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sabato, 25 Maggio 2024

sempre più incerto il futuro dei consorzi che si occupano di sociale. L’amministrazione comunale di Villafranca e la Valtriversa stanno in silenzio

DOMANI? NON PERVENUTO

Situazione sempre più incerta ed inquietante per i servizi sociali in Piemonte. La Regione leghista e del partito dell’amore vuole sciogliere i consorzi e darne la gestione alle comunità collinari. Questo apprendiamo dai giornali. Già, almeno noi dai giornali perché  nulla si dice a Villafranca e tutto silenzio in Valtriversa. A Villafranca abbiamo il sindaco che è diventato presidente dell’assemblea del Cogesa, il consorzio per i servizi socio assistenziali che raggruppa i Comuni del nord astigiano, ma il problema di come verrà organizzata l’assistenza a chi ha più bisogno non sembra preoccuparlo. Nel sud, il Cisa, il consorzio di Comuni per quella zona, si è attivato e sta cercando una posizione comune con le comunità collinari. Un altro pianeta rispetto al Cogesa.

La strada che la Regione ha in testa sembra essere tutto all’Asl o alle comunità collinari. La prima è la via più facile. Pensiero cattivo: così i soldi che venivano destinati al sociale finiranno per tappare qualche buco della sanità e l’assistenza rimarrà senza fondi. La seconda è la via per tanti versi in apparenza più logica: siano i Comuni a pensare ai bisogni dei propri cittadini. Via logica ma piena di difficoltà in quanto tante amministrazioni locali limitano il sociale a qualche contributo a pioggia, senza preoccuparsi molto di fare prevenzione o far uscire allo scoperto bisogni che rimangono dimenticati fino a quando succedono fatti drammatici. Pensiamo, ad esempio, all’assistenza domiciliare degli anziani. Poi, con le poche strutture frammentate e con poche risorse non si va molto lontano. Cosa può fare, da solo, il comune da 700 – 800 abitanti, dove in municipio ci sta un unico impiegato? I consorzi dovevano servire ad unire per essere più forti e capaci di dare prestazioni migliori e avanzate. Ho sempre pensato che il Cogesa dovrebbe fare molto di più di quanto fa ora, per rispondere alle tante e nuove difficoltà del nostro vivere civile. Spesso non è colpa degli operatori. Credo vi lavorino tante persone capaci e motivate. Credo che la mancanza sia nella politica che sta a guardare, indifferente o preoccupata per i propri interessi e non per i contenuti dei servizi offerti.

Personalmente, sono molto scettico sulla capacità delle comunità collinari di gestire servizi delicati come quelli sociali. Ovviamente, non generalizzo, ma le realtà che conosco meglio faticano anche a mettersi d’accordo su cantonieri, vigili e scuolabus. Figuriamoci cosa farebbero su problemi dove serve una notevole sensibilità. Credo che la tentazione forte sarebbe di ridurre le prestazioni per “risparmiare”. Tanto nei problemi ci stanno altri. Alcuni anni fa, un sindaco della Valtriversa disse che il sociale è il “dolce che non ci possiamo permettere”. Bella prospettiva. Altra probabile strada sarebbe quella di “appaltare” tutto ai privati, capacissimi di dare una parvenza di servizio chiavi in mano. E qui entra in ballo in mondo del privato mascherato da cooperativa con il quale spesso la qualità scende, i costi salgono ugualmente (quindi, per “risparmiare” si riducono i servizi) e chi lavora per queste strutture ha stipendi da fame. Mondo che ha i suoi riferimenti istituzionali in chi governa oggi la politica astigiana e che fa felice la gran parte degli attuali amministratori locali, contentissimi di non doverci “pensare” e non di non dover lavorare in prima persona.

Nella situazione attuale, consorzi e comunità collinari devono fare fronte unico nei confronti della Regione. In primo luogo, i consorzi vanno difesi. Bisogna comunque organizzarsi per tempo e non aspettare che tutto cambi per le decisioni prese a Torino. Nelle scelte regionali, i Comuni sono proprio quelli destinati a farne le spese.

Clicca qui sotto per leggere l’articolo apparso sulla Stampa del 28 gennaio 2010.

che fine faranno i consorzi? Da “La Stampa” del 28.1.2011

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