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	Commenti a: Importanti novità in Valtriversa: il presidente Campia propone la fusione	</title>
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	<description>Costruire una nuova politica per Villafranca d&#039;Asti</description>
	<lastBuildDate>Fri, 02 Nov 2012 16:03:54 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Gianluca Forno		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Forno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 16:03:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per quanti avranno tempo e voglia di leggere quanto segue, in replica a quanto scritto dal collega e amico Paolo Volpe.
Mi dispiace leggere che l’atteggiamento messo in campo dal sottoscritto circa il futuro della Valtriversa venga inteso come quello di chi ha le idee poco chiare (o indefinite che dir si voglia), così come mi rincresce dovermi difendere da allusioni circa un operato che, per quanto mi riguarda, è stato da sempre improntato alla trasparenza ed indirizzato all’analisi attenta di una situazione assai poco chiara. 
Un impegno costante nel cercare di dare forza alla Valtriversa, non di indebolirla, di condividere e programmare in maniera condivisa con i colleghi, non certo di “alzare la posta” delle richieste politiche.  
Il futuro amministrativo dei nostri Comuni è patrimonio collettivo e non territorio esclusivo di amministratori che, per definizione, ricoprono il proprio ruolo “pro-tempore” (ovvero per un periodo limitato di tempo e non a vita). Per decidere di tale futuro non bastano idee grandiose in risposta a grandi problemi. I grandi problemi ci sono, non vi è dubbio, ma ritengo vadano affrontati con estrema meticolosità e passando attraverso il più ampio coinvolgimento dei cittadini. 
Non mi emoziona l’idea di “fare la storia” senza un’occhio alla storia e, devo dire, temo che se troppo affrettati si possa tranquillamente rischiare di “disfare la storia” piuttosto.
Il nostro territorio, la Valtriversa, arriva da 12 anni di esperienza associativa, un lungo periodo in cui è stato certamente creato un patrimonio condiviso, un’esperienza importante per tutte le Amministrazioni coinvolte che ha permesso di far conoscere meglio le realtà vicine e i loro amministratori. Sotto il profilo strettamente legato ai servizi al cittadino ed alle funzioni gestite in forma associata però non credo ci siano così grandi evidenze né chissà quale risultato da enfatizzare. La realtà è semplice: per diversi anni le comunità collinari sono state uno strumento e non un fine, uno strumento per ottenere maggiori finanziamenti da redistribuire in maniera più o meno democratica tra i Comuni associati, ma che, oggettivamente, sono stati solo in minima parte impiegati per creare quelle economie di scala e quei percorsi virtuosi che ci si prefiggeva inizialmente.
Nessuno intende “gettar via il bambino con l’acqua sporca”. 
Personalmente mi sono limitato, e mi limito tutt’ora, non ad esprimere contrarietà, ma semplici riserve circa una così forte ed audace accelerazione verso un percorso di fusione.
Mi domando quali reali risparmi possa dare nel breve periodo (proprio nel breve periodo possiamo esser certi che la crisi sarà ancora un’ombra costante sul nostro operare), mi chiedo quali miglioramenti potremmo eventualmente garantire ai servizi che offriamo ai nostri cittadini e, onestamente, mi rispondo che, stanti gli approfondimenti analitici fatti sino ad oggi tra amministratori, non è possibile avere una risposta concreta per il momento.
Inoltre, in un momento come quello che stiamo attraversando, di grande scollamento tra politica e vita reale, mi chiedo se sia giusto allontanare ulteriormente le Amministrazioni comunali dai cittadini, cambiandone i confini, il nome e, almeno in parte, l’identità. È possibile, ma non è sicuro, che prima o poi ce lo vedremo imposto dall’alto, ma allora chiediamoci come preparaci al meglio a tale scenario. La mia posizione si riassume in una frase apparentemente semplice: “facciamoci le giuste domande e tentiamo di darci le giuste risposte”. Un principio che può apparire scontato, ma che forse non lo è poi troppo.
Per questo mi limito a ribadire che per scegliere del futuro di circa 8mila persone è e sarà necessario percorrere la strada virtuosa della condivisione, dello studio e dell’analisi, abbandonando l’assunto che questa o quella ipotesi siano sicuramente la direzione migliore da seguire, almeno fino a quando tale affermazione non tragga evidenza da fatti, numeri e programmi scritti “nero su bianco”.
Non ho nulla di pre-costituito contro un’ipotesi di fusione, ma ritengo doveroso arrivarci secondo un iter che possa da un lato garantire i benefici amministrativi e dall’altro i servizi ai cittadini. Le questioni aperte sono infatti legate al personale, alla dislocazione degli uffici, ai tempi e modi di realizzazione, all’organizzazione amministrativa, alle imposte comunali, all’urbanistica, all’istruzione, al commercio, ai servizi socio-assistenziali, ecc. 
È necessario che le Amministrazioni si confrontino a 360 gradi, che senza strategie di campanile si parlino apertamente e disegnino insieme un’immagine reale e realizzabile della nuova Valtriversa. Fatto questo avremo forse gli strumenti per prendere una direzione precisa e poter incontrare i nostri concittadini per potergliela illustrare e spiegare, condividendone con loro pregi e difetti, per poi sottoporla al definitivo vaglio del referendum, come prescrive la legge. 
Se non saremo capaci di compiere questo percorso avremo dato delle risposte troppo soggettive a domande oggettive e, soprattutto, avremo adottato soluzioni troppo personali per problemi collettivi.  
Da quanto scritto spero che si possa ben comprendere, e che sia chiaro, come la mia posizione non sia contraria ad un rafforzamento ponderato della Valtriversa né tantomeno al bene delle persone che la popolano.


