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lunedì, 15 Aprile 2024

sulla sicurezza stradale non servono chiacchiere ma azioni concrete

SICUREZZA STRADALE 

 La sicurezza delle strade è un tema troppo spesso dimenticato. Viabilità progettate quando il mondo camminava con le carrozze o andava solo a piedi. Speculazioni, trascuratezza di anni e comodità hanno fatto il resto, rendendo complicate e pericolose tante situazioni. Cosa fare? Aspettare il morto per poi risolverla dando la colpa alla classica “fatalità”? Chiedere a gran voce opere che vogliono anni e ingenti investimenti, assai improbabili in momenti di scarsità di risorse come gli attuali? Dare la colpa ad altri se questi investimenti non vengono fatti? Tutte cose che ci stanno nei commenti della gente comune, ma non vanno bene se dette da esponenti delle istituzioni. Migliorare situazioni urbanistiche compromesse ma consolidate non è facile ma a volte è possibile, se si è molto concreti. Servono progettazioni a largo respiro: i Comuni devono pensare agli interventi e reperire le risorse insieme, guardando alle necessità della zona, non solo a quelle dentro i loro confini. I piani regolatori devono essere strumenti per migliorare la gestione del territorio, risolvendo gli errori del passato, non sistemi per rendere edificabili un po’ di terreni, magari per far contenti gli interessi degli amici. Serve non peggiorare le situazioni già delicate: dove possibile, razionalizzare gli accessi sulle strade più trafficate, incanalandoli su viabilità secondarie. Cogliere l’occasione di iniziative urbanistiche private che possono contribuire a risolvere situazioni critiche (come incroci difficili, strade strette, mancanza di parcheggi): la collaborazione tra la progettazione pubblica e l’investimento privato crea vantaggi alla collettività e porta maggior valore alle stesse proprietà private. Creare marciapiedi dove mancano, con l’aggiunta di protezioni nei punti più critici, e piste ciclabili. Ricordate le critiche al marciapiede sulla ex statale 10 costruito negli anni novanta? E’ stato definito da qualcuno “la passeggiata di Alassio”: forse, era meglio mandare la gente a piedi e in bicicletta insieme alle auto e magari al buio? Curare l’illuminazione. Creare ostacoli naturali (le rotonde) che servano a ridurre le velocità sui tratti dove sono troppo elevate. Dove non è possibile costruire le rotatorie, installare segnalatori automatici di velocità: esercitano il loro effetto di dissuasione. Mantenere la pavimentazione in buono stato, con interventi di manutenzione programmati nel tempo. Mettere i vigili urbani sulle strade e non tenerli chiusi negli uffici a fare gli impiegati. Fare educazione sulle norme del codice della strada nelle scuole.

Un casello autostradale a Villafranca sarebbe senz’altro una comodità importante e un’occasione di potenziale sviluppo, ma non vediamo in quest’opera la soluzione di tutti i mali del tratto urbano della ex statale 10, una strada che è ormai una lunga fila di case e capannoni, con pochissimi spazi liberi. Come ci confermano diverse opinioni di cittadini che ci sono arrivate, sarebbe al contrario un modo per avere sulla ex statale 10 più auto, come il traffico diretto nel sandamianese, verso Castelnuovo e nell’albese.

 

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