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	<title>Associazioni Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
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	<title>Associazioni Archivi - Il BLOG di Paolo Volpe</title>
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		<title>la democrazia in crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2023 13:45:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Senza la prima guerra mondiale non ci sarebbero stati fascismo e nazismo.  E&#8217; vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia, è un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true">Senza la prima guerra mondiale non ci sarebbero stati fascismo e nazismo.  E&#8217; vero che la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia, è un fatto che l&#8217;Italia esce dal primo conflitto mondiale debole e prostrata. La violenza è diventata la normalità. La guerra è entrata in tutte le famiglie, come testimoniano i tanti monumenti ai caduti che vediamo nei nostri paesi. Nessun luogo è stato risparmiato. Il primo conflitto mondiale è stato la prima guerra di massa dove un popolo, spesso analfabeta, viene mandato a combattere senza che ne capisse il motivo. La vita non conta. Questo ci dice <strong>Federico Fornaro</strong> nel suo libro <strong>&#8220;Il collasso di una democrazia -L&#8217;ascesa al potere di Mussolini 1919 -1922&#8221;</strong>. Davanti ad un pubblico di una ventina di persone, Fornaro ha presentato il suo ultimo lavoro da storico, dialogando con Mario Renosio, che da poco ha lasciato la direzione scientifica del Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Asti.</div>
<div style="text-align: justify;" data-pm-slice="1 1 []" data-en-clipboard="true"></div>
<div style="text-align: justify;">
<hr />
<p><i>L&#8217;iniziativa è stata promossa da <strong>&#8220;Villafranca Domani&#8221;</strong>, dalla <strong>Biblioteca di Cantarana &#8220;Ezio Pavia&#8221;</strong> e dalla <strong>Biblioteca di Dusino San Michele</strong>. Perché l&#8217;abbiamo voluta? Riteniamo il tema proposto da Fornaro molto attuale. </i><i>Una democrazia può collassare? Può morire? Nel suo libro, l&#8217;autore ci dice di si. L&#8217;Italia uscita stremata dalla prima guerra mondiale non sa gestire le sue emergenze e si affida ad una classe politica debole, fuori dal tempo, divisa, incompetente. Classe politica nella quale emerge un nuovo soggetto aggressivo: Benito Mussolini. Un capopopolo nuovo che promette di riportare l&#8217;ordine con la violenza. E l&#8217;Italia borghese ci crede e lo appoggia. Quelli che dovevano essere gli argini a tutela della democrazia si arrendono progressivamente fino allo schianto finale che ci porta a vent&#8217;anni di dittatura. Potrebbe capitare di nuovo? Se la parte buona della società si disimpegna e fa finta di niente di fronte a derive autoritarie, a cosa andiamo incontro? La libertà può morire? A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, proponiamo questa riflessione.<br />
</i></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><i>Un ringraziamento a <strong>Mario Renosio</strong>, che da tanti anni con pazienza e attenzione ci accompagna in questi incontri. Un grazie all&#8217;<strong>Istituto Storico per la Resistenza di Asti</strong> per la collaborazione. Un doveroso grazie al Comune di Cantarana e al sindaco <strong>Roberta Franco</strong> che ci apre sempre le sue porte, mostrando accoglienza e sensibilità alle nostre proposte.</i></div>
<div>
<hr />
</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">C&#8217;era bisogno di un altro libro sulla storia del fascismo? Si. Per provare a restituire la complessità della storia come antidoto ad uno dei mali  del nostro tempo: l&#8217;eccesso di semplificazione che si porta dietro altri rischi, come l&#8217;oblio della memoria e il tentativo attuale di riscrivere la storia del fascismo. Il lento trascorrere del tempo ha portato un presidente del consiglio a descrivere il confino come una sorta di villeggiatura.</div>
<div style="text-align: justify;">Fornaro evidenzia una singolare coincidenza. Il 16 novembre 1919 si svolgono prime elezioni a suffragio universale maschile con il sistema proporzionale. Il fascismo era nato da pochi mesi. Mussolini presenta una sola lista. A Milano, culla del movimento, prende l&#8217;1,5 per cento. Politicamente, è un uomo morto. 16 novembre 1922,  un Mussolini tracotante pronuncia in Parlamento quello che è passato alla storia come il discorso del bivacco. Prende a schiaffi l&#8217;istituzione parlamentare e dice la terrà aperta fino a quando vorrà lui. Cosa è successo perché in tre anni lo scenario cambiasse in modo così profondo? Danno sostegno al governo Giolitti, Salandra, Bonomi, Vittorio Emanuele Orlando, tutti ex presidenti del consiglio.  Danno un sostegno forte Benedetto Croce, Luigi Einaudi. Da la fiducia il sette volte capo del governo dell&#8217;Italia repubblicana Alcide De Gasperi e un futuro presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.</div>
<div style="text-align: justify;">Dalla guerra, l&#8217;Italia esce formalmente come un paese vincitore. Però presto si impone la visione della vittoria mutilata, strumentalizzata dal fascismo a proprio favore. Le tante promesse che rimangono disattese. La guerra causa la rivoluzione russa, con la caduta degli zar. Per la massa dei proletari in Europa e in tutto il mondo era la realizzazione di un sogno. La nascita concreta di uno stato senza classi. Il libro sostiene la tesi che tutta la sinistra italiana, sia pur con diverse intensità, rimane abbagliata dalla rivoluzione russa. Fino al punto di non comprendere il carattere eversivo del fascismo. Non si forma un&#8217;alleanza antifascista. Perché? I liberali fanno lo stesso errore dei conservatori tedeschi con il nazismo. Pensano di istituzionalizzare il fascismo, aprendo le loro liste al movimento. Pensano basti portarlo in Parlamento. La storia andrà in modo assai diverso. I popolari, appena nati, ottengono un 20 per cento nelle urne elettorali. Un risultato straordinario. Vogliono essere la terza via. Ne con i liberali. Ne con i socialisti. Finiranno per appoggiare il fascismo. I socialisti si dividono. La Monarchia si preoccupa di se stessa. Vittorio Emanuele III accetta che sia il fascismo a fare il lavoro sporco contro la sinistra e teme che il duca d&#8217;Aosta gli soffi il posto. Il re sancirà il collasso del sistema rifiutandosi di firmare lo stato d&#8217;assedio per fermare la marcia su Roma. Quella marcia su Roma che viene molto enfatizzata dalla propaganda fascista. Qual è il punto di rottura? L&#8217;autunno del 1920: la stagione dell&#8217;occupazione delle fabbriche dove avviene la vera spaccatura a sinistra, tra riformisti e rivoluzionari sancita poi al congresso di Livorno. Avviene anche la rottura tra il mondo imprenditoriale e agrario con Giolitti e i liberali. Giolitti si rifiuta di intervenire contro l&#8217;occupazione. Gli imprenditori e gli agrari non si sentono più rappresentati e guardano al fascismo come al partito dell&#8217;ordine, contro l&#8217;onda rossa. Fascismo che aveva colto l&#8217;occasione rappresentata da quanto stava avvenendo e aveva abbandonato le sue iniziali velleità rivoluzionarie. Fascismo che vuole colpire soprattutto le conquiste sociali riformiste. Inizia l&#8217;onda nera. Una sorta di controrivoluzione di una rivoluzione che non c&#8217;è mai stata e si porta via la democrazia italiana.</div>