Il sindaco del Comune di Baldichieri d’Asti
Gianluca Forno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanti avranno tempo e voglia di leggere quanto segue, in replica a quanto scritto dal collega e amico Paolo Volpe.<br />
Mi dispiace leggere che l’atteggiamento messo in campo dal sottoscritto circa il futuro della Valtriversa venga inteso come quello di chi ha le idee poco chiare (o indefinite che dir si voglia), così come mi rincresce dovermi difendere da allusioni circa un operato che, per quanto mi riguarda, è stato da sempre improntato alla trasparenza ed indirizzato all’analisi attenta di una situazione assai poco chiara.<br />
Un impegno costante nel cercare di dare forza alla Valtriversa, non di indebolirla, di condividere e programmare in maniera condivisa con i colleghi, non certo di “alzare la posta” delle richieste politiche.<br />
Il futuro amministrativo dei nostri Comuni è patrimonio collettivo e non territorio esclusivo di amministratori che, per definizione, ricoprono il proprio ruolo “pro-tempore” (ovvero per un periodo limitato di tempo e non a vita). Per decidere di tale futuro non bastano idee grandiose in risposta a grandi problemi. I grandi problemi ci sono, non vi è dubbio, ma ritengo vadano affrontati con estrema meticolosità e passando attraverso il più ampio coinvolgimento dei cittadini.<br />
Non mi emoziona l’idea di “fare la storia” senza un’occhio alla storia e, devo dire, temo che se troppo affrettati si possa tranquillamente rischiare di “disfare la storia” piuttosto.<br />
Il nostro territorio, la Valtriversa, arriva da 12 anni di esperienza associativa, un lungo periodo in cui è stato certamente creato un patrimonio condiviso, un’esperienza importante per tutte le Amministrazioni coinvolte che ha permesso di far conoscere meglio le realtà vicine e i loro amministratori. Sotto il profilo strettamente legato ai servizi al cittadino ed alle funzioni gestite in forma associata però non credo ci siano così grandi evidenze né chissà quale risultato da enfatizzare. La realtà è semplice: per diversi anni le comunità collinari sono state uno strumento e non un fine, uno strumento per ottenere maggiori finanziamenti da redistribuire in maniera più o meno democratica tra i Comuni associati, ma che, oggettivamente, sono stati solo in minima parte impiegati per creare quelle economie di scala e quei percorsi virtuosi che ci si prefiggeva inizialmente.<br />
Nessuno intende “gettar via il bambino con l’acqua sporca”.<br />
Personalmente mi sono limitato, e mi limito tutt’ora, non ad esprimere contrarietà, ma semplici riserve circa una così forte ed audace accelerazione verso un percorso di fusione.<br />
Mi domando quali reali risparmi possa dare nel breve periodo (proprio nel breve periodo possiamo esser certi che la crisi sarà ancora un’ombra costante sul nostro operare), mi chiedo quali miglioramenti potremmo eventualmente garantire ai servizi che offriamo ai nostri cittadini e, onestamente, mi rispondo che, stanti gli approfondimenti analitici fatti sino ad oggi tra amministratori, non è possibile avere una risposta concreta per il momento.<br />
Inoltre, in un momento come quello che stiamo attraversando, di grande scollamento tra politica e vita reale, mi chiedo se sia giusto allontanare ulteriormente le Amministrazioni comunali dai cittadini, cambiandone i confini, il nome e, almeno in parte, l’identità. È possibile, ma non è sicuro, che prima o poi ce lo vedremo imposto dall’alto, ma allora chiediamoci come preparaci al meglio a tale scenario. La mia posizione si riassume in una frase apparentemente semplice: “facciamoci le giuste domande e tentiamo di darci le giuste risposte”. Un principio che può apparire scontato, ma che forse non lo è poi troppo.<br />
Per questo mi limito a ribadire che per scegliere del futuro di circa 8mila persone è e sarà necessario percorrere la strada virtuosa della condivisione, dello studio e dell’analisi, abbandonando l’assunto che questa o quella ipotesi siano sicuramente la direzione migliore da seguire, almeno fino a quando tale affermazione non tragga evidenza da fatti, numeri e programmi scritti “nero su bianco”.<br />
Non ho nulla di pre-costituito contro un’ipotesi di fusione, ma ritengo doveroso arrivarci secondo un iter che possa da un lato garantire i benefici amministrativi e dall’altro i servizi ai cittadini. Le questioni aperte sono infatti legate al personale, alla dislocazione degli uffici, ai tempi e modi di realizzazione, all’organizzazione amministrativa, alle imposte comunali, all’urbanistica, all’istruzione, al commercio, ai servizi socio-assistenziali, ecc.<br />
È necessario che le Amministrazioni si confrontino a 360 gradi, che senza strategie di campanile si parlino apertamente e disegnino insieme un’immagine reale e realizzabile della nuova Valtriversa. Fatto questo avremo forse gli strumenti per prendere una direzione precisa e poter incontrare i nostri concittadini per potergliela illustrare e spiegare, condividendone con loro pregi e difetti, per poi sottoporla al definitivo vaglio del referendum, come prescrive la legge.<br />
Se non saremo capaci di compiere questo percorso avremo dato delle risposte troppo soggettive a domande oggettive e, soprattutto, avremo adottato soluzioni troppo personali per problemi collettivi.<br />
Da quanto scritto spero che si possa ben comprendere, e che sia chiaro, come la mia posizione non sia contraria ad un rafforzamento ponderato della Valtriversa né tantomeno al bene delle persone che la popolano.</p>
<p>Il sindaco del Comune di Baldichieri d’Asti<br />
Gianluca Forno</p>
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