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venerdì, 12 Aprile 2024

Cogesa: costa 1,4 milioni l’anno. Ma i Comuni lo sanno?

COSA VUOL DIRE OCCUPARSI DI SOCIALE?

C’è la crisi. Chi deve occuparsi delle persone più deboli? Chi legge questo blog sa che ho sempre sostenuto che sia un dovere della classe politica locale dare un futuro al territorio. Avere un progetto per il domani che sia in grado di non lasciare indietro nessuno. Cosa sta avvenendo oggi? Chi governa oggi non ha progetto di futuro. Tira a campare. Nessuna voglia di osare. Si accontenta di cercare consenso a buon mercato e, quando non ci riesce, si trincera dietro la solita scusa che le cose non si fanno perché non ci sono soldi, aiutata dal fatto che anche le promesse elettorali per i municipi, passata la curiosità del momento per stabilire chi vincerà, finiscono presto dimenticate. A far così, però, ci si abitua poco alla volta ad una qualità della vita sempre più bassa. Vogliono farci credere che sia normale. Che se uno non ce la fa è un povero “sfigato”. Perché occuparsi di lui?  Anzi, siamo noi strani e comunisti a pensare che il sociale sia ancora un settore fondamentale.

COS’E’ IL COGESA?

C’è un ente, un consorzio formato da 65 Comuni del nord astigiano, che dovrebbe occuparsi di non lasciare indietro nessuno. E’ il Cogesa, il consorzio per i servizi socio assistenziali, dove il sindaco Cavalla è da anni presidente dell’assemblea che riunisce i Comuni membri. Il Cogesa dovrebbe essere il braccio operativo dei Comuni per fare, uniti e consapevoli, le scelte di politica sociale. E’ così? Chi lavora nell’Ente affronta ogni giorno problemi e casi difficili. Questo non l’ho mai messo in dubbio. Ma il lavoro del Cogesa risponde alle esigenze del territorio? Soddisfa  i bisogni e le aspettative che nascono da una crisi che si fa sentire ogni giorno di più sulla pelle di tante persone? E’ in grado di fornire una rete di solidarietà che consente alle persone con problemi di non essere sole? Fornisce informazioni di facile accesso sui suoi servizi? Su questo, qualche dubbio mi permetto di averlo. Perché? Non c’è mai stata un’indagine sui bisogni sociali del territorio. Non c’è mai stato il coinvolgimento degli altri soggetti che lavorano nel sociale. Nessuna voglia di fare rete con loro. Penso, ad esempio, al volontariato, alle case di riposo, alle scuole, ai sindacati. Qualcuno si è mai interessato a loro per capire come vedono e come vivono le difficoltà dei cittadini? Non si può essere in difficoltà quando si è anziano? O disoccupato? O giovane senza lavoro? Tutte categorie che rischiano l’emarginazione senza necessariamente essere “non autosufficienti”. C’è mai stato un qualche dibattito per capire se il Cogesa funziona come dovrebbe? E i Comuni?  Nell’Unione Valtriversa di Cogesa non si parlava mai. Mai un accordo condiviso sulle posizioni da tenere. E i sindaci parlarono di Cogesa solo per dividersi al momento di votare il presidente. La nuova Unione “Colli del Monferrato” è ancora ferma. Almeno per ora. Nel nostro Comune, si è discusso nel tempo delle scelte del Cogesa solo grazie alle interrogazioni di “Villafranca Domani”. Viene da pensare che i Comuni si limitino a “prendere atto” di decisioni operate dai vertici e dai funzionari, senza condividere realmente nulla. Condividere non significa “informare” in modo superficiale in qualche veloce e svogliata riunione i sindaci di qualcosa. Significa  capire i bisogni, chiedere pareri e critiche. Entrare nel merito. Formare gli amministratori sulle norme. Conoscere esperienze di altre realtà. Per poi fare la sintesi delle opinioni di 65 municipi diversi, magari ascoltando la voce anche di chi sta all’opposizione. Lavorare per formare un’opinione e  scegliere insieme. Poi, rendere conto dei risultati avuti alla cittadinanza, in modo che sappia. Non tenere le informazioni nel chiuso delle segrete stanze. Sorge il dubbio che il Cogesa sia sempre stato inteso nei Comuni come una sorta di “assicurazione” nel caso si presentasse un qualche situazione difficile. Partecipare al consorzio per scaricarsi dalla coscienza il problema sociale. Peccato che il Cogesa costi alle casse villafranchesi 62 mila euro l’anno. Peccato che l’ente abbia ricevuto dai Comuni membri nel 2014 quasi 1,4 milioni di euro, di cui appena 70 mila per i problemi dell’indigenza. Come vengono spesi i soldi? Aderendo al Consorzio, i Comuni si sono “tolti” il problema, delegando le politiche ai funzionari. Perché i Comuni non si riprendono il compito di scegliere? Chiariamo. Non sto auspicando lo scioglimento del Cogesa e poi il classico ognun per sé. L’esatto contrario. Facciamo funzionare il Cogesa. E cosa accadrebbe se passasse l’idea di chiudere i consorzi per accorpare la funzione sociale alla sanità? Magari per unire tutto in un unico distretto sanitario su base provinciale. Idea che in Regione coltivano, probabilmente per “assorbire” le poche risorse destinate al sociale nella penuria della sanità e quindi togliere servizi.