<div style="text-align: justify;">Che lezione possiamo trarre da questo pezzo di storia? Fornaro lo dice chiaramente: la democrazia non esiste in natura. E&#8217; una modalità di governo ma non l&#8217;unica possibile. La democrazia può avere momenti di crisi. Quando ciò avviene. Quando siamo troppo sicuri che, tanto, non potrà mai succedere, è più facile che possa essere aggredita e collassare. Oggi non c&#8217;è stata la guerra mondiale. Il valore della vita è molto più tutelato. Ma viviamo una fase di grande fragilità. I sintomi della malattia? L&#8217;astensionismo. Quando si elegge il governo di una grande regione con meno del cinquanta per cento degli elettori, non c&#8217;è un problema di legittimità formale. C&#8217;è un problema di legittimità sostanziale. C&#8217;è mancanza di fiducia nella democrazia rappresentativa. Chi non va a votare è molto diverso da chi ci va. Oggi chi non va a votare è tendenzialmente un marginale. Basso reddito. Bassa scolarità. Prima vedeva nel partito e nel voto un modo per emergere. Ora non più. L&#8217;altro sintomo è l&#8217;ascensore sociale che non funziona. Oggi non abbiamo più la certezza di dire a nostro figlio che starà meglio di noi. Il progressivo aumento delle disuguaglianze sociali: pochi che stanno sempre meglio e tanti che hanno sempre meno. Se la democrazia non aiuta l&#8217;emancipazione e la crescita non risponde più alla sua funzione fondamentale. Quale rischio corriamo? Il lento scivolamento verso una forma di democrazia apparente, con dentro aspetti autoritari. Ci sono deterrenti? Si. L&#8217;Unione Europea che allora non c&#8217;era. L&#8217;indipendenza della magistratura. La corte costituzionale. Cosa fare? Non sottovalutare ne sopravvalutare. Alzare il livello dell&#8217;attenzione. Con i libri.  Con l&#8217;azione politica. Con l&#8217;importante salvaguardia della memoria. Attività oggi più complessa perché siamo chiamati a farla con la progressiva e normale uscita di scena di quelli che furono i testimoni della Resistenza.</div>
<div></div>
<div>
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		<title>La Pro Loco di Villafranca ottiene terzo posto per la sfilata al Festival delle Sagre 2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2018 09:25:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/la-pro-loco-di-villafranca-ottiene-terzo-posto-per-la-sfilata-al-festival-delle-sagre-2018/">La Pro Loco di Villafranca ottiene terzo posto per la sfilata al Festival delle Sagre 2018</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="tdi_1" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_2  wpb_row td-pb-row" >
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<style>.vc_column_text>.td-element-style{z-index:-1}</style><div class="td-fix-index"><h3 style="text-align: justify;"><strong>UN GRAZIE AI RAGAZZI DELLA PRO LOCO</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Complimenti alla Pro Loco per il buon risultato ottenuto al Festival delle Sagre astigiano. Il terzo posto per la sfilata è un riconoscimento meritato per l’impegno e il lavoro fatto. Credo che questo gruppo di giovani potrà dare molto al paese. Sono convinto che sapranno fare le loro scelte in autonomia e guardando avanti. Se ci aggiungiamo anche i premi ottenuti anche da Cantarana e Castellero,  ci sono le basi per un nuovo ciclo che dia una rinnovata energia alla promozione del nostro territorio.</p>
</div></div></div></div></div></div><div id="tdi_6" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_7  wpb_row td-pb-row" >
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		<title>Sta prendendo forma un’importante novità al Santanera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 09:31:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Generico]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Più volte ho sentito la domanda: quale dovrebbe essere la caratteristica principale della Villafranca del futuro? Mi piacerebbe un territorio dove sia piacevole vivere per una ricchezza di servizi alla persona. Servizi che siano occasione di lavoro e quindi di vitalità economica. Servizi che siano anche una rete di protezione sociale, organizzata a sistema locale. Un modo di creare comunità che potrebbe diventare più solido e ampio collaborando con il volontariato attivo. Servizi che siano un valore aggiunto non solo per Villafranca ma anche per tutti i Comuni vicini, che hanno bisogno del nostro paese per dare vantaggi alla loro popolazione come noi abbiamo bisogno di loro per essere più forti e credibili. Un territorio spaccato è un danno per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Utopia? No. Credo sia un progetto realizzabile. Non per il regalo di qualcuno. Serve l’impegno collettivo. Sto parlando di qualcosa che c’è già? No. Ci sono alcuni pezzi che però non sono a sistema. Ognuno fa per conto suo e non parla con gli altri. Chi deve organizzare il sistema? Chi deve dare l’esempio? Chi rappresenta il territorio: i Comuni e le Unioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come farlo nel concreto? Rispondo con un’altra domanda. Credete che la Villafranca di oggi sia quella di venti o trent’anni fa? Personalmente, non penso sia così. Credo sia molto cambiata e siano cambiati i bisogni. Come in ogni famiglia, per scegliere cosa serve bisogna essere preparati e informati. Più volte, <strong>“Villafranca Domani”</strong> ha chiesto al Comune un’indagine organizzata per conoscere i problemi dei cittadini, come li vivono e cosa si aspettano. Richiesta sempre caduta nel vuoto. Forse, è più comodo non sapere.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono giocare un ruolo importante gli enti che da sempre si occupano del sociale di territorio: la casa di riposo e la scuola materna. Due situazioni dove il governo comunale è responsabile delle scelte perché nomina la maggior parte degli amministratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il Santanera, sta prendendo forma un’importante novità. Non voluta dal governo comunale ma maturata nel consiglio di amministrazione, che finalmente ha saputo emanciparsi e guardare più avanti dello stesso Comune. Con troppi anni di ritardo, la casa di riposo sta valutando il recupero dei fabbricati vicini alla sua sede, in via Roma. La proprietà ex Venturello. Un impegno delicato, sia dal punto di vista progettuale, sia per i soldi necessari. Il costo ipotizzato va dai 3 ai 4 milioni di euro. Il finanziamento dovrebbe arrivare da un mutuo bancario. Sarebbe il più grande investimento pubblico nella storia del paese. Potrebbe essere anche più grande della “casa della salute”. Ma, come per la “casa della salute”, la vera sfida non sarà il solo intervento edilizio. Sarà la scelta dei servizi che verranno fatti all’interno del nuovo edificio. Per noi, il Santanera deve diventare un centro di eccellenza che sappia puntare su servizi che ora non ci sono. Le possibilità sono tante. Alcuni esempi. Assistenza e ospitalità a persone disabili. Servizi a domicilio, sia per la cura della persona, sia per attività domestiche, in particolare per chi vive da solo. Attività di medicina