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martedì, 23 Luglio 2024

il primo maggio dimenticato

I MAGGIO

Ieri era il primo maggio. La festa dei lavoratori. Nei nostri paesi, Villafranca compresa, la data passa da sempre del tutto sotto silenzio. Nessuno ne ricorda i valori, il significato, i fatti storici ad essa collegati. L’ho già scritto a proposito del 25 aprile: andiamo avanti così e le nostre più importanti ricorrenze della società civile diventeranno al massimo argomento per qualche storico. Nulla di più. Bene il fatto che ad Asti ancora si faccia la manifestazione organizzata dai sindacati. Quest’anno ha partecipato anche un gruppo di giovani imprenditori: fatto molto positivo. Qualche iniziativa, magari di studio e  rivolta alle scuole, servirebbe anche in provincia.

Il primo maggio nasce a ricordo di lotte operaie negli Stati Uniti di metà ottocento per avere la giornata lavorativa di otto ore. In Italia, l’1 maggio 1947, c’è la strage di Portella della Ginestra quando la banda di Salvatore Giuliano spara su un corteo di lavoratori in festa, uccidendone undici. In Italia, abbiamo più di mille morti sul lavoro ogni anno: tragedie che al telegiornale hanno meno spazio delle immancabili notizie che è ora di andare in vacanza o di fare shopping con i saldi.  La cultura della prevenzione viene vista come un fastidio da chi governa: un “onere per le aziende” da evitare. Oggi siamo in un momento di forte crisi: imprese che chiudono o sono in difficolta. E’  successo anche nella nostra zona: a Villafranca, a Baldichieri, a Ferrere, nel vicino polo industriale di Villanova. Tanti lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. L’occupazione, quando c’è, è spesso precaria: apprendisti, agenzie interinali magari con contratti anche da un mese e se ti ammali rimani a casa, lavoro nero. Tante persone, spesso giovani, che non potranno mai fare investimenti per il loro futuro. Manca una strategia su come affrontare il momento difficile. Sperare che tutto torni come prima è voler chiudere gli occhi davanti ad un mondo che cambia velocemente. Far finta di niente, ripetendo che il peggio è passato, stiamo allegri e consumiamo è la fantasia berlusconiana per addormentare l’opinione pubblica davanti ai problemi. Serve fare sistema a tutti i livelli. Enti locali, aziende, sistema bancario, servizi sociali, scuole si devono parlare. Devono concordare azioni comuni per evitare che le risorse di disperdano: sostegno all’innovazione, rete di assistenza per i più deboli, investimenti nelle strutture che servono veramente, aiuto e orientamento al giovane che vuole diventare impresa, corsi di riqualificazione per chi cerca lavoro. La Regione Piemonte intanto, diventata leghista, ha tolto autonomia all’assessorato ai servizi sociali, accorpandolo con la sanità: è un segnale negativo sui tempi che ci aspettano.

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