“VILLAFRANCA DOMANI” HA PRESENTATO UNA NUOVA INTERROGAZIONE AL COMUNE

Per questi motivi, e come vedete le questioni aperte sono molte, abbiamo ritenuto di riproporre il tema con una nuova interrogazione all’amministrazione comunale:

Dalla relazione al rendiconto 2014 del Cogesa, rileviamo che l’Ente riceve da Comuni consorziati poco più di 70 mila euro a titolo di quote per indigenza. A buon senso, questi soldi dovrebbero essere spesi per affrontare le situazioni di difficoltà economica dei soggetti socialmente più deboli.

Considerato che la relazione al rendiconto che ci è stata consegnata risulta essere un documento con dati di sintesi, pochi elementi di dettaglio e nessuna indicazione circa le politiche seguite dal Consorzio, chiediamo quanto segue:

1) Come sono stati spesi i 70 mila euro ricevuti dai Comuni (tipologia di interventi, tipologia dei beneficiari, classi di età, criteri di scelta, entità, Comuni dove vengono erogati e, in particolare, numero e consistenza delle prestazioni a favore di soggetti residenti a Villafranca)?

2) Nelle scelte operate dall’Ente, si è tenuto conto che il bisogno economico sovente si accompagna a problemi di salute legati a patologie o semplicemente all’età che non necessariamente portano la persona ad essere “non autosufficiente” in senso stretto ma causano emarginazione sociale e situazioni di potenziale rischio che devono essere affrontate e monitorate?

3) Considerata la complessità del problema, il Cogesa ha attuato politiche di collaborazione con altri Enti per coordinare l’impiego delle risorse e rendere più efficaci gli interventi? Con quali esiti?

4) Qual’è il confine tra le prestazioni per l’indigenza che vengono poste a carico del Cogesa e quelle per cui è tenuto ancora ad intervenire il Comune di residenza?

5) Su quali temi concreti sta operando da due mesi il gruppo di lavoro sull’indigenza istituito con delibera del consiglio di amministrazione del Cogesa e coordinato dal sindaco di Villafranca? Quali obiettivi si è dato? E’ intenzione del gruppo di lavoro coinvolgere nelle valutazioni il volontariato e gli enti che si occupano sul territorio di difficoltà sociale (ad esempio, case di riposo, asili, scuole, Cri, Caritas e specifiche associazioni)?

6) Oltre agli interventi di cui al punto 1, quali e quante altre prestazioni il Cogesa ha erogato a residenti a Villafranca?

7) L’amministrazione ritiene adeguato il rapporto tra il complesso delle prestazioni fatte dal Cogesa a favore dei cittadini villafranchesi e il costo che l’Ente rappresenta per il bilancio comunale?

Vedremo le risposte.

 

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