ambulatoriale e infermieristica aperte a tutti, in forma integrata con la “casa della salute”. Accompagnamenti a visite. Centro diurno con attività di animazione di qualità. Ci auguriamo che l’ente abbia il coraggio di affrontare questa sfida fino in fondo. Come? Scegliendo un modello di gestione che sappia mantenersi in equilibrio economico. Facendo un’analisi dei bisogni da soddisfare e la conseguente sperimentazione. Costruendo una collaborazione con l’Asl di Asti ancora più profonda. Cercando rapporti da sviluppare con altre Asl. Nella convinzione che un ente pubblico può avere competenze, capacità e professionalità per lavorare bene e salvaguardare la sua autonomia, in difesa di chi è più debole e non con la logica del profitto a tutti i costi. L’esatto contrario di quello che le amministrazioni comunali Padovani e Cavalla hanno sempre desiderato: affidare la gestione a privati. Da una casa di riposo autonoma e pubblica potrebbero arrivare una ventina di nuovi posti di lavoro stabili per personale qualificato. Fondamentali, in un momento di crisi economica come l’attuale. Sarebbero una bella occasione per festeggiare un primo maggio futuro. Lavoro che diventerebbe una positiva ricaduta sulle attività commerciali e artigianali. Come la “casa della salute” non è di Villafranca ma di tutti i paesi della zona, anche il Santanera è un servizio almeno per tutta la Valtriversa, con la potenziale possibilità di arrivare alla zona di Villanova e San Damiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte asilo, che il Comune sostiene con un’apposita convenzione fin dagli anni novanta, la commissione congiunta che dovrebbe valutare gli sviluppi di una situazione economicamente precaria (il bilancio 2016 evidenziava una perdita di 23 mila euro nonostante il contributo comunale) viene tenuta ai margini e non viene convocata da tempo. Quando si è riunita, è sempre stato dopo nostre sollecitazioni. Perché? A Baldichieri c’è una scuola materna pubblica. Ci si è mai posti l’obiettivo di concordare una collaborazione tra i due enti, magari estendendola anche alla scuola di Monale, per dare insieme una risposta alle difficoltà delle famiglie ed evitare inutili e dannose concorrenze?</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo smetterla con il campanilismo e guardare a servizi di zona? Scelte da fare con chi ci sta sul serio e vuole cambiare.</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>L&#8217;amministrazione ammette problemi nel conferimento dei rifiuti indifferenziati al sistema di raccolta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2017 08:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="tdi_32" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_33  wpb_row td-pb-row" >
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<p style="text-align: justify;">A Villafranca, come si paga lo smaltimento dei rifiuti prodotti? La bolletta dei rifiuti che riceviamo ogni anno è calcolata, in parte, sul numero dei sacchi viola presi in municipio per il rifiuto che non può essere riciclato. Quello che non si può recuperare deve essere dato al servizio di raccolta in quei sacchi viola. Il sacco da 30 litri costa 95 centesimi. Quello da 70 sale a 2,20 euro. Quello da 100 arriva a 3,15 euro. Quindi, più ne andiamo a ritirare, più paghiamo perché vuol dire che produciamo più rifiuti. Principio sacrosanto. Peccato che ci siano 600 famiglie, sulle 1400 complessive tra residenti e non residenti,  che nel 2016 non hanno ritirato sacchetti viola. Numero fornito dal Comune stesso. Noi di <strong>“Villafranca Domani”</strong> abbiamo sollevato il problema in consiglio comunale. Abbiamo ritenuto il dato rilevante:  dovrebbe preoccupare ogni amministratore comunale. Perché? Meno sacchetti si prendono, meno si potrebbe pagare. In parte questo specifico aspetto del probema viene superato con un consumo minimo stimato di sacchi messo comunque in bolletta, anche se gli stessi non sono stati ritirati. Dai 20 sacchi da 20 litri per famiglie di una persona, fino ai 50 per famiglie di 6 o più persone. Quello che ci preoccupa di più è lo smaltimento. I rifiuti che fine fanno? Vengono abbandonati? La nostra denuncia è stata banalizzata e minimizzata dall’amministrazione comunale. Solo nel consiglio del 27 luglio, il consigliere Accasto ha dato i risultati di una verifica personale che avrebbe fatto, visitando 150 delle 600 famiglie che non hanno preso sacchi viola nel 2016. Ben 85 avrebbero dichiarato di “non averne bisogno”. Cioè oltre il 60 per cento del campione non userebbe i sacchi viola. Altre 46 se li farebbero prendere “da altri”.  La rimanente parte si sarebbe rifiutata di dare risposte. I dati cosa dimostrano? I nostri dubbi erano giustificati. Anche l’amministrazione comunale ha dovuto ammetterlo. Speriamo che una parte delle famiglie interpellate faccia talmente bene la raccolta differenziata da non aver bisogno di sacchi. Però, una parte può smaltire in modo sbagliato.  Ci sarà sicuramente chi non sa come comportarsi. O chi non ha una cultura ecologica. Ci sarà chi non ha voglia di impegnarsi e preferisce la via più comoda. Ci sarà, ovviamente, chi vuole fare il furbo e  non pagare. O pagare meno. Questo ci spiega perché nei giorni di raccolta si vedono “borse della spesa”, sacchi neri e sacchi viola “taroccati”, quelli che sembrano comunali ma in realtà arrivano dal supermercato. Non saranno tantissimi casi, per fortuna, ma ci sono. Ci sono anche gli abbandoni, come dimostrato dai rifiuti raccolti dalla locale sezione di Legambiente, ad ogni edizione di “puliamo il mondo”, e le segnalazioni di cittadini anche su facebook. Anche farsi prendere i sacchi “da altri” può causare problemi. Premesso che la giustificazione non sembra molto credibile, almeno non in quella dimensione, a chi vengono addebitati in bolletta? Forse, a persone diverse dagli effettivi utilizzatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE PROPOSTE DI “VILLAFRANCA DOMANI”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa fare? Da troppi anni manca una diffusa ed efficace campagna di informazione su come smaltire i rifiuti. L’amministrazione comunale fa vaghe promesse. Poi nulla viene tradotto in pratica. Molte famiglie villafranchesi sono cambiate negli anni. Gente se ne è andata. Altra è arrivata. C’è una significativa presenza di stranieri con tutti i problemi di comprensione e consapevolezza. Non bastano il volantino dato distrattamente o qualche burocratica lettera. Le campagne di informazione vanno fatte periodicamente. Risultati importanti si possono ottenere con apposite lezioni nelle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi? Dimostare nel concreto che si possono non produrre rifiuti. La nuova sfida che il Comune dovrebbe affrontare. Servono iniziative in tal senso. Ad esempio, incentivare distributori di prodotti alla spina nei negozi. Il Comune potrebbe premiare chi mettesse in atto buone pratiche in tal senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuare il dialogo con le famiglie porta a porta, per capire cosa serve, gli errori fatti e come porvi rimedio. L’indagine di Accasto è una buona cosa ma non basta. Bisognerebbe continuarla per renderla più significativa. La gestione di un sistema di raccolta rifiuti che, per forza di cose, è complesso si fa per strada. Non dietro una scrivania. Perché non mettere in mostra in modo ben visibile, per qualche tempo, quanto raccoglie Legambiente con “puliamo il mondo”? Gestire i rifiuti è prima di tutto un fatto di educazione e di cultura. Far vedere l’immondizia tolta dai fossi potrebbe aiutare a capire.