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martedì, 23 Luglio 2024

una “casa della salute” che sia un nuovo modello di sanità

LA SALUTE E’ DIRITTO ALLA SICUREZZA

Lo scorso 18 aprile, scrivevo su questo spazio della richiesta fatta al direttore generale dell’Asl, Valter Galante, di consentire una visita pubblica alla struttura della “casa della salute” di Villafranca. Perché ho fatto quella richiesta? Per dare a tutti i cittadini un momento pubblico dove le loro domande potessero avere risposte da tecnici  preparati. Un primo momento aperto che favorisse l’avvio ad un confronto tra l’Asl e chi si occupa di sociale nella nostra zona con l’obiettivo di capire quali servizi noi tutti vorremmo avere in quell’edificio quando entrerà in funzione. Due giorni dopo, Valter Galante mi ha  telefonato dicendomi che riteneva utile quanto proposto ma non avrebbe potuto darvi seguito perché a fine aprile il suo mandato da direttore sarebbe finito. Ho ringraziato Galante per la sua attenzione, cortesia istituzionale non comune tra chi occupa posizioni di rilievo.  Gli ho spiegato che avrei rimandato la stessa richiesta a chi avrebbe preso il suo posto. Così ho fatto il 5 maggio, scrivendo a Ida Grossi, il nuovo direttore. Fino ad oggi, nessuna risposta.

PARTIRE DAL “PROTOCOLLO DI INTESA” DEL 2007

Credo serva una mobilitazione del territorio. I Comuni, e in particolare le due Unioni, Valtriversa e Colli del Monferrato, devono voler contare in questa sfida per il futuro. Non fare nulla, o stare comunque passivi, significherà accettare che nella “casa della salute” finiscano gli uffici del distretto di via Luotto, magari con qualcosa di meno in nome del solito risparmio. Ribadisco, sarebbe una sconfitta per tutti aver speso 3,2 milioni di euro di denaro pubblico e ottenere quel risultato. In questa discussione devono essere coinvolti gli enti che lavorano nel sociale e il volontariato. Lo scopo? Creare una rete con quello che andrà nella struttura. Cosa servirebbe fare? Intanto, invito a non dimenticare il protocollo di intesa firmato dalla Valtriversa con l’Asl nel 2007: documento sottoscritto in silenzio, senza alcuna pubblicità, lasciato per anni a dormire nei cassetti. E’ noto che la Valtriversa si è disinteressata per lungo tempo alla “casa della salute”: i nove Comuni dell’epoca, poi diventati otto, hanno sempre preferito ignorare il problema,  evitando di prendere posizione e fare scelte unite. Una mancanza di visione futura di cui pagheremo il prezzo per tanto tempo. Ora, qualcuno dirà, magari la stessa Asl, che il protocollo risale ad un tempo lontano e che non ci possiamo più permettere quello che c’è scritto sopra. Però, su quel documento ci sono impegni presi da enti e il territorio non può lasciare che diventino carta straccia. Se i nostri Comuni staranno zitti, lo diventeranno di sicuro. Il protocollo d’intesa rischia di finire nel cestino ma abbiamo assistito a manifestazioni di contentezza perché ci sarebbero i soldi per finire la casa della salute. Con qualche anno di ritardo. Ovviamente, in diversi a vario titolo si sono presi il merito. E va bene. Buon risultato, visto come si era evoluta la situazione. Ma non è tutto risolto così.

