scelta di mettere mano alla proprietà ex Venturello con dieci anni di grave ritardo. Il S. Elena per deficit economico, possibile riduzione degli iscritti ed evidenti divergenze al suo interno. Entrambi con la difficoltà di costruire una nuova offerta di servizi più sostenibile e più adeguata ai tempi di un paese che cambia. Noi sosteniamo da anni la necessità di un nuovo progetto sociale. Villafranca non è più quella di una volta. Aumentano gli anziani. Diminuisce la natalità. C’è una forte componente di stranieri. Si sta perdendo la voglia di partecipare. Si sentono gli effetti della crisi economica generale. Non conosciamo più la storia dei nostri luoghi. Accettiamo tutto quello che capita senza chiederci il perché. Come se le cause non fossero anche nelle scelte fatte in passato e tutto provenisse da un altro pianeta. Conosciamo i nuovi bisogni delle persone? Quali obiettivi vogliamo darci? A quali decisioni diamo la precedenza? Come spenderemo i soldi disponibili? Sono domande a cui deve rispondere la politica locale.  Se esiste una rete di protezione sul territorio, tutta la comunità è più sicura. Quanto si è fatto fino ad ora mostra ormai i suoi limiti. Questo non vuol dire negare l’impegno di chi ha lavorato con dedizione in passato o sminuirlo. Non vuol dire dimenticare i positivi risultati ottenuti. Tutt’altro. Vuol dire riconoscere la necessità di aggiornare le risposte. Perché ci sono altre difficoltà. Anche gravi e in parte legate a cause a livello nazionale. Nessuno si illude di cambiare le sorti della nazione. Crediamo sia necessario fare quanto può essere nelle possibilità della comunità in cui viviamo. Restare a guardare è un errore. Meglio sperimentare e cercare soluzioni. Con trasparenza. Ovviamente, se si ritiene che il sociale sia una un compito della politica locale. Altrimenti, va bene così e tiriamo a campare, voltandoci dall’altra parte ogni volta che viene tolto un servizio e le persone sono sempre più sole. Quindi, per noi, Enti e volontariato devono lavorare insieme in modo coordinato e programmato, su obiettivi condivisi, decisi cercando di raccogliere al meglio tutte le idee. Non ognuno per conto proprio. Per riuscire, serve la regia del Comune. Il luogo dove si dovrebbero fare le scelte. Con un Comune determinato a fare poi un passo in più, verso una strategia di zona, insieme ad altri Comuni. Non chiuso nel singolo campanile. Chi viene nominato negli enti deve conoscere il progetto ed essere disposto a lavorare per realizzarlo. Per poi rendere conto del suo operato,<a href="http://www.paolovolpe.it/2014/06/14/cambiano-i-criteri-per-le-nomine-dei-rappresentanti-del-comune-negli-enti-accolte-le-proposte-di-villafranca-domani/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong> <em>come deciso dallo stesso consiglio comunale nel 2014 su nostra proposta</em>.</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda del S. Elena è stata l’ennesima prova di come l’amministrazione comunale non abbia la visione di un progetto sociale e non voglia il confronto di idee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’OPINIONE DI “VILLAFRANCA DOMANI”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">All’inutile risposta di Cavalla, il sottoscritto, Alfredo Castaldo, Giovanni Damasio e Lorenzo Salvadore, i quattro consiglieri di “Villafranca Domani”, hanno replicato con la lettera che troverete di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Vostra risposta alla nostra interrogazione sulle recenti nomine nel consiglio di amministrazione dell’Opera Pia S. Elena non ci fornisce nessun reale chiarimento. Nomine fatte cercando persone che abbiano esperienze “in ambito amministrativo e gestionale”? Questo è quanto Voi affermate. Cosa vuol dire? Non c’è alcuna visione di futuro in tutto questo. Chi gestisce una qualsiasi entità, sia essa una ditta privata, un’associazione, un ente, deve avere per prima cosa una visione strategica di come orienterà le scelte della struttura di cui ha la responsabilità. Non averla significa condannare la realtà che si amministra a perdere capacità di esprimere valore. A diventare sempre meno rilevante. Se poi le nomine sono fatte da un livello politico, è ovvio che gli indirizzi sui quali operare sono responsabilità della politica. In questo caso, dell’amministrazione comunale. Quindi, prendiamo atto che la Vostra scelta è quella di fare l’ordinaria amministrazione e poi si vedrà. Perché non si è voluto alcun dibattito aperto a tutti i contributi sul ruolo dell’Opera Pia S. Elena? E’ stato evitato con la banale scusa di una “mera disattenzione”. La stessa “disattenzione” già capitata in altre analoghe situazioni. E leggere gli atti che la Vostra stessa amministrazione approva? Voi avete a disposizione una struttura. I consiglieri di opposizione solo la loro buona volontà.