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi, serve un impegno programmato e continuativo nel tempo. Non basta il singolo momento. Differenziata di qualità e insegnare a non fare rifiuti. Poi, dopo la spiegazione,  sanzioni pesanti per chi continua a tenere comportamenti sbagliati. Da anni a Villafranca i controlli sono praticamente inesistenti. Si continua a dare il messaggio che tutto è tollerato. Fai quello che vuoi, tanto non succede nulla. Nelle bollette comunali ci dovrebbe essere il calcolo dettagliato di quanto dovrebbe pagare la singola famiglia: per trasparenza, per far comprendere quali sono i costi e perché si paga. Educazione e cultura sono un investimento per il futuro. Come sempre, la differenza è scegliere di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FACCIAMO PARLARE LE IMMAGINI </strong></p>
</div></div></div></div></div></div><div id="tdi_37" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_38  wpb_row td-pb-row" >
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</div></div></div></div><div class="vc_column tdi_44  wpb_column vc_column_container tdc-column td-pb-span4">
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</div></div></div></div><div class="vc_column tdi_48  wpb_column vc_column_container tdc-column td-pb-span4">
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</div></div></div></div></div></div><div id="tdi_51" class="tdc-row"><div class="vc_row tdi_52  wpb_row td-pb-row" >
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</div></div></div></div><div class="vc_column tdi_58  wpb_column vc_column_container tdc-column td-pb-span4">
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</div></div></div></div><div class="vc_column tdi_62  wpb_column vc_column_container tdc-column td-pb-span4">
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<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/lamministrazione-ammette-problemi-nel-conferimento-dei-rifiuti-indifferenziati-al-sistema-di-raccolta/">L&#8217;amministrazione ammette problemi nel conferimento dei rifiuti indifferenziati al sistema di raccolta</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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		<title>Quale modello di sicurezza per i nostri paesi?</title>
		<link>https://paolovolpe.it/quale-modello-di-sicurezza-per-i-nostri-paesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2017 09:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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<h3 style="text-align: justify;"><strong>PIAZZA GORIA</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Di seguito, troverete una lettera del sig. <strong>Luigi Chieco</strong>. La pubblico volentieri e mi scuso con l’interessato per il ritardo. Ovviamente, non entro nella dinamica del caso personale. Credo siano una sollecitazione positiva le conclusioni finali della lettera, proprio perché vengono da un cittadino. Il problema di gestiere traffico e sosta durante l’entrata e l’uscita della scuola  è reale e importante perché le situazioni di pericolo ci sono. Sono evidenti ed i consiglieri comunali di <strong>“Villafranca</strong> <strong>Domani”</strong> le hanno constatate di persona. Bisogna affrontare un tema scomodo perché tocca abitudini consolidate. Come? Bisogna lavorare sulla viabilità. Come si può utilizzare quella strada che da Garavello, incrocio con via S. Elena, sale alla scuola? Cosa serve per metterla in condizioni di funzionare? Altrimenti, perché è stata fatta? Perché non creare una zona per la sosta proprio in quella zona, poco dopo l’incrocio. Gli spazi ci sarebbero. Perché non creare spazi di sosta regolamentati in via S. Elena. In consiglio comunale, il nostro gruppo ha sostenuto che piazza Goria andrebbe chiusa al traffico nei momenti di grande presenza di persone, come l’entrata e l’uscita dalle scuole. Bisogna prima di tutto tutelare i ragazzi. Il sindaco Cavalla si è sempre dichiarato contrario alla chiusura della piazza. Il “percorso pedonale” che è stato segnato serve a nulla nelle attuali condizioni. I vigili? Sono troppo pochi: appena quattro. E dividono il loro servizio su troppi Comuni (una ventina). E’ vero che una parte importante del loro tempo è riservata a Villafranca e Baldichieri. Tuttavia, quando si devono gestire tutti i complessi passaggi amministrativi legati alle sanzioni autovelox e si devono comunque programmare le presenze negli altri Comuni, credo facciano già molto. Non bisogna dar loro la colpa. Chi ha voluto tutto questo? Le amministrazioni comunali della ex Valtriversa, compresa Villafranca. La politica locale ha deciso. Le cose non succedono “per caso”. I vigili sono stati trattati in questi anni come un “costo” da ridurre il più possibile. Ovvio, che nei propositi di certi amministratori la priorità del loro lavoro sia stata vista nel fare multe. L’amministrazione di Villafranca sperava di portarsi a casa un risultato importante al riguardo? Credo proprio di si. Non mi stupirei se questo fosse stato uno dei veri motivi che hanno portato alla secessione della Valtriversa. Non dover dividere con gli altri Comuni. Non basta il meritevole lavoro dei nonni civici. Anche loro rischiano di rimanere soli. Noi crediamo che il lavoro della polizia municipale debba essere presenza sul territorio. Attenzione a quanto succede a 360 gradi.  Insegnamento e prevenzione, in coordinamento con le altre forze di polizia e con il volontariato. Bisogna fare delle scelte perché le poche risorse che ci sono vanno indirizzate verso obiettivi precisi. Riguardatevi cosa scrivevo a luglio 2016 su questo tema:<em><strong> quale sicurezza vogliamo per i nostri paesi?</strong></em></p>
<blockquote><p>
<em>E’ un po’ di tempo che sento diversi cittadini lamentarsi a vario titolo dei modi diciamo “non concilianti” di alcuni appartenenti al Comando di Polizia Locale della Valtriversa. Purtroppo tocca ora anche a me unirmi al coro di queste proteste. Ecco la mia spiacevole esperienza.</em></p>
<p><em>Ieri, 19 aprile, in Sala Virano alle 17, ero convocato come tanti altri genitori per il saggio musicale di fine anno dei nostri figli che frequentano le scuole elementari di Villafranca. Ero in ritardo e così alle 17,06 ho parcheggiato in Via Roma di fronte al civico 33, ovvero nello spazio delimitato dalle strisce gialle destinato al “carico e lo scarico delle cose” posto proprio di fronte all’edicola. Alle 17,17 (quindi dopo solo undici minuti) già veniva redatto un verbale di accertamento di violazione appunto per “sosta su area destinata al carico e scarico di cose”. Infine alle 17,35, mentre “caricavo” mia figlia di sette anni in macchina, mi accorgevo stupefatto del preavviso di accertamento infilato nel tergicristallo della mia auto, con l’ingiunzione di pagamento per € 28,70.</em></p>
