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domenica, 25 Febbraio 2024

si torna a parlare di casello autostradale ma non c’è alcun progetto sul futuro del territorio

INUTILI FANTASIE

Complice una lettera uscita sul quotidiano “la Stampa”, mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione sulla questione casello autostradale a Villafranca.

Ovviamente, sarebbe una comodità per chi abita in zona ma non basta questo a dare una risposta. Per esprimere un’opinione, bisogna evitare discorsi troppo semplicistici e valutare il problema nei suoi vari aspetti. Proviamoci.

I costi? Chi mette i soldi?

Nel piano delle opere pubbliche del Comune di Villafranca, il casello viene quantificato in 5,68 milioni di euro. Soldi che il Comune non ha. Dovrebbe metterli la società Autostrade, cioè il privato? In teoria sarebbe possibile ma il privato li mette se ci guadagna, altrimenti no. Esistono progetti che quantifichino il potenziale risultato economico dell’opera? Almeno a livello ufficiale, no. Non ci sono mai stati e mai la Satap ha dato la reale disponibilità ad investire.

Che prospettive dare al territorio?

Mettere d’accordo un eventuale impegno pubblico con il privato dovrebbe comunque passare attraverso un movimento di zona. Diversi Comuni, rappresentanti di un’area vasta, che si mettessero insieme potrebbero  avere il peso politico per studiare un progetto su quali prospettive dare al loro territorio. Penso, almeno, al nord ovest astigiano. In un progetto di vasta portata, capace di fare sistema, di coinvolgere e legare tutti i paesi in un destino comune,  potrebbe anche starci la possibilità un’opera del genere. Solo a quel livello, si potrebbe ipotizzare un parziale intervento finanziario degli enti locali.  Il casello nella nostra zona potrebbe prendere forma solo come elemento di un intervento ben più ampio. Poi, spiegatemi perché, per forza, a Villafranca. Non ci sono altre zone utili. Ad esempio, Baldichieri? Pensare che tutto si riduca a fare o non fare il casello a Villafranca e che tutto dipenda da Villafranca è sbagliato e porta ad una discussione senza alcun valore pratico: la prospettiva è troppo ridotta per avere una probabilità di successo.

C’è qualcuno capace di promuovere il progetto di territorio?

In questo momento, no. Non lo può fare l’amministrazione comunale di Villafranca perché è lontanissima da una cultura di orizzonti larghi. E’ attaccata all’idea del “campanile” perché è l’unica giustificazione per la propria sopravvivenza. Non ha mai avuto una visione di futuro. Non ha idee e non ha coraggio. Vorrebbe Babbo Natale che le facesse trovare sotto l’albero i soldi. Avrebbe potuto farlo la Valtriversa ma oggi è troppo debole per pensarci.  Non lo fa il Comune di Asti che non ha alcuna voglia di occuparsi della provincia, ben contento che tanti piccoli paesi divisi contino nulla e non abbiano alcun peso. Non lo fa il privato perché, nel vuoto della politica locale, si muove solo per guadagnare in modo comodo e semplice.

Salvaguardare l’ambiente?

Fare il casello danneggia l’ambiente? In linea di massima, si. Consuma territorio. Quanto territorio? Servirebbero studi concreti per quantificarlo. Studi che sapessero confrontare tutte le varie possibilità, senza voler dimostrare a tutti i costi che è solo “una” la situazione adatta, come quasi sempre fa la politica quando sceglie per le opere pubbliche. Bisognerebbe fare modelli in scala e mostrarli ai cittadini per consentire loro di rendersene conto. Qualcuno potrebbe obiettare: non fare il casello significa avere tutti i danni del traffico e nessun vantaggio. E’ vero e questa credo sia l’opinione pro casello con il maggior fondamento. D’altro lato, sono d’accordo con chi sostiene che pochi minuti per raggiungere i caselli di Villanova o Asti non siano un problema di vitale importanza. Possono essere un ostacolo per operazioni di soccorso a seguito di incidenti. Questo si. Ma mi chiedo: perché non si è mai pensato ad un varco di accesso da destinare solo ai mezzi di pronto di intervento? Consumare territorio in modo sproporzionato alle reali necessità è comunque uno sbaglio. Quando modifichi un ambiente, lo hai compromesso per sempre. Poi, basta aver visto qualche casello per comprendere come sovente vengano messe in piedi opere faraoniche, con un importante impatto visivo, che occupano di fatto ben più terreno di quello realmente usato per la viabilità. Non dimentichiamo anche che parlare di casello viene facilmente associato a creare una zona edificabile intorno. Per la gioia di qualche speculatore e di quelli che vedono nel costruire il solo modo per fare “sviluppo”. Ma quel tipo di sviluppo ormai non ha più futuro. La crisi economica globale che stiamo vivendo ha messo in evidenza che servono risposte diverse. Aggiungere qualche capannone che rimarrà vuoto ai tanti che ci sono già non vedo quali vantaggi possa portare alla collettività. Ci sono oggi attività economiche capaci di andare in controtendenza rispetto alla crisi del mondo industriale e commerciale? Credo di si. Penso al turismo, alla cultura, all’agricoltura di qualità con la filiera corta dei prodotti alimentari, alla logistica capace di favorire la penetrazione delle piccole e medie imprese sui mercati stranieri, alla ricerca tecnologica, al risparmio energetico, ai servizi per la persona. Credo che questi settori vogliano un ambiente sano e pulito. Quali strategie servono per concretizzare le scelte necessarie? Dovrebbe dirlo quel progetto di territorio al quale mi riferivo all’inizio. Non basta un ragionamento chiuso nella sola Villafranca.

