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lunedì, 15 Aprile 2024

Santanera: tre candidati per il ruolo di commissario

Chi sarà il commissario che dovrà gestire la casa di riposo? Dopo le dimissioni di presidente e due consiglieri e la scelta del Comune di non accettare le altre candidature che si erano proposte, rimangono tante incertezze sul futuro dell'ente

Sono tre i candidati a diventare commissario della casa di riposo Santanera. Lo ha reso noto il Comune lo scorso 7 marzo. Ancora nessuna notizia ufficiale sui nomi e sui curriculum. Si sa che la trasparenza non è il punto forte dell’attuale amministrazione comunale. Dai tre,  il Comune dovrà indicare chi avrà il compito di gestire l’ente in questo difficile momento della sua storia. La Regione dovrà valutare se confermare la scelta.
Quali sono i problemi che il commissario dovrà affrontare? Un breve riassunto. Perché è stato mantenuto un accordo troppo oneroso nei confronti della cooperativa che fornisce il personale? Prevede il pagamento di un corrispettivo a prescindere dal numero effettivo degli ospiti. Un accordo che costa più delle rette che vengono percepite. Bisogna incentivare l’entrata di nuovi ospiti. Cosa tutt’altro che semplice con gli allarmi sul dissesto lanciati dal Comune e con una struttura che avrebbe bisogno di importanti lavori di manutenzione.
Cosa mi aspetto dal commissario? Mi piacerebbe che rinforzi le basi di un Santanera pubblico, che sappia guardare ai prossimi vent’anni e sviluppare la sua posizione di servizio sociale per gli anziani della zona, a sostegno dei più deboli, in particolare di quelli che vivono soli. La gestione commissariale dovrà essere solo un passaggio transitorio. Dovrà traghettare l’ente verso un nuovo consiglio. O almeno dovrebbe. Perché rimane il sospetto che il Comune, che ha voluto nei fatti arrivare al commissariamento, rifiutando le ultime candidature a consigliere, oltre a non aver dato alcun sostegno all’ente, voglia usare l’occasione per favorire la cessione ai privati. Soluzione che sarebbe facilmente presentata come “l’unica possibile” perché “non ci sono soldi”. La comoda scusa della politica attuale per non impegnarsi. Mi auguro che il commissario abbia capacità di ascoltare tutti e sappia dare un’informazione trasparente e completa ai cittadini sulle scelte che verranno fatte.

Una crisi annunciata
Il Santanera vive una crisi che affonda le sue radici nei troppi anni persi senza comprendere che il modello di casa di riposo basato solo sulla residenza era ormai insufficiente. La sua fragilità non ha retto ai bisogni che sono cambiati, anche per colpa del covid. Molti i possibili esempi. Tanti anziani vogliono rimanere a casa propria e hanno bisogno di servizi domiciliari. La casa di riposo dovrebbe diventare il centro per offrire servizi specialistici agli anziani del territorio. Ambulatori aperti. Fisioterapia. Palestra. Animazione. Attività culturali. Centro diurno. Aiuto per pratiche amministrative. Trasporto e accompagnamento a visite mediche. Si paga ora il grande errore della mancata ristrutturazione dei fabbricati adiacenti alla sede, la proprietà ex Venturello, rimasti da quindici anni in completo abbandono. Acquistati incrementando il mutuo fatto per la ristrutturazione conclusa nel 2005, potevano servire per un ampliamento utile a dare risposta ad anni dove i posti letto erano tutti occupati. Allora c’era la lista di attesa. Grazie ad un ente che aveva una buona immagine ed era ritenuto affidabile e di qualità. Potevano servire per il reparto di isolamento che sarebbe stato indispensabile con l’emergenza covid. Per creare mini alloggi per chi vuole mantenere la propria indipendenza e usare i servizi del Santanera. Per ricavare ambulatori medici, magari da affittare ai professionisti. Risultato dei mancati investimenti? Un ampliamento progettato con molto ritardo e senza un adeguato approfondimento. Solo costi e nessun vantaggio.
Gli ultimi consigli di amministrazione non hanno avuto la lungimiranza che era stata di Carlo Torchio, lo storico presidente dell’ente. Negli anni ottanta aveva tolto i “cameroni” dove vivevano fino a dodici ospiti: situazione ormai diventata assurda e fuori dal tempo. Negli anni novanta aveva superato l’uscita di scena delle suore, personale troppo anziano ormai inadeguato alla normativa e alle nuove esigenze, istituendo il servizio infermieristico, l’assistenza notturna e facendo prendere alle operatrici la necessaria qualifica. Aveva fortemente voluto l’ultima importante ristrutturazione della sede, con la creazione dei posti per non autosufficienti.
Come finanziare i cambiamenti? Più servizi sono più fonti di entrata. Ma il passaggio fondamentale sarebbe la gestione diretta del personale, eliminando la presenza delle cooperative che non portano alcun valore aggiunto, non creano nel personale quella fidelizzazione che è necessaria per lavorare bene e si prendono tutti i margini economici. Presenza che ha anche impedito quella manutenzione straordinaria di cui oggi è evidente la mancanza. Se poi aggiungiamo consigli di amministrazioni troppo remissivi nei confronti della cooperativa, le difficoltà aumentano ancora. Perché l’asilo S. Elena ha personale proprio e la casa di riposo non può averlo? Servirebbero anche opere per il risparmio energetico, magari usando i vantaggi fiscali oggi possibili. Interventi che sembrerebbero essere stati del tutto trascurati dall’ultimo consiglio di amministrazione. Perché?
Da sempre, sostengo che il Santanera sia un patrimonio pubblico. I cittadini devono sapere tutto, con chiarezza e in modo oggettivo. Oggi i mezzi ci sono: L’ente ha un sito internet. I verbali dei consigli e i bilanci devono essere pubblicati.

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