<p><em>Ora, in punta di diritto, non si può disconoscere che l’infrazione c’è stata: io non dovevo caricare o scaricare merci, dovevo “ritirare” mia figlia. Ed è questa la ragione per cui non farò ricorso e pagherò la multa. Diverso è il discorso nei termini dell’opportunità di certi atteggiamenti che sono, a mio parere, al limite della vessazione e dell’abuso. Cerco di spiegarmi e nel mentre di fare alcune osservazioni più generali.</em></p>
<p><em>Premesso che l’auto era perfettamente parcheggiata all’interno delle strisce gialle, e dunque non recava alcun intralcio alla circolazione sia veicolare che pedonale (tanto è vero che non c’è alcuna contestazione al riguardo) e che in quel punto non vi è alcun riferimento per esempio al fatto che la sosta sia consentita solo ad automezzi commerciali o alla necessità di esporre un disco orario, mi chiedo dunque come abbia fatto il vigile che ha elevato la multa ad essere sicuro, in mia assenza, che tanto per dire io non fossi in quel momento intento a raccogliere giornali e libri in edicola da “caricare” poi in macchina. Aggiungo che la legge non stabilisce un tempo massimo di sosta per questo tipo di parcheggio e del resto stiamo parlando di undici minuti di sosta nel momento in cui è stato redatto il verbale (e comunque ventinove minuti di sosta in tutto). Insomma potrei capire la severità applicata se il vigile avesse avuto modo di osservare, magari a più riprese, che la sostava durava dalla mattina o comunque da più di un’ora. Mi sia permesso anche di constatare che si trattava di un’ora pomeridiana (dunque non di consegna da parte di corrieri) in Via Roma a Villafranca non a Torino, dove le esigenze di rotazione del parcheggio sono, credo, ben maggiori. In breve mi chiedo: il tutore della legge di una così piccola comunità come Villafranca che cosa esattamente intendeva reprimere nel momento in cui ha deciso di elevarmi la multa in questione? Infine mi auguro che siano escluse tutte le esigenze di “budget” delle casse comunali.</em></p>
<p><em>Più in generale mi chiedo: un paese come Villafranca, penalizzato per i parcheggi dalla sua stessa orografia, non dovrebbe forse meritarsi un’amministrazione comunale che sappia essere propositiva al riguardo e che non si limiti ad introdurre nuovi divieti, sottraendo nel contempo i già scarsi parcheggi per far posto a fontane di dubbio gusto? Un’amministrazione comunale che, ad esempio, si proponga l’obiettivo di risolvere il pericoloso caos connesso con l’entrata e l’uscita delle scuole? A proposito dove sono i vigili in quelle circostanze? A me sembra che se non fosse per qualche volenteroso pensionato saremmo esposti a veri e propri rischi per l’incolumità in particolare dei bambini. Peraltro non credo che alla lunga questa possa essere una soluzione accettabile.</em></p>
<p><em>Bene su questi temi, mi piacerebbe sollevare un pubblico dibattito. Si vedrà.</em>
</p></blockquote>
</div>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Investire nei servizi alla persona: il possibile ruolo della Casa di riposo Santanera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 09:39:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione "Colli del Monferrato"]]></category>
		<category><![CDATA[Valtriversa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/investire-nei-servizi-alla-persona-il-possibile-ruolo-della-casa-di-riposo-santanera/">Investire nei servizi alla persona: il possibile ruolo della Casa di riposo Santanera</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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<p style="text-align: justify;">Nel mio ultimo articolo, ho auspicato la nascita di un’economia locale legata ai servizi alla persona. Se la Casa di riposo Santanera attivasse servizi domiciliari lavorerebbe proprio in quella direzione. Sarebbero un’evoluzione importante del modello tradizionale di casa di riposo. Non solo ospitalità in struttura ma dare agli anziani la possibilità di avere assistenza rimanendo a casa loro. Vorrebbe dire diversificare e arricchire l’offerta di servizi, a vantaggio degli anziani e di una maggiore tranquillità economica per l’ente. Offrire una scelta a chi è ancora in grado di rimanere a casa propria e magari non se la sente di spendere o non può spendere una cifra importante per la retta completa. Qualcosa viene già fatto con la preparazione di pasti per gli assistiti dal Cogesa. Ma si potrebbe fare molto di più. Gestione di terapie. Servizi infermieristici. Prelievi. Pulizie. Lavanderia. Aiuto per pratiche amministrative, anche verso i Comuni, magari in collaborazione con i patronati sindacali. Accompagnamenti a visite. Fisioterapia. Consegna di medicinali. Questi sono solo esempi dell’attività che potrebbe essere svolta. Servizi a domicilio che ognuno potrebbe utilizzare in base alle proprie esigenze, in modo flessibile. Con il vantaggio di avere a disposizione personale qualificato. Non il grigio mondo delle badanti, dove si trovano improvvisazione, scarsa professionalità e nessuna tutela contro i comportamenti sbagliati. C on i conseguenti rischi per gli anziani e le loro famiglie. L’anno scorso<strong><em> il Santanera aveva aderito al progetto “case di riposo aperte”</em></strong> voluto dalla Regione. Lo scopo del progetto era offrire servizi domiciliari ad anziani che dovevano rimanere a casa loro ma sarebbero stati ammessi a beneficiare della convenzione regionale, con la tariffa pagata in parte proprio dalla Regione. In pratica, invece di pagare metà della retta all’anziano riconosciuto non autosufficiente e meritevole di sostegno, la Regione punterebbe ad assistere più persone a casa, grazie ai costi inferiori dei servizi a domicilio. Per quanto ci risulta, il progetto regionale sarebbe ancora fermo sulla carta. Come spesso accade in Italia, a tutti i livelli di governo. Si fanno le cose in “teoria”. Per la pratica, ripassare. Quando? Non si sa. Tuttavia, il Santanera potrebbe attuare i servizi a domicilio di sua iniziativa, facendo esperienza con la necessaria sperimentazione. Ovviamente, servirebbe un’adeguata promozione, magari aiutata da una collaborazione dei Comuni, del volontariato, dell’Asl e del Cogesa, che di fatto potrebbero lavorare insieme in rete. Un’altra potenziale collaborazione sarebbe possibile con professionisti privati, medici specialisti ma non solo, che potrebbero aprire lo studio nei locali comunali di via Luotto. Ammesso che quegli spazi vengano recuperati in tal senso. Non sarebbe sufficiente dare servizi domiciliari solo a Villafranca. Bisognerebbe offrirli almeno a tutti i paesi della Valtriversa geografica e del villanovese. Potrebbero nascere posti di lavoro. I Comuni ne ricaverebbero dati sui bisogni della popolazione anziana, in particolare su quella parte che vive sola. Dati importanti per indirizzare le scelte. Avrebbero anche uno strumento per fare prevenzione a favore di un migliore stile di vita dell’anziano e di una riduzione dei rischi connessi. Ad esempio, i possibili incidenti domestici. Il Santanera avrà il coraggio di essere intraprendente e lavorare con questi obiettivi? Per farlo, dovrà rimanere a guida pubblica. Meglio sarebbe se avesse tutto il personale in gestione diretta per una più efficace organizzazione dello stesso. I Comuni, e le Unioni, sapranno sostenerlo?</p>