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cercare una sintesi in avanti tra tutti i contributi possibili avrebbe significato dare più forza all’Opera Pia S. Elena e sostenerne il ruolo in uno scenario complessivo che sta mutando profondamente. Il paese sta cambiando. Cambia la popolazione. Cambia il tessuto sociale. Probabilmente, cambiano le esigenze educative. C’è una forte diminuzione del tasso di natalità. La popolazione diminuisce. Aumentano i problemi economici delle famiglie. Ci giunge notizia che sarebbe possibile una consistente riduzione dei bambini iscritti al prossimo anno scolastico. Confermate? Sono stati fatti confronti con esperienze di altre scuole nei Comuni vicini? Sono state cercate collaborazioni? Esiste sul territorio dell’Unione “Colli del Monferrato” una scuola materna pubblica che può offrire alle famiglie un servizio gratuito. Scuola pubblica con la quale sarebbe utile concordare un “sistema integrato”, proprio nell’ambito dell’occasione politica offerta dall’Unione “Colli del Monferrato”. Vogliamo o non vogliamo diventare un unico territorio? Il consiglio di amministrazione ha avuto evidenti problemi, visti i posti che si erano resi vacanti. Chi ricopriva il ruolo di vice presidente si è dimesso. Differenti vedute che non hanno trovato una composizione? L’amministrazione comunale cosa ha fatto davanti alle divergenze? La commissione di verifica sulla convenzione con il Comune continua ad essere tenuta ai margini della situazione. Scelta che assume un ruolo rilevante perché la commissione viene gestita di fatto dalla Giunta: un ruolo che non le compete, non previsto dalla vigente convenzione. Gestite la commissione come un fatto solo formale. Senza alcuna intenzione di darle sostanza, come dimostra la Vostra scelta di rinviarne la convocazione “a data da destinarsi”. Il bilancio dell’ente è in grado di reggersi, visto che nel 2015 chiudeva in disavanzo? Nell’unica riunione di commissione fatta, avevamo appreso che anche il 2016 sarebbe stato in disavanzo. Il dato è confermato? Ritenete possibili forme di collaborazione tra il S. Elena e la Fondazione Santanera? Ogni realtà organizzata che vuole vivere e crescere in un contesto sempre più difficile deve impegnarsi per uscire dal proprio tradizionale ambito di attività e lavorare in rete. I soldi pubblici messi dal Comune dovrebbero servire sia ad aiutare realmente le famiglie più bisognose, sia a sostenere progetti educativi innovativi che diano la qualità necessaria per essere competitivi in un mondo che non è più quello a cui eravamo abituati.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La relazione prevista della delibera del Consiglio comunale n. 20 del 5.6.2014 vale per l’operato di “tutti” i nominati. Non solo per quelli nell’Opera pia S. Elena. Il fatto che anche questo impegno sia caduto nel dimenticatoio dimostra come il Consiglio comunale sia considerato un organo di ratifica di decisioni già prese, non il momento più alto e democratico di dare forma al futuro della nostra comunità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le nostre valutazioni sono di merito politico sul metodo che è stato usato per affrontare il problema. Non sulle singole persone. Metodo che non condividiamo perché le scelte erano già state da Voi decise prima di pubblicare il relativo bando. E’ evidente da come si sono svolti i fatti. A cosa serve pubblicare un avviso di ricerca di candidati nella sezione “bandi di gara e contratti” del sito internet comunale? Quanti pensate lo abbiano visto? In un clima di sfiducia generale come l’attuale, il problema oggi è far crescere la cultura di porsi al servizio degli altri e del proprio paese. Compito che spetta alla politica vera che vuole essere aperta e rispettosa delle diverse opinioni. Compito che richiede tempo, fatica e sperimentazione. Con questa vicenda, abbiamo perso un’altra occasione.</em></p>
</div></div></div></div></div></div>
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