Servono ancora i trasporti pubblici?

Si e molto perché hanno una funzione sociale ed ecologica. Ma non possono avere tariffe che diventano di anno in anno sempre più proibitive. Penso alle ferrovie, che hanno dimenticato le tratte locali, ed agli stessi pedaggi autostradali. Se il trasporto pubblico costa troppo ed è scomodo, è normale che la gente utilizzi sempre di più l’auto e vada ad intasare le nostre ex statali.  Siamo così convinti che i cittadini sarebbero tutti pronti in massa a prendere l’autostrada solo per un eventuale nuovo casello a Villafranca? Personalmente, non ci credo, visti i pedaggi. Ci siamo mai chiesti perché sulla nostra ex statale 10 sia aumentato in modo considerevole il traffico dei mezzi pesanti, con tutti i rischi conseguenti per le auto ed i pedoni e per l’ambiente? Forse, per l’eccessivo costo dell’autostrada.

Mettere in connessione il trasporto pubblico su strada con la ferrovia. Ridare un ruolo alla ferrovia anche nelle linee periferiche. Un interessante servizio della trasmissione televisiva “Report” di qualche mese fa mostrava treni locali capaci di diventare tram nella grande città, senza costringere il viaggiatore a faticosi e numerosi “cambi”. Era la Germania, non un altro pianeta. La sana regola di guardarsi intorno ed informarsi prima di fare delle scelte dovrebbe valere sempre, sia per le decisioni nazionali, sia per quelle dei nostri paesi. Qualcuno obietterà: come si fa a discutere con le ferrovie? Solo unendosi. Siamo sempre al risultato che il piccolo Comune, da solo, conta nulla. Solo se diventiamo entità di un qualche rilievo, unite da vincoli forti e capaci di fare politica, possiamo pensare di incidere ai piani alti. Poi, ancora mi domando: cosa fanno i parlamentari astigiani? E i consiglieri regionali?

In conclusione?

Ritengo non ci sia alcuna concreta possibilità che una tale opera venga realizzata. Non c’è mai stata in questi anni. E’ stato solo uno strumento da campagna elettorale, in cui si è distinto in modo particolare il precedente sindaco Padovani, capace di usarlo per promuovere la sua immagine, con il compiacente aiuto dei giornali locali, e di candidare nelle sue fila anche chi aveva promosso la protesta contraria. L’arte di stare da due parti: non si sa mai. Rileggete quanto scrivevo cinque anni fa. Comunque, il casello è rimasto negli obiettivi dell’attuale sindaco Cavalla, sia nel 2009, sia nel programma fotocopia del 2014. Unico fatto concreto: è ancora presente in piano regolatore una larga zona, voluta dall’amministrazione Padovani, ai piedi della collina di San Grato, con il vincolo di terreno a disposizione per l’eventuale futuro casello, con tutti i limiti conseguenti per i proprietari.

Prima di pensare alle fantasie, facciamo quanto è alla nostra portata. In primo luogo, uniamo il territorio. E’ la premessa indispensabile per scrivere il futuro.

2 Commenti

  1. Lo dico da sempre ma ogni tanto salta fuori la storiella: non sarebbe più corretto togliere il vincolo ai terreni in modo di non penalizzare inutilmente i proprietari???

  2. Ciao, condivido tutto quanto scritto da Paolo.
    In effetti sarebbe ora che l amministrazione togliesse ogni dubbio al riguardo e si attivasse xche’ siano incrementati e migliorati i servizio di trasporto locali.
    Io vedo giornalmente i disagi che mia moglie deve affrontare x recarsi al lavoro a Torino.
    Treni soppressi, in ritardo, sporchi, vagoni insufficienti e insicuri.
    Sarebbe anche il caso che l amministrazione comunale facesse una semplice e veloce verifica di quante strutture destinate all uso industriale sono inutilizzate sul ns territorio.
    Certo sarebbe stato meglio farlo a livello di unione collinare, ma tante’…..

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