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		<title>Un grazie a chi si impegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 09:40:30 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;">Un doveroso ringraziamento a tutti i volontari che hanno lavorato per la buona riuscita della festa della scorsa settimana. Vininvilla, la “notte viola”, il ritorno del Giraffentreffen, il concerto della Banda municipale: un bell’insieme di opportunità animate dal lavoro e dalla passione di tante persone.  Un grazie a tutti quelli che lavoreranno alle Sagre astigiane.</p>
<p style="text-align: justify;">L’impegno del volontariato si può diversificare su tanti fronti. Feste che animano il paese. Attività sportive. Il lavoro per rispondere con una solidarietà concreta ai tanti bisogni sociali. La cultura nelle sue molteplici forme. Il lavoro per garantire un’informazione completa. La difesa dell’ambiente e di ogni essere vivente. La protezione civile. La voglia di metterci la faccia per una politica onesta che dia al territorio una visione di futuro. E su questo impegno si costruisce una vera comunità.</p>
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		<title>Lo stato taglia i soldi al Comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2015 09:43:16 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;">62 mila euro in meno di trasferimenti statali: ecco quanto ci siamo trovati a discutere nel consiglio comunale del 31 luglio. Un taglio che si somma a quello di quasi 54 mila dello scorso anno. In entrambi i casi, soldi in meno motivati dall’introduzione dell’Imu sui terreni agricoli, voluta dal governo alla fine dello scorso anno. Meno soldi dallo Stato perché i Comuni hanno a disposizione un tributo in più. Senza nemmeno sapere quanto questo tributo renderà: almeno a Villafranca. Il classico gioco di tutti i  governi che si sono avvicendati in questi anni: trasferire in periferia la pressione fiscale. Tralasciamo le ennesime promesse da campagna elettorale fatte nei giorni scorsi dal capo del governo di togliere le tasse locali e di ridare soldi ai Comuni. Ammesso che lo faccia veramente, dove li prenderà? Da qualche altro taglio alla sanità pagato dalle tasche dei cittadini? Domande che meriterebbero risposte ma questa, però, è un’altra storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ASPETTARE O AGIRE?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema dei Comuni è come difendersi dalla costante riduzione delle risorse che lo Stato opera ai loro danni. Cosa fare? Qualcuno dirà “non possiamo farci niente”. Noi di <strong>“Villafranca Domani”</strong> pensiamo che la risposta concreta siano le Unioni e le successive fusioni. Unire i piccoli Comuni, e siamo tutti piccoli nell’astigiano, per poi fonderli. Questo è quanto chiedevamo per la Valtriversa, che continuiamo a considerare l’ambito territoriale corretto, e questo è quanto chiediamo per la “Colli del Monferrato” tra Villafranca e Baldichieri. Comuni più grandi e più forti che sappiano fare rete con enti e volontariato che lavorano sul loro territorio. Alternative? Nessuna. A meno di adattarsi a vivere nell’indecisione e nell’immobilismo, facendo finta che tutto vada bene.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE RESPONSABILITA’ DELLA CLASSE POLITICA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna superare le strutture ottocentesche dei nostri Comuni? Si. Bisogna attrezzarli, anche culturalmente, per la produzione di servizi per il cittadino e non come strutture burocratiche che si perdono dietro la “carta”? Si. Serve un cambiamento tutt’altro che facile. E’ una sfida notevole che richiede tempo e lavoro. Per vincerla, serve una classe politica preparata e capace di una visione di zona che sia avanti di almeno 10 – 15 anni. Non che guardi indietro, rimpiangendo il comodo passato dove fare il sindaco voleva mettere il lampione vicino a casa dell’amico o fargli il favore di rendergli edificabile il suo terreno. Preparare una classe politica però non si improvvisa. Servono amministratori che abbiano voglia di studiare, occasioni di confronto che diano alla gente il modo di valutare le diverse opinioni per scegliere in modo consapevole e non per simpatia, spazio reale ai giovani e alle loro idee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I COMUNI POSSONO DARE RISPOSTE VELOCI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I Comuni sono il primo presidio del territorio. I più vicini ai problemi dei cittadini. Se gli enti locali tornano ad avere un ruolo di peso, ma devono volerlo e aver voglia di osare, possono dare risposte che partono dal basso e quindi più rapide.  Magari facendo risparmiare ai cittadini tempo e soldi o dando loro qualche servizio in più. O permettendo loro di vivere in un ambiente più curato. I Comuni hanno un patrimonio enorme di informazioni, strutture, persone, mezzi. Un capitale diviso in tanti piccoli municipi, tutti presi da sempre nel fare le stesse cose, spesso burocratiche e con sistemi vecchi, spesso con regole diverse che disorientano i cittadini. Risultato? Ogni Comune ha duplicato nel suo piccolo strutture che oggi sono sempre più inadeguate. Serve avere municipi a breve distanza che fanno le stesse cose? Una squadra di cantonieri che lavora insieme non potrebbe fare di più del singolo uomo che lavora da solo? Un ufficio ben attrezzato non potrebbe lavorare per più paesi? Paesi che sono a pochi minuti l’uno dall’altro. Ci va meno tempo per andare da Villafranca a Baldichieri e viceversa che andare in centro a Torino. Questo capitale a disposizione degli attuali Comuni va condiviso mettendo in pratica un concreto sostegno reciproco tra paesi e non rapporti formali e tesi gestiti con il bilancino del ragioniere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ATTUALE SISTEMA DEI PICCOLI COMUNI NON HA FUTURO. PROVIAMO A CAMBIARE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sento spesso l’osservazione che la gente non è più attaccata al proprio paese. Che un posto valga l’altro. In un mondo che cambia velocemente, forse troppo, è vero. Le comunità non sono più quelle storiche. Il tessuto sociale si modifica in fretta. Nel tempo, sono aumentati gli stranieri. Sono pochi i fortunati ai quali il paese offre opportunità di lavoro. Spesso bisogna spostarsi per trovarle. Le famiglie sono sempre più piccole e frantumate: faticano a curare giovani e anziani perché non hanno più la possibilità di essere il primo ammortizzatore sociale della nostra storia. Non hanno tempo e soldi perché chi ha un lavoro è costretto a lavorare di più per guadagnare meno. In sintesi, il tessuto sociale non è più quello consolidato della società statica, di matrice contadina e borghese che ancora quelli della mia generazione si ricordano. Quale futuro possono offrire ai giovani i nostri paesi? Quali attenzioni alle famiglie? Quali garanzie agli anziani? Oggi, sempre meno. Far diventare i Comuni più forti non vuol dire adempiere con fastidio ad un obbligo di legge di aggregare i servizi. Obbligo che tanti amministratori comunali pensano di risolvere votando qualche delibera ma evitando con cura di cambiare veramente, magari per diffidenze reciproche, come si è visto in Valtriversa, o con la scusa di difendere il campanile. Non significa cercare solo risparmio: cosa comunque necessaria e utilissima, visto il periodo economico.  