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venerdì, 12 Aprile 2024

Giacarlo Malabaila su Carlo Torchio

DOMANDE

Mi scrive l’amico Giancarlo Malabaila:

Ho appreso con grande tristezza la scomparsa di Carlo Torchio, per anni instancabile Presidente della Casa di Riposo. Non entro nel merito della questione ma risulta abbastanza strano che Carlo, dopo l’enorme mole di lavoro svolto, fosse ricoverato presso la struttura di Valfenera.
Emblematico il destino che ha accomunato tre persone che hanno dedicato gran parte della loro vita alle sofferenze altrui. Mario Zampieri. Renzo Benato ed, appunto, Carlo Torchio. Nel momento in cui essi avrebbero potuto essere oggetto della solidarietà altrui hanno potuto contare sull’affetto della famiglia e di pochi altri amici. Nel caso di Mario, personalmente, ho fatto pubblica ammenda riconoscendo il niente che sono riuscito a fare nei suoi confronti. Oggi in occasione della scomparsa di Carlo e della sofferenza di Renzo probabilmente è il caso che Villafranca, che ognuno di noi, rifletta e si ponga qualche interrogativo!!!…..

Penso che per onorare la memoria di Carlo Torchio, prima di dedicargli vie,premi o quant’altro, sia opportuno far sapere alla gente il motivo vero per cui è stato trasferito a Valfenera. Si sente per scelta sua, per disposizione del giudice, perchè la Casa di Riposo Santanera non poteva accogliere non autosufficienti. Il grande impegno di Carlo verso la comunità merita che Villafranca conosca la verità e non si alimentino chiacchiere o notizie veramente inopportune.

Caro Giancarlo, penso di aver già risposto alla tua legittima domanda. Nel pezzo che ho pubblicato su questo sito il 2 gennaio scorso, giorno della morte di Torchio,  ho scritto chiaramente che il trasferimento a Valfenera è stato deciso da “Giovanni Gilardi, nominato suo amministratore di sostegno”. Ho anche precisato che quel trasferimento, nell’ottobre 2008, è avvenuto “quasi nell’indifferenza generale e nel silenzio delle istituzioni”. Io stesso, quando venni a conoscenza della situazione, chiesi al sindaco Padovani, durante un colloquio diretto, di bloccare quel traferimento, visto che veniva messo in atto da un assessore della sua giunta. Una richiesta rimasta senza alcuna risposta. Ancora prima, durante una festa alla casa di riposo, quando Torchio stava già male ma era ancora ricoverato presso il Santanera, avevo chiesto che il paese e le istituzioni locali si facessero carico di sostenerlo. Risposte concrete? Nessuna. In consiglio comunale avevo anche sollevato il caso di Renzo Benato, chiedendo un impegno attivo del Comune per aiutare almeno un po’ la famiglia, valutando la possibilità di portare Renzo a Villafranca proprio presso il Santanera. Un sostegno per gestire il peso quella difficile situazione. Risposte: nessuna. Questa, purtroppo, è la sensibilità delle attuali istituzioni di Villafranca. E per sensibilità parlo di produrre fatti concreti,  non  parole di circostanza. Nessuno ha riportato queste notizie perché i giornali locali, purtroppo, non fanno il loro mestiere ed evitano di parlare di problemi “fastidiosi”. Non c’è informazione che spieghi fino in fondo la fatica che fanno le persone che si spendono veramente e in modo disinteressato nel volontariato sociale. Le difficoltà che incontrano. Gli ostacoli che devono superare. Il distacco di quelli che pensano “ma chi glielo fa fare?”.
Quindi, la scelta di andare a Valfenera non è stata di Carlo Torchio, che l’ha solo subita. Non è stata del giudice. Non è stata della casa di riposo, come ha precisato lo stesso attuale presidente Binello durante la festa del 6 gennaio scorso, salvo poi fare i complimenti all’amministrazione comunale, non si sa bene per cosa, e sorvolare sulle responsabilità dello stesso sindaco Cavalla, che all’epoca era vicesindaco e quindi aveva tutte le possibilità di interessarsi e capire quanto stava succedendo ma non l’ha fatto.
Il Santanera ha accolto Torchio nel momento della sua malattia evidente: la struttura è attrezzata per gestire anche i non autosufficienti. Ancora prima che la situazione peggiorasse, la casa di riposo lo ha sempre aiutato, sollevandolo da molti problemi legati alla gestione della vita quotidiana di un uomo solo e accompagnandolo sempre, con suo personale, alle visite mediche che faceva. Questo per rispetto dell’uomo e del tanto lavoro da lui fatto.

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