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venerdì, 12 Aprile 2024

L’amministrazione comunale accetta il censimento degli immobili ma non vuole conoscere quante sono le case affittate e quelle vuote. Penalizzati sociale e ambiente

MEGLIO NON SAPERE

La maggioranza che governa il municipio ha approvato la proposta del nostro gruppo, “Villafranca Domani”, di fare il censimento del patrimonio edilizio esistente sul territorio del nostro paese. La decisione, presa durante il consiglio comunale del 4 luglio scorso, è una vittoria del buon senso perché qualunque amministratore dovrebbe sapere cosa c’è nel suo Comune prima di fare delle scelte. Sembra così ovvio, ma, vi assicuro, non è così.
Peccato che l’amministrazione abbia bocciato due altre nostre idee. La prima: l’impegno per una revisione delle aliquote imu nel 2013. Ricordiamo che l’imposta per il 2012 è stata fissata nel 5,3 per mille per le prime case e nel 9,4 per mille per gli altri edifici. Noi avevamo chiesto la revisione con l’obiettivo di favorire, dopo il censimento, le abitazioni date in affitto e di penalizzare le case che rimangono vuote. La seconda: mettere a disposizione 10 mila euro di soldi comunali per i contributi a favore degli inquilini a basso reddito, prelevandoli dagli stipendi di sindaco e assessori e dai gettoni di presenza dei consiglieri. Le nostre proposte volevano dare un segnale forte a favore del sociale e di chi è più in difficoltà, per evitare che la nuova tassa comporti un aumento degli affitti, a danno della popolazione più debole. Non è servito a far cambiare loro idea nemmeno il nostro suggerimento di legare la possibile agevolazione imu ad un contratto di affitto concordato con le organizzazioni sindacali di proprietari e inquilini. Perché la maggioranza ha detto no? Hanno sostenuto che approfondire il censimento, determinando anche l’utilizzo dell’immobile, quindi stabilendo quali e quante sono le case affittate, avrebbe causato troppo lavoro agli uffici comunali. Per loro, gli affitti non aumenteranno a causa dell’imu. Tesi tutte da dimostrare. In realtà, l’amministrazione Cavalla non riesce a comprendere che l’unico modo di fare interventi sociali efficaci, in un periodo dove i soldi sono pochi e le necessità tantissime, sia quello di mettere in un unico sistema tutto: strutture, persone, risorse che lavorino coordinate da una sola regia, con obiettivi condivisi e impegni chiari. Nella rete che, secondo noi, andrebbe costruita, il Comune dovrebbe fare la sua parte anche con la politica fiscale, mettendo a disposizione mezzi e personale, individuando i bisogni, verificando che le necessità siano reali per garantire equità e punire i furbi, cercando in modo metodico risorse regionali, coordinando e orientando l’attività della casa di riposo Santanera e dell’Opera pia S. Elena, coordinando e incentivando il volontariato, lavorando nella Comunità Valtriversa affinché nasca un sistema sociale integrato di zona capace di integrarsi a sua volta nel più grande Cogesa (il consorzio per i servizi socio assistenziali che riunisce i Comuni del nord astigiano), ammesso che il Cogesa continui a vivere dopo l’attuale profonda fase di incertezza sulle leggi che regolano gli enti locali. Solo così sarà realmente possibile proteggere  chi è più debole. Capisco che si tratti di una “missione impossibile” per la nostra amministrazione comunale,  che ha volutamente affossato anche quell’embrione di coordinamento e di scambio di informazioni che doveva essere il “tavolo del sociale”. I nostri governanti comunali sono incapaci di una visione di lungo periodo. Preferiscono difendere la posizione di chi tiene le case vuote e le rendite dei loro stipendi, che magari vengono spacciati per poca cosa ma comunque costeranno al Comune 46 mila euro nel 2012. Quanto si potrebbe fare con quei soldi?
La scelta comunale di limitarsi a censire il patrimonio edilizio senza tener conto dell’utilizzo dello stesso avrà come risultato anche la mancata conoscenza di quante case sono attualmente vuote. Perderemo la possibilità di avere un dato fondamentale per una corretta gestione del paese. Perché? Forse, se venisse fuori ufficialmente che a Villafranca ci sono tante case non utilizzate, sarebbe più difficile giustificare come necessari una possibile variante al piano regolatore per la costruzione di nuovi edifici e il conseguente consumo di territorio.

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