Significa prima di tutto volere un salto di qualità culturale. Cercare soluzioni alla nostra portata per gestire questi problemi perché nessuno verrà a risolvercerli dall’alto. Dobbiamo pensarci noi tutti se vogliamo bene al posto dove viviamo. Mettere insieme i Comuni non vuol dire “sommare” uffici e strutture per continuare a far finta che tutto cambi anche se tutto rimane come prima. Vuol dire riorganizzare tutto con obiettivi di portata maggiore. I miglioramenti possibili sono tanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>QUALI?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ne cito alcuni. Mettere insieme i cantonieri non servirebbe a curare di più le manutenzioni, di cui c’è bisogno in tante situazioni? Io credo di si.  Con risparmi sugli appalti esterni. Creare uffici dove sia normale che i cittadini possano fare le proprie pratiche via internet non servirebbe ad evitare di recarsi materialmente in municipio? Si, con preziosi risparmi di tempo. Provare a valorizzare buone idee già sperimentate da altri, senza la paura di fare diverso da “come si è sempre fatto”, non potrebbe farci beneficiare di vantaggi oggi sconosciuti? Si. Ma dove troviamo buone idee? Ad esempio, facendo aderire l’Unione all’Associazione dei Comuni Virtuosi, ottimo laboratorio di sperimentazioni. Poi, fondamentale sarebbe prendere dagli organici dei municipi le capacità migliori per farle lavorare in squadra e partecipare a bandi utili ad ottenere contributi. Nel sociale, mantenere pubblica la Casa di riposo Santanera e metterla in grado di dare agli anziani assistenza domiciliare diffusa, anche attraverso un monitoraggio di chi vive da solo fatto attraverso il volontariato. Chiedere al Cogesa, il consorzio dei servizi socio assistenziali, di ampliare il proprio ruolo e di renderlo più completo rispetto alle esigenze odierne. E il Cogesa è un ente che dovrebbe essere governato dai Comuni ma in realtà non è così, vista la totale debolezza e divisione dei piccoli Comuni. Costruire una rete di solidarietà territoriale che permetta di aiutare quanti si trovano in difficoltà reale, integrando il ruolo dei Comuni con quello del volontariato. A tal proposito, molto importanti sarebbero i servizi che dovrebbero trovare posto nella “casa della salute”. Se mai ce ne saranno. Fino ad ora, tutto tace e i Comuni non chiedono… Preparare un progetto economico di territorio che premi chi vuole fare innovazione nella produzione e nei servizi. Attuare una gestione attenta delle risorse comunali perché le tasse devono essere pagate da tutti e chi non può deve dare lavoro in cambio. Ridurre i costi dei rifiuti attraverso l’incentivo a favore di chi fa cose nuove per non produrli. Fare investimenti nel risparmio energetico degli edifici pubblici e della pubblica illuminazione: la vera opera pubblica dei prossimi anni perché consentirebbero di risparmiare soldi oggi buttati via.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E LA CULTURA?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come ho già accennato, è uno dei passi fondamentali per un cambiamento che dia risultati e che tocchi più aspetti della vita civile. Dalla scuola pubblica al ruolo delle Biblioteche o delle associazioni, per creare nuove occasioni di conoscenza e di dibattito. I Comuni, con l’Unione, possono stimolare questo processo e diventarne parte attiva. Oggi la gente non sa nemmeno cos’è l’Unione. Per tanti anni, la Valtriversa si è ben guardata dallo spiegare alla popolazione il suo ruolo perché gli amministratori erano i primi a non credere nell’Unione. Perché non insegnare quell’educazione civica che la scuola ha dimenticato? Perché non diffondere la cultura della prevenzione? Sarebbe uno dei sistemi migliori per dare sicurezza sotto più forme al territorio. Perché non creare situazioni che consentano di conoscere chi è di nazionalità diversa? Perché non creare situazioni di conoscenza e approfondimento della storia recente, cioè quella che ha portato alla situazione odierna e di cui tanti non sanno nulla? Quanti sanno cosa capita in Comune? O quali siano le difficoltà di casa di riposo e asilo? Pochi. E diffondere i consigli comunali via internet? E fare dei siti municipali che siano facili da consultare e ricchi di notizie? Una comunità disinformata sarà sempre una comunità senza idee, che non partecipa.</p>
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		<title>Tagli alla sanità: il consiglio comunale vota una mozione su proposta di “Villafranca Domani”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Dec 2014 09:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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<p style="text-align: justify;">“Villafranca Domani” ha chiesto il voto del consiglio comunale per prendere posizione contro i tagli che la Regione vuole fare ai reparti dell’Ospedale di Asti e per esprimere il proprio orientamento circa il futuro della “casa della salute”. Il nostro documento è stato discusso nella seduta del 23 dicembre 2014. Il sindaco Cavalla si è ovviamente dichiarato preoccupato del problema ma ha spiegato di non essere d’accordo con alcune parti del nostro testo. Quali? In particolare, la possibilità di concordare con altri Comuni della zona un ricorso al Tar contro la delibera regionale che stabilisce i tagli alla sanità e il riferimento a come dovrà essere utilizzata la “casa della salute” ed a quali servizi ci dovranno andare dentro. Perché? Sul ricorso al Tar, Cavalla ha dichiarato che ci devono pensare il Comune di Asti o la Provincia. Farne un altro, sarebbe un elemento di confusione. Gli ho risposto che. al contrario, sarebbe un modo per consentire a Villafranca di unirsi ad altri Comuni della zona che stanno valutando questa scelta (Dusino San Michele e alcuni altri). Il territorio sarebbe unito in una precisa scelta concreta che avrebbe un valore politico: dire no ad imposizioni che arrivano dall’alto, fatte senza riguardo alla realtà locale. Aspettare che lo facciano altri, con rischio di far scadere i termini, vuol dire accettare che il nostro paese abbia una posizione marginale. Sulla “casa della salute”, Cavalla ci ha detto nella sostanza che è meglio non parlarne, visto che il momento è quello dei tagli alla sanità, perché ci sarebbe il rischio di perdere il finanziamento per il completamento del fabbricato. Credo sia una tesi un po’ singolare perché il finanziamento che la Regione dovrebbe ricevere è statale: quindi non saranno risorse proprie del governo regionale. Ritengo che la “casa della salute” sia il più grande investimento pubblico fatto nella nostra zona da parecchi anni. Quali servizi verranno messi nella struttura sarà per noi fondamentale. Sarà la risposta locale al rischio di perdere servizi negli ospedali. Rischio, purtroppo, assai concreto. Mi auguro di essere smentito ma non mi illudo che dalla situazione attuale si possa uscire senza lasciare dietro qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SVILUPPARE LA SANITA’ TERRITORIALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E allora, cosa fare? Siamo in momento dove si vuol far passare per fatto normale che debbano essere i semplici cittadini a pagare la crisi, perdendo tutele e servizi. Ci vogliono far credere che, se sei tutelato, sei un peso per la società. Purtroppo, chi governava la Regione prima e chi la governa oggi sta seguendo la stessa strada dei tagli. “Villafranca Domani” sostiene da anni