COSTRUIRE LA VERA SANITA’ DEL TERRITORIO. LE NOSTRE PROPOSTE

Come si fa a fare esami medici, evitando alla gente di andare in ospedale o alla clinica privata, se non ci mettiamo dentro i necessari macchinari. E i soldi per i macchinari? Nessuno ne parla. E pensare che fino a qualche anno fa veniva sbandierata la nascita del nuovo “pronto soccorso a Villafranca”. E con quelle facili promesse si vincevano le elezioni. Ora tutto dimenticato, come si dimentica che la riduzione dei servizi in ospedale è stata fatta passare per una “vittoria”. L’assessore regionale alla sanità, Antonio Saitta, dice che bisogna tornare alla medicina territoriale. Questo è importante e ci trova d’accordissimo. Ma come si intende realizzarlo? Per ora, non riusciamo a comprenderlo. Cosa si potrebbe fare? Cerchiamo di essere concreti. La “casa della salute” come centro socio sanitario integrato della zona, in stretta collaborazione con i Comuni, casa di riposo, scuole  e  volontariato. Ruolo fondamentale: investire nella prevenzione, intesa come sistema culurale che coinvolga l’intera popolazione e non come fatto estemporaneo. L’unica via reale che consenta di risparmiare sulla spesa sanitaria futura perché se preveniamo in modo efficace ci saranno meno malati e quindi meno costi per il Servizio Sanitario. Fare prevenzione vuol dire conoscere i bisogni e il modello di vita delle persone. E questo possono farlo direttamente i Comuni con censimenti organizzati. Dare consulenza e accompagnamento nella scelta e nella gestione dei percorsi di cura, perché troppe volte chi è malato è lasciato solo a destreggiarsi tra lunghi tempi di attesa, mancanza di informazioni certe, spostamenti inutili nell’epoca della comunicazione via internet e burocrazia. Perché non posso avere una visita alle otto di sera che mi eviti di perdere mezza giornata di lavoro? Perché devo andare fino in ospedale per vaccinare mio figlio? Perché l’appuntamento per la visita specialistica non può essere fissato direttamente dal medico di famiglia? Perché serve tornare dal medico di famiglia per farsi fare l’impegnativa per una visita prescritta dallo specialista ospedaliero? Perché chi è anziano, e magari non ha possibilità di muoversi, non può avere visite specialistiche a domicilio?  Serve assistenza domiciliare diffusa. Assistenza che fornisca anche prestazioni infermieristiche: così chi ha bisogno di terapie o medicazioni non è costretto ad andare in struttura e magari non impegna un famigliare che deve accompagnarlo. Chi può gestirla? Secondo noi, la casa di riposo in coordinamento con i medici responsabili della “casa della salute”. Seguire in modo costante le persone con malattie croniche per evitare che peggiorino. Monitorare chi vive o lavora in ambienti o situazioni a rischio, compresi gli anziani che vivono soli, anche per insegnare comportamenti corretti. Seguire chi ha problemi di dipendenze o rischia di averli. Avere  posti letto appositi per chi è in convalescenza e magari non ha chi lo assista a casa o chi ha bisogno di terapie specifiche, per evitare ricoveri o gravosi trasferimenti in ospedale. Se devo giustamente evitare di andare al pronto soccorso per problemi di modesta entità, devo poter avere sul territorio un medico disponibile alla sera e di notte, al sabato e nei giorni festivi, che mi aiuti a capire quanto è grave il problema e mi presti le prime cure. La “casa della salute” dovrebbe anche diventare lo sportello dei bisogni sociali. Il cittadino avrebbe un unico posto dove andare, sia per le prestazioni sanitarie, sia per richiedere quelle sociali.   Si eviterebbero sovrapposizioni e dispersioni di soldi, dando a quelli che sono in difficoltà un trattamento omogeneo per tutti e con maggiori possibilità di controllo contro quelli che avessero la tentazione di fare i furbi. Verrebbe anche facile intercettare le situazioni di bisogno con risvolti  sanitari.  La “casa della salute” dovrebbe dire a chi spetta la competenza del caso evitando lo squallido spettacolo dello scarico incrociato delle responsabilità. Se il problema c’è, deve essere di competenza di qualcuno.

UNA SANITA’ CHE STA VICINA AL CITTADINO E NON ASPETTA CHE LE PERSONE SI AMMALINO

Questi che abbiamo fatto sono esempi di una sanità che sta vicina al cittadino e non aspetta che la persona si ammali. Che dialoga, senza inutili burocrazie. Che evita alle persone che lavorano di perdere tempo e quindi non fa pagare costi inutili. Che fa sentire gli anziani meno soli e gli da quei servizi di cui ha bisogno con personale qualificato e alla luce del sole. Il territorio diventerebbe protagonista perché i Comuni, o meglio le Unioni, sarebbero i pilastri di una rete di istituzioni che lavorano insieme e garantiscono sicurezza vera. Dove tutti fanno qualcosa in più, unendo competenze e risorse.

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