che i servizi socio sanitari vadano difesi e riorganizzati, per dare una mano a quanti  hanno una vera debolezza economica. Bisogna partire dalla mobilitazione del territorio, conoscerne i bisogni e coinvolgere la popolazione. Per anni, il Comune e l’Unione Valtriversa non si sono occupati del tema. Oggi paghiamo il tempo perso. Un territorio forte e unito, che sa cosa chiedere ad Asl e Regione, può sperare di farcela. Un territorio senza idee, diviso e incapace di prendere posizione, per paura di disturbare chi comanda, è condannato al declino ed a diventare sempre più povero di opportunità. La casa della salute dovrebbe servire per la medicina primaria e per organizzare iniziative di prevenzione. Dovrebbe diventare il baricentro di una rete che metta in collaborazione tutti i servizi socio sanitari del territorio che oggi fanno storia ognuno per proprio conto. Dalla casa di riposo, al Cogesa, ai medici di base, alle scuole, al volontariato, con un ruolo attivo anche per il Comune e per la nuova Unione nata con Baldichieri. Cosa si potrebbe fare con una vera rete di protezione sociale che abbia al centro la “Casa della salute”? Insegnare comportamenti che riducano i rischi. Avere un presidio, anche serale o festivo, dove trovare assistenza in caso di bisogno senza ricorrere al pronto soccorso. Visite specialistiche. Informare e accompagnare nelle scelte per adeguati percorsi di cura. Assistere chi ha bisogno a domicilio, magari anche con letti di sostegno o evitandogli inutili trasferte, e le conseguenti attese, all’ospedale per semplici pratiche amministrative o quelle visite dove nemmeno ti guardano in faccia e si limitano ad esaminare le carte.  Monitorare i bisogni e le situazioni a rischio. Tutte le prenotazioni, anche verso i centri privati convenzionati. Magari con orari di accesso adatti a chi lavora, senza l’onere di prendere permessi. Consegne dei referti e pratiche anche via internet. Sarebbe concretizzare quanto previsto in quel protocollo di intesa firmato otto anni fa dall’allora Valtriversa. dove l’amministrazione villafranchese governava, con l’Asl e poi subito dimenticato. Scommetto che qualcuno dirà: fantasie! Io credo di no. Sono tutte cose possibili se i Comuni della zona saranno uniti nel confronto con la Regione, se i parlamentari regionali e nazionali daranno il sostegno alle proposte e se ognuno dei potenziali attori smetterà di guardare solo il proprio orticello, per comodità o per semplice inerzia, per dare qualcosa in più a favore di tutti. Potrebbe essere valutato il coinvolgimento imprenditoriale di quella parte seria delle cooperative che lavorano nel sociale, purché gestito dal pubblico e non usato come scusa per privatizzare. Potrebbe essere occasione di nuova occupazione e di ricaduta economica positiva per la zona. Potrebbe essere il mezzo per un vero risparmio strutturale nella spesa sanitaria perché prevenire costa meno e rendere la vita più facile ai cittadini evita loro di pagare quelle tasse occulte che sono i disagi e le perdite di tempo. Altrimenti? Sarà una sconfitta per tutti. Aver speso qualche milione di euro, a cosa sarà servito? Ad avere un fabbricato vuoto, lasciato a deteriorarsi, o a metterci dentro quanto c’è oggi nel distretto sanitario di via Luotto, magari con qualcosa di meno nel silenzio generale. Anche l’importante lavoro dei volontari Cri perderebbe un’occasione per essere valorizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amministrazione dirà di aver fatto tutto il possibile. Secondo noi, no. Prima, in anni dove tutto sembrava facile, ha usato la “casa della salute” per una strumentale propaganda elettorale. Poi, ha faticato preferendo spesso il silenzio. Avrà senz’altro sollecitato il completamento della struttura ma direi che è il minimo sindacale per chiunque si fosse trovato a governare. E’ mancato il coraggio di una proposta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VOTATA LA MOZIONE RIVISTA DA CAVALLA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">il sindaco Cavalla ha presentato una sua proposta di mozione che recuperava le premesse di un documento sullo stesso tema approvato dal consiglio comunale di Asti e diversi punti delle nostre proposte, tralasciando, come abbiamo detto, casa della salute e Tar. “Villafranca Domani” ha deciso di votarla, anche se svuotata di due argomenti importanti, perché ritenevamo opportuna e urgente una posizione unitaria a favore della raccolta di firme, organizzata da Dusino San Michele, contro i tagli all’ospedale. Positivo che l’amministrazione abbia condiviso il sostegno al ruolo della sanità pubblica, la necessità di logiche diverse rispetto a quella dei semplici tagli economici e l’impegno ad un consiglio aperto sull’argomento da parte della nuova Unione “Colli del Monferatto” nata la stessa sera con Baldichieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Per valutare le differenze, vi invito a leggere la nostra proposta originale e il testo votato dal consiglio comunale, con la sola astensione del vice sindaco Guazzo. Di seguito, trovate anche l’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale di Asti.</p>
<ul>
<li><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/proposta-mozione-sanità.pdf">“<strong>Villafranca</strong><strong> Domani”: la nostra proposta mozione sulla sanità</strong></a></li>
<li><strong><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/sanità-mozione-proposta-cavalla.pdf">Sanità:  l’ ordine del giorno approvato dal Comune di Asti</a></strong></li>
<li><strong><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/casa-salute-prot-intesa1.pdf">Casa della salute: il protocollo d’intesa tra Valtriversa e Asl</a></strong></li>
</ul>
</div></div></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://paolovolpe.it/tagli-alla-sanita-il-consiglio-comunale-vota-una-mozione-su-proposta-di-villafranca-domani/">Tagli alla sanità: il consiglio comunale vota una mozione su proposta di “Villafranca Domani”</a> proviene da <a href="https://paolovolpe.it">Il BLOG di Paolo Volpe</a>.</p>
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		<title>Elvio Cinat racconta la storia della Croce Rossa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Volpe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2014 09:51:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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<style scoped>.tdi_89,.tdi_89 .tdc-columns{min-height:0}.tdi_89,.tdi_89 .tdc-columns{display:block}.tdi_89 .tdc-columns{width:100%}.tdi_89:before,.tdi_89:after{display:table}</style><div class="vc_column tdi_91  wpb_column vc_column_container tdc-column td-pb-span12">
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<p>Cliccando qui sotto, troverete  intervento sulla Croce Rossa villafranchese, fatto da <strong>Elvio Cinat</strong> durante la festa per i 50 anni del gruppo. Credo sia un documento molto interessante perché documenta un pezzo di storia locale che nessuno aveva mai scritto prima. Un grazie all’amico Elvio ed a quanti lo hanno aiutato.</p>
<p><strong><a href="https://paolovolpe.it/wp-content/uploads/2021/09/15.06.2014-festa-cri-storia.pdf">La storia della Croce Rossa villafranchese</a></strong></p>
</div></div></div